Farmaci equivalenti, la diffidenza costa cara
(da M.D.Digital) In Italia, la scelta di non utilizzare i farmaci equivalenti ha un impatto diretto e pesante sulle tasche delle famiglie. Secondo i dati del Rapporto Osmed 2024, i cittadini sborsano complessivamente cifre enormi solo per coprire la differenza tra il prezzo del medicinale di marca e quello rimborsato dal Ssn (Servizio sanitario nazionale). La diffusione di questi medicinali procede a rilento: con il 56% sul consumo territoriale, il nostro Paese si colloca agli ultimi posti nel panorama europeo. A preoccupare è anche il divario geografico: la spesa pro capite per la “differenza prezzo” tocca i 22,4 euro al Sud (con picchi in Calabria, Sicilia e Campania), contro i 14,2 euro del Nord.
Al via la sesta edizione di “Ioequivalgo”. Per contrastare questo trend, Cittadinanzattiva ha presentato la sesta edizione della campagna nazionale “Ioequivalgo”. L’iniziativa, realizzata con il sostegno di Egualia, punta a sensibilizzare i cittadini e a fornire strumenti pratici come il portale dedicato e un’app per consultare informazioni certificate. La novità di quest’anno è il focus sulla formazione dei professionisti. “Vogliamo arricchire l’iniziativa con una formazione specifica dedicata ai farmacisti sulle competenze comunicative”, spiega Valeria Fava, responsabile di Cittadinanzattiva. “Affinarne le capacità relazionali è essenziale per superare i pregiudizi e garantire ai pazienti una scelta informata”.
L’alleanza tra Medico di famiglia e Farmacista. La riuscita della campagna passa attraverso una sinergia tra i diversi attori della filiera sanitaria. Per Marco Cossolo, Presidente di Federfarma, la dispensazione dell’equivalente non è una semplice sostituzione, ma “un atto professionale che si basa sul rapporto di fiducia e sul dialogo tra farmacista, paziente e, a monte, Mmg (medico di medicina generale)”. Sulla stessa linea il Presidente della Fofi, Andrea Mandelli, che sottolinea come i farmacisti, grazie alla presenza capillare sul territorio, siano centrali “nell’informare e rassicurare sull’efficacia e sulla sicurezza dei medicinali equivalenti, contribuendo a superare falsi miti ancora diffusi”.
La campagna mira a rendere le cure più eque, proteggendo soprattutto le fasce di popolazione a basso reddito, per le quali la compartecipazione al costo dei farmaci rappresenta un onere significativo. Attraverso video, locandine con Qr code nelle farmacie e villaggi itineranti nelle piazze, “Ioequivalgo” punta a trasformare il risparmio economico in una risorsa per la salute collettiva e la sostenibilità del sistema.
Verso uno screening universale per la miopia
(da Univadis) Utilizzando tecniche basate su reti neurali artificiali un gruppo di ricercatori dell’Università di Pechino ha sviluppato un modello in grado di prevedere con elevata accuratezza se un bambino in età scolare diventerà miope e se svilupperà una miopia di grado elevato. La previsione si basa sulla fotografia del fondo oculare e sui dati di rifrazione, elementi di facile acquisizione, per cui quello sviluppato con il deep learning (una branca dell’intelligenza artificiale [AI]) e descritto nell’articolo pubblicato sulla rivista ‘Jama Network Open’ ha le potenzialità per diventare uno strumento di screening su larga scala anche in contesti con risorse limitate.
Un’ottima performance
Lo studio ACES (Anyang Childhood Eye Study) ha arruolato 3.048 bambini di 6-9 anni frequentanti 11 scuole primarie della città di Anyang, nella Cina nord-orientale. I bambini stono stati sottoposti a visita oculistica completa per 6 anni consecutivi. Le oltre 16.000 immagini del fundus acquisite e i dati di rifrazione alla baseline sono stati utilizzati per addestrare l’AI: combinando una rete neurale convoluzionale (CNN) e una ricorrente (RNN) è stato sviluppato un modello per predire il rischio futuro di miopia elevata ( superiore a – 6 diottrie) e per prevedere la progressione miopica in modo quantitativo. L’area sotto la curva (area under the curve, AUC) – indicatore della performance del modello predittivo, che risulta tanto più accurato quanto più si avvicina a 1 – era 0,941 (95% CI 0,936-0,946) per la capacità di predire il rischio di miopia e 0,985 (0,982-0,988) per la capacità di predire il rischio di miopia elevata. L’errore medio assoluto della previsione della rifrazione era basso (0,322 diottrie per anno). Per valutare la generalizzabilità tra popolazioni è stata condotta una validazione esterna utilizzando due coorti indipendenti, una di bambini cinesi di etnia Han (n=130) e una di bambini tibetani (n=1.039): il modello ha mostrato un’ottima performance anche in queste coorti.
