Rettifica AIFA sull’uso da parte dell’odontoiatra della tossina botulinica

(da Il Dentista Moderno)   È stata ottenuta dal Collegio delle Società Scientifiche di Medicina Estetica e dalle altre Società Scientifiche aderenti all’iniziativa legale, la rettifica da parte dell’AIFA della Nota AIFA/AAM/P/12916 relativa alla facoltà di impiego delle specialità medicinali a base di Tossina Botulinica Azzalure, Bocouture e Vistabex da parte dell’Odontoiatria.  Nella nota diffusa si legge che «in conformità al parere del Consiglio Superiore di Sanità del 15.07.2014, l’odontoiatra può effettuare terapie con finalità estetica, solo dove queste siano destinate, ai sensi della legge 24 luglio 1985, n. 409, alla terapia delle malattie e anomalie congenite e acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti e solo ove contemplate in un protocollo di cura odontoiatrico ampio e completo proposto al paziente, tale da rendere la cura estetica “correlata” e non esclusiva, all’intero iter terapeutico odontoiatrico proposto al paziente medesimo, e comunque limitatamente alla zona labiale. Le terapie attuate non potranno, tuttavia, essere eseguite con l’impiego di dispositivi medici e farmaci immessi in commercio per finalità terapeutiche diverse dalla cura di zone anatomiche che sfuggano alla previsione dell’art 2 della legge 409/85.»  (nota completa disponibile a http://www.collegiomedicinaestetica.it/medicinaestetica/images/RETTIFICA_AIFA12916.pdf)

Glaucoma, le ultime novità da terapie ipotonizzanti e chirurgia mininvasiva

(da Doctor33)  «Il glaucoma colpisce circa il 2% della popolazione over 40 e ben il 10% degli ultrasettantenni con un totale di circa 200.000 persone Un impatto da non sottovalutare se si pensa che il glaucoma rappresenta la prima causa al mondo di cecità irreversibile e che le previsioni per i prossimi 20 anni non sono incoraggianti poiché moltissimi casi non vengono diagnosticati se non tardivamente». Così Leonardo Mastropasqua, direttore del Centro di eccellenza e Centro nazionale di alta tecnologia in oftalmologia dell’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara, inquadra questa patologia in occasione della settimana mondiale del glaucoma, che è stata celebrata dall’11 al 17 marzo 2018 con conferenze, punti di informazione e check-up oculistici gratuiti in tutta Italia. «L’istituzione di una settimana mondiale dedicata al glaucoma – continua Mastropasqua – è fondamentale sia in termini di sensibilizzazione su aspetti poco conosciuti della patologia e del suo impatto, specialmente tra i più giovani, sia come occasione di informazione sulle soluzioni disponibili e le novità riguardo ai trattamenti». Il principale fattore di rischio per lo sviluppo del glaucoma è rappresentato dalla pressione intra-oculare elevata e l’unico modo valido per ridurla sono le terapie cosiddette “ipotonizzanti”. «In prima battuta – chiarisce l’oftalmologo – il trattamento si avvale di specifici colliri, come quelli a base di analoghi delle prostaglandine. Purtroppo, però, in alcuni casi la sola terapia medica non è sufficiente. Succede perché la terapia non riesce a tenere sufficientemente bassa la pressione, oppure quando non viene seguita nel modo corretto».  Ecco allora che entra in campo l’approccio chirurgico: oggi, oltre alle tecniche tradizionali abbiamo a disposizione anche tecniche mininvasive. «L’ultima novità in questo campo – spiega Mastropasqua – è il Gel Stent: una cannula in collagene, larga un capello, che viene inserita nell’occhio attraverso una microscopica incisione. Questo dispositivo crea un canale che permette all’umore acqueo, il liquido che si trova all’interno dell’occhio, di defluire all’esterno e spalmarsi sotto la congiuntiva, abbassando la pressione in modo meccanico e, spesso, permettendo di interrompere la terapia con i colliri. Si tratta di un intervento di circa dieci minuti che viene eseguito in day surgery, previa anestesia locale».

In arrivo un contraccettivo senza ormoni derivato dai crostacei

(da DottNet)   Arriverà presto un nuovo contraccettivo femminile che non usa gli ormoni ma una sostanza naturale che viene dai crostacei. E’ infatti sul chitosano, una sostanza prodotta dai gusci esterni dei granchi, dei gamberi e delle aragoste, che si potrà concentrare una nuova tecnica anticoncezionale. La scoperta della viene dai ricercatori del Kth Royal Institute of Technology di Stoccolma. “Otteniamo un contraccettivo che non si basa sugli ormoni e che non ha effetti collaterali”, dice Thomas Crouzer, ricercatore dell’Istituto svedese.  Gli studiosi hanno individuato in questo prodotto (oggi noto per le pastiglie usate per contenere il peso) un modo per evitare allo sperma di penetrare e fecondare gli ovuli. L’idea infatti è quella di sviluppare un prodotto composto da una capsula vaginale che si dissolve rapidamente e che va a modificare lo strato di muco superficiale, creando una sorta di barriera. I ricercatori hanno anche lavorato per migliorare le altre proprietà delle mucose, come la lubrificazione e l’idratazione, dimostrando alcuni progressi anche grazie a loro studi precedenti. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Biomacromolecules dell’American Chemical Society.

