Certificati di malattia ai lavoratori dipendenti

Al fine di agevolare le misure cautelative per  evitare la diffusione del corona virus, si chiede ai Medici di Medicina Generale e in genere ai Medici certificatori di malattia, all’atto della compilazione dei certificati di malattia dei soggetti interessati, di apporre chiaramente in DIAGNOSI se si tratta di QUARANTENA, ISOLAMENTO FIDUCIARIO, FEBBRE CON SOSPETTO di CORONA VIRUS, o in alternativa il codice V29.0 corrispondente a quarantena obbligatoria o volontaria, sorveglianza attiva, etc.. Conseguentemente i medici INPS, in seguito ad indicazioni dalla Direzione Generale, sede per sede, metteranno una ESENZIONE dalle visite fiscali per tale tipo di diagnosi. Attualmente le visite fiscali in Regione sono bloccate fino al giorno 08/03/20   Grazie per la collaborazione A disposizione per ogni chiarimento Dott.ssa Lucia Zanardi Lucia Zanardi DIREZIONE PROVINCIALE BOLOGNA Responsabile Ufficio Medico Legale, Certificati Medici  

EVALI, si inizia a sapere di più sulla malattia polmonare da sigarette elettroniche

(da Univadis)     Uno studio che ha analizzato la presenza di sostanze tossiche nel lavaggio broncopolmonare (BAL) di una cinquantina di pazienti affetti da EVALI (E-cigarette, or Vaping, product use Associated Lung Injury) ha dimostrato che l’utilizzo di sigarette elettroniche fa arrivare vitamina E acetato al rivestimento epiteliale dell’apparato respiratorio, il presunto sito di danno polmonare.  Diversi elementi associano la vitamina E acetato alla patogenesi dell’EVALI.  Il possibile meccanismo biologico per il danno polmonare associato all’inalazione di vitamina E acetato sarebbe un’alterazione del surfattante, ma questo andrà verificato in studi negli animali.  I dati a disposizione non permettono ad ora di escludere il coinvolgimento di altre sostanze.  È possibile che la vitamina E acetato sia il marcatore dell’esposizione a un’altra sostanza tossica.

Descrizione dello studio     Sono stati raccolti i BAL di 51 pazienti affetti da EVALI (25 casi confermati e 26 sospetti) e di 99 controlli sani che non utilizzavano e-cig.   Mediante spettrometria di massa è stata misurata la presenza di sostanze tossiche considerate dai CDC prioritarie per l’indagine: vitamina E acetato, olii vegetali, olio di trigliceridi a catena media, olio di cocco, distillati del petrolio e diluenti a base di terpeni. Fonti di finanziamento: National Cancer Institute, FDA Center for Tobacco Products, Ohio State University.

Risultati principali    Nel BAL di 48 dei 51 casi (94%) di EVALI è stata individuata la presenza di vitamina E acetato, sostanza assente nei BAL dei controlli sani.  Nessuna delle altre sostanze tossiche analizzate è stata riscontrata nel BAL di casi o controlli, ad eccezione dell’olio di cocco (1 paziente) e del limonene (1 paziente).   47 dei 50 pazienti (94%) per cui erano disponibili i dati epidemiologici presentava tracce di THC o suoi metaboliti nel BAL o aveva fumato prodotti contenenti THC nei 90 giorni precedenti l’esordio della malattia.   La nicotina o i suoi metaboliti erano presenti nel BAL di 30 pazienti su 47 testati (64%).

Perché è importante      L’uso di e-cig è comune ed è in costante aumento tra i giovani.   Dal 2019 a inizio febbraio 2020 i Centers for Disease Control americani hanno registrato quasi 2.800 casi di EVALI, soprattutto tra i giovani adulti.   L’articolo è accompagnato da un commentario che sottolinea l’importanza di proteggere i giovani dai danni causati dal vaping di prodotti contenenti THC o meno.

