Non esistono livelli sicuri di PM nell’aria se si guardano i dati di mortalità

(da Univadis)    L’esposizione, anche per poco tempo, al particolato atmosferico è associata ad aumentata mortalità per tutte le cause, per cause cardiovascolari e per cause respiratorie in più di 600 città nel mondo. I risultati confermano quanto emerso da precedenti studi locali e regionali, che avevano identificato un legame tra la concentrazione di PM10 e PM2,5 e la mortalità.

Descrizione dello studio      I dati giornalieri sulla mortalità e l'inquinamento atmosferico sono stati raccolti in 652 città, sparse in 24 Paesi o regioni.  Le informazioni sulle condizioni ambientali sono state ottenute dal Multi-City Multi-Country (MCC) Collaborative Research Network database, la banca dati di un network di ricerca che valuta gli effetti del clima sulla mortalità.  Il periodo interessato va dal 1986 al 2015 e i dati di mortalità sono stati ottenuti dalle autorità locali di ciascun Paese analizzato; le cause di morte sono state classificate secondo la classificazione internazionale ICD-9 o ICD-10.   Le misurazioni di PM10 erano disponibili in 598 città, quelle di PM2,5 in 499. 445 città possedevano dati su entrambi gli inquinanti.  Lo studio è stato finanziato da numerose istituzioni pubbliche e private.

Risultati principali     In media, un aumento giornaliero di 10 μg per metro cubo di PM10 è risultato associato a un aumento dello 0,44% nella mortalità per tutte le cause, dello 0,36% nella mortalità cardiovascolare e dello 0,47% nella mortalità respiratoria.  I corrispondenti aumenti della mortalità per la stessa variazione della concentrazione di PM2,5 sono stati, rispettivamente, 0,68%, 0,55% e 0,74%.  L'associazione rimane significativa anche controllando per gli inquinanti gassosi ed è più forte nei luoghi in cui le concentrazioni medie annue di PM erano più basse e le temperature medie annuali più elevate.

Limiti dello studio      Le stime degli effetti sulla mortalità specifica risentono di possibili errori diagnostici o di codifica, inevitabili in uno studio globale così duraturo e ampio.

Perché è importante     Questo studio internazionale multicentrico, adottando lo stesso protocollo analitico e le stesse specifiche nella stima delle associazioni, permette un miglior confronto dei risultati tra Paesi. È importante capire se le associazioni osservate per i PM sono indipendenti da altri inquinanti per la regolamentazione della qualità dell'aria e la valutazione del rischio. Questo studio fornisce prove circa gli effetti indipendenti del PM.  L’esistenza di un effetto anche dopo un’esposizione breve suggerisce che non esista un livello sicuro di esposizione per PM.  Questo studio non sembra confermare l’ipotesi di curvilinearità nella relazione concentrazione-risposta secondo cui ci sarebbe un’inclinazione minore in corrispondenza di alti livelli di esposizione. Ciò significa che perfino i Paesi ad alto reddito con una qualità dell'aria relativamente buona potrebbero ottenere benefici per la salute pubblica da un'ulteriore riduzione delle concentrazioni di PM ambientale.

(Liu C, Chen R et al. Ambient particulate air pollution and daily mortality in 652 cities. N Engl J Med 381(8), 705-715. 2019. doi: 10.1056/NEJMoa1817364 )

Certificati sportivi: le regole da seguire

(da DottNet)   Ha destato sicuramente scalpore l’inchiesta dei Nas sui certificati sportivi e di cui abbiamo dato ampia risonanza. Alla luce di ciò vediamo dunque di fare chiarezza sull’argomento in concomitanza con la ripresa delle attività scolastiche e sportive. Tre sono le categorie interessate:

- Per l’attività sportiva agonistica, l’idoneità può essere certificata dai medici della Federazione medico-sportiva italiana (che sono in possesso del diploma di specializzazione in Medicina dello sport) e dal personale e dalle strutture pubbliche e private convenzionate, con le modalità fissate dalle Regione d’intesa con il Coni. In questo caso il certificato non solo è obbligatorio e oltre a quanto richiesto dalla visita per il certificato non agonistico, necessita di ulteriori accertamenti. Ad esempio: elettrocardiogramma sotto sforzo; esami del sangue; esame delle urine; test respiratorio; test visivo.

