Burocrazia, la misura è colma

(da M.D.Digital)  "Il pass verde  - chiosa Angelo Testa, presidente nazionale Snami - per potersi spostare tra regioni  di colore diverso, per i vaccinati e i guariti e di 48 ore per chi si sottoporrà a test antigenico o molecolare con esito negativo, non è che la goccia che ha fatto traboccare il vaso della burocrazia già colm. Aumenteranno a dismisura, seppur in regime libero professionale, i tempi da dedicare alle incombenze non strettamente mediche della nostra giornata lavorativa, in un impegno che rischia di creare una eccessiva sovrapposizione con il lavoro prioritario della clinica e cura del paziente".   "Il nostro quotidiano di professionisti sanitari - aggiunge Gianfranco Breccia, segretario nazionale Snami - si è allungato a dismisura anche per la pandemia Covid che continua a vederci impegnati in prima fila e per la gestione di tutte le altre patologie che un tempo, in parte, potevamo inviare in consulenza specialistica, all’oggi notevolmente ridotta. Al di là  del pass  verde per cui il medico e il farmacista dovranno accedere al sistema tessera sanitaria con le proprie credenziali per ottenere il certificato del paziente, abbiamo la netta  sensazione che sicuramente non sarà l’ultima incombenza burocratica a carico del nostro comparto, ormai diventato una sorta di coperchio per tutte le pentole'.   "Come Snami - conclude Angelo Testa -  potremmo proporre una sorta di  settimana della vergogna in cui la Medicina di Famiglia fa esclusivamente green pass, vaccini, tamponi, prenotazioni e le mille altre incombenze burocratiche, alcune stupide e inutili, e nulla più. Tanto, è il sentore di molti di Noi, secondo la parte pubblica non abbiamo altro da fare".

Vaccino COVID-19: la scelta in gravidanza e allattamento

da Univadis)    Le donne in gravidanza con COVID-19 hanno un rischio più elevato rispetto alle donne non gravide con caratteristiche simili di andare incontro ad esiti negativi di salute, con rischi che possono anche essere maggiori per i loro figli. Pertanto, è fondamentale che le donne in gravidanza abbiano l'opportunità di essere vaccinate, in particolare se soddisfano i criteri per la vaccinazione. Tuttavia, poiché le donne in gravidanza sono state escluse dagli studi sulla vaccinazione COVID-19, abbiamo informazioni limitate su efficacia e sicurezza in questo gruppo di persone (1).

Vaccini e gravidanza

L'uso di vaccini per proteggere la donna gravida da malattie infettive è parte integrante della pratica ostetrica di routine. E’ noto che il vaccino contro l'influenza stagionale protegge le madri da malattie gravi e protegge i neonati nei primi mesi di vita. I vaccini contro il tetano, la difterite e la pertosse vengono somministrati in gravidanza tra la 26a e la 34a settimana di gestazione per proteggere la madre e il bambino. Questi vaccini forniscono la migliore protezione contro gli effetti di queste malattie e hanno eccellenti profili di sicurezza supportati da dati di studi su animali e da studi epidemiologici in donne in gravidanza (2). Nel caso di COVID-19, il tempo rappresenta un fattore essenziale da considerare per un buon esito degli interventi di cura.  Per le donne in età riproduttiva, comprese quelle in gravidanza o dopo il parto, la prevenzione di gravi malattie in corso di COVID-19 richiede una risposta tempestiva, che deve considerare le attuali conoscenze sull'efficacia e la sicurezza di questi vaccini (2).