Biotestamento, dal Ministero della Salute le indicazioni per i medici

(da DottNet)  Arrivano le indicazioni ‘operative’ del ministero della Salute per effettuare il Testamento biologico: sono stati infatti pubblicati sul sito del dicastero (http://www.salute.gov.it/portale/dat/homeDat.jsp) tutti i chiarimenti, una sorta di vademecum, indirizzati ai cittadini che vogliano compilare le proprie Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat). Chiarimenti per i quali la legge sul Biotestamento, approvata lo scorso dicembre, prevedeva una scadenza entro l’1 aprile per la pubblicazione. La legge sul Biotestamento regolamenta le scelte sul fine vita, stabilendo che in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi ci sia la possibilità per ogni persona di esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto su accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari, inclusi l’alimentazione e l’idratazione artificiali. Inoltre, nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati, e in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.  Possono fare le DAT tutte le persone maggiorenni capaci di intendere e di volere. La redazione delle DAT, afferma il ministero, può avvenire in diverse forme: atto pubblico, scrittura privata autenticata e scrittura privata consegnata personalmente presso l’ufficio dello stato civile del proprio Comune di residenza, che provvede all’annotazione in un apposito registro, ove istituito. Potranno inoltre essere consegnate personalmente presso le strutture sanitarie, nel caso in cui le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico abbiano regolamentato la raccolta di copia delle DAT.  La Legge di bilancio 2018 ha inoltre stanziato 2 milioni di euro per la realizzazione di una Banca dati nazionale delle DAT, che sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. La Legge 219 prevede anche la possibilità di indicare nella DAT un fiduciario e stabilisce che le Dichiarazioni possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico in accordo con il fiduciario, qualora esse appaiano incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente o se sussistano terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.

La Vitamina D3 può guarire o prevenire i danni cardiovascolari?

(da fimmg.org)   Un nuovo studio dell’Ohio University suggerisce che una maggiore esposizione alla luce solare potrebbe aiutare a ripristinare i danni al sistema cardiovascolare causati da diverse malattie, tra cui ipertensione, diabete e aterosclerosi. Secondo i ricercatori, “Negli ultimi anni, in ambito clinico, si osserva che molti pazienti con infarto avranno una carenza di D3. Ciò non significa che il deficit abbia causato l’infarto, ma ne abbia aumentato il rischio”. Sono stati utilizzati nanosensori per capire perché la vitamina D3 può essere utile, specialmente per la funzione e il ripristino del sistema cardiovascolare. I nanosensori sono circa 1.000 volte più piccoli del diametro di un capello umano e sono utili per monitorare gli impatti della Vitamina D3 sulle singole cellule endoteliali.

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Abbuffate alcoliche nuovo disturbo del comportamento

(da AGI)  In Italia sono circa 800 mila gli adolescenti che praticano il “binge drinking”, ovvero l’abbuffata di alcol consumata al di fuori dai pasti (aperitivi e happy hour) e in un breve arco di tempo. Mentre sono circa 500 mila gli adulti che soffrono di ortoressia, l’ossessione per il cibo sano, naturale, necessariamente dietetico e dosato a tutti i costi, con una netta prevalenza negli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%). Dall’arte parte c’e’ una fetta della popolazione adulta sopra i trent’anni che soffre di bigoressia, ossessionata dai muscoli e dalla forma fisica, in voga soprattutto tra gli uomini. Tre diversi disturbi per tre diversi soggetti, sono questi i fenomeni allarmanti e preoccupanti su cui ADI, Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica si sofferma in occasione della “VII Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla” dedicata alla prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare (DA). “Le sindromi piu’ frequenti di DA sono ormai molto lontane dai casi classici e piu’ conosciuti di Anoressia Mentale, Bulimia Nervosa o disturbo da Alimentazione incontrollata – commenta Massimo Vincenzi, consigliere della Fondazione ADI e coordinatore del gruppo sui DA dell’ADI – Negli ultimi dieci anni sono comparsi nella popolazione adulta, soprattutto maschile, e giovanissima disturbi alimentari nuovi e con forme purtroppo estremamente severe e difficili da trattare. Patologie che se non riconosciute in tempo e non curate in modo appropriato possono diventare croniche, con conseguenti costi altissimi per l’individuo, per la famiglia e per la societa’”.

