Aggiornamento su alcune criticità delle certificazioni NIC nella nostra provincia

Nello spirito di proseguire la collaborazione tra settore Medico Legale INPS Forlì-Cesena e tutti i colleghi del territorio, segnaliamo alcune criticità rilevate nelle ultime settimane dai nostri medici e personale amministrativo, riguardanti la compilazione delle certificazioni introduttive telematiche 1- molti certificati sono privi di numeri di telefono validi e funzionanti e di indirizzi e-mail di riferimento.  Ricordiamo che la maggior parte delle comunicazioni verso i pazienti avviene per queste due vie brevi, soprattutto perché le convocazioni a visita cartacee arrivano pochi giorni prima della visita in commissione, e quindi si ribadisce la necessità di fornire, al momento della certificazione, recapiti validi ed effettivamente contattabili (es. numeri di cellulare anziché di telefono fisso) delle persone per le quali viene fatta domanda di disabilità. Qualora i recapiti personali risultino già registrati sul sito Inps ma non coincidano con quelli effettivamente in uso della persona, gli stessi possono essere aggiornati dal paziente stesso accedendo al sito Inps.it con identità digitale oppure per il tramite di un patronato 2- moltissimi certificati sono privi di indirizzi PEC del cittadino   Sappiamo bene che non sono molti i cittadini dotati di indirizzi PEC funzionanti, soprattutto se hanno una età avanzata, ma segnaliamo che la presenza di un indirizzo PEC in anagrafica velocizza enormemente la ricezione del Verbale di invalidità, che viene inviato per questa via ufficiale pochi giorni dopo la sua vidimazione e pubblicazione (mentre se i pazienti attendono la raccomandata cartacea possono riceverla anche in 25-30 giorni dalla visita) 3- spesso i referti sono allegati solo parzialmente    Molti di essi, infatti, sono privi dell'ultima pagina (quella con la firma del professionisti) oppure privi di una buona parte del testo quando (per esempio nel caso di relazioni o lettere di dimissione) il documento è composto di più pagine . Ricordiamo a tutti i colleghi cha la la validità medico-legale di un documento si mantiene solo quando lo stesso è presentato nella sua interezza, con data e firma.  In molti casi i medici di commissione sono costretti a tenere conto solo parzialmente del contenuto degli allegati e questo è un vulnus nei confronti della persona che viene valutata, soprattutto quando la stessa non ha con se copia di quanto è stato trasmesso in modo parziale dal medico certificatore.  Si invitano pertanto tutti i colleghi a prestare grande attenzione anche a questa parte della compilazione dei certificati introduttivi 4- dati socioeconomici   Non sappiamo se viene fatto sistematicamente o no, ma ricordiamo che è opportuno che il medico certificatore informi la persona dell'utilità di aggiornare i propri dati socioeconomici, con la compilazione del modello AP70 on line, specialmente quando si prevede l'ottenimento di una indennità economica. Anche questa operazione può essere effettuata sia personalmente, accedendo al sito Inps.it con identità digitale oppure per il tramite di un patronato   Gloria Bissi DIREZIONE PROVINCIALE FORLI’ RESPONSABILE UFFICIO MEDICO LEGALE, CERTIFICATI MEDICI