Nonostante i criteri di eleggibilità restrittivi degli studi sui vaccini contro COVID-19, si sono verificate diverse gravidanze dopo la fase di arruolamento, anche perché alcune non sono state rilevate durante lo screening di prevaccinazione. In uno studio Pfizer-BioNTech, si sono verificate 23 gravidanze e 12 nel gruppo vaccino. Nello studio sul vaccino Moderna, sono state segnalate 13 gravidanze, di cui 6 nel gruppo vaccinato. La revisione dell’ente regolatorio degli Stati Uniti (FDA) sulla tossicità riproduttiva per lo sviluppo e perinatale/postnatale del vaccino Moderna ha concluso che il vaccino non ha avuto alcun effetto negativo sulla riproduzione femminile, sullo sviluppo fetale/embrionale o sullo sviluppo postnatale ad eccezione delle variazioni scheletriche che sono comuni e tipicamente si risolvono dopo la nascita senza intervento. Non è ancora disponibile alcun follow-up a lungo termine su queste donne incinte o sui loro figli. Nello studio sul vaccino Janssen, ci sono state 8 e 4 gravidanze rispettivamente nei gruppi vaccino e placebo. C'è stato un aborto spontaneo (gruppo vaccino), un aborto incompleto (gruppo placebo), 2 aborti elettivi (gruppo placebo) e 1 gravidanza ectopica (gruppo vaccino).  Janssen ha presentato uno studio di tossicità riproduttiva sullo sviluppo e perinatale/postnatale in conigli che hanno ricevuto due volte la dose di vaccino umano prima dell'accoppiamento e durante i periodi di gestazione; la revisione della FDA su questo studio ha concluso che il vaccino “non ha avuto effetti negativi sulla riproduzione femminile, sullo sviluppo fetale/embrionale o sullo sviluppo postnatale” (3).

Sicurezza per la donna gravida e il feto 

Per i vaccini mRNA, l'mRNA non entra nel nucleo cellulare e ha un'emivita stimata di 8-10 ore. Il vaccino a vettore virale Janssen è modificato affinchè non possa replicarsi. Questo permette che non ci sia viremia durante la gravidanza e non prevede che il vaccino infetti il ​​feto. Data la breve emivita dell'mRNA del vaccino, è improbabile che venga trasmesso dalla madre al feto durante la gravidanza o al neonato durante l'allattamento. Se l'mRNA del vaccino entra nel latte materno, si prevede che venga scomposto durante il processo digestivo e non è probabile che venga assorbito in uno stato intatto e funzionale. È improbabile che il vaccino a vettore virale Janssen entri nel latte materno poiché la viremia non si verifica dopo la somministrazione. La proteina espressa dall'mRNA probabilmente rimane nel corpo per diversi giorni, in modo simile a quanto previsto con i tradizionali vaccini a base di proteine. È probabile che la proteina espressa rimanga associata alle cellule e quindi ha anche una bassa probabilità di trasmissione al feto durante la gravidanza o al lattante attraverso il latte materno. È improbabile che questi vaccini rappresentino un rischio per la donna incinta, che influiscano sul feto e ciò sembra ammissibile anche durante l'allattamento (3). 

L’insieme di dati acquisiti durante la campagna vaccinale ha portato il Center for Distasse Control and Prevention (CDC) ad orientare all'uso di questi vaccini durante la gravidanza e l'allattamento, in particolare alle donne gravide nel caso in cui fanno parte di un gruppo a cui è stato raccomandato il vaccino.  Il parere è stato supportato dall’analisi dei dati del programma di monitoraggio del CDC sulla sicurezza del vaccino v-safe, che a partire dal 16 febbraio 2021 ha ricevuto la segnalazione di più di 30.000 donne in gravidanza e comprende il monitoraggio di 275 gravidanze completate e 232 nati vivi. Le partecipanti sono stati controllate per aborto spontaneo e nati morti, complicazioni della gravidanza, ricovero in unità di terapia intensiva ostetrica, esiti avversi alla nascita, morte neonatale, ricoveri in nenatologia e difetti alla nascita. Ad oggi, gli esiti della gruppo gravidanza sono paragonabili ai tassi di fondo e sia nelle gravidanze che nei neonati non sono stati osservati esiti inaspettati correlati alla vaccinazione COVID-19 (4) .