- L' idoneità all'attività sportiva non agonistica, può essere invece rilasciata dai medici di medicina generale o i pediatri di libera scelta solo relativamente ai propri assistiti, oppure dai medici iscritti alla Federazione Medico Sportiva Italiana sia soci ordinari, vale a dire specialisti in medicina dello sport, sia soci aggregati, vale a dire non specialisti in medicina dello sport, ma comunque tesserati per la  Federazione Medico Sportiva Italiana; in tale caso sul certificato dovrà risultare il numero di iscrizione alla Federazione stessa. Nessuna altra figura o equipollenza è contemplata.  La visita medica consiste in: misurazione della pressione; elettrocardiogramma a riposo; analisi dello stato di salute del paziente.

- Per l’attività ludica amatoriale non è prevista alcuna figura specifica, né alcun titolo specifico oltre alla laurea in medicina e relativa abilitazione e iscrizione all'Ordine dei Medici.

Subito un decreto contro la violenza su medici e personale sanitario

(da M.D. Digital)  "È passato tanto tempo, troppo dalla morte di Paola Labriola. Sei anni di quotidiani episodi di violenza ai danni degli operatori sanitari, senza che la politica sia stata in grado di dare risposte adeguate ad un fenomeno che è ormai un’emergenza sociale” – ha dichiarato, in occasione della recente conferenza stampa della Giornata nazionale sulla violenza contro gli operatori sanitari, Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei medici di Bari e della FNOMCeO. “Non bastano più le parole e le commemorazioni. È giunto il momento di agire in modo pragmatico. Il disegno di legge giace alle Camere da troppo tempo. Per questo chiedo al neo Ministro della Salute Roberto Speranza di avere più coraggio”.
Intanto si continuano a registrare episodi di violenza soprattutto nei Pronto Soccorso, come quello accaduto lunedì 16 settembre nel PS dell’Ospedale San Paolo di Napoli.   Un uomo che aveva accompagnato la moglie a ginecologia, spazientito per l'attesa ha dato calci e pugni ai due sanitari. Poi è fuggito con sua moglie.

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Un importante riconoscimento per il nostro Ordine

Martedì 17 Settembre, nel corso della manifestazione " Workshop annuale Wellness Valley " tenutasi a Cesena, il nostro Ordine è stato insignito del riconoscimento " eccellenza della Wellness Valley" assieme agli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri di Ravenna e Rimini. Nella motivazione si legge "In questi anni gli Ordini dei Medici della Romagna sono stati protagonisti di uno straordinario impegno per l’educazione della popolazione e la formazione della classe medica sulla Cultura del Wellness e dei sani stili di vita per la prevenzione delle patologie croniche e il miglioramento della qualità della vita. È grazie a questo impegno, ad esempio, che la Romagna può vantare il triplo della popolazione che usa la bicicletta per gli spostamenti quotidiani rispetto alla media nazionale, il 14,5% in meno della popolazione residente sedentaria rispetto al resto d’Itali, il 40% di medici che consigliano ai propri pazienti di fare attività fisica (+9.1% rispetto alla media italiana) e il 58% che consigliano di perdere peso (+10,4% rispetto alla media italiana)."   Il riconoscimento è stato consegnato alla presenza del Governatore della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e dei  Sindaci di Cesena e Rimini

Cuore e condizioni meteo. Esiste un legame tra clima e infarto ed è possibile effettuare previsioni con giorni di anticipo

Basse temperature, maggiore umidità e giornate meno piovose in inverno e temperature più elevate in estate aumentano la probabilità di infarto. Lo dice uno studio recentemente pubblicato su International Journal of Cardiology da un gruppo di ricercatori italiani coordinati dal Professor Francesco Versaci, direttore della Cardiologia dell’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, che spiega: “Riuscire a prevedere con anticipo i giorni considerati con ‘bollino rosso’ per infarto offre la possibilità di prevenzione dei pazienti a maggior rischio e ulteriori possibilità organizzative per il sistema dell’emergenza sanitaria”  Leggi l'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=76868&fr=n

Vaccinazione anti-HPV: ci sono evidenze dell’effetto gregge

(da Univadis)   L’introduzione della vaccinazione contro il papillomavirus umano (HPV) ha avuto un impatto notevole sulla frequenza delle infezioni da HPV e delle neoplasie intraepiteliali cervicali di grado 2 o superiore (CIN2+) tra le ragazze e le giovani donne e sulla frequenza dei condilomi anogenitali tra ragazze e ragazzi e giovani adulti di entrambi i sessi.