(Blount BC, Karwowski MP, et al. Vitamin E acetate in bronchoalveolar-lavage fluid associated with EVALI. N Engl J Med 2020;382:697-705.  doi:10.1056/NEJMoa1916433 )

(King BA, Jones CM, et al. The EVALI and youth vaping epidemics - implications for public health. N Engl J Med 2020;382;689-691.  doi:10.1056/NEJMp1916171 )

 

Coronavirus. Mascherina sì, mascherina no. Ecco le indicazioni del Ministero della Salute

(da Quotidiano Sanità)    “Per prevenire il rischio di infezione da nuovo coronavirus è prioritario curare l’igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di indossare anche una mascherina solo se sospetti di aver contratto il nuovo coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti, oppure se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus. L'uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine sovrapposte. Inoltre, la mascherina non è necessaria per la popolazione generale in assenza di sintomi di malattie respiratorie”. È quanto scrive il Ministero della Salute sul proprio sito. Come devo mettere e togliere la mascherina? Ecco come fare: - prima di indossare la mascherina, lavati le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcolica - copri bocca e naso con la mascherina assicurandoti che aderisca bene al volto - evita di toccare la mascherina mentre la indossi, se la tocchi, lavati le mani

- quando diventa umida, sostituiscila con una nuova e non riutilizzarla; infatti sono maschere mono-uso - togli la mascherina prendendola dall’elastico e non toccare la parte anteriore della mascherina; - gettala immediatamente in un sacchetto chiuso e lavati le mani.

Il primo grande studio sul coronavirus ne conferma la bassa letalità

(da AGI)   "Il primo grande studio clinico relativo alla morbilità, quindi relativo all'intensità dei sintomi e della letalità del virus, conferma il quadro che si era già venuto a definire in queste ultime settimane: siamo di fronte a un'infezione che nell'80 per cento dei casi causa sintomi lievi e all'incirca il 95 per cento delle persone guarisce senza gravi complicazioni". Lo ha detto all'AGI Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia, commentando il più grande studio condotto in Cina sul nuovo coronavirus.   "I dati ci dicono che soltanto un numero limitato di persone può avere conseguenze anche letali, soprattutto se si tratta di persone anziane e/o con problemi di salute come malattie cardiovascolari pregresse" spiega Maga. "La mortalità più apparentemente elevata nella provincia di Hubei, e in particolare nella città di Wuhan, dipende probabilmente - continua -  dalle difficoltà riscontrate soprattutto nelle prime fasi dell'epidemia a fornire un'assistenza puntuale ed adeguata a tutti i casi che si presentavano".  "Si vede invece come nelle altre province, la gestione dei casi gravi ha consentito di abbassare il tasso di mortalità fino a livelli dello 0,1-0,3 per cento, confermando di nuovo che si tratta di una malattia infettiva in grado di dare conseguenze anche gravi ma in una fascia di persone ben definita e a cui invece l'assoluta maggioranza delle persone risponde senza andare incontro a gravi patologie e quindi risponde con la guarigione", conclude il virologo.