Risposta immunologica al vaccino in gravidanza

I vaccini mRNA COVID-19 hanno dimostrato di essere immunogenici, in base alla valutazione delle risposte immunitarie sia umorali che cellulari, nelle donne in gravidanza, in allattamento e non gravide, che non allattavano. Dopo la seconda dose dei vaccini mRNA, il 13% delle donne in gravidanza e il 47% delle donne non gravide ha manifestato febbre. Ci sono dati coerenti a convalida che la vaccinazione provoca risposte anticorpali più elevate rispetto all'infezione (5,6). La rilevazione di anticorpi leganti e neutralizzanti nel sangue cordonale del neonato suggerisce un efficiente trasferimento transplacentare degli anticorpi materni. Come con la raccomandazione per difterite, tetano e la vaccinazione contro la pertosse in gravidanza per proteggere i neonati vulnerabili, la vaccinazione materna COVID-19 in gravidanza può conferire benefici simili ai neonati che potrebbero non essere idonei alla vaccinazione (6). 

Anticorpi post vaccino nel latte materno

Un recente studio ha analizzato, in 84 donne sottoposte volontariamente a vaccino anti-COVID-19, se l'immunizzazione materna provocasse la secrezione di anticorpi SARS-CoV-2 nel latte materno e valutato eventuali potenziali eventi avversi per le donne e i loro bambini (7). I dati documentano una forte secrezione di anticorpi IgA e IgG specifici per SARS-CoV-2 nel latte materno per 6 settimane dopo la vaccinazione. La secrezione di IgA era evidente già 2 settimane dopo la vaccinazione, seguita da un picco di IgG dopo 4 settimane (una settimana dopo la  seconda dose di vaccino).  Gli anticorpi trovati nel latte materno di queste donne hanno mostrato forti effetti neutralizzanti, suggerendo un potenziale effetto protettivo contro l'infezione nel neonato (7).

(1 - McSpedon C Pregnancy and COVID-19 AJN 2021;121:18-20 

2- Riley LE et al Inclusion of Pregnant and Lactating Persons in COVID-19 Vaccination Efforts Ann Int Med 2021;174:701-2

3- Blumberg D et al. COVID-19 Vaccine Considerations during Pregnancy and Lactation Am J Perinatal 2021; 38: 523-28

4- Shimabukuro T. COVID-19 vaccine safety update. Advisory Committee on Immunization Practices(ACIP) presentation March 1, 2021. 

5- Wang  Z, et al. mRNA vaccine-elicited antibodies to SARS-CoV-2 and circulating variants.   Nat 2021;592:616-22.

6- Collier AY et al. Immunogenicity of COVID-19 mRNA Vaccines in Pregnant and Lactating Women. JAMA. Published online May 13, 2021. doi:10.1001/jama.2021.7563

7- Perl SH, et al. SARS-CoV-2–Specific Antibodies in Breast Milk After COVID-19 Vaccination of Breastfeeding Women. JAMA. 2021;325:2013–4)

Le sigarette compromettono le cure odontoiatriche

(da DottNet)  Per non mandare in fumo la salute di denti e gengive bisogna smettere di fumare:tanti italiani non ci provano o falliscono.Lo sottolinea la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) per la Giornata Mondiale Senza Tabacco che si è svolta il 31 maggio, riferendo i dati di un'indagine su 2600 italiani condotta da LILT e SWG che ha mostrato come pochi siano riusciti a utilizzare la 'pausa forzata' del lockdown per spezzare la dipendenza dal fumo. Meno di 1 su 2 ha cercato di smettere La maggioranza non ha cambiato abitudini o ha fumato di più per la difficoltà a gestire ansia e stress. Smettere di fumare è però un investimento: i fumatori sono più fragili di fronte a Covid-19 e le sigarette danneggiano la salute orale.Aumentano la deposizione di placca e così chi fuma ha un rischio da 2 a 3 volte più elevato di andare incontro a parodontite. Il fumo inoltre peggiora o rallenta la guarigione dopo trattamenti o interventi di chirurgia orale."Paura, ansia e stress-evidenzia Luca Landi, presidente SIdP- sono stati per molti un ostacolo alla cessazione del fumo, ci si è aggrappati alla sigaretta per gestire emozioni negative. Circa il 30% ha fumato di più, il 15% ha visto ridursi la motivazione a smettere. La potenziale maggiore gravità di Covid-19 nei fumatori invece deve essere utilizzata come un'informazione dal grosso impatto. Ciò è ancora più importante nei pazienti con parodontite fumatori e che stanno manifestando disagio psicoemotivo per la pandemia: lo stress è uno dei motivi principali per cui non si riesce a non fumare,strategie di controllo sono essenziali perché la 'triade' fumo,stress e placca batterica è potenzialmente esplosiva per la salute orale"."Superato lo stress generato dal lockdown forzato - aggiunge Silvia Masiero, coordinatore commissione editoriale SIdP -i fumatori potrebbero essere più ricettivi verso i messaggi sulla cessazione del fumo. L'odontoiatra e l'igienista dentale possono utilizzare strumenti di valutazione del grado di dipendenza per indicare il percorso più efficace.A volte bastano consigli come provare a rimandare più a lungo possibile l'accensione della sigaretta,controllare la respirazione,bere più acqua e distrarsi, ad esempio con una passeggiata.In altre situazioni è necessario rivolgersi ai centri anti-fumo". 