Descrizione dello studio    Si tratta dell’aggiornamento di una metanalisi del 2015.  Sono stati inclusi 65 articoli pubblicati tra il 2014 e il 2018 che avevano stimato incidenza o prevalenza di un endpoint legato all’HPV: infezione genitale da HPV (n=23), condilomi anogenitali (n=29), CIN2+ confermata istologicamente (n=13).  Dal confronto tra la frequenza nel periodo pre-vaccinazione e quella nel periodo post-vaccinazione è stato calcolato il rischio relativo (RR) dei diversi endpoint.  Fonti di finanziamento: WHO, Canadian Institutes of Health Research, Fonds de recherche du Québec – Santé.

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Smettere di fumare dopo un evento cardiovascolare riduce notevolmente il rischio di recidive e la mortalità da tutte le cause

(da Cardiolink)  Questo studio ha analizzato la relazione tra l’interruzione dell’esposizione tabagica e il rischio di recidive e di mortalità in pazienti con un precedente evento cardiovascolare. Nello studio sono stati inclusi 4673 pazienti che avevano avuto un evento cardiovascolare nei precedenti 12 mesi; l’età media era di 61 ± 8.7 anni. Tra i pazienti arruolati, un terzo dei soggetti fumatori aveva interrotto l’esposizione tabagica dopo il primo evento. Durante il follow-up, di durata mediana pari a 7.4 (3.7–10.8) anni, 794 pazienti sono deceduti e 692 hanno presentato recidive cardiovascolari. Rispetto ai pazienti che avevano continuato a fumare, quelli che avevano interrotto l’esposizione tabagica hanno mostrato un minor rischio di recidive cardiovascolari (HR 0.66, 95% CI 0.49–0.88) e di mortalità da tutte le cause (HR 0.63, 95% CI 0.48–0.82). Inoltre, i pazienti che avevano smesso di fumare vivevano in media 5 anni di più e presentavano gli eventi cardiovascolari 10 anni più tardi. Un miglioramento della sopravvivenza è stato osservato anche nei pazienti che avevano avuto il primo evento ad un’età > 70 anni, nei quali la sopravvivenza è risultata paragonabile a quella di ex-fumatori o non fumatori. Pertanto, smettere di fumare dopo un evento cardiovascolare, indipendentemente dall’età del primo evento, riduce significativamente il rischio di recidive e la mortalità cardiovascolare. In particolare, la riduzione del rischio cardiovascolare è più marcata di quella osservata con qualunque altro trattamento farmacologico dei fattori di rischio, per cui dovrebbe essere considerato un obiettivo fondamentale del trattamento di tutti i pazienti vasculopatici.

(Van den Berg MJ et al. Am Heart J. 2019 Jul;213:112-122. doi: 10.1016/j.ahj.2019.03.019..)

Diagnostica per immagini in costante crescita nonostante i richiami a un uso ponderato