Coronavirus e contaminazione superfici: questi i disinfettanti efficaci

(da Odontoiatria33)   I coronavirus possono rimanere infettivi sulle superficie degli oggetti a temperatura ambiente fino a nove giorni, ma non sono molto resistenti e con detergenti disinfettanti possono essere eliminati. È quanto emerge da una revisione di studi pubblicata sul Journal of Hospital Infection e rilanciato dall'Iss con le dovute precisazioni sul coronavirus 2019-COVID-19: la via di trasmissione è soprattutto quella respiratoria e non da superfici contaminate. Il team di ricercatori della University Medicine Greifswald, in Germania, ha rivisto la letteratura scientifica contenente informazioni sulla persistenza dei coronavirus umani e animali sulle superfici inanimate, e sulle possibili strategie di inattivazione attraverso detergenti a base di candeggina o disinfettanti a base di alcol e acqua ossigenata, normalmente utilizzati per la disinfezione chimica nelle strutture sanitarie. L'analisi, condotta su un totale di 22 studi, ha rilevato che i coronavirus - come la sindrome respiratoria acuta grave (Sars) e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers) - possono persistere sulle superfici come metallo, vetro o plastica, e rimanere infettivi a temperatura ambiente per un massimo di nove giorni, sopravvivendo in media tra i quattro e i cinque giorni. “Le basse temperature e l'umidità dell'aria elevata ne aumentano ulteriormente la durata”, Fermacista33 riporta le affermazioni di Günter Kampf dell'Istituto di igiene e medicina ambientale dell'ospedale universitario di Greifswald. I coronavirus però, possono essere eliminati in modo efficace nel giro di un minuto disinfettando le superfici con alcol etilico (etanolo al 62-71%), acqua ossigenata (perossido di idrogeno allo 0,5%) o candeggina (ipoclorito di sodio allo 0,1%). “Di norma, questo è sufficiente per ridurre significativamente il rischio di infezione - spiega Kampf -. Il virus può diffondersi attraverso le mani e le superfici che vengono spesso toccate; negli ospedali, ad esempio, possono essere le maniglie delle porte, ma anche i pulsanti di chiamata, comodini e altri oggetti nelle immediate vicinanze dei pazienti”.  Gli esperti ipotizzano che i risultati delle analisi condotti sui coronavirus siano trasferibili anche al nuovo virus cinese, «sono stati analizzati diversi coronavirus e i risultati erano tutti simili», spiega Eike Steinmann capo del dipartimento di virologia molecolare e medica della Ruhr-Universität Bochum.

Coronavirus, corso in tre moduli per aggiornamento medici e infermieri

(da Adnkronos Salute)   L'Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha ultimato il primo dei tre moduli di cui sarà composto il corso di aggiornamento sul Covid-19 che sarà messo a disposizione nei prossimi giorni di tutti i medici, gli infermieri e di tutti gli altri operatori sanitari italiani. Lo riferisce la task-force Covid-19 del ministero della Salute, riunitasi alla presenza del ministro, Roberto Speranza. Leggi la comunicazione Allegato

Cordoglio per la scomparsa del Prof. Amadori Dino

Il Presidente dell'OMCeO Forlì-Cesena e tutto il Consiglio Direttivo partecipano al dolore dei familiari e di tutto l'IRST di Meldola per la improvvisa scomparsa del Prof. Dino Amadori, medico di enormi capacità scientifiche, umane ed organizzative. La sua opera professionale e le sue intuizioni hanno contribuito a migliorare, spesso a salvare la vita di migliaia di pazienti oncologici. Tutto il nostro territorio ed i professionisti della sanità devono a Dino Amadori una parte della buona reputazione di cui godono in sede nazionale ed internazionale

LE SERATE DELL’ORDINE . RINVIO INCONTRO DI AGGIORNAMENTO DEL 27 FEBBRAIO 2020

Gent.mi Partecipanti, in ottemperanza dell'Ordinanza Regionale che prevede in primo luogo la "Sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di aggregazione in luogo pubblico o privato, anche di natura culturale, ludico, sportiva ecc, svolti sia in luoghi chiusi che aperti al pubblico", siamo costretti a rinviare l'incontro di aggiornamento previsto per il 27 febbraio p.v. a data da destinarsi. Appena possibile sarà premura della Segreteria contattarVi al fine di comunicare una nuova data nei tempi più brevi possibili. Cordiali saluti Dott. Michele Gaudio Presidente OMCeO Forlì-Cesena

