Mangiare cioccolato fondente riduce il rischio di diabete

(da AGI)   Integrare nella propria alimentazione cinque porzioni di cioccolato fondente a settimana sembra associato a un rischio del 21 per cento più basso di sviluppare il diabete di tipo 2. Questo interessante risultato emerge da uno studio, pubblicato sul 'British Medical Journal', condotto dagli scienziati della Harvard TH Chan School of Public Health. Il team, guidato da Qi Sun, ha esaminato i dati di tre lavori osservazionali a lungo termine condotti negli Stati Uniti su infermieri e operatori sanitari che al momento del reclutamento non erano associati al diabete. Secondo le stime attuali, entro il 2045 si conteranno oltre 700 milioni di casi di diabete di tipo 2. Il cioccolato fondente, spiegano gli esperti, contiene i flavonoidi, un composto naturale presente anche nella frutta e nella verdura. Queste sostanze sembrano promuovere la salute del cuore, ma il collegamento tra consumo di cioccolato e rischio di diabete di tipo 2 rimane controverso a causa di risultati incoerenti. Per far luce su questa correlazione, gli studiosi hanno utilizzato questionari sulla frequenza alimentare compilati ogni quattro anni, valutando le associazioni tra diabete di tipo 2 e consumo totale di cioccolato per 192.208 partecipanti. Allo stesso tempo, sono stati valutati 11.654 volontari e il loro consumo di sottotipi di cioccolato, sia fondente che al latte, per un periodo di osservazione medio di 25 anni.  

Concorso letterario nazionale ‘Premio Cronin 2026’ – OMCeO Savona

Il Premio Cronin, concorso letterario nazionale, è stato promosso nel 2007 dalla sezione di Savona “G.B. Parodi” dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI), destinato a tutti gli iscritti (o ex iscritti) agli Ordini Provinciali dei Medici e Odontoiatri. Il concorso persegue da sempre due fondamentali obiettivi: ispirare nel medico, attraverso l’arte della scrittura, una ricerca introspettiva e, nel contempo, in un’epoca sovrastata dalla tecnologia soprattutto applicata al suo perimetro professionale, quella condotta che sappia tenere ancora nel giusto conto la qualità umana nella relazione con il paziente del quale deve prendersi cura. L’iniziativa, giunta oggi alla sua 19a edizione, ha visto nel tempo partecipare quasi 1000 medici provenienti da ogni regione, fruire di comunicati e recensioni su importanti testate nazionali e sui canali social, estendendo la sua visibilità a livello mediatico, contare prestigiose presenze nell’ambito dei componenti le quattro giurie, fino ormai ad assurgere a concorso letterario di riferimento, fra i vari, per medici. Il Premio Cronin, fino alla scorsa 18a, si è avvalso di patrocini e contributi materiali da parte di Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri di Savona e Comune di Savona, di contributi da parte di Associazione Musicale Carla Walter Ferrato di Savona e Autoliguria di Savona ed, inoltre, di patrocini da parte di Regione Liguria, Associazione Medici Cattolici  Italiani (AMCI) e Associazione Medici Scrittori Italiani (AMSI). La 19° edizione contempla per la partecipazione medica quattro possibili sezioni: narrativa, poesia, saggistica e teatro. La scadenza è fissata a: lunedì 31 agosto pv. Il momento culminante ed epilogo dell’edizione sarà la cerimonia di premiazione dei medici vincitori, che si svolgerà a  Savona, presso il Teatro G. Chiabrera, sabato 10 ottobre pv., alle ore 17 La direzione del Premio Cronin, nel descritto frangente, impreziosirà l’evento con l’attribuzione alla  senatrice Liliana SEGRE custode della memoria contro l’indifferenza PREMIO SPECIALE 2026. Locandina, programma e scheda di iscrizione sul sito www.premiocronin.com  

