Coronavirus: ecco le linee guida per la Medicina Generale

(da DottNet)  «Per evitare che si possano moltiplicare le occasioni di contagio riteniamo sia doveroso per i colleghi della medicina generale aumentare la disponibilità telefonica ai pazienti che presentano sintomi influenzali così da evitare il più possibile che questi stessi pazienti debbano recarsi personalmente presso gli studi sul territorio o nei servizi sanitari come PS e Continuità Assistenziale». Pur nella consapevolezza di una rete di sorveglianza tra le migliori in Europa, FIMMG e SIMG (per voce rispettivamente del segretario generale Silvestro Scotti e del presidente Claudio Cricelli) mettono in campo un protocollo di sicurezza dettato da ragioni di prudenza. L’obiettivo è chiaramente quello di ridurre al minimo le occasioni di contatto tra pazienti che presentano sintomi compatibili con un sospetto di una affezione respiratoria di probabile origine virale suggestiva per Covid-19 da Coronavirus e altri pazienti.    «In questo periodo - precisano Scotti e Cricelli - è normale che i casi di influenza siano ancora molti, tuttavia visti i casi di contagio che si sono verificati sarebbe molto imprudente se non chiedessimo ai colleghi della medicina generale di ridurre al minimo le possibilità di contatto con pazienti a rischio potenziale. Covid-19 ha dimostrato di essere un coronavirus molto contagioso e lo dimostra il possibile coinvolgimento del medico di famiglia del paziente indice di Codogno ricoverato per polmonite e in corso di accertamento, ciascuno deve fare la propria parte per fare in modo che questi casi restino solo un allarme contenuto». Lo stesso appello alla prudenza e al buon senso Scotti e Cricelli lo rivolgono a tutti i cittadini/pazienti. «In caso di sintomi influenzali, anche di una febbre non troppo alta ma persistente, è bene che non ci si muova verso lo studio del medico di famiglia né verso l’ospedale se non dopo un contatto telefonico con i numeri di pubblica utilità creati a livello nazionale e regionale sulla infezione da coronavirus. In presenza di sintomi di affezioni respiratorie è bene restare a casa e chiamare il medico di famiglia, sarà lui a dirci come comportarci in assoluta sicurezza e a gestire il caso con le indicazioni migliori».   A tutti i medici della medicina generale viene fornita in queste ore una scheda di triage telefonico ( https://crm.fimmg.org/upload/crm_fimmg/files/scheda_valutazione_RISCHIO_COVID-19_MEDICINA_GENERALE_DEFINITIVA_2.pdf )  da utilizzare per porre ai pazienti, sospetti di un contagio da Covid-19, domande con le quali fare una prima diagnosi. Sarà sempre il medico di famiglia a consigliare ogni ulteriore step da seguire. «Queste misure - concludono Scotti e Cricelli - non devono assolutamente generare allarme. Servono ad evitare che i pazienti e i medici possano essere esposti a rischi inutili. Mai come oggi frequentare in maniera inappropriata uno studio medico o un pronto soccorso o il servizio di continuità assistenziale o qualunque presidio sanitario potrebbe esporci ad un rischio inutile. Sarà fondamentale a questo punto un endorsement dei cittadini anche attraverso le loro rappresentanze utile a spiegare come vanno utilizzati i servizi sanitari durante una possibile diffusione pandemica, noi intanto lo iniziamo a fare come professionisti ma soprattutto forti del nostro rapporto fiduciario con i nostri assistiti. Perché in fondo, se tempo fa si diceva che una telefonata ti salva la vita, in questo caso una telefonata ci salva dalla diffusione pandemica».    

Restare ottimisti per vivere fino alla vecchiaia

(da Univadis)   L’analisi retrospettiva dei dati di due studi di coorte americani (>70.000 partecipanti, monitorati per 10-30 anni) ha notato, dopo la correzione per fattori multipli (condizioni di salute, stile di vita, fattori socio-demografici), una forte correlazione positiva, corretta per gradiente dose-effetto, tra il livello di ottimismo dei partecipanti, valutato utilizzando strumenti psicometrici convalidati, e la loro longevità. La probabilità di vivere ≥ 85 anni era del 50% (donne) fino al 75% (uomini) superiore tra i partecipanti più ottimisti, rispetto ai meno ottimisti.