(da Doctor33)  Uno studio pubblicato su JAMA mette in evidenza che, nonostante una vasta campagna mirata ai professionisti sanitari affinché riducano il ricorso alla diagnostica per immagini, i tassi di utilizzo di TC, risonanza magnetica e altri tipi di esame di imaging continuano ad aumentare sia negli Stati Uniti che nella regione canadese dell'Ontario. I ricercatori di tre grandi centri accademici statunitensi hanno valutato oltre 135 milioni esami di imaging nel più grande studio di questo tipo mai portato avanti, e si dicono preoccupati che questa crescita sia dovuta a un abuso di tali metodiche. «La diagnostica per immagini è una parte importante dell'assistenza sanitaria, ma può anche portare a danni ai pazienti come riscontri accidentali, sovra-diagnosi, ansia ed esposizione alle radiazioni, con conseguente aumento del rischio di cancro» afferma Rebecca Smith-Bindman, della University of California San Diego, prima autrice dello studio. I ricercatori hanno analizzato i modelli di imaging tra il 2000 e il 2016 in un gruppo eterogeneo di pazienti adulti e pediatrici arruolati in sette sistemi sanitari statunitensi e nel sistema sanitario pubblico in Ontario. Ebbene, la crescita annuale di TC, risonanza magnetica ed ecografie è stata più alta negli anni tra il 2000 e il 2006, ma anche dopo tale periodo l'utilizzo ha continuato ad aumentare di anno in anno, e tra il 2012 e il 2016 si è vista una crescita annuale dell'1-5% per la maggior parte delle fasce di età e la maggior parte dei test sia negli Stati Uniti che in Ontario. L'unica eccezione è stato l'uso della TC nei bambini, che è diminuito negli Stati Uniti dal 2009-2013 ed è poi rimasto stabile, ed è in riduzione in Ontario dal 2006. I tassi di imaging per TC e risonanza magnetica sono risultati più alti negli Stati Uniti che in Ontario, ma questo divario si sta ora colmando. Gli autori osservano che il potenziale uso eccessivo dei test diagnostici è stato affrontato nella campagna "Choosing Wisely", lanciata nel 2012 dall'American Board of Internal Medicine Foundation, e che altre iniziative hanno creato incentivi per scoraggiare l'uso eccessivo di diagnostica per immagini riducendo i tassi di rimborso per determinati esami, ma che in base a questi risultati pare che tali provvedimenti non siano stati del tutto efficaci. (JAMA 2019. doi: 10.1001/jama.2019.11456  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31479136

Tumori: in Emilia Romagna, nasce numero verde per le urgenze

(da AGI)  Sarà presto attivato un numero verde dedicato, presso il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi, attivo alla sera, dalle 20 fino alla mattina, nei giorni festivi e nei fine settimana, in grado di rispondere a tutti - uomini e donne - su qualunque tipo di neoplasia. Una sorta di “pronto soccorso” telefonico per le urgenze, con medici specialisti per dare risposte o consigli a chi ne ha bisogno, anche negli orari più imprevedibili. È una proposta, pienamente condivisa dalla Regione, dell’associazione bolognese Loto onlus, che si occupa nello specifico di tumore dell’ovaio, aiutando le pazienti e operando perché ci sia sempre più informazione su questa patologia. Patologia che vede, a livello nazionale, circa 5.200 nuovi casi l’anno, di cui 350-400 in Emilia-Romagna.

In arrivo decreto attuativo legge Gelli su assicurazioni, dubbi FNOMCeO

(da AdnKronos Salute)   Sarebbe in arrivo, emanato dal ministro dello Sviluppo economico, di concerto con quello della Salute, oltre che con quello dell’Economia, uno dei più importanti decreti attuativi della Legge 24/2017 sulla sicurezza delle cure", la cosiddetta Legge Gelli, ovvero "quello che regolamenta le polizze assicurative". Un decreto che arriverebbe "con un ritardo di due anni sulla tabella di marcia" ma sulla cui bozza (in circolazione in queste ore), la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) mostra perplessità. Proprio su questo tema - riferisce una nota - il presidente Fnomceo, Filippo Anelli, "aveva chiesto a Roberto Speranza, all’atto della sua nomina a ministro della Salute, di convocare le professioni sanitarie per impostare insieme ai professionisti, e ai cittadini, una politica di sostegno al Servizio sanitario nazionale. Ora l’occasione potrebbe farsi concreta".  

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Medicina estetica dall’odontoiatra: ecco limiti e ambiti