Coronavirus: ecco le linee guida per la Medicina Generale

(da DottNet)  «Per evitare che si possano moltiplicare le occasioni di contagio riteniamo sia doveroso per i colleghi della medicina generale aumentare la disponibilità telefonica ai pazienti che presentano sintomi influenzali così da evitare il più possibile che questi stessi pazienti debbano recarsi personalmente presso gli studi sul territorio o nei servizi sanitari come PS e Continuità Assistenziale». Pur nella consapevolezza di una rete di sorveglianza tra le migliori in Europa, FIMMG e SIMG (per voce rispettivamente del segretario generale Silvestro Scotti e del presidente Claudio Cricelli) mettono in campo un protocollo di sicurezza dettato da ragioni di prudenza. L’obiettivo è chiaramente quello di ridurre al minimo le occasioni di contatto tra pazienti che presentano sintomi compatibili con un sospetto di una affezione respiratoria di probabile origine virale suggestiva per Covid-19 da Coronavirus e altri pazienti.    «In questo periodo - precisano Scotti e Cricelli - è normale che i casi di influenza siano ancora molti, tuttavia visti i casi di contagio che si sono verificati sarebbe molto imprudente se non chiedessimo ai colleghi della medicina generale di ridurre al minimo le possibilità di contatto con pazienti a rischio potenziale. Covid-19 ha dimostrato di essere un coronavirus molto contagioso e lo dimostra il possibile coinvolgimento del medico di famiglia del paziente indice di Codogno ricoverato per polmonite e in corso di accertamento, ciascuno deve fare la propria parte per fare in modo che questi casi restino solo un allarme contenuto». Lo stesso appello alla prudenza e al buon senso Scotti e Cricelli lo rivolgono a tutti i cittadini/pazienti. «In caso di sintomi influenzali, anche di una febbre non troppo alta ma persistente, è bene che non ci si muova verso lo studio del medico di famiglia né verso l’ospedale se non dopo un contatto telefonico con i numeri di pubblica utilità creati a livello nazionale e regionale sulla infezione da coronavirus. In presenza di sintomi di affezioni respiratorie è bene restare a casa e chiamare il medico di famiglia, sarà lui a dirci come comportarci in assoluta sicurezza e a gestire il caso con le indicazioni migliori».   A tutti i medici della medicina generale viene fornita in queste ore una scheda di triage telefonico ( https://crm.fimmg.org/upload/crm_fimmg/files/scheda_valutazione_RISCHIO_COVID-19_MEDICINA_GENERALE_DEFINITIVA_2.pdf )  da utilizzare per porre ai pazienti, sospetti di un contagio da Covid-19, domande con le quali fare una prima diagnosi. Sarà sempre il medico di famiglia a consigliare ogni ulteriore step da seguire. «Queste misure - concludono Scotti e Cricelli - non devono assolutamente generare allarme. Servono ad evitare che i pazienti e i medici possano essere esposti a rischi inutili. Mai come oggi frequentare in maniera inappropriata uno studio medico o un pronto soccorso o il servizio di continuità assistenziale o qualunque presidio sanitario potrebbe esporci ad un rischio inutile. Sarà fondamentale a questo punto un endorsement dei cittadini anche attraverso le loro rappresentanze utile a spiegare come vanno utilizzati i servizi sanitari durante una possibile diffusione pandemica, noi intanto lo iniziamo a fare come professionisti ma soprattutto forti del nostro rapporto fiduciario con i nostri assistiti. Perché in fondo, se tempo fa si diceva che una telefonata ti salva la vita, in questo caso una telefonata ci salva dalla diffusione pandemica».    

Restare ottimisti per vivere fino alla vecchiaia

(da Univadis)   L’analisi retrospettiva dei dati di due studi di coorte americani (>70.000 partecipanti, monitorati per 10-30 anni) ha notato, dopo la correzione per fattori multipli (condizioni di salute, stile di vita, fattori socio-demografici), una forte correlazione positiva, corretta per gradiente dose-effetto, tra il livello di ottimismo dei partecipanti, valutato utilizzando strumenti psicometrici convalidati, e la loro longevità. La probabilità di vivere ≥ 85 anni era del 50% (donne) fino al 75% (uomini) superiore tra i partecipanti più ottimisti, rispetto ai meno ottimisti.