Certificati Covid. Ci sarà una piattaforma nazionale e sarà scaricabile anche tramite Fascicolo sanitario e App Immuni.

È previsto nel decreto legge "Governance e Semplificazioni" pubblicato ieri notte in Gazzetta. La piattaforma per l'emissione e la validazione delle certificazioni verdi Covid, operabili a livello nazionale ed europeo, sarà realizzata attraverso l’infrastruttura del Sistema Tessera Sanitaria. Le certificazioni disponibili ai vaccinati sia con l’inserimento nel fascicolo sanitario elettronico che tramite l’app Immuni   Leggi L'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=95983&fr=n

Consiglio di Stato: il medico è libero di prescrivere il farmaco più appropriato

(da DottNet)    Il Consiglio di Stato ribadisce come il medico debba essere libero di prescrivere il farmaco da lui ritenuto maggiormente appropriato al caso clinico che deve trattare e qualora la scelta di appropriatezza terapeutica ricada sul farmaco on-label più costoso del medicinale prescrivibile off-label, “ciò non comporta alcuna conseguenza né economica né disciplinare per il prescrittore, né tantomeno comporta oneri a carico della struttura sanitaria presso cui il paziente è stato curato".

La sentenza nasce da un ricorso della Regione Lombardia contro la sentenza del Tar che, lo scorso agosto, aveva annullato la delibera della Giunta regionale n. XI/1986, in merito alla “Determinazione del rimborso regionale delle prestazioni farmacologiche per il trattamento della degenerazione maculare legata all’età e della compromissione visiva dovuta a edema maculare diabetico con i farmaci ANTI-VEGF intravitreali”.  La delibera stabiliva che, “dal 1 agosto 2019 per il trattamento della degenerazione maculare legata all'età e della compromissione visiva dovuta a edema maculare diabetico relativamente al trattamento con i tre medicinali che sono rendicontati in File F [cioè Eylea (di Bayer), Lucentis (di Novartis) e Avastin (di Roche)] un rimborso pari a 55,6 Euro per singola somministrazione per occhio”.

Una decisione contro cui la Bayer aveva presentato ricorso al Tar, ritenendo la delibera illegittimamente basata su un giudizio di equivalenza terapeutica riservato per legge all’Aifa. I giudici del Tar avevano quindi osservato come, “anche se l'equivalenza terapeutica ha la finalità di agevolare l'acquisto di farmaci in concorrenza, il principio non potrebbe essere spinto fino al punto da violare la libertà prescrittiva del medico e il principio di continuità terapeutica”. La “delibera impugnata comporta surrettiziamente (senza prevederlo formalmente) una palese coercizione del medico, tenuto conto che il farmaco on-label viene rimborsato dalla struttura presso cui è erogato in modo del tutto disancorato dal costo del farmaco, con la conseguenza che la differenza rimane a carico della struttura sanitaria, non potendo neppure essere richiesto un contributo del paziente, trattandosi di farmaco classificato in classe H/OSP a totale carico del SSR”.

