Uno spray nasale ci salverà dal Covid?

(da Fimmg.org e AGI)    Uno spray nasale per stroncare il contagio da Covid-19 sul nascere. È quello a cui lavora un gruppo di ricercatori, che ha già avuto risultati promettenti nella sperimentazione sui furetti: utilizzato settimanalmente lo spray potrebbe ridurre considerevolmente la replicazione del virus nell'organismo, riducendo le possibilità di trasmissione dell'infezione. Lo hanno scoperto gli esperti della Porton Down della Public Health England in un studio pubblicato sul sito open access bioRxiv.   Con la pandemia galoppante in tutto il mondo, scienziati di tutto il mondo lavorano al vaccino. Ma c'è chi invece si è concentrato su una molecola simile a un farmaco che interagisce con le cellule nella cavità nasale in modo da attivare il sistema immunitario dell'organismo.   Nello studio un gruppo di furetti ha ricevuto due dosi di una soluzione spray nasale con una molecola artificiale, realizzata dalla società australiana Ena Respiratory, sviluppata per potenziare il sistema immunitario.  Secondo i risultati del team, che devono ancora essere sottoposti a revisione, lo spray, applicato il giorno prima dell'esposizione al coronavirus, ha inibito la replicazione del virus nel naso e nella gola del 96 per cento, riducendo il rischio di infezione e le probabilità di trasmissione.

Coronavirus: esperti,una bocca sana migliora difese contro virus

(da  AGI)   Mantenere la bocca sana fa bene alla salute e in particolare a quella del cuore. Lo ricorda la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) in occasione della Giornata Mondiale del Cuore del 29 settembre, sottolineando come prevenire la parodontite, infiammazione gengivale grave che colpisce circa 8 milioni di italiani, riduca significativamente il pericolo per cuore e vasi. Lavare i denti almeno due volte al giorno abbassa la probabilità di aritmie e insufficienza cardiaca del 10% mentre la terapia non chirurgica della parodontite, riducendo la quantità di batteri presenti, diminuisce anche del 30% i principali fattori di rischio cardiovascolare per almeno 6 mesi. Prevenire l’infiammazione gengivale con un’adeguata igiene orale, inoltre, può essere importante anche per proteggersi da COVID-19: i batteri orali responsabili della parodontite possono infatti aggravare infezioni polmonari o facilitare la colonizzazione delle vie aeree da parte di agenti infettivi come il Coronavirus. “Questi dati confermano che la salute della bocca si riverbera sullo stato di salute in generale e in particolare su quello cardiovascolare, con forti legami tra malattie del cavo orale e patologie sistemiche che vanno dal diabete all’artrite reumatoide e dall’ipertensione arteriosa fino all’Alzheimer. Per questo è importante evitare fattori di rischio, adottando stili di vita sani e una buona igiene orale, con visite periodiche dal dentista”  - osserva Luca Landi, presidente SIdP – Lavare i denti almeno due volte al giorno, meglio se tre, riduce il rischio di aritmie, infarto miocardico ed episodi cardiaci acuti; chi avendo la parodontite si sottopone a terapia non chirurgica per ridurre la quantità di batteri patogeni presenti nelle tasche parodontali riduce anche il numero di batteri virulenti nel sangue che contribuirebbero alla formazione degli ateromi e quindi al restringimento delle arterie. La terapia parodontale porta anche a una riduzione della proteina C reattiva, del fibrinogeno e di colesterolo LDL ossidato, ulteriori elementi coinvolti in un incremento dell’infiammazione dei vasi sanguigni e della probabilità di comparsa di aterosclerosi.