La fiducia è un fattore cruciale
“Perché un medico agisca in base a una previsione dell’AI, per esempio per iniziare una terapia con atropina per un bambino, non è necessario solo un punteggio AUC elevato, ma anche una profonda fiducia. L’approccio di deep learning di Kang et al. offre un modello esemplare per costruire questa fiducia”, afferma Daniel Duck-Jin Hwang, del dipartimento di oftalmologia della Catholic Kwandong University (Korea), in un articolo che accompagna lo studio. Gli autori del trial ACES hanno utilizzato tecniche di explainable AI (XAI) che facilitano l’interpretazione delle decisioni prese dalle reti neurali: vengono infatti generate delle heatmap (mappe di calore) che evidenziano le regioni di un’immagine che contribuiscono maggiormente alla classificazione finale da parte del modello. “Ancora più importante, gli autori hanno incluso un’analisi trasparente dei casi di fallimento. Questa analisi identifica le modalità di fallimento del modello, come l’errata attribuzione del pattern vascolare periferico e i limiti della soglia di rilevamento. Paradossalmente, è proprio questa trasparenza, questa onesta spiegazione di quando e perché il modello è sbagliato, che crea la fiducia clinica necessaria per l’adozione”.
Uno strumento necessario
La prevalenza della miopia è in forte crescita: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità entro il 2050 oltre metà della popolazione mondiale sarà miope. Circa 2 milioni di bambini italiani tra i 6 e i 16 anni sono miopi, l’80% dei quali in progressione miopica. Oggi esistono delle strategie per contrastare la progressione della malattia per cui sarebbe utile sapere in anticipo come evolverà la malattia, in particolare quanto è grande il rischio che un bambino sviluppi una miopia elevata, condizione che si associa a patologie come il distacco di retina e la maculopatia che possono portare alla perdita della vista. Attualmente non disponiamo di strumenti con cui identificare i bambini ad alto rischio che trarrebbero beneficio da un intervento tempestivo, il modello proposto segna “una pietra miliare”, dice Hwang, sulla strada verso questo traguardo.
(https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2844223
Dal 2 marzo è attiva la nuova Anagrafe nazionale degli assistiti
(da DottNet) Dal 2 marzo entra in funzione la nuova Anagrafe nazionale degli assistiti, la piattaforma digitale unica che raccoglierà i dati degli utenti dei servizi sanitari di tutta Italia.
L’archivio nazionale conterrà informazioni su esenzioni per patologia o altre condizioni e sull’associazione tra assistito e medico. La nuova infrastruttura dialogherà direttamente con l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, rendendo automaticamente disponibili alle aziende sanitarie i dati aggiornati sulla residenza.
Cosa cambia per cittadini e aziende sanitarie
L’obiettivo dichiarato è semplificare i percorsi amministrativi. In caso di trasferimento tra regioni, ad esempio, le informazioni già in possesso della pubblica amministrazione saranno accessibili automaticamente, senza necessità di produrre nuovamente documentazione. Le esenzioni rilasciate da una Asl saranno visibili anche nei sistemi di altre regioni. Al tempo stesso, le aziende sanitarie non potranno più modificare direttamente i dati di residenza, che faranno riferimento all’anagrafe nazionale.
Una piattaforma nazionale in un sistema regionale
L’attivazione dell’Anagrafe nazionale degli assistiti rappresenta un passaggio significativo nel processo di digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale. Dopo anni in cui molte funzioni amministrative sono rimaste fortemente regionalizzate, la creazione di una piattaforma unica introduce un livello di interoperabilità strutturale tra territori. In un sistema caratterizzato da ampia autonomia organizzativa regionale, la disponibilità di un’infrastruttura dati centralizzata può contribuire a ridurre le differenze applicative e a rafforzare la capacità di monitoraggio e governance a livello nazionale.
Digitalizzazione e governance sanitaria
Negli ultimi anni, anche grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, sono stati avviati numerosi progetti orientati alla costruzione di piattaforme digitali nazionali in ambito sanitario. L’Anagrafe nazionale degli assistiti si inserisce in questa traiettoria. Se e in che misura tali strumenti riusciranno a tradursi in maggiore uniformità dei diritti e in una più efficace capacità di coordinamento resta una verifica affidata alla fase di attuazione. La creazione di infrastrutture comuni, tuttavia, rappresenta un segnale di rafforzamento della dimensione nazionale della governance sanitaria, in un contesto che continua a essere fortemente articolato su base regionale.