 (Optimism is associated with exceptional longevity in 2 epidemiologic cohorts of men and women   https://www.pnas.org/content/116/37/18357)

Nuovo coronavirus: Decalogo Iss e Ministero con Regioni, Ordini professionali e società scientifiche

Il poster e il pieghevole con il decalogo sono stati messi a punto, per informare correttamente i cittadini, dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dal Ministero della salute ed hanno raccolto l’adesione degli ordini professionali medici e delle principali società scientifiche e associazioni professionali, oltre che della Conferenza Stato Regioni.   In dieci punti sono state riunite le principali indicazioni di prevenzione contro il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 e le più frequenti fake news circolanti, puntualmente smentite.  Chiunque desideri scaricare il decalogo, e/o diffonderlo sui social o “fisicamente” sotto forma di poster o pieghevole, può farlo attraverso i siti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute.   “L’impegno per prevenire l’epidemia da Sars-Cov-2 passa anche attraverso i comportamenti, che devono essere basati su informazioni corrette. Oggi il virus non circola nel nostro paese, ma seguire le misure raccomandate, a partire dal lavaggio delle mani, ci aiuta a prevenire questa e anche altre patologie infettive – ha commentato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro -. Questo ‘decalogo’ rappresenta anche un bell’esempio di come istituzioni e professionisti garantiscano risposte unitarie ad una possibile minaccia per la nostra salute”.   All’iniziativa hanno aderito Conferenza Stato Regioni, FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), FNOPI (Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche), FOFI (Federazione Ordini farmacisti Italiani), FNOVI (Federazione Nazionale Ordini. Veterinari Italiani), CARD (Confederazione Associazioni Regionali di Distretto), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera), SIM (Società Italiana di Microbiologia), SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), SIMPIOS (Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie), SITI (Società Italia di Igiene e Medicina Preventiva), FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia), SIMMG (Società Italiana di Medicina Generale), ANMDO (Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere), AMCLI (Associazione Microbiologi Clinici Italiani), FEDERFARMA (Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani).

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Restare ottimisti per vivere fino alla vecchiaia

(da Univadis)   L’analisi retrospettiva dei dati di due studi di coorte americani (>70.000 partecipanti, monitorati per 10-30 anni) ha notato, dopo la correzione per fattori multipli (condizioni di salute, stile di vita, fattori socio-demografici), una forte correlazione positiva, corretta per gradiente dose-effetto, tra il livello di ottimismo dei partecipanti, valutato utilizzando strumenti psicometrici convalidati, e la loro longevità. La probabilità di vivere ≥ 85 anni era del 50% (donne) fino al 75% (uomini) superiore tra i partecipanti più ottimisti, rispetto ai meno ottimisti. (Optimism is associated with exceptional longevity in 2 epidemiologic cohorts of men and women https://www.pnas.org/content/116/37/18357)