La coercizione indiretta conseguente al parziale rimborso del costo del medicinale, per il giudici, “è tale da compulsare la libertà prescrittiva del medico, anche ledendo il principio della continuità terapeutica”. In pratica la Regione - come riferisce il Tar e come si legge su Quotidiano Sanità - ha esorbitato dalle proprie attribuzioni, invadendo le competenze esclusive di AIFA in tema di determinazione del prezzo di rimborso a carico del S.S.N., realizzando un indebito condizionamento sul medico prescrittore ed alterando anche i principi relativi all’impiego off label dei farmaci”. Dunque, riconoscendo un rimborso fisso, di gran lunga inferiore al costo di acquisto del medicinale effettivamente somministrato (anche dello stesso Avastin), la Regione ha imposto direttamente a carico della struttura erogatrice un onere economico “improprio”, pari al “differenziale” di prezzo.

“Onere, quest’ultimo - osserva il Consiglio di Stato, riporta Quotidiano Sanità -, che non solo non è contemplato dalla legge, ma che dovrebbe comunque essere sostenuto dal S.S.N. costituendo una quota parte del prezzo di rimborso negoziato a livello statale dall’AIFA. In tal modo, il medico prescrittore è stato posto dinanzi all’alternativa se prescrivere il farmaco che ritiene – in scienza e coscienza – più adatto alle condizioni cliniche del paziente, scaricando però sulla propria struttura di appartenenza il “maggior costo” non rimborsato dalla Regione, oppure preferire quello off label solo perché rimborsato quasi integralmente. Tenuto conto che il divario di prezzo tra Avastin e gli altri medicinali prescrivibili on label è assai rilevante, il medico è indotto a prescrivere il farmaco più economico, con conseguenze lesive degli interessi economici delle società farmaceutiche appellate”.

Covid: infezione può causare disfunzione erettile per mesi

(da AGI) Covid-19 può essere responsabile dell'insorgenza della disfunzione erettile per diversi mesi dopo la ripresa del paziente dalla malattia. Un gruppo di scienziati dell'Università di Miami ha analizzato il tessuto del pene di due pazienti Covid guariti, uno di 65 anni e l'altro di 71 anni d'età, affetti da disfunzione erettile. Stando a quanto riportato dalla rivista 'World Journal of Men's Health', i ricercatori hanno scoperto che virus erano ancora presente nel tessuto del pene analizzato più di sei mesi dopo che i pazienti si erano ammalati. Uno degli uomini ha avuto una forma di Covid-19 grave, tanto che è stato ricoverato in ospedale. L'altro, invece, ha avuto una forma lieve della malattia. Questo, secondo i ricercatori, suggerisce che chiunque si infetti può essere a rischio di sviluppare la disfunzione erettile. Sappiamo che il virus può danneggiare i vasi sanguigni e gli organi interni, ma questa ricerca conclude che può anche bloccare il flusso di sangue ai genitali, rendendo difficile mantenere una vita sessuale attiva. Il virus potrebbe innescare gonfiore e disfunzione nei rivestimenti dei vasi sanguigni che attraversano il corpo e arrivano nel pene. "Abbiamo scoperto che gli uomini che in precedenza non avevano problemi di disfunzione erettile hanno sviluppato una disfunzione erettile piuttosto grave dopo l'inizio dell'infezione da Covid", dice Ranjith Ramasamy, che ha condotto il piccolo studio. "Questo suggerisce che gli uomini che sviluppano un'infezione da Covid dovrebbero essere consapevoli che la disfunzione erettile potrebbe essere un effetto avverso del virus", aggiunge, invitando i pazienti con questo problema a rivolgersi al medico.

Comunicato video per campagna vaccinale OMCEO Ravenna – Liceo Classico Alighieri

Alla FNOMCEO – Roma

All’ENPAM – Roma

Agli OMCEO – Loro sedi

Si trasmette il comunicato con preghiera di pubblicazione e divulgazione nei modi che le SS.VV. riterranno più opportune, relativo alla pubblicazione sul canale istituzionale dell’Ordine dei Medici di Ravenna del video a favore della campagna vaccinale anti COVID-19. Si ringrazia sin d’ora. Stefano Falcinelli, Presidente dell’OMCEO di Ravenna.

https://www.omceo-ra.it/news/aggiornamenti/news/275-il-tempo-dei-costruttori-video-campagna-vaccinale-covid

COMUNICATO:

Il percorso di Potenziamento biomedico, nato dalla collaborazione tra il Liceo classico “Dante Alighieri” e l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Ravenna, è un progetto innovativo, realizzato in base alle norme dell’autonomia scolastica, che ha permesso agli studenti delle classi 3A e 3B dell’indirizzo classico di approfondire argomenti di grande attualità e interesse tra i quali quelli relativi al sistema immunitario e alle vaccinazioni, con la finalità trasversale di far acquisire loro quegli strumenti indispensabili per discriminare tra informazione e disinformazione.