Enpam, 42,5 mln per mutui prima casa e studio per medici e dentisti

(da AdnKronos Salute)  Al il via il bando Enpam per la concessione di mutui per la prima casa o lo studio professionale riservati ai medici e ai dentisti. Gli iscritti all’ente previdenziale potranno usufruire complessivamente di 42,5 milioni di euro, di cui 27,5 milioni per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa e i restanti 15 milioni per lo studio professionale. “Questa linea dell’ente ha intercettato già le necessità di molti iscritti”, ha spiegato il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti. “Con i mutui l’ente di previdenza vuole offrire un’opportunità di accesso al credito anche a quegli iscritti che normalmente hanno difficoltà ad accendere un mutuo in una banca, prevedendo per tutti, e in particolare per i giovani, requisiti più flessibili e una maggiore attenzione alla valutazione delle domande”.  

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Cassazione, medico deve usare linguaggio comprensibile al paziente

(da AdnKronos Salute)   Il medico deve usare “un linguaggio adeguato alle conoscenze e allo stato soggettivo del paziente” senza “far ricorso a tecnicismi o utilizzare un linguaggio criptico”. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 6688 del 2018. La Corte ha “ritenuto incompleta, e quindi lesiva del diritto del paziente al pari di un’informazione assente, l’informazione che non illustra le caratteristiche di gravità o di rischio di gravità di quanto riscontrato da un esame diagnostico al quale si è sottoposto l’assistito e che non segnala la presenza di un’eventuale urgenza in modo specifico e ben percepibile dall’interlocutore”. Lo riporta lo Studio Cataldi sul suo sito web.  Partendo dal presupposto che l’obbligo informativo del medico sussiste pienamente sin dagli esiti degli accertamenti diagnostici, i giudici hanno chiarito che esso va adempiuto traducendo la diagnosi “a livello di conoscenza scientifica del paziente” sia per quanto riguarda il suo intrinseco significato, sia per quanto riguarda i limiti temporali entro i quali sottoporsi a ulteriori accertamenti o a trattamenti terapeutici, mentre non può ridursi a una “illustrazione tecnica e atemporale”.

Certificazioni INAIL, chiarito il diritto dei medici al compenso.

(da Fimmg.org)   “Si sblocca finalmente la problematica relativa agli oneri connessi all’emissione delle certificazioni per infortunio sul lavoro e al blocco dei pagamenti dei certificati che dura ormai dal 2016 con disagi per i medici e per i loro assicurati” Così Silvestro Scotti – Segretario Generale Nazionale della FIMMG. “E’ stato raggiunto un risultato importante dopo vari incontri con la Direzione Generale dell’INAIL e la Presidenza Enpam, e un decisivo confronto tra il Ministero della Salute, nella persona del Capo di Gabinetto Giuseppe Chinè, e il Ministero del Lavoro, necessario a superare la precedente interpretazione del Ministero del Lavoro che riteneva un obbligo a titolo gratuito l’emissione delle certificazioni INAIL. Grazie al lavoro congiunto di tutti i soggetti coinvolti, con la nota che la Direzione Centrale dell’INAIL ha inviato nella giornata di ieri alle proprie sedi territoriali, in cui si comunica l’avvio delle procedure per il pagamento dei compensi relativi alle certificazioni mediche a partire dal 2016 e con successiva nota si procederà per quelli relativi al 2017,  vanno considerate definitivamente superate queste criticità”. In allegato le note Inail

INAIL

Un italiano su quattro ignora le malattie gengivali

(da DottNet)   Spesso confusa con il mal di testa o con un problema della mandibola, la parodontite è un’infiammazione delle gengive che colpisce 20 milioni di persone nel nostro Paese, ma un italiano su quattro non sa cosa sia. E il 30% non si rivolge al dentista in caso di disturbi gengivali, provando a risolverli con rimedi fai da te.  “La parodontite è un problema molto diffuso, anche fra i giovani: il 43% degli under 35 ha già avuto almeno una volta nella vita un sintomo di infiammazione gengivale – spiega Mario Aimetti, presidente SIdP – Purtroppo questa patologia, se trascurata, può portare a conseguenze serie: sono circa 3 milioni gli italianicon un parodontite molto grave e per questo a rischio di perdere uno o più denti”. Nonostante sia così diffusa, sono ancora tanti a non conoscerla. Secondo l’indagine Key-Stone commissionata dalla SDiP, la consapevolezza del problema sta migliorando ma c’è ancora molto da fare: da un lato si è dimezzata passando dall’11 al 6% la percentuale di chi aspetta che i disturbi gengivali, come il sanguinamento, passino senza fare niente. Ma dall’altro un 25% di italiani non ha mai sentito parlare di parodontite; mentre fra chi la conosce solo il 30% sa davvero quali siano le conseguenze. “Tanti ancora si affidano a rimedi ‘casalinghi’, dal cambio di dentifricio alle vitamine, che spesso però non risolvono la situazione rischiando che le condizioni della bocca peggiorino”, sottolinea Aimetti.

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