 (Optimism is associated with exceptional longevity in 2 epidemiologic cohorts of men and women   https://www.pnas.org/content/116/37/18357)

Nuovo coronavirus: Decalogo Iss e Ministero con Regioni, Ordini professionali e società scientifiche

Il poster e il pieghevole con il decalogo sono stati messi a punto, per informare correttamente i cittadini, dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dal Ministero della salute ed hanno raccolto l’adesione degli ordini professionali medici e delle principali società scientifiche e associazioni professionali, oltre che della Conferenza Stato Regioni.   In dieci punti sono state riunite le principali indicazioni di prevenzione contro il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 e le più frequenti fake news circolanti, puntualmente smentite.  Chiunque desideri scaricare il decalogo, e/o diffonderlo sui social o “fisicamente” sotto forma di poster o pieghevole, può farlo attraverso i siti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute.   “L’impegno per prevenire l’epidemia da Sars-Cov-2 passa anche attraverso i comportamenti, che devono essere basati su informazioni corrette. Oggi il virus non circola nel nostro paese, ma seguire le misure raccomandate, a partire dal lavaggio delle mani, ci aiuta a prevenire questa e anche altre patologie infettive – ha commentato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro -. Questo ‘decalogo’ rappresenta anche un bell’esempio di come istituzioni e professionisti garantiscano risposte unitarie ad una possibile minaccia per la nostra salute”.   All’iniziativa hanno aderito Conferenza Stato Regioni, FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), FNOPI (Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche), FOFI (Federazione Ordini farmacisti Italiani), FNOVI (Federazione Nazionale Ordini. Veterinari Italiani), CARD (Confederazione Associazioni Regionali di Distretto), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera), SIM (Società Italiana di Microbiologia), SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), SIMPIOS (Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie), SITI (Società Italia di Igiene e Medicina Preventiva), FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia), SIMMG (Società Italiana di Medicina Generale), ANMDO (Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere), AMCLI (Associazione Microbiologi Clinici Italiani), FEDERFARMA (Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani).

Scarica il poster QUI

Restare ottimisti per vivere fino alla vecchiaia

(da Univadis)   L’analisi retrospettiva dei dati di due studi di coorte americani (>70.000 partecipanti, monitorati per 10-30 anni) ha notato, dopo la correzione per fattori multipli (condizioni di salute, stile di vita, fattori socio-demografici), una forte correlazione positiva, corretta per gradiente dose-effetto, tra il livello di ottimismo dei partecipanti, valutato utilizzando strumenti psicometrici convalidati, e la loro longevità. La probabilità di vivere ≥ 85 anni era del 50% (donne) fino al 75% (uomini) superiore tra i partecipanti più ottimisti, rispetto ai meno ottimisti. (Optimism is associated with exceptional longevity in 2 epidemiologic cohorts of men and women https://www.pnas.org/content/116/37/18357)