Le attività, riconosciute anche nell’ambito dei “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento,” coordinate e curate dalle docenti di Scienze Naturali, Chimiche e Biologiche, professoresse Chiara Pini e Mariella Gulfo, e dal Dott. Marco Montanari, medico referente dell’Ordine per il progetto, sono state realizzate in forma di webinar, di lezioni frontali e di laboratori pratici virtuali.

Il video, tra i prodotti finali del progetto, vuole rappresentare una testimonianza tangibile di cittadinanza attiva e di educazione alla diffusione della cultura scientifica.

“Il tempo dei costruttori “ è lo spunto nato dal discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui va tutta la nostra stima e riconoscenza.

Che cosa significa essere costruttori per studenti liceali?

I ragazzi hanno approfondito il significato del termine “costruire” e compreso che si riferiva a qualcosa di più elevato, di più ampio, ai principi della nostra carta costituzionale e dunque al valore del bene comune cui tutti i cittadini debbono concorrere.

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale “ (art. 2 C.)

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica…..” (art.9 C.)

“…. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” 

(art. 4 C.)

Limitarsi a riconoscere diritti non basta a garantirne l’effettivo esercizio, occorre che al riconoscimento di un determinato diritto corrisponda l’adempimento di un dovere da parte di qualcun altro.

“Costruttori” sono coloro che per intelligenza, passione, responsabilità si impegnano alla formazione di una nuova cittadinanza che si sostanzia in azioni orientate all’informazione, alla formazione e all’azione.

In quest’ottica, per gli educatori, assume rilevanza e significato l’insegnamento dell’educazione civica introdotto in forma sperimentale nel curricolo obbligatorio.

In quest’ottica, gli studenti del Liceo classico Dante Alighieri hanno pensato di donare il loro contributo come ambasciatori della salute alla comunità ravennate e non solo.

Da un incontro organizzato tra gli scriventi da una preziosa e instancabile collaboratrice quale la professoressa Chiara Ercolani, in una calda giornata di luglio dello scorso anno, è nato dunque un progetto per il quale si ringraziano il Dott. Marco Montanari per la passione coinvolgente e la professionalità, le professoresse Chiara Pini e Mariella Gulfo per la guida sapiente e attenta con cui hanno preparato gli studenti e gli studenti che hanno partecipato a tutte le attività del progetto fino alla realizzazione del presente video.

Il Dirigente Scolastico

Prof.ssa Giuseppina Di Massa

Il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Ravenna

Dott. Stefano Falcinelli

L’Enpam vende i suoi immobili per 842 milioni e guarda al futuro con tranquillità

(da enpam.it)    Il Cda dell’Enpam ha accettato l’offerta del gestore statunitense Apollo Global Management per l’acquisto dell’intero patrimonio immobiliare di proprietà diretta dell’ente di previdenza dei medici e degli odontoiatri.  Gli immobili, a bilancio per un valore di 686 milioni di euro, verranno venduti a 842 milioni, permettendo all’ente di incassare anche una plusvalenza di 156 milioni di euro, destinati a rafforzare la sostenibilità del sistema previdenziale dei camici bianchi.   L’Enpam aveva lanciato nel 2019 l’operazione denominata Project Dream, mettendo sul mercato un pacchetto di 68 immobili, principalmente direzionali dislocati a Roma e in Lombardia, ma anche abitativi (in prevalenza a Milano e hinterland), oltre che ricettivi e logistici. Si trattava perlopiù di immobili acquistati tra gli anni Sessanta e l’inizio degli anni Novanta, e dunque ben prima che l’Ente previdenziale venisse privatizzato nel 1995.  In gara per l’acquisto dei circa 759mila metri quadri commerciali, si sono presentati 43 operatori italiani e internazionali, mentre tre sono arrivati alla fase finale sottoponendo un’offerta vincolante, con Apollo che l’ha spuntata grazie all’offerta più alta.