(da DottNet)  Sì alle "terapie con finalità estetica, da parte dell' odontoiatra, solo dove queste siano destinate alla terapia delle malattie e anomalie congenite e acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti". Così il ministero della Salute ha risposto ai quesiti che la direzione generale delle Professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale (Dgprof), aveva posto al Consiglio superiore della sanità, riportando alcune osservazioni relative alla liceità delle terapie estetiche del viso da parte dei laureati in Odontoiatria e protesi dentale poste dall' Associazione italiana di medicina estetica odontoiatrica (Simeo), dall' associazione Perioral e Oral Integrated Esthetic Sciences International Society (Poiesis) e dall' Associazione nazionale dentisti italiani (Andi).    Per 'relativi tessuti', spiega l' Andi, "si intendono le zone perilabiali e dei mascellari inferiore e superiore, fino all' area sottozigomatica - e solo ove contemplate in un protocollo di cura odontoiatrica ampio e completo proposto al paziente, tale da rendere la cura estetica 'correlata', e non esclusiva, all' intero iter terapeutico odontoiatrico proposto al paziente medesimo". Il documento, fa sapere l' Andi, esplicita "che la professione di odontoiatra e professione specifica da quella di medico, specializzato o no in odontostomatologia; che la professione di odontoiatra si basa sulla formazione odontoiatrica, differente dalla formazione prevista per il laureato in medicina e chirurgia. Le terapie attuate non potranno, tuttavia, essere eseguite con l' impiego di dispositivi medici e farmaci immessi in commercio per finalità terapeutiche diverse dalla cura di zone anatomiche che sfuggono alle previsioni dell' art.2 della legge 409/85".  Al termine il documento auspica "che il percorso formativo in odontoiatria preveda e conferisca le competenze necessarie per tutte le attività di prevenzione, di diagnosi e di trattamento, estetiche e funzionali, relative ad anomalie e malattie dei denti, della bocca, delle mascelle e dei tessuti attigui, vale a dire la zona perilabiale e dei mascellari superiore e inferiore fino all' area sottozigomatica". Simeo, Poiesis e Andi, attraverso i commenti dei rispettivi presidenti si dichiarano moderatamente soddisfatti, sottolineando come il documento rappresenti sicuramente un passo avanti, ma sottolineano tutti che la strada da percorrere sia ancora molta. Per il presidente Andi Carlo Ghirlanda, "il parere del Css conferma l' estensione dell' area di nostra competenza di intervento rispetto a quanto stabilito in precedenza e il fatto che una volta che le Università avranno introdotto la formazione in 'estetica dei tessuti relativi alle aree di competenza odontoiatrica' nel corso di laurea in Odontoiatria, il limite funzionale e quello sui vincoli sul materiale da usare e sulla stretta correlazione alla terapia odontoiatrica saranno superati".   "Soddisfazione, dunque, rispetto alle determinazioni del passato ma, conclude Ghirlanda - con la consapevolezza di dovere ancora continuare il percorso nella affermazione delle prerogative delle competenze dell' Odontoiatra in medicina estetica del viso poiché il parziale riconoscimento non è ancora esaustivo". "Ci auguriamo, che dopo questo pronunciamento - commenta Alberto Massirone, presidente del Collegio italiano delle società scientifiche di Medicina Estetica, che era stata audita dal Css a novembre scorso - vi sia una reale sinergia tra le categorie professionali di medici estetici ed odontoiatri, prevedendo la collaborazione dei medici estetici per l' esecuzione delle terapie di medicina estetica di loro assoluta e innegabile competenza che, con i trattamenti di riabilitazione odontoiatrici, possono permettere di offrire ai nostri pazienti un ottimale risultato funzionale ed estetico. Sinergia imprescindibile per la sicurezza del paziente e per offrire un programma terapeutico completo di gestione medico estetica del volto che, secondo la buona pratica clinica della nostra disciplina, deve essere considerato nella sua globalità".

Essere sposati riduce il rischio di demenza

(da AGI)  Il matrimonio fa bene al cervello. Uno studio della Michigan State University, pubblicato sulla rivista 'The Journals of Gerontology: Series B', ha scoperto che le persone sposate hanno meno probabilità di soffrire di demenza quando invecchiano. Al contrario, le persone divorziate, specialmente gli uomini, hanno circa il doppio delle probabilità rispetto alle persone sposate di sviluppare la demenza.  Per arrivare a questi risultati i ricercatori hanno coinvolto sia persone sposate, che celibi, separate, divorziate, conviventi e vedove, per un totale di oltre duemila soggetti di età superiore ai 52 anni d'età. Tra questi, i divorziati avevano il più alto rischio di demenza.     "Questa ricerca è importante perché il numero di adulti non sposati negli Stati Uniti continua a crescere, poiché le persone vivono più a lungo e le loro storie coniugali diventano più complesse", ha detto Hui Liu, che ha coordinato lo studio. "Lo stato civile è un fattore di rischio/protezione sociale importante, ma trascurato per la demenza", aggiunge.  I ricercatori hanno anche scoperto che le diverse risorse economiche spiegano solo in parte il rischio di demenza più elevato tra gli intervistati divorziati, vedovi e non sposati, ma non sono stati in grado di spiegare il perché sembrerebbe esserci un rischio maggiore nei conviventi.   Inoltre, fattori legati alla salute, come cattive abitudini e condizioni croniche, hanno leggermente influenzato il rischio tra divorziati e sposati, ma non sembrano influenzare altri stati coniugali. "Questi risultati saranno utili per i responsabili delle politiche sanitarie e i professionisti che cercano di identificare meglio le popolazioni vulnerabili e di progettare strategie di intervento efficaci per ridurre il rischio di demenza", conclude Liu.