Capire le procedure, il primo step per condividere le scelte di cura

(da M.D.Digital)   Oltre il 40% dei pazienti inclusi nello studio ha riconosciuto di non comprendere o di non ricordare le informazioni ricevute prima della PCI, l'intervento più comune eseguito nei paesi ad alto e medio reddito. Il consenso informato, cioè fornire dettagli su una procedura, inclusi rischi e benefici, è un requisito legale ed etico. I pazienti dovrebbero ricevere informazioni sufficienti relativi alle diverse opzioni disponibili in modo da fare una scelta consapevole e priva di costrizioni. Gli operatori sanitari devono inoltre confermare che il paziente ha la capacità sufficiente per decidere in quel momento.Circa il 60% dei pazienti con malattia coronarica sottoposti a PCI elettiva per ricanalizzare un'arteria ha pensato che la procedura avrebbe curato la coronaropatia. Quasi tutti i pazienti (95%) credevano che avrebbe ridotto il rischio di un futuro infarto e il 91% pensava che avrebbe prolungato la durata della vita.   Ciò in aperto contrasto con le finalità del procedimento, in quanto la PCI elettiva è indicata principalmente per il sollievo dei sintomi, sottolinea l’autore dello studio. Aggiungendo anche che i servizi sanitari dovrebbero essere riconfigurati per consentire tempo sufficiente ai pazienti e ai medici per discutere il trattamento proposto e le potenziali alternative. Il paziente spesso riceve tutte le informazioni contemporaneamente. Si sente quindi sovraccarico, il che contribuisce a far dimenticare o non comprendere ciò che ascoltano.  Quasi la metà (47%) avrebbe gradito la presenza di un familiare nel momento in cui venivano fornite le spiegazioni sul trattamento offerto. Quasi un terzo (31%) dei pazienti dello studio necessitava di un certo grado di aiuto per comprendere le informazioni scritte relative alla salute. L'alfabetizzazione sanitaria, aggiunge ancora l’autore, è una questione trascurata. Il materiale informativo dovrebbe adottare un linguaggio semplice. Inoltre, i medici dovrebbero chiedere ai pazienti se hanno bisogno di aiuto per leggere o comprendere le informazioni fornite.    Lo studio sottolinea la necessità per i pazienti e per gli operatori sanitari di lavorare insieme con l’obiettivo di sviluppare e valutare nuovi approcci mirati alla condivisione delle informazioni e del processo decisionale. L’autore raccomanda che cardiologi e infermieri ricevano una formazione in modo da interloquire con il paziente fornendo frammenti di informazioni e quindi chiedendo ai pazienti di spiegarli con parole proprie per definire quanto è stato compreso sull’argomento. È ovvio che tale sistema di procedere necessita di tempo, motivo per cui i percorsi dei pazienti dovrebbero essere configurati in tal senso. Le linee guida ESC sulle procedure di rivascolarizzazione sottolineano come la partecipazione attiva dei pazienti al processo decisionale dovrebbe essere incoraggiata, in cui è essenziale l’utilizzo di una terminologia che il paziente comprende, in modo che rischi e benefici vengano discussi a fondo e chiariti.

(Astin F, et al. Cardiologists’ and patients’ views about the informed consent process and their understanding of the anticipated treatment benefits of coronary angioplasty: a survey study. Eur J Cardiovasc Nurs 2019: doi:10.1177/1474515119879050)

(Neumann FJ, et al. 2018 ESC/EACTS Guidelines on myocardial revascularization. Eur Heart J 2019; 40: 87-165. doi:10.1093/eurheartj/ehy394)

Per il controllo metabolico, telemedicina e visita medica hanno efficacia sovrapponibile

(da Doctor33)   Tra i pazienti con diabete di tipo 1 (DM1) che hanno un controllo glicemico subottimale, sostituire una visita di controllo dal medico con una sessione di telemedicina non influisce sulla prognosi, almeno secondo quanto conclude uno studio pubblicato su 'Diabetes Care'. Per giungere a queste conclusioni Maria Ruiz de Adana, dell'Ospedale regionale universitario di Malaga in Spagna, e colleghi hanno assegnato in modo casuale 379 pazienti con DM1 e valori di emoglobina glicata [HbA1c] inferiori a 8% a uno dei seguenti trattamenti: tre visite mediche di controllo svolte faccia a faccia con il medico (gruppo di controllo, 167 pazienti); sostituzione di una delle visite con una sessione di telemedicina (gruppo di studio; 163 pazienti). «Le prime esperienze di telemedicina sono iniziate negli anni sessanta in campo radiologico e dermatologico per la trasmissione di immagini e, successivamente, in ambito pneumologico per la trasmissione di reperti auscultatori toracici. In diabetologia la telemedicina è stata impiegata a partire dagli anni Ottanta dopo l'introduzione dell'autocontrollo nella pratica clinica, e rappresenta un mezzo efficace ed economico per seguire pazienti con diabete mellito altamente motivati» spiegano gli autori, che hanno valutato le variazioni medie dei livelli di HbA1c dal basale al sesto mese di follow-up, oltre ad alcuni altri parametri di efficacia e sicurezza. Così facendo hanno scoperto al sesto mese una riduzione media dei livelli di HbA1c di 0,04 punti percentuali nel gruppo di controllo e 0,01 nei pazienti seguiti anche con la telemedicina. Nei due gruppi, il numero di persone che hanno raggiunto valori di HbA1c inferiori a 7% è stato rispettivamente di 73 e 78, senza significative differenze per quanto riguarda gli endpoint di sicurezza. «Infine, non sono state osservate differenze di rilievo nei cambiamenti nella qualità della vita correlata allo stato di salute dalla prima visita a quella di fine studio. E anche le differenze rispetto alla paura dell'ipoglicemia sono rimaste invariate» conclude Ruiz de Adana.