Capire le procedure, il primo step per condividere le scelte di cura

(da M.D.Digital)   Oltre il 40% dei pazienti inclusi nello studio ha riconosciuto di non comprendere o di non ricordare le informazioni ricevute prima della PCI, l'intervento più comune eseguito nei paesi ad alto e medio reddito. Il consenso informato, cioè fornire dettagli su una procedura, inclusi rischi e benefici, è un requisito legale ed etico. I pazienti dovrebbero ricevere informazioni sufficienti relativi alle diverse opzioni disponibili in modo da fare una scelta consapevole e priva di costrizioni. Gli operatori sanitari devono inoltre confermare che il paziente ha la capacità sufficiente per decidere in quel momento.Circa il 60% dei pazienti con malattia coronarica sottoposti a PCI elettiva per ricanalizzare un'arteria ha pensato che la procedura avrebbe curato la coronaropatia. Quasi tutti i pazienti (95%) credevano che avrebbe ridotto il rischio di un futuro infarto e il 91% pensava che avrebbe prolungato la durata della vita.   Ciò in aperto contrasto con le finalità del procedimento, in quanto la PCI elettiva è indicata principalmente per il sollievo dei sintomi, sottolinea l’autore dello studio. Aggiungendo anche che i servizi sanitari dovrebbero essere riconfigurati per consentire tempo sufficiente ai pazienti e ai medici per discutere il trattamento proposto e le potenziali alternative. Il paziente spesso riceve tutte le informazioni contemporaneamente. Si sente quindi sovraccarico, il che contribuisce a far dimenticare o non comprendere ciò che ascoltano.  Quasi la metà (47%) avrebbe gradito la presenza di un familiare nel momento in cui venivano fornite le spiegazioni sul trattamento offerto. Quasi un terzo (31%) dei pazienti dello studio necessitava di un certo grado di aiuto per comprendere le informazioni scritte relative alla salute. L'alfabetizzazione sanitaria, aggiunge ancora l’autore, è una questione trascurata. Il materiale informativo dovrebbe adottare un linguaggio semplice. Inoltre, i medici dovrebbero chiedere ai pazienti se hanno bisogno di aiuto per leggere o comprendere le informazioni fornite.    Lo studio sottolinea la necessità per i pazienti e per gli operatori sanitari di lavorare insieme con l’obiettivo di sviluppare e valutare nuovi approcci mirati alla condivisione delle informazioni e del processo decisionale. L’autore raccomanda che cardiologi e infermieri ricevano una formazione in modo da interloquire con il paziente fornendo frammenti di informazioni e quindi chiedendo ai pazienti di spiegarli con parole proprie per definire quanto è stato compreso sull’argomento. È ovvio che tale sistema di procedere necessita di tempo, motivo per cui i percorsi dei pazienti dovrebbero essere configurati in tal senso. Le linee guida ESC sulle procedure di rivascolarizzazione sottolineano come la partecipazione attiva dei pazienti al processo decisionale dovrebbe essere incoraggiata, in cui è essenziale l’utilizzo di una terminologia che il paziente comprende, in modo che rischi e benefici vengano discussi a fondo e chiariti.

(Astin F, et al. Cardiologists’ and patients’ views about the informed consent process and their understanding of the anticipated treatment benefits of coronary angioplasty: a survey study. Eur J Cardiovasc Nurs 2019: doi:10.1177/1474515119879050)

(Neumann FJ, et al. 2018 ESC/EACTS Guidelines on myocardial revascularization. Eur Heart J 2019; 40: 87-165. doi:10.1093/eurheartj/ehy394)

Per il controllo metabolico, telemedicina e visita medica hanno efficacia sovrapponibile

(da Doctor33)   Tra i pazienti con diabete di tipo 1 (DM1) che hanno un controllo glicemico subottimale, sostituire una visita di controllo dal medico con una sessione di telemedicina non influisce sulla prognosi, almeno secondo quanto conclude uno studio pubblicato su 'Diabetes Care'. Per giungere a queste conclusioni Maria Ruiz de Adana, dell'Ospedale regionale universitario di Malaga in Spagna, e colleghi hanno assegnato in modo casuale 379 pazienti con DM1 e valori di emoglobina glicata [HbA1c] inferiori a 8% a uno dei seguenti trattamenti: tre visite mediche di controllo svolte faccia a faccia con il medico (gruppo di controllo, 167 pazienti); sostituzione di una delle visite con una sessione di telemedicina (gruppo di studio; 163 pazienti). «Le prime esperienze di telemedicina sono iniziate negli anni sessanta in campo radiologico e dermatologico per la trasmissione di immagini e, successivamente, in ambito pneumologico per la trasmissione di reperti auscultatori toracici. In diabetologia la telemedicina è stata impiegata a partire dagli anni Ottanta dopo l'introduzione dell'autocontrollo nella pratica clinica, e rappresenta un mezzo efficace ed economico per seguire pazienti con diabete mellito altamente motivati» spiegano gli autori, che hanno valutato le variazioni medie dei livelli di HbA1c dal basale al sesto mese di follow-up, oltre ad alcuni altri parametri di efficacia e sicurezza. Così facendo hanno scoperto al sesto mese una riduzione media dei livelli di HbA1c di 0,04 punti percentuali nel gruppo di controllo e 0,01 nei pazienti seguiti anche con la telemedicina. Nei due gruppi, il numero di persone che hanno raggiunto valori di HbA1c inferiori a 7% è stato rispettivamente di 73 e 78, senza significative differenze per quanto riguarda gli endpoint di sicurezza. «Infine, non sono state osservate differenze di rilievo nei cambiamenti nella qualità della vita correlata allo stato di salute dalla prima visita a quella di fine studio. E anche le differenze rispetto alla paura dell'ipoglicemia sono rimaste invariate» conclude Ruiz de Adana.