Diabete di tipo 2, il luogo in cui viviamo può aumentarne il rischio

(da Sanitainformazione.it)   Il luogo in cui viviamo influenza più aspetti della nostra salute di quanto siamo abituati a pensare. Non si tratta solo della qualità dell’aria o della disponibilità dei servizi: le condizioni climatiche, lo stato delle abitazioni, l’accesso alle cure e la stabilità economica creano un ecosistema di esposizioni che, nel tempo, può orientare il rischio di malattie croniche. Lo conferma uno studio pubblicato su JAMA Network Open, che indaga il legame tra vulnerabilità climatica e incidenza del diabete di tipo 2. Cos’è il Climate Vulnerability Index e perché è cruciale  - Il Climate Vulnerability Index (CVI) è un indicatore composito che misura quanto un quartiere sia vulnerabile agli impatti del cambiamento climatico e alle fragilità strutturali che lo accompagnano. Il CVI combina variabili ambientali come calore estremo, inquinamento e intensità delle tempeste, con fattori socioeconomici come povertà, qualità delle abitazioni, presenza di infrastrutture adeguate e accesso ai servizi sanitari. In sintesi, rappresenta una fotografia integrata della fragilità di una comunità e del potenziale impatto sulla salute dei suoi residenti. Lo studio: oltre un milione di adulti seguiti per sette anni  - Il gruppo di ricerca guidato da Jad Ardakani e Sadeer Al-Kindi, del Houston Methodist Research Institute, ha analizzato i dati del registro Houston Methodist Learning Health System. Sono stati inclusi 1.003.526 adulti senza una diagnosi pregressa di diabete, tutti con almeno una visita ambulatoriale tra il 2016 e il 2023. Ogni partecipante è stato associato al CVI del quartiere di residenza e seguito fino a sette anni per osservare l’eventuale insorgenza di diabete di tipo 2, identificato tramite diagnosi cliniche, prescrizioni farmacologiche o valori di glicemia elevati. I risultati: vivere in aree vulnerabili aumenta il rischio del 23%  - L’esito è inequivocabile: chi vive nei quartieri con il più alto CVI ha un rischio del 23% più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto alle persone che abitano nelle zone meno vulnerabili. Al termine dei sette anni di follow-up, l’incidenza cumulativa era del 14,1% nelle aree ad alta vulnerabilità contro l’8,6% dei quartieri più protetti. Il dato sorprendente è che l’associazione tra vulnerabilità climatica e diabete rimane solida anche dopo aver aggiustato per età, sesso, razza ed etnia, BMI, ipertensione, colesterolo, reddito, assicurazione sanitaria e valori basali di glicemia. È come se la vulnerabilità climatica aggiungesse un nuovo livello di rischio, indipendente dai fattori clinici tradizionali. Perché la vulnerabilità climatica incide sul rischio metabolico  - Gli effetti della vulnerabilità climatica sul metabolismo non derivano da un unico elemento, ma da un insieme di pressioni che si sommano. Il calore prolungato può alterare la sensibilità insulinica, l’inquinamento favorisce infiammazione sistemica, la disponibilità limitata di alimenti sani aumenta il rischio di sovrappeso, condizioni socioeconomiche difficili amplificano lo stress cronico e infrastrutture insufficienti limitano la possibilità di praticare attività fisica o accedere a cure tempestive. È un mosaico di esposizioni che, nel tempo, contribuisce ad aumentare in modo tangibile la probabilità di sviluppare diabete. Verso una prevenzione più equa: il ruolo del CVI nella pratica clinica  - Secondo gli autori, integrare il CVI nei sistemi di valutazione del rischio potrebbe migliorare la capacità dei clinici di individuare i pazienti più vulnerabili e indirizzare interventi preventivi più mirati. Lo strumento può aiutare a identificare territori che richiedono investimenti sanitari, programmi di educazione e screening più intensivi, contribuendo a ridurre le disuguaglianze che il cambiamento climatico rischia di amplificare. Come osserva Khurram Nasir, co-autore senior dello studio, “comprendere come clima e condizioni comunitarie influenzino la malattia ci permette di costruire sistemi sanitari più intelligenti ed equi”.  

Convegno Bologna DISTRUZIONE DI UN SISTEMA SANITARIO, GENOCIDIO DI UN POPOLO

Gentile Presidente, Gentili membri del Direttivo, vi scriviamo in qualità di professioniste e professionisti della salute per invitarvi a partecipare e a diffondere il convegno promosso dalle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, che si terrà sabato 31 gennaio a Bologna, dal titolo «Distruzione di un sistema sanitario, genocidio di un popolo. Evidenze, priorità e testimonianze dalla Striscia di Gaza», di cui alleghiamo la locandina con il programma (tutte le informazioni al link https://www.digiunogaza.it/distruzione-di-un-sistema-sanitario/). Il convegno nasce dall’esigenza di condividere, in uno spazio rigoroso e documentato, dati, testimonianze dirette ed evidenze che mostrano come a Gaza strutture sanitarie, ambulanze e personale sanitario siano stati colpiti in modo ripetuto e deliberato, e come il blocco la distruzione da parte dell'esercito israeliano del sistema sanitario di Gaza rappresenti una strategia che incide direttamente sulla sopravvivenza della popolazione civile. Riteniamo che le società scientifiche sanitarie abbiano una responsabilità specifica in questo contesto: non solo come luoghi di produzione e diffusione del sapere, ma come soggetti etici chiamati a prendere parola quando il diritto alla cura viene negato, ostacolato o reso impossibile e quando l’esercizio stesso delle professioni sanitarie viene criminalizzato o colpito. Il riferimento all’appello “Break the Selective Silence”, pubblicato su The Lancet, è per noi esplicito: la comunità sanitaria internazionale non può applicare un silenzio selettivo quando ospedali, ambulanze e personale sanitario vengono colpiti, perché l’attacco alla sanità costituisce una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Vi chiediamo pertanto, se lo riterrete opportuno, di: - diffondere il convegno attraverso i vostri canali istituzionali (newsletter, mailing list, sito, social); - valutare una partecipazione, anche come presenza di ascolto e attenzione istituzionale; - valutare la concessione del patrocinio scientifico al convegno, come segno di attenzione istituzionale e di responsabilità scientifica rispetto ai temi affrontati; - contribuire, con la vostra autorevolezza scientifica e professionale, a mantenere aperto uno spazio di riflessione critica, etica e basata sulle evidenze. Siamo convinti che il silenzio non sia neutrale e che, per chi opera nella sanità, difendere il sistema di cura significhi difendere la vita, la dignità delle persone e i fondamenti stessi delle nostre professioni. Ringraziandovi per l’attenzione e per il lavoro che quotidianamente svolgete a tutela della salute, restiamo a disposizione per ogni ulteriore informazione.   Cordiali saluti Coordinamento nazionale della rete #DigiunoGaza #DigiunoGaza Rete di personale della sanità contro il genocidio palestinese www.digiunogaza.it   Locandina-31-gennaio