(Diabetes Care 2020. Doi: 10.2337/dc19-0739   https://doi.org/10.2337/dc19-0739)

Demenza: assolte dieta povera e inattività, il responsabile è l’obesità

(da M.D.Digital)   Un ampio studio che ha seguito più di un milione di donne per quasi due decenni ha scoperto che l'obesità nella mezza età è collegata a un maggior rischio di demenza in futuro. Al contrario, la cattiva alimentazione e la mancanza di esercizio fisico sarebbero assolte.  Alcuni studi precedenti avevano suggerito che una dieta povera o la mancanza di esercizio fisico aumenterebbero il rischio di demenza, ha illustrato l’autrice, tuttavia, questi nuovi risultati sembrano dimostrare che questi fattori sono privi di collegamento con il rischio a lungo termine di demenza. Le associazioni a breve termine tra questi fattori e il rischio di demenza probabilmente riflettono i cambiamenti nel comportamento, come mangiare male ed essere inattivi, che sono tra i primi sintomi di demenza.  Il nuovo studio, pubblicato su Neurology, ha coinvolto circa 1.137.000 donne, con un'età media di 56 anni e non presentavano segni di demenza all'inizio dello studio. Sono stati raccolti dati su altezza, peso, dieta ed esercizio fisico. Secondo i criteri dello studio un BMI tra 20 e 25 era considerato desiderabile e un BMI di 30 o superiore era indice di obesità; le donne che facevano esercizio fisico meno di una volta alla settimana sono state considerate inattive; la dieta abituale delle donne è stata utilizzata per calcolare l'apporto calorico.  Le donne incluse nello studio sono state seguite per una media di 18 anni. Dopo 15 anni dall'inizio dello studio, a 18.695 donne è stata diagnosticata la demenza.  Dopo adeguamento dei risultati per età, istruzione, fumo e molti altri fattori è emerso che le donne che al basale erano obese avevano, a lungo termine, un rischio maggiore di demenza del 21% rispetto alle donne con un BMI desiderabile. Tra le donne obese, nel 2.1% dei casi (3.948 su 177.991 donne), è stata diagnosticata la demenza. A confronto invece nelle donne con BMI desiderabile la percentuale di casi di demenza è risultata dell'1.6% delle donne (7.248 su 434.923 donne).    Mentre l'assunzione di calorie basse e l'inattività sono state associate a un rischio più elevato di demenza durante i primi 10 anni di studio, queste associazioni si sono indebolite in modo sostanziale e, dopo 15 anni, nessuna delle due era fortemente legata al rischio di demenza.   Altri studi hanno dimostrato che le persone diventano inattive e perdono peso fino a un decennio prima che venga diagnosticata la demenza, ha illustrato l’autrice, aggiungendo che i legami a breve termine tra demenza, inattività e basso apporto calorico sono probabilmente il risultato dei primi segni della malattia, prima che i sintomi inizino a manifestarsi.   L'obesità nella mezza età ha un collegamento con la comparsa di demenza a distanza di 15 anni o più: l'obesità è un ben noto fattore di rischio per la malattia cerebrovascolare patologia in grado di contribuire in maniera significativa all’insorgere della demenza. Poiché lo studio è stato condotto su una popolazione femminile, rimane ancora da stabilire se il medesimo nesso è valido anche per gli uomini.

(Floud S, et al. Body mass index, diet, physical inactivity, and the incidence of dementia in 1 million UK women. Neurology 2020; 94: e123-e132. doi: 10.1212/WNL.0000000000008779) 

 

Indagine civica “Il giusto ritmo del cuore”