Polizze assicurative, si cambia. Le nuove regole

(da DottNet)  Stanno per arrivare nuove polizze assicurative dei medici che dovranno avere caratteristiche ben precise per poter essere valide. Lo prevede lo schema di decreto del Ministero dello sviluppo economicp che, in attuazione della legge Gelli, determina i requisiti minimi delle polizze assicurative per i sanitari e che, se dovesse essere approvato, porterà delle importanti novità in materia. Tra di queste, merita una particolare menzione la nuova regolamentazione dell'efficacia temporale della garanzia assicurativa.   Infatti, lo schema di decreto prevede un periodo di ultrattività obbligatoria della copertura assicurativa del medico per tutte le richieste di risarcimento che sono presentate per la prima volta entro i dieci anni successivi alla cessazione dell'attività e che sono riferite a fatti generatori di responsabilità che si sono verificati nel periodo di efficacia della polizza. Come spiega Studio Cataldi, a garanzia dell'effettività di tale ultrattività, la norma prevede anche che la stessa è estesa agli eredi del sanitario e che non è possibile assoggettarla a clausola di disdetta.   Sempre con riferimento all'efficacia temporale della garanzia assicurativa, lo schema di decreto precisa che questa va prestata nella forma claims made e che deve operare per le richieste di risarcimento che sono presentate per la prima volta durante il periodo di vigenza della polizza e che si riferiscono a fatti verificatisi in tale periodo e nei dieci anni precedenti la stipula del contratto assicurativo. In ogni caso, l'assicurato è gravato dell'obbligo di dare avviso all'assicuratore di qualsivoglia sinistro gli sia stato denunciato nel termine massimo di 30 giorni da quello in cui è pervenuta la richiesta o l'assicurato ne abbia avuto conoscenza. L'avviso, tuttavia, non va dato se, nel predetto termine, l'assicuratore interviene alle operazioni di salvataggio o di constatazione del sinistro.

La coppetta mestruale valida alternativa agli assorbenti per molte donne.

(da Doctor33)   Secondo una metanalisi pubblicata su 'Lancet Public Health', le coppette mestruali possono costituire un'alternativa sicura ed efficace ai tamponi e agli assorbenti. «Le ragazze e le donne hanno bisogno di prodotti efficaci, sicuri e convenienti da usare nel periodo mestruale. I prodotti monouso vengono regolarmente selezionati dalle agenzie governative per le situazioni povere di risorse, e la coppetta mestruale è un'alternativa meno conosciuta. Abbiamo voluto valutare i dati riferiti da studi internazionali sulle perdite, l'accettabilità e la sicurezza della coppetta mestruale e anche la disponibilità internazionale di questo dispositivo» afferma Anna Maria van Eijk, della Liverpool School of Tropical Medicine, nel Regno Unito, prima autrice del lavoro. Per raggiungere il loro obiettivo, i ricercatori hanno esaminato 43 studi qualitativi e quantitativi che hanno coinvolto un totale di 3.300 donne che hanno usato le coppette mestruali e hanno riferito le loro impressioni a riguardo. Di questi studi, 15 hanno riguardato paesi a basso e medio reddito. In quattro studi i tassi di perdite con coppette mestruali sono risultati simili o inferiori rispetto ad altri prodotti per l'igiene mestruale, e anche i tassi di infezione sono risultati inferiori o comparabili. In tutti gli studi qualitativi l'uso della coppetta mestruale ha richiesto una fase di familiarizzazione durata diversi cicli e il supporto di altre donne utilizzatrici ha migliorato l'accettazione. Il 73% delle partecipanti a 13 studi, comunque, ha dichiarato di voler continuare a utilizzare il dispositivo al termine del periodo di valutazione. Gli eventi avversi hanno incluso cinque casi di sindrome da shock tossico, difficoltà per la rimozione del dispositivo che ha richiesto assistenza medica e dislocazione di dispositivi intrauterini (IUD). «La nostra revisione indica che le coppette mestruali sono un'opzione sicura per la gestione del flusso mestruale e che sono disponibili in molte parti del mondo. Servono comunque ulteriori studi di buona qualità sull'effetto ambientale e sul rapporto costo-beneficio. Le donne con IUD, tuttavia, potrebbero dover considerare un'opzione alternativa per la pianificazione familiare o per la gestione del flusso mestruale» concludono gli autori. (Lancet Public Health 2019. Doi: 10.1016/S2468-2667(19)30111-2   http://dx.doi.org/10.1016/S2468-2667(19)30111-2)