Enpam, con gli ultimi indennizzi erogati bonus per 260 milioni

(da enpam.it)    Ammontano a quasi 260 milioni di euro le risorse che l’Enpam, l’Ente previdenziale di medici e odontoiatri, ha messo in campo in questi mesi per sostenere i propri iscritti solo per quanto concerne i bonus e gli indennizzi mensili. BONUS ENPAM La voce più importante è quella che ha riguardato il cosiddetto bonus Enpam, il contributo di 1.000 euro al mese per tre mesi, erogato agli iscritti che ne avevano diritto, facendo affidamento solo sulle risorse proprie della Fondazione. In questo caso la spesa affrontata finora è stata pari a poco più di 145 milioni di euro. Tra l’altro, proprio lo scorso 17 settembre sono state saldate 9 domande residuali relative a questo indennizzo. INDENNIZZI STATALI Circa 90 milioni invece è il plafond utilizzato a oggi per pagare gli indennizzi statali, quelli relativi ai mesi di marzo e aprile (dell’importo di 600 euro) e di maggio (di 1.000 euro). A questo proposito lo scorso 15 settembre l’Enpam ha liquidato tutte le 2.287 nuove domande di indennizzo statale relative al mese di maggio pervenute dal 15 agosto al 14 settembre, per un importo complessivo di 2,287 milioni di euro. Questi bonifici si sommano a quelli inviati in automatico subito dopo Ferragosto a 40.636 medici e odontoiatri che avevano già ricevuto l’indennizzo nei mesi precedenti; da quel mandato di pagamento erano rimasti fuori solo 47 aventi diritto, che hanno comunque ottenuto l’indennizzo a metà settembre. È il caso di sottolineare che tutti questi esborsi sono stati anticipati dall’Enpam, mentre lo Stato ad oggi ha rimborsato solo quelli di marzo. BONUS ENPAM + Infine, circa 23,5 milioni di euro sono stati erogati finora dall’Enpam, nell’ambito del cosiddetto bonus Enpam Plus, un indennizzo, anche questo interamente a carico della Fondazione, che è stato introdotto per coprire una serie di soggetti che per ragioni diverse erano rimasti esclusi dal bonus Enpam. A questo proposito, sempre lo scorso 17 settembre, sono state liquidate altre 2.682 domande di indennizzo con un esborso pari a circa 5,6 milioni di euro. POSIZIONI PENDENTI In generale, per quanto riguarda possibili situazioni ancora pendenti, ad oggi non risultano bonus Enpam da pagare, ad eccezione di 7 domande per le quali gli iscritti avevano fornito un Iban errato. Per quanto concerne invece il bonus Enpam Plus, rimangono ancora da pagare solo le posizioni relative ai contribuenti morosi, per i quali è in corso una valutazione da parte del Servizio contributi della Fondazione. Infine un equivoco da chiarire. I medici e gli odontoiatri che avevano fatto domanda per il Bonus Enpam e se l’erano vista rigettare, ad esempio per un’irregolarità contributiva, una volta messisi in regola non riceveranno in automatico un bonifico, ma dovranno necessariamente ripresentare la domanda per il Bonus Enpam +. In diversi casi è infatti capitato di ricevere lamentele per presunti ritardi da parte dell’Enpam, quando invece non risultavano domande presentate.

Covid. Latte materno è sicuro, il virus non si trasmette al neonato

Il covid 19 non viene trasmesso dalla mamma positiva al neonato durante l'allattamento. Lo rileva una ricerca multicentrica coordinata dalla Città della Salute di Torino che ha analizzato i campioni di latte di 14 mamme positive al virus dopo il parto, controllando i loro neonati nel primo mese di vita. Il latte è risultato negativo al SARS-CoV-2 in 13 di questi campioni, mentre in un caso è stata identificata per un breve periodo la presenza dell’RNA virale.   Leggi L'articolo completo al LINK   

L’assistenza territoriale è la chiave per superare l’emergenza e riformare il SSN