Cittadinanza Attiva Emilia-Romagna ha indetto uno studio/indagine sul percorso di cura, le conoscenze, le cause della malattia e lo stile di vita delle persone che hanno avuto un episodio coronarico acuto. Se l’intervento nella fase acuta, nel caso d’infarto del miocardio, ha consentito negli ultimi anni di ridurre sensibilmente la mortalità immediata, la sopravvivenza a lungo termine non si è modificata più di tanto. Per intervenire e curare la persona nel luogo di vita, i servizi devono essere sempre più integrati. L’obbiettivo è quello di definire un sistema unitario, formato da sottosistemi correlati e riorganizzati come tali. Per conoscer lo stato attuale della situazione sul territorio parte l’inchiesta “Il Giusto Ritmo del Cuore”, dedicata a tutti i Medici di Medicina Generale della nostra regione. Questo Ordine prega i suoi iscritti Medici di Medicina Generale di considerare attentamente l’indagine e di rispondere, appena possibile, al questionario proposto. Il progetto e  il questionario per MMG sono online al seguente indirizzo: https://docs.google.com/forms/d/1Ny91PsX2g6bfag_TRuktfQwxyTP_ihFc-W50MwLZyPs/edit

Concorso Letterario dell’Ordine: la 5a edizione si apre ai colleghi di Ravenna e Rimini

Il Consiglio Direttivo del nostro Ordine riunitosi il 21 Gennaio 2020 ha autorizzato alcune variazioni al regolamento del Concorso Letterario, giunto quest'anno alla sua quinta edizione. La novità più importante è l'allargamento alla partecipazione dei medici ed odontoiatri iscritti a tutti gli Ordini della Romagna.  La modifica ha avuto la pronta adesione dei Consigli di Ravenna e Rimini, che pertanto riceveranno entro pochi giorni il nuovo regolamento ed il modulo di partecipazione, che sono consultabili sotto. Ancora una volta, ricordiamo che il Concorso è aperto ad elaborati di testo e di poesia, a tema libero, ed è possibile anche scrivere nel nostro dialetto romagnolo. Il termine ultimo per la consegna degli elaborati è stato fissato entro le ore 12.00 del 12 giugno 2020. _________________________________________________________________________________ “MEDICI UMANISTI”   Il pensiero va ad Aldo Spallicci, Tullio Pretolani, Claudio Mancini, Rocco Messina e a tanti altri colleghi che hanno coltivato e coltivano interessi letterari. Quella medica è una professione difficile, faticosa, che all’appagamento dell’aiuto concreto dato ai pazienti unisce l’incontro col dolore, la sofferenza, e, quando avviene, la frustrazione di fronte all’impotenza della cura. In tale ambito il dedicarsi anche alla poesia e/o alla prosa svolge un ruolo importante. Scrivere fa emergere la memoria, il sentimento della vita nel suo alternarsi di fragilità, gioia, dolore, l’identità affettiva, l’inappagato interrogarsi sulla vita, il tempo, il destino; è evocazione, stimolo e verifica di una realtà umanamente intima e culturalmente significativa. I medici nell’attività letteraria utilizzano la poesia e/o la prosa quale ulteriore e fondamentale mezzo di arricchimento della propria sensibilità, ma anche come strumento che promuove umanità e comunicazione. Un invito, dunque, agli amici medici a superare l’inevitabile pudore del proprio io, dei pensieri e delle sensazioni personali, trasmettendoli ai lettori e coinvolgendoli attraverso gli scritti di cui sono autori. Dott.ssa Flavia Bugani   Modulo di partecipazione Regolamento  

Violenze contro medici, da Cassa Galeno arriva fondo vittime

(da  Adnkronos Salute)   Un fondo per supportare i medici vittime di aggressioni. È stato messo a disposizione da Cassa Galeno, la società mutua cooperativa e fondo sanitario integrativo dei medici e degli odontoiatri. "Solo nel 2019 in Italia sono state circa 1.200 le violenze denunciate dagli operatori sanitari, come ci racconta il 'Dossier violenza' realizzato da Fimmg continuità assistenziale - ha affermato Aristide Missiroli, presidente di Cassa Galeno - Parliamo di tre aggressioni in media al giorno, allora come cooperativa nata per tutelare i medici e gli odontoiatri non potevamo restare in silenzio di fronte a un fenomeno del genere, purtroppo così attuale".  Il fondo, in particolare, offrirà un contributo per le spese sostenute dai soci della cooperativa in caso di aggressione e sarà utilizzato per finanziare attività di prevenzione, formazione e sostegno specifico attraverso coperture di tipo economico, assistenziale, assicurativo e legali.   Il lancio dell'iniziativa, che si è svolta nella sala assembleare dell’Enpam, ha coinciso anche con un appuntamento dal valore simbolico: il 'Premio Galeno Cantamessa', arrivato alla sua sesta edizione, che ogni anno assegna ai giovani medici (sotto i 40 anni) tre borse di studio (per progetti inerenti la formazione, la ricerca e il volontariato) del valore di 4 mila euro ciascuna in ricordo della ginecologa Eleonora Cantamessa, medaglia d'oro al valor civile e alla sanità pubblica, che nel 2013 perse la vita fermandosi a soccorrere un uomo pestato in strada.