Fascicolo sanitario elettronico, che cosa cambia dal 30 marzo per i medici

(da Doctor33)   Dal 30 marzo il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) entra a regime su scala nazionale, secondo il cronoprogramma del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). La piattaforma digitale raccoglie la storia clinica dei cittadini e rende disponibili fino a ventuno tipologie di documenti, tra cui referti di laboratorio e radiologia, lettere di dimissione, verbali di pronto soccorso, prescrizioni, esenzioni e dati vaccinali. L’operatività del sistema è però condizionata dall’adesione dei cittadini. Secondo gli ultimi monitoraggi riportati da Il Sole 24 Ore, solo circa un italiano su quattro (27%) ha effettuato almeno un accesso recente al proprio fascicolo e meno della metà (44%) ha espresso il consenso alla consultazione da parte dei sanitari. In assenza di consenso, i documenti restano visibili solo al cittadino e al medico che li ha prodotti, ma non possono essere utilizzati da altri professionisti per finalità di diagnosi, cura e prevenzione. Cosa è consultabile nel Fse    Il fascicolo integra progressivamente le principali informazioni cliniche generate dal Servizio sanitario: esami, referti, dimissioni ospedaliere, accessi in pronto soccorso, prescrizioni farmaceutiche e specialistiche. È presente anche il profilo sintetico del paziente (patient summary), che riassume condizioni cliniche rilevanti, terapie in corso e allergie. Il nodo del consenso   La normativa prevede che il cittadino debba autorizzare esplicitamente la consultazione dei propri dati. Senza questa autorizzazione, il fascicolo non è utilizzabile dal personale sanitario, pur restando attivi i diritti di accesso alle prestazioni. La gestione del consenso avviene online tramite identità digitale (Spid, Cie o Cns) sui portali regionali o nazionali, con possibilità di modifica o revoca in qualsiasi momento. Accesso in emergenza    Il decreto ministeriale del 7 settembre 2023 disciplina l’accesso in situazioni di emergenza. In pronto soccorso è consultabile almeno il patient summary, anche in presenza di limiti al consenso. La compilazione e l’aggiornamento di questo profilo sono in capo al medico di medicina generale, con scadenza fissata al 30 marzo. Cosa cambia nella pratica clinica    Per i medici l’entrata a regime del Fse implica:
  • integrazione dei flussi informativi nella gestione ambulatoriale e ospedaliera;
  • verifica della disponibilità effettiva dei documenti, che può variare tra Regioni;
  • maggiore attenzione all’informazione dei pazienti sul tema del consenso;
  • aggiornamento sistematico del patient summary per garantire la fruibilità in emergenza.
Persistono differenze territoriali nell’utilizzo e nell’attivazione del consenso, con adesioni più elevate in alcune Regioni del Centro-Nord e valori più bassi in parte del Mezzogiorno. Evoluzione dei dati sanitari   Entro giugno è previsto l’avvio dell’ecosistema dei dati sanitari, che consentirà l’utilizzo in forma anonima delle informazioni per programmazione, prevenzione e ricerca, come riportato dalle fonti normative e di stampa.