La parodontite potrebbe accelerare l’invecchiamento del cervello

(da DottNet)    La parodontite, malattia gengivale che può portare anche a perdita di denti, potrebbe accelerare il naturale invecchiamento del cervello. Lo suggerisce uno studio su migliaia di individui di 20-59 anni pubblicato sulla rivista Clinical Periodontology e basato sull'analisi del database USA "National Health and Nutrition Examination Survey" (NHANES) e condotto presso il National Defence Medical Center di Taipei a Taiwan.  La parodontite è stata ipotizzata essere uno dei più comuni fattori di rischio per lo sviluppo della demenza. Al fine di verificare la relazione tra questa diffusissima malattia del cavo orale e l'indebolimento delle capacità cognitive, sono stati coinvolti 4.663 partecipanti che sono stati sottoposti a visite dentistiche e test per valutarne le funzioni cognitive.  I partecipanti sono stati suddivisi in gruppi a seconda che soffrissero di parodontite grave, moderata o lieve o che non presentassero affatto la malattia gengivale (sani). I risultati totalizzati ai test cognitivi hanno evidenziato una riduzione delle capacità mentali nei soggetti con parodontite da lieve a grave, rispetto agli individui sani, a parità di fattori influenti come età, livello di istruzione, malattie cardiovascolari e vizio del fumo. "Il nostro studio - scrivono gli autori - mostra che un cattivo stato parodontale è risultato associato a riduzione delle capacità cognitive In un campione significativo di individui". Lo studio è interessante in quanto sono stati considerati individui ancora giovani e quindi è stata valutata la naturale (non patologica) perdita di funzioni cognitive in un gruppo di individui sani (senza demenza), trovando un legame tra salute gengivale e capacità mentali, ha spiegato all'ANSA Cristiano Tomasi, dell'Università di Göteborg e socio della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP).

La vaccinazione antiifluenzale è un salvavita per il paziente iperteso

(da M.D.Digital)   La vaccinazione antinfluenzale nei pazienti con ipertensione arteriosa è associata a una riduzione del 18% del rischio di morte durante la stagione influenzale: è quanto sostiene una ricerca presentata al Congresso ESC 2019.   "Alla luce di questi risultati – commenta il primo autore della ricerca Daniel Modin, dell'Università di Copenaghen - sono convinto che tutti i pazienti con ipertensione arteriosa debbano sottoporsi a una vaccinazione antinfluenzale annuale. La vaccinazione è sicura, economica, prontamente disponibile e riduce l'infezione virale. Inoltre, il nostro studio suggerisce che potrebbe anche proteggere da infarti e ictus fatali e dalla morte per altre cause".  I ricercatori del Copenhagen University Hospital Gentofte coordinati da Daniel Modin hanno utilizzato il database del servizio sanitario della Danimarca per identificare 608.452 pazienti con ipertensione e li hanno seguiti durante nove consecutive stagioni influenzali (da 2007 a 2016). È emerso che la vaccinazione antinfluenzale in questa popolazione è associata a una diminuzione del rischio di morte per tutte le cause (18%), una diminuzione del rischio di morte per tutte le cause cardiovascolari (16%) e una riduzione del rischio di morte per infarto e ictus (10%). “Con questi dati, è mia opinione che tutti i pazienti con ipertensione debbano sottoporsi alla vaccinazione influenzale ogni anno - spiega Daniel Modin. - La vaccinazione antinfuenzale è sicura, efficace, poco costosa e accessibile a tutti. Inoltre, come abbiamo dimostrato, può proteggere da attacchi cardiaci e ictus e diminuire il rischio di morte per tutte le altre cause. Ma durante le nove stagioni influenzali che abbiamo monitorato, il tasso di vaccinazione antinfluenzale (almeno in Danimarca) ha oscillato tra 26 e 36%, il che significa che purtroppo tanti pazienti con ipertensione non si vaccinano contro l’influenza. A chi soffre di ipertensione arteriosa suggerisco di valutare con il medico il ricorso alla vaccinazione antinfluenzale”. (Modin D, et al. Influenza Vaccine in Heart Failure. Cumulative Number of Vaccinations, Frequency, Timing, and Survival: A Danish Nationwide Cohort Study. Circulation. 2019; 139: 575–586. https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.118.036788)