 

Contro l’ictus, quanto sonno?

(da Univadis)   l rischio di ictus, in particolare di tipo ischemico, aumenta in caso di sonni notturni o pisolini pomeridiani particolarmente lunghi. Anche una cattiva qualità del sonno incrementa il rischio, così come un cambio delle abitudini del sonno da una durata media a una più prolungata.  Una corretta durata e una buona qualità del sonno sono importanti strategie di prevenzione del rischio di ictus.

Descrizione dello studio     Nello studio sono stati inclusi 31.750 soggetti (età media al basale: 61,7 anni) della coorte Dongfeng-Tongji.  Le informazioni su durata e qualità del sonno sono state raccolte attraverso questionari, quelle sull’ictus attraverso registri delle assicurazioni sanitarie.  Gli hazard ratio (HR) per ictus incidente sono stati stimati utilizzando modelli di regressione di Cox.  Fonte di finanziamento: National Natural Scientific Foundation of China; National Key Research and Development Program of China.

Risultati principali     Il rischio di ictus è risultato maggiore nelle persone che dormivano 9 o più ore/notte rispetto a quelle con sonni notturni compresi tra 7 e meno di 8 ore/notte (HR 1,23).  Un sonno notturno di durata inferiore a 6 ore non sembra avere un effetto significativo sul rischio di ictus. Il rischio totale di ictus è risultato maggiore anche con pisolini pomeridiani superiori ai 90 minuti vs pisolini compresi tra 1 e 30 minuti (HR 1,25).  Per il solo ictus ischemico sono stati ottenuti risultati simili.

Il rischio di ictus totale, ischemico ed emorragico è aumentato rispettivamente del 29%, 28% e 56% nei soggetti con sonno di scarsa vs buona qualità.  Sono stati osservati effetti congiunti sull’aumento del rischio di ictus totale per sonni notturni uguali o superiori alle 9 ore + pisolini superiori a 90 minuti (HR 1,85) e per sonni notturni uguali o superiori alle 9 ore + scarsa qualità del sonno (HR 1,82).  Rispetto al mantenimento di un sonno di 7-9 ore/notte, un sonno costantemente uguale o superiore a 9 ore/notte o il passaggio da 7-9 ore/notte a 9 o più ore/notte sono risultati associati a un aumento del rischio di ictus totale.

Limiti dello studio    Le informazioni su durata e qualità del sonno non sono state misurate, ma riferite dai partecipanti.  Non sono stati raccolti dati su disturbi del sonno come l’apnea notturna. La generalizzabilità dei risultati è limitata.  Non è possibile escludere la presenza di altri fattori confondenti oltre a quelli presi in considerazione.

Perché è importante   Gli studi che mettono in associazione durata e qualità del sonno con rischio di ictus hanno portato a risultati contrastanti. Pochi studi hanno analizzato eventuali differenze nel rischio di ictus emorragico e ischemico associato a durata e qualità del sonno.  Comprendere meglio il legame sonno-ictus potrebbe aiutare a mettere in campo strategie di prevenzione efficaci.

(Zhou L, Yu K, et al. Sleep duration, midday napping, and sleep quality and incident stroke. The Dongfeng-Tongji cohort. Neurology 2020. Doi: 10.1212/WNL.0000000000008739 )

“Anche i medici devono sentirsi responsabili della salute dell’ambiente”. Il documento di Fnomceo, Isde, Cipomo e Slow Medicine”

"Le conoscenze a nostra disposizione - si spiega nel documento - rendono ormai eticamente ed economicamente inaccettabile occuparsi solo degli aspetti clinici della medicina, continuando a trascurare le enormi potenzialità della prevenzione primaria e le conseguenze sulla salute dell’ambiente, dei cambiamenti climatici, della produzione di energia, dei mezzi di trasporto, delle tecniche agricole e di allevamento, del modo di alimentarsi e della qualità dei cibi, delle scelte economiche, delle sempre più evidenti disuguaglianze sociali”  Leggi l'articolo completo al LINK  