(da M.D. Digital)  Sono le Regioni in cui l’assistenza sanitaria territoriale è più sviluppata quelle che hanno saputo gestire meglio l’emergenza provocata dalla pandemia di Covid-19. È quanto si evince dal Rapporto “Riportare la sanità al centro. Dall’emergenza sanitaria all’auspicata rivoluzione della governance del Ssn”, condotto dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e presentato di recente nel corso di un webinar a cui hanno preso parte accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo produttivo. Un chiaro esempio di quanto l’assistenza territoriale sia stata fondamentale nella gestione dell’epidemia si palesa dal confronto tra le regioni inizialmente più colpite dal coronavirus. Mentre nella prima settimana dello scorso marzo la Lombardia aveva deciso di ospedalizzare la quasi totalità dei malati (una percentuale che si avvicinava al 100%), il Veneto e l’Emilia-Romagna hanno scelto la via della presa in carico territoriale e hanno fatto ricorso principalmente a un largo uso di tamponi e all’assistenza domiciliare. Nello specifico, nella stessa settimana, in Veneto era ricoverato circa il 30% dei pazienti affetti da Covid-19 mentre in Emilia-Romagna poco meno del 60. A conti fatti, l’attività diffusa e mirata di screening e tamponi, l’isolamento domiciliare e la presa in carico attraverso l’assistenza integrata sono i fattori che più hanno contribuito a far diminuire la pressione sugli ospedali e sulle terapie intensive e, di fatto, a ridurre il tasso di mortalità legato alla diffusione del virus. Lo studio di I-Com  – curato dal presidente dell’istituto Stefano da Empoli e dal direttore dell’area Innovazione Eleonora Mazzoni – pone infatti l’accento sulla necessità di potenziare l’assistenza territoriale integrata per giungere a un’efficace riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e della governance farmaceutica. Secondo il Rapporto, ad acuire le differenze tra i sistemi sanitari delle diverse regioni italiane sono state soprattutto le misure di contenimento della spesa dedicata alla salute volte a migliorare l’efficienza del sistema, alle quali, tuttavia, non è seguita la promessa ristrutturazione. Basti pensare che tra il 2009 e il 2018 la spesa sanitaria pubblica italiana in relazione al Prodotto interno lordo ha subito una decrescita costante, passando dal 7,04% al 6,54. In pratica, lo 0,5% in meno. Un dato in controtendenza con quanto accaduto, invece, nello stesso periodo negli altri principali Paesi europei, come Germania e Francia in cui, seppur con un andamento oscillante, il peso della spesa sanitaria sul Pil è aumentato rispettivamente dello 0,18 e dello 0,67%. La contrazione dell’investimento pubblico in sanità emerge in maniera ancor più evidente se si osservano i dati sulla cosiddetta spesa out of pocket, ossia quella sostenuta dai cittadini con risorse proprie: in base alle elaborazioni degli analisti dell’istituto, gli italiani contribuiscono alla spesa sanitaria per il 23,1%. Una quota molto superiore a quella sostenuta dai cittadini tedeschi (12%) e francesi (9,2%). Per quanto concerne il tema del sottofinanziamento della spesa farmaceutica Eleonora Mazzoni ha tenuto a precisare: “Il comparto farmaceutico ha giocato, e continua a giocare, un ruolo fondamentale nella lotta al Covid-19 e, più in generale, nel Servizio sanitario nazionale”, secondo cui, oggi più che mai, “ripensare il ruolo dei farmaci e dei dispositivi medici all’interno del Ssn è un intervento prioritario, realizzabile solo se le scelte di politica sanitaria e farmaceutica verranno integrate con strumenti di politica industriale capaci di sostenere tanto gli investimenti nazionali quanto quelli dall’estero”. Questi ultimi dovrebbero essere diretti a realizzare un’assistenza sanitaria capace di acquistare le tecnologie disponibili al momento per rispondere in maniera adeguata alle previsioni del fabbisogno di cura della popolazione. Infine, lo studio sottolinea come la crisi innescata dalla pandemia da Covid-19 abbia impresso una significativa accelerazione alla semplificazione amministrativa nel settore della e-health e incoraggiato un impiego più diffuso, snello ed efficiente di soluzioni digitali già da tempo disponibili. Tra tutte, la telemedicina, il cui importante contributo nel rafforzamento della rete ospedale-medici-territorio è emerso chiaramente nel corso della crisi sanitaria degli ultimi mesi. Il servizio più utilizzato è stato quello della televisita (45%), che ha permesso di sopperire all’imposta distanza tra medico e paziente. Seguono, poi, il monitoraggio (32%), la teleconsulenza (9%), il teleconsulto (5%), l’assistenza da remoto, compresa quella svolta per e all’interno delle Rsa (7%) e, infine, la telecompagnia (2%). “La necessità di predisporre e utilizzare strumenti digitali e di telemedicina nella gestione dell’emergenza ha accelerato processi che sembravano fermi da tempo e dato vita a diverse soluzioni virtuose nelle regioni italiane”, ha osservato il presidente dell’Istituto per la Competitività Stefano da Empoli. Che ha poi indicato gli interventi prioritari da mettere in campo da questo punto di vista: “È necessario continuare ad agire per lo sviluppo dell’agenda digitale, con particolare riferimento alla dematerializzazione delle ricette, alla telemedicina, al Fascicolo sanitario elettronico e al digital therapeutics, mettendo a sistema le procedure attivate durante l’emergenza sanitaria”.

L’obiettivo del Rapporto I-Com    (consultabile al  LINK sottostante)

Il Rapporto ha come finalità proprio quella di analizzare e discutere gli interventi ritenuti ancora necessari per giungere a un’ efficace organizzazione del sistema sanitario e della governance farmaceutica. L’analisi procede da un lato alla luce delle criticità evidenziate dalla diffusione dell’epidemia da Covid-19 sul territorio italiano e, dall’altro, delle risposte date dall’intero sistema all’emergenza.