(Diabetes Care 2020. Doi: 10.2337/dc19-0739   https://doi.org/10.2337/dc19-0739)

Demenza: assolte dieta povera e inattività, il responsabile è l’obesità

(da M.D.Digital)   Un ampio studio che ha seguito più di un milione di donne per quasi due decenni ha scoperto che l'obesità nella mezza età è collegata a un maggior rischio di demenza in futuro. Al contrario, la cattiva alimentazione e la mancanza di esercizio fisico sarebbero assolte.  Alcuni studi precedenti avevano suggerito che una dieta povera o la mancanza di esercizio fisico aumenterebbero il rischio di demenza, ha illustrato l’autrice, tuttavia, questi nuovi risultati sembrano dimostrare che questi fattori sono privi di collegamento con il rischio a lungo termine di demenza. Le associazioni a breve termine tra questi fattori e il rischio di demenza probabilmente riflettono i cambiamenti nel comportamento, come mangiare male ed essere inattivi, che sono tra i primi sintomi di demenza.  Il nuovo studio, pubblicato su Neurology, ha coinvolto circa 1.137.000 donne, con un'età media di 56 anni e non presentavano segni di demenza all'inizio dello studio. Sono stati raccolti dati su altezza, peso, dieta ed esercizio fisico. Secondo i criteri dello studio un BMI tra 20 e 25 era considerato desiderabile e un BMI di 30 o superiore era indice di obesità; le donne che facevano esercizio fisico meno di una volta alla settimana sono state considerate inattive; la dieta abituale delle donne è stata utilizzata per calcolare l'apporto calorico.  Le donne incluse nello studio sono state seguite per una media di 18 anni. Dopo 15 anni dall'inizio dello studio, a 18.695 donne è stata diagnosticata la demenza.  Dopo adeguamento dei risultati per età, istruzione, fumo e molti altri fattori è emerso che le donne che al basale erano obese avevano, a lungo termine, un rischio maggiore di demenza del 21% rispetto alle donne con un BMI desiderabile. Tra le donne obese, nel 2.1% dei casi (3.948 su 177.991 donne), è stata diagnosticata la demenza. A confronto invece nelle donne con BMI desiderabile la percentuale di casi di demenza è risultata dell'1.6% delle donne (7.248 su 434.923 donne).    Mentre l'assunzione di calorie basse e l'inattività sono state associate a un rischio più elevato di demenza durante i primi 10 anni di studio, queste associazioni si sono indebolite in modo sostanziale e, dopo 15 anni, nessuna delle due era fortemente legata al rischio di demenza.   Altri studi hanno dimostrato che le persone diventano inattive e perdono peso fino a un decennio prima che venga diagnosticata la demenza, ha illustrato l’autrice, aggiungendo che i legami a breve termine tra demenza, inattività e basso apporto calorico sono probabilmente il risultato dei primi segni della malattia, prima che i sintomi inizino a manifestarsi.   L'obesità nella mezza età ha un collegamento con la comparsa di demenza a distanza di 15 anni o più: l'obesità è un ben noto fattore di rischio per la malattia cerebrovascolare patologia in grado di contribuire in maniera significativa all’insorgere della demenza. Poiché lo studio è stato condotto su una popolazione femminile, rimane ancora da stabilire se il medesimo nesso è valido anche per gli uomini.

(Floud S, et al. Body mass index, diet, physical inactivity, and the incidence of dementia in 1 million UK women. Neurology 2020; 94: e123-e132. doi: 10.1212/WNL.0000000000008779) 

 

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