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=81093&fr=n

Altro che Coronavirus. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe rilasciare virus di 15 mila anni fa

(da Agi)   Lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe rilasciare virus molto vecchi e potenzialmente pericolosi. Un team di ricerca composto da scienziati cinesi e statunitensi ha esaminato due campioni di ghiaccio di 15.000 anni fa prelevati dall'Altopiano tibetano, rilevando 33 virus, molti dei quali sono risultati sconosciuti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista bioRxiv. Dopo aver scavato per 50 metri nell'Altopiano del Tibet, per indagare su eventuali agenti patogeni giacenti all'interno del ghiacciaio, i ricercatori hanno scoperto 28 nuovi virus dall'azione sconosciuta.   Nello scenario peggiore, secondo la ricerca, i virus potrebbero essere rilasciati nell'atmosfera a seguito del riscaldamento globale e dello scioglimento del ghiaccio. Il progetto, durato 5 anni, ha avuto inizio con la rimozione dello strato superiore del ghiaccio (circa mezzo centimetro), successivamente decontaminato con un lavaggio in etanolo e acqua. Il team ha quindi applicato tecniche genetiche e microbiologiche per registrare il Dna all'interno dei due campioni di ghiaccio.

 

Violenze su medici, docufilm racconta ‘angeli’ in prima linea

(da AdnKronos Salute)   Andare al lavoro sapendo di poter rischiare la vita. Lo hanno vissuto i medici che hanno subito un'aggressione verbale o fisica mentre lavoravano in pronto soccorso o alla guardia medica. Le loro storie sono al centro del docufilm 'Notturno' diretto da Carolina Boco, prodotto da Corrado Azzollini per Draka Production, in collaborazione con la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), presentato alla Camera e che sarà distribuito su Amazon Prime e girerà l'Italia con proiezioni speciali. 'Notturno' vede la partecipazione di Maria Grazia Cucinotta: "I medici che lavorano in prima linea sono angeli che vanno protetti - ha affermato l'attrice - Le guardie mediche mettono spesso a rischio la propria vita".

 "Notturno è un film-denuncia sulla violenza contro i medici, ma soprattutto sulla solitudine, su un'organizzazione che lascia i professionisti da soli - ha spiegato Anelli, che ha presentato il docufilm con la Cucinotta - Lo abbiamo fortemente voluto e promosso. L'obiettivo è far riflettere tutti sullo stato in cui versa la professione, soprattutto in alcuni ambiti come la continuità assistenziale e i pronto soccorso, e vuole stimolare i decisori a invertire la rotta e avviare una riforma soprattutto delle aree più critiche della professione".   Nel docufilm - l'anteprima nazionale oggi all'Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera, con la presenza del ministro della Salute Roberto Speranza - anche le interviste ai giornalisti Massimo Giletti e Gerardo D'Amico, che con le loro inchieste hanno tante volte raccontato le aggressioni e analizzato le cause di questo fenomeno.   Al centro del progetto, le voci di camici bianchi che hanno subito direttamente violenza durante un turno di lavoro: Giovanni Bergantin, medico di medicina generale, preso a calci e pugni da un paziente; Ombretta Silecchia, minacciata con una pistola durante l'attività di guardia medica; Vito Calabrese, marito di Paola Labriola, psichiatra uccisa da un suo paziente.

"Il cinema è una forma d'arte, ma anche un potente mezzo di comunicazione - ha osservato il produttore della Draka, Corrado Azzollini - e per questo abbiamo creduto fosse giusto sposare un tema divenuto così urgente nella cronaca di tutto il Paese. Un problema di enorme rilevanza sociale, culturale e politica. Non siamo abituati ad ascoltare i medici che parlano delle loro paure, delle loro difficoltà. Forse inconsciamente crediamo che siano invincibili, eppure sono persone che meritano di lavorare in sicurezza".

Giovani medici e ricercatori, il 70% è precario, sottopagato e motivato ad andar via.