Bastano 20 minuti di bici per attivare le onde cerebrali della memoria

(da Sanitainformazione.it)    Un semplice allenamento in bicicletta di 20 minuti potrebbe avere effetti immediati sul funzionamento del cervello. Un nuovo studio neuroscientifico ha osservato che una singola sessione di esercizio è in grado di aumentare specifiche onde cerebrali legate alla memoria.  Queste onde ad alta frequenza, chiamate “increspature ippocampali”, partono dall’ippocampo (una struttura fondamentale per l’apprendimento) e si propagano verso altre aree del cervello coinvolte nei processi cognitivi. Gli scienziati ritengono che questo fenomeno possa spiegare perché l’attività fisica viene spesso associata a migliori prestazioni mentali e a una maggiore capacità di apprendere e ricordare informazioni nel corso della giornata. Il primo studio che osserva direttamente le increspature negli esseri umani  - La ricerca rappresenta un passo importante per le neuroscienze. Finora le increspature ippocampali legate alla memoria erano state osservate principalmente in animali da laboratorio. Negli esseri umani il collegamento era stato soltanto ipotizzato, perché per registrare questi segnali è necessario impiantare elettrodi nel cervello, una procedura possibile solo in particolari contesti clinici.  Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Brain Communications, è riuscito per la prima volta a osservare direttamente l’attività dei neuroni dopo l’esercizio fisico. I ricercatori hanno analizzato l’attività cerebrale di pazienti sottoposti a monitoraggio neurologico e hanno rilevato un aumento significativo delle increspature provenienti dall’ippocampo verso le regioni corticali coinvolte nella memoria e nell’apprendimento. Questo risultato offre una prova concreta del legame tra esercizio fisico e processi cognitivi, suggerendo che anche un’attività breve può modificare rapidamente le dinamiche delle reti neurali. Come si è svolto l’esperimento -  Il team di ricerca ha coinvolto quattordici pazienti tra i 17 e i 50 anni seguiti presso un centro medico universitario. Dopo un breve riscaldamento, i partecipanti hanno pedalato su una cyclette per circa venti minuti a un ritmo sostenuto ma costante. Prima e dopo l’allenamento i ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale tramite elettroencefalografia intracranica, una tecnica che utilizza elettrodi impiantati per misurare con precisione l’attività neurale nelle diverse regioni del cervello. Le registrazioni hanno mostrato un aumento della frequenza delle increspature neurali che partono dall’ippocampo e raggiungono la corteccia cerebrale. Queste onde ad alta frequenza sono considerate fondamentali per consolidare i ricordi e organizzare le informazioni apprese. Secondo la neuroscienziata Michelle Voss, autrice dello studio, da anni la ricerca suggerisce che l’attività fisica migliori le funzioni cognitive, ma finora le prove provenivano soprattutto da test comportamentali o da tecniche di imaging non invasive. La registrazione diretta dell’attività neuronale dimostra invece che anche una singola sessione di esercizio può modificare rapidamente i ritmi cerebrali. Inoltre, i modelli osservati nei pazienti studiati risultano molto simili a quelli rilevati negli adulti sani attraverso la risonanza magnetica funzionale, suggerendo che l’effetto dell’esercizio potrebbe essere una risposta generale del cervello umano.  

Bevande zuccherate: con la sugar tax crollano i consumi delle fasce a basso reddito