La conclusione di Project Dream rappresenta per Enpam il coronamento di una strategia che ha puntato a dismettere la proprietà diretta di immobili, diventata ormai sempre meno conveniente per un ente previdenziale. “In linea con l’obiettivo primario dell’Enpam, che è quello di mettere efficacemente a reddito il patrimonio per pagare pensioni agli iscritti, abbiamo deciso di dismettere gli immobili di diretto possesso per reimpiegare le risorse ricavate in investimenti più redditizi e diversificati”, commenta il presidente dell’ente di previdenza Alberto Oliveti.  Con la dismissione l’Enpam realizza anche importanti risparmi. Già dal prossimo 2022, tra Imu, Tasi e costi vari di gestione legati agli stabili venduti, l’ente avrà 40 milioni di euro in meno di spese all’anno.  “Ricordiamo che nel giro di un paio d'anni toccheremo l’apice dei pensionamenti e il saldo tra contributi incassati e pensioni pagate si assottiglierà – aggiunge Oliveti –.  Grazie a quest’operazione guardiamo al futuro con tranquillità ancora maggiore, potendo contare su un patrimonio che offrirà riserve adeguate e rendimenti tali da garantire il rispetto degli impegni presi nei confronti degli iscritti”.  

La complessa procedura di Project Dream, una delle più importanti e imponenti operazioni immobiliari di mercato realizzate in Italia negli ultimi anni, si è potuta svolgere rapidamente grazie all’autonomia di cui è dotata l’Enpam. La cassa, con un procedimento ad evidenza pubblica, ha dapprima selezionato un valutatore indipendente (Duff&Phelps) e un advisor per la gestione della gara (Deloitte). Quest’ultimo è stato l’unico interlocutore a tenere i rapporti con i candidati acquirenti, senza coinvolgimento dell’Enpam, secondo il principio della segregazione dei compiti. Lungo l’intera operazione l’Enpam è stata assistita, per gli aspetti legali, dagli avvocati Angelo Piazza, Luca Leone e Paola Conio. Gli aspetti fiscali sono stati seguiti da Stefano Petrecca dello studio Cba.   L’acquirente selezionato, Apollo Global Management, che agisce per conto di un fondo di investimento dallo stesso gestito, è un leader globale nella gestione di investimenti alternativi con un patrimonio di circa 461 miliardi di dollari al 31 marzo 2021, ripartito in fondi di private equity, credito e real asset.

Al via il primo test clinico per la cannabis contro l’emicrania

(da DottNet)   Per la prima volta un test clinico cercherà di verificare l'efficacia della cannabis come terapia dell'emicrania. La sostanza è usata contro questa patologia da migliaia di anni, sottolineano i ricercatori dell'università di San Diego nel comunicato di annuncio, ma non c'erano mai stati studi organizzati. Ai partecipanti al test sarà dato 'random' il trattamento con Thc o Cbd, due principi attivi della cannabis, una combinazione dei due o un placebo. La sperimentazione sarà condotta in doppio cieco, cioè con i ricercatori che daranno la terapia e valuteranno gli effetti non sapendo quale trattamento il paziente studiato ha ricevuto. Al momento sono 20 i partecipanti, che dovrebbero arrivare a 90 entro la fine del trial. "Molti pazienti che soffrono di emicrania l'hanno avuta per molti anni senza parlarne con un medico - sottolinea Nathaniel Schuster, uno dei ricercatori -. Ora quando ci chiedono se la cannabis funziona contro la malattia non abbiamo nessun dato sperimentale per rispondere".  Negli ultimi anni sono sempre di più i test clinici che provano l'efficacia di alcune sostanze per curare malattie.  Pochi giorni fa ad esempio uno studio ha dimostrato che l'mdma, principio attivo dell'ecstasy, può curare i sintomi del disturbo da stress post traumatico se associato alla psicoterapia.