Inquinamento: microplastiche anche nelle feci umane

(da Quotidiano Sanità e Reuters Health)  Minuscoli frammenti di plastica penetrano nel corpo tramite l’aria che respiriamo e il cibo che mangiamo. I ricercatori della Medical University di Vienna- guidati da Philipp Schwabl – hanno esaminato i campioni fecali di otto persone provenienti da diverse località geografiche, riscontrando che tutti contenevano piccoli pezzi di plastica.  “Questa piccola serie di casi prospettica ha mostrato la presenza di varie microplastiche nelle feci umane e nessun campione è risultato libero dalle microplastiche”, commenta Philipp Schwabl. “Sono necessari studi più ampi per validare questi risultati”. Lo studio    Per avere un’idea di quanto possa essere diffusa l’ingestione di plastica, Schwabl e colleghi hanno radunato otto volontari disposti a tenere un diario alimentare per una settimana e successivamente a consegnare un campione di feci per l’analisi.I volontari provenivano da tutto il mondo: Giappone, Russia, Olanda, Regno Unito, Italia, Polonia, Finlandia e Austria. I loro diari alimentari hanno mostrato che tutti potevano essere stati esposti alla plastica tramite incarti dei cibi e bottiglie. Nessuno era vegetariano. Sei persone su otto avevano consumato pesce d’oceano. I campioni sono stati testati presso la Environment Agency Austria per verificare la presenza di 10 tipi di plastica con una nuova procedura analitica.  Sono stati individuati nove diversi tipi di plastica, con frammenti della dimensione da 50 a 500 micrometri. Le plastiche più comunemente rilevate sono state polipropilene e polietilene tereftalato. I campioni contenevano in media 20 particelle di microplastica ogni 10 grammi di feci.  Per la maggior parte, le particelle avevano la forma di frammenti e pellicole, raramente apparivano come sfere o fibre.  Non è noto da dove provenissero le microplastiche o come fossero state ingerite. Tuttavia, poiché vi erano diversi tipi di plastica, i ricercatori sospettano che vi fossero diverse fonti, dalla lavorazione e dal confezionamento dei cibi dai crostacei e dal sale marino.

Fatica dopo gli esercizi leggeri è segno di rischio per il cuore

(da DottNet)    Le persone della terza età a cui basta un esercizio fisico molto leggero per avere una sensazione di stanchezza e affaticamento sono maggiormente a rischio di infarto e ictus. A puntare l'attenzione su questo sintomo di possibili futuri problemi cardiovascolari è un articolo apparso sul 'Journal of American Heart Association'. Il team della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, negli Usa, ha esaminato 625 persone con età media di 68 anni, valutando per ciascun partecipante il proprio rischio cardiovascolare. Quindi è stato effettuato un test per misurarne la cosiddetta 'affaticabilità' che consisteva in 'una camminata estremamente lenta', ovvero farli camminare per 5 minuti su un tapis roulant ad un ritmo di circa 2,5 km all'ora.  Dopo aver studiato tutti i dati, i ricercatori hanno scoperto che le persone che avevano anni più alti punteggi di rischio cardiovascolare avevano maggiori probabilità di riferire che questo semplice compito era 'estenuante'. Chi presenta una sensazione di fatica anche dopo esercizi leggeri, e si tratta spesso di persone in sovrappeso, "dovrebbe prestare maggiore attenzione alla salute cardiovascolare e apportare modifiche che potrebbero ridurre il rischio", conclude l'autrice Jennifer Schrack, professore associato di epidemiologia. Tra queste, aggiunge, "seguire una dieta equilibrata e mantenere il giusto livello di attività fisica". Le malattie cardiovascolari, ricorda, sono la principale causa di morte in tutto il mondo e responsabili di circa 18 milioni di decessi ogni anno.

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