(da Nutrienti e Supplementi)    Tassare le bibite in relazione al loro contenuto in zuccheri può incidere pesantemente sui consumi, in particolare tra le fasce economicamente più deboli della popolazione. A suggerirlo, una ricerca della University of Washington (UW) che ha valutato le abitudini di acquisto di circa 400 famiglie a Seattle, San Francisco, Oakland e Philadelphia, tutte città che hanno di recente introdotto una sugar tax sulle bevande. Lo studio è stato pubblicato su 'Health Economics'  I risultati indicano che dopo l'introduzione della tassa, le famiglie a basso reddito hanno ridotto i loro acquisti di bevande zuccherate di quasi il 50%, mentre le famiglie a reddito più alto del 18%.   “Poiché studi precedenti hanno dimostrato che gli individui a basso reddito consumano bevande zuccherate a un tasso superiore alla media, questi risultati suggeriscono che il sovrapprezzo potrebbe aiutare a ridurre le disuguaglianze sanitarie e promuovere la salute della popolazione”, sottolineano i ricercatori. Melissa Knox, coautrice e docente di economia presso l'UW: "Queste bevande sono tra le maggiori fonti di zucchero nella dieta americana. Hanno molte conseguenze sulla salute e non forniscono realmente alcun nutrimento. L'idea vincente di una tassa è che le persone a basso reddito, poiché riducono di più il consumo, ricevano maggiori benefici per la salute rispetto alle famiglie a reddito più alto". I ricercatori hanno seguito le famiglie per un anno prima e dopo l'implementazione della tassa nella loro città. Ai consumatori è stato dato uno scanner portatile per segnalare i loro acquisti. Gli aumenti di prezzo sono stati maggiori per le famiglie a basso reddito: un aumento del 22% nei prezzi delle bevande zuccherate rispetto all'11% per le famiglie a reddito più alto, in relazione alle tipologie di prodotti acquistati dalla due fasce. Il risultato è che, dopo l'introduzione della tassa, le famiglie a basso reddito hanno visto un calo del 47% negli acquisti di bevande zuccherate. Altro fenomeno interessante è che non si è registrata una “migrazione” per acquisti fuori dall’area urbana colpita dalla tassa e che le famiglie meno abbienti hanno cominciato ad acquistare bevande più sane, non tassate. “I risultati dello studio - hanno affermato i ricercatori - potrebbero portare a ulteriori decisioni fiscali volte a promuovere scelte più sane tra i consumatori, poiché la ricerca ha anche dimostrato che la tassa era associata a un calo dell'indice di massa corporea infantile a Seattle. Nel complesso, la sugar tax sta dando i benefici previsti per la salute e i nostri risultati ci dicono che sono sicuramente maggiori per  le famiglie con i redditi più bassi". (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/hec.4905)  

Alimentazione del FSE da parte dei medici liberi professionisti

(da Amolp.it riproduzione parzialmente modificata)  è arrivata  da FNOMCEO la pec in risposta alle richieste che AMOlp aveva inviato nelle scorse settimane su FSE e liberi professionisti 1) è' previsto obbligo per il libero professionista puro di alimentare il F.S.E.? 2) in caso di coinvolgimento futuro della nostra figura professionale AMOlp chiede a nome di tutti i liberi professionisti  che rappresenta: 1) adeguata informazione 2) adeguata formazione 3) congruo periodo di transizione per adeguamento NON sanzionabile 4) che i costi  non debbano essere sostenuti dal libero professionista ma che siano previste delle piattaforme dedicate così come nel sistema pubblico Vi postiamo  la pec completa di risposta di Fnomceo:  https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:EU:3f1e09aa-0bd1-4082-ac97-72928b920b34 In base al PNRR tutti devono alimentare il FSE. Le Regioni, nell’ambito dei propri sistemi informativi, devono garantire l’integrazione dei flussi provenienti sia dalle strutture pubbliche sia da quelle private e dai professionisti, potendo prevedere l’utilizzo di piattaforme pubbliche (anche basate su TS) oppure l’interoperabilità con software gestionali di terzi conformi alle specifiche nazionali; siamo in attesa che la Regione comunichi le specifiche di attuazione dell’integrazione di tali flussi. L’Ordine dei Medici di Forlì-Cesena, insieme agli altri Ordini della Regione, ha chiesto un incontro con l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna per avere i chiarimenti necessari inerenti a questa normativa. Ad oggi non risulta un provvedimento nazionale che obblighi il libero professionista di dotarsi a proprie spese di un software ne' che escluda la possibilità di utilizzare piattaforme del pubblico come il sistema TS Per le sanzioni nessun profilo sanzionatorio è previsto nei confronti del libero professionista puro, in attesa di risposte dalle Regioni. Sulla formazione verranno organizzati corsi di formazione per i liberi professionisti dalla Fnomceo anche con ecm cosi come avviene nel pubblico. La volontà è di chiedere in termini legislativi un congruo periodo iniziale di applicazione del sistema non sanzionabile durante il quale siano garantiti supporto tecnico chiarimenti e formazione.