Dl Covid. Via libera definitivo alla Camera. Lo ‘scudo penale’ per gli operatori sanitari è legge

L'approvazione è arrivata con 311 voti favorevoli e 47 contrari. L'articolo 3-bis del provvedimento prevede che fatti di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale, commessi nell’esercizio di una professione sanitaria e che trovano causa nella situazione di emergenza, saranno punibili solo nei casi di colpa grave. Ai fini della valutazione del grado della colpa, il giudice dovrà tenere conto anche della limitatezza delle conoscenze scientifiche sulle patologie da Sars-Cov-2 e sulle terapie appropriate, nonché della scarsità delle risorse umane e materiali disponibili.  Leggi L'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=95851&fr=n

Contratto medici ospedalieri: sciolti i dubbi sull’applicazione

(da DottNet)    L’Aran (la controparte di negoziazione per i medici dipendenti pubblici) scioglie, in alcuni recenti orientamenti applicativi, alcuni dubbi riguardanti l’articolazione dei contratti degli ospedalieri.

1) Un dirigente medico che cambia disciplina a seguito di vincita di concorso e che deve nuovamente superare un periodo di prova, durante questa prova non può percepire la retribuzione di posizione ex art. 91 del Contratto dell’Area Sanitaria (direzione di struttura complessa, o semplice, incarico di alta professionalità, di studio e ricerca, ecc.).  

Compiuto il periodo di prova, dovrà essere corrisposto l’incarico professionale di base, di entità irrisoria (quindi penalizzante per un professionista che, magari, era già in possesso di una titolarità di struttura). L’Aran però aggiunge che "in seguito, al medesimo dirigente potrà essere conferito, previo avviso dio selezione interna, un diverso incarico" che potrà tenere conto dell’anzianità dirigenziale maturata non soltanto nella posizione attuale, ma anche presso altre strutture italiane o europee. In questo caso, la nuova retribuzione di posizione andrà erogata con decorrenza dalla data di conferimento del nuovo incarico.

2) Il dirigente medico neoassunto in corso d’anno può fin da subito optare per il rapporto di tipo non esclusivo (cioè dichiarando di voler svolgere attività extra moenia)? 

La risposta dell’Aran è affermativa. Il neoassunto, a termini di contratto, deve dichiarare, già nella fase iniziale di assunzione, l’opzione per il rapporto di lavoro esclusivo o non esclusivo, da riportarsi nel contratto individuale di lavoro. Rimane ferma la possibilità, entro il termine del 30 novembre dell’anno di assunzione e degli anni successivi, di presentare la domanda di conversione, che avrà decorrenza dal 1° gennaio dell’anno successivo.

3) Per i medici dipendenti impiegati in attività di ricerca il contingente annuale massimo di riferimento per l’utilizzo dei permessi studio, utilizzabili per la partecipazione alle lezioni, è pari al 3% dell’impegno orario complessivo, in relazione al solo personale in servizio a tempo indeterminato presso ciascuna Azienda o Ente all’inizio di ogni anno. 

L’Aran segnala che, oltre a questi permessi, le disposizioni contrattuali in vigore prevedono anche i permessi retribuiti per motivi personali o familiari (art. 37 del Contratto del 2018), e i permessi retribuiti per esami e concorsi (art. 36). Inoltre, nell’art. 58, sono fatte salve le altre ipotesi di assenza dal lavoro stabilite da specifiche disposizioni di legge, anche attinenti a motivi di studio e ricerca.

4) La Corte Costituzionale (pronuncia 58/2021) ha dichiarato legittima la riduzione da tre a due anni della validità delle graduatorie per il reclutamento del personale (anche medico) presso le pubbliche amministrazioni. 

Contrariamente a quanto denunciato dalla Regione Val d’Aosta, la Consulta ha detto che questa disposizione non ha violato la specifica competenza regionale in merito, perché la norma in questione rientra nella competenza legislativa nazionale residuale in materia di ordinamento ed organizzazione amministrativa delle Regioni.

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