L’adolescenza non finisce a 18 anni ma dura fino ai 30 e oltre
(da Rivista Studio) Secondo uno studio scientifico appena pubblicato e rilanciato dalla BBC, diventiamo davvero adulti non quando compiamo 18 o 20 anni, ma addirittura dieci anni più tardi. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge ha presentato un nuovo modello di sviluppo del cervello umano che sposta la soglia dell’età adulta ben oltre quanto si pensasse: lo studio individua un’adolescenza neurologica che va dai 9 ai 32 anni, periodo durante il quale il cervello continua a raffinare le connessioni e ad aumentare l’efficienza. La piena maturità strutturale arriverebbe dunque solo dopo i 30 anni, con una fase stabile del “plateau adulto” che inizia intorno ai 32 anni.
La notizia è rilevante perché cambia l’idea comune di diventare adulti” suggerendo che molte caratteristiche e comportamenti associati alla giovinezza (impulsività, scarsa capacità di pianificazione, maggiore sensibilità alle pressioni esterne) abbiano una causa neurologica più persistente del previsto. La rilevanza del dato non è solo teorica: i ricercatori sottolineano infatti che l’adolescenza prolungata è il periodo in cui compaiono con maggiore frequenza disturbi come ansia, depressione e schizofrenia, proprio perché il cervello è ancora in riorganizzazione. Questo periodo rende più sensibili agli stress ambientali ma anche più ricettivi agli interventi educativi e terapeutici. Per questo gli autori suggeriscono che le politiche di prevenzione e i servizi di salute mentale debbano considerare una fase di vulnerabilità, ma anche di ricettività, più lunga di quanto si pensasse.
Queste conclusioni si inseriscono in un dibattito già vivo: da anni vari studi suggeriscono che la corteccia prefrontale, responsabile delle decisioni complesse, maturi più tardi di quanto indicato dai modelli tradizionali. Il nuovo lavoro di Cambridge fornisce una mappatura più articolata, che potrebbe aiutare a leggere alcuni fenomeni sociali contemporanei, dalla prolungata permanenza in famiglia ai percorsi professionali frammentati, utilizzando questo dato scientifico. È un tassello che contribuisce a spiegare perché la linea tra giovinezza ed età adulta, oggi, appaia così mobile.
(https://www.bbc.com/news/articles/cgl6klez226o)
Scoperto un batterio nemico dei grassi: riduce l’aumento di peso
(da DottNet) Tra i molteplici batteri che popolano l’intestino umano, è stato identificato uno che si è dimostrato nemico dei grassi. La sua presenza influenza il modo in cui vengono assorbiti dall’intestino, riducendo così l’aumento di peso e migliorando la salute metabolica dei topi, nonostante l’alimentazione ricevuta da diete ricche di grassi.
Questo è quanto emerso dallo studio guidato dall’Università americana dello Utah, pubblicato sulla rivista Cell Metabolism. Il batterio in questione, appartenente alla specie Turicibacter, potrebbe portare a integratori in grado di ridurre gli effetti dell’obesità, come problemi metabolici. Ad ogni modo, saranno nel corso del tempo necessari maggiori studi per poter scoprire la reale efficacia nell’uomo.
Il ruolo chiave di Turicibacter nel metabolismo dei grassi
I ricercatori, seguiti da June Round, hanno scoperto che Turicibacter fa parte di una comunità di microrganismi protettivi del metabolismo che comprende almeno 80 specie batteriche diverse. Questo batterio, tuttavia, sembra giocare un ruolo centrale. Round ha affermato: “Non pensavo che un singolo microbo avrebbe avuto un effetto così drammatico”. Turicibacter produce una serie di acidi grassi, componenti fondamentali dei lipidi, che modulano molecole di grasso più dannose e associate a malattie metaboliche, come il diabete di tipo 2 e i disturbi cardiaci.
Questo significa che la sua presenza potrebbe controbilanciare una dieta molto calorica. Inoltre gli autori dello studio hanno evidenziato che un’alimentazione sbagliata sopprime la crescita del batterio e riduce quindi anche i suoi effetti benefici. Alla luce di quanto esposto, poiché Turicibacter protegge dagli effetti dannosi dei grassi ma viene anche colpito da un eccesso di tali molecole, i ricercatori hanno provato a ripristinarne i livelli con una supplementazione regolare.
Hanno quindi somministrato un integratore per bocca agli animali per cinque giorni a settimana. Questo ha portato a un minore aumento di peso, livelli di glucosio a digiuno più bassi e una riduzione del grasso corporeo, anche in caso di dieta ricca di grassi.