(da Doctor33)   Il 70% dei medici italiani e stranieri è sottopagato e retribuito con 7 euro all'ora in cliniche private con 12 ore di guardia medica; il 90% dei medici stranieri giovani cerca di inserirsi nel Ssn ma non riesce per mancanza di cittadinanza o di specializzazioni e il 95% dei ricercatori italiani sono precari e prendono circa 1500 euro al mese, senza alcuna garanzia per il futuro. Questi solo alcuni dei principali risultati emersi dallo studio svolto dai dipartimenti giovani e seconda generazione dell'associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), dell'Unione medica euro mediterranea (Umem) e del Movimento internazionale transculturale interprofessionale "Uniti per Unire"(UxU) sul fenomeno dei giovani, sottopagati, pagamenti in ritardo, carenza dei medici e fuga all'estero.  «Sono dati che ci preoccupano visto che di continuo riceviamo da una parte richieste di medici giovani di andare all'estero e dall'altra parte da tutte le regioni offerte di lavoro, il nostro impegno è di far incontrare le offerte con le richieste risolvendo le criticità sollevate dai medici e ricercatori intervistati», dichiara Foad Aodi, fondatore Amsi e Umem e membro del Registro esperti Fnomceo che lancia il suo appello al Governo italiano. «A nome dei nostri movimenti e dipartimenti #FermatelaFugadeiCervelli, l'Italia ha un Ssn tra i migliori e l'ha dimostrato in tantissime occasioni e per primi in Europa hanno isolato il Coronavirus grazie alla ricerca e eccellenza italiana e ad una ricercatrice precaria augurando che sia un esempio per tutti e un invito a stimolare i ricercatori italiani di far ritorno in Italia per servire il paese non da precari», conclude Aodi. La ricerca è stata effettuata su un campione di 5 mila medici e ricercatori italiani e di origine straniera che si è rivolto allo "Sportello Amsi Online". I temi delle domande sono stati: lavoro, pagamento, specializzazione, meritocrazia e motivo di lasciare l'Italia. Gli intervistati erano 2500 medici italiani, 1500 medici stranieri e 1000 ricercatori. Tra gli altri dati emersi, si parla del 50% di medici italiani e stranieri che viene pagato in ritardo in base al pagamento delle assicurazioni; il 95% dei medici specialisti italiani e stranieri in area chirurgica cerca di fuggire all'estero sono bloccati dal primo operatore; il 60% dei medici di origine straniera sono figli di seconda generazione con cittadinanza italiana. Il 100% degli intervistati ha chiesto più borse di specializzazioni, più stabilità e garanzie per tutti e no alle promesse non praticabili; così come, il 100% degli ha chiesto se ci fossero serie volontà politiche si potrebbero risolvere in pochi anni la carenza dei medici specialisti, la fuga all'estero, lo sfruttamento lavorativo, la medicina difensiva, e l'inserimento dei medici stranieri nelle strutture pubbliche. «I giovani professionisti della sanità italiani e di origine straniera del movimento di Uniti per Unire, Amsi e Umem si sentono motivati e sempre disponibili a dare il loro contributo in Italia, un paese pieno di eccellenze ma richiedono anche la giusta attenzione da parte della politica negli anni a seguire e la fine di tante incertezze e mancati riconoscimenti per il loro prezioso contributo per una sanità pubblica migliore e per un futuro migliore sempre in Italia». Cosi dichiarano Artes Memelli, dottoressa di origine albanese coordinatrice Dipartimento giovani di Amsi, Nadir Aodi, laureando in podologia coordinatore Dipartimento gioventù e seconda generazione di Uniti per Unire e Eleonora Grimaldi, medico di medicina generale coordinatrice Dipartimento giovani di Umem e coordinatrice Osservatorio giovani medici Lazio.

 

Donne medico. Nuove tutele per mmg e guardie mediche con il servizio assicurativo ‘Primi trenta giorni di malattia’

Fimmg ed Enpam sono riusciti a far rientrare nelle coperture anche il rimborso per i giorni non lavorati legati alla malattia di figli minori (se ricoverati). Inoltre, viene ora assicurata la possibilità per le donne medico di assentarsi per malattia anche nel periodo immediatamente successivo all'eventuale astensione per gravidanza ed è stato raddoppiato (da 1.000 a 2.000 euro) il massimale del rimborso per l’aborto. Leggi l'articolo completo al LINK     http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=81051&fr=n
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