Il capitolo 1fornisce una fotografia della nascita e dell’evoluzione della pandemia di Covid-19 con particolare attenzione alla situazione in Italia. Secondo l’ultimo aggiornamento dei dati proposto nello studio (13 settembre 2020) i Paesi più colpiti nel mondo sono Stati Uniti, India, Brasile e Russia, mentre in Europa, Francia, Spagna e Regno Unito restano, secondo i dati cumulativi, quelli più colpiti dall’inizio della pandemia.

Il capitolo 2analizza la risposta italiana all’emergenza evidenziando in particolare le criticità che non hanno permesso al sistema sanitario nazionale di reagire in maniera tempestiva. L’organizzazione del sistema sanitario in Italia è passata negli ultimi dieci anni attraverso una serie di misure di contenimento della spesa che avrebbero dovuto essere rivolte a migliorarne l’efficienza ma, di fatto, non si sono accompagnate alla promessa ristrutturazione, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione e il ruolo dell’assistenza territoriale.

Nel capitolo 3si descrivere l’impegno profuso dall’industria farmaceutica europea nonché italiana nel fronteggiare la crisi sanitaria causata, su scala globale, dal virus SARS-CoV-2 e si procede a fare il punto sui trattamenti farmacologici attualmente disponibili e sulle sperimentazioni cliniche in atto per lo sviluppo di terapie e vaccini necessari al contrasto del virus.

Il capitolo 4, con sguardo lungimirante, valuta le azioni fondamentali messe in atto durante l’emergenza Covid-19 e che potrebbero costituire un punto di partenza per la riforma del sistema sanitario nonché della governance farmaceutica.

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Stanchi, depressi e spaventati: identikit dei guariti dal Covid

(da AGI)   “Quelli che avevano altre patologie prima di contagiarsi in alcuni casi hanno visto peggiorare la loro situazione”, raccontano i medici internisti toscani. Altri “li vediamo arrivare da noi con una grande stanchezza, qualche difficoltà respiratoria e tanta paura che l’incubo ritorni. Soprattutto quando ad essere stati colpiti sono i più giovani. E l’altro comun denominatore è uno stato depressivo che sicuramente non aiuta a imboccare la strada di una completa guarigione. A tracciare il profilo dei “sopravvissuti al Covid” è la dottoressa Paola Gnerre, dirigente di primo livello alla medicina interna 2 dell’ospedale San Paolo di Savona dove, grazie anche all’apporto del direttore del dipartimento di medicina della asl 2 savonese, il dottor Rodolfo Tassara, è nato uno dei primi day hospital per ex pazienti Covid, totalmente gratuito. Un progetto elaborato da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, che celebra in questi giorni a Roma il suo congresso in modalità mista, remoto/in presenza, all’interno del quale è stato presentato il modello di day hospital per i reduci del Covid già partito con delibere regionali in Liguria e Toscana e a macchia di leopardo in Lombardia, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Con le altre regioni pronte a seguire l’esempio. Il nuovo modello di presa in carico dei pazienti, che passata l’infezione rischiano di subire danni cronici non solo ai polmoni, ma anche a cuore, reni e cervello. Una formula che potrà essere utilizzata non solo per i “reduci del Covid, ma per aiutare a smaltire quegli 11 milioni di visite e accertamenti saltati durante il lockdown a discapito soprattutto dei malati cronici. L’idea è apparentemente semplice: istituire dei day hospital non solo terapeutici ma anche diagnostici, che grazie all’apporto multidisciplinare dei diversi specialisti medici consenta il follow up dei pazienti che sono passati per il Covid. Il tutto con esenzione dal ticket e seguendo la molto più snella lista di attesa intraospedaliera. Un modello non a caso messo a punto dai medici internisti della Fadoi, che lo hanno visto adottare per prima dalla asl 2 del savonese. Una indagine della stessa federazione mostra infatti come proprio la medicina interna sia stata in prima fila nella gestione dell’emergenza, con il 70% dei ricoveri Covid nei propri reparti. Ed è l’esperienza maturata sul campo, insieme agli studi internazionali ad aver mostrato come i pazienti sopravvissuti al coronavirus continuassero ad avere problemi polmonari che diventano cronici nel 30% dei casi e danni permanenti estesi ad altri organi. Da qui il sistema di controllo multidisciplinare messo a punto dagli internisti: in regime di day hospital ogni 3-6-12 e 24 mesi vengono rilevati i parametri vitali, come frequenza cardiaca e respiratoria, pressione arteriosa e livello di saturazione del sangue.

Cancro. Per tiroide, testicolo, stomaco, colon retto, utero e melanoma guarigione per la metà delle donne e quasi il 40% degli uomini europei

I risultati in uno studio dell'Istituto superiore di sanità e del Cro di Aviano nell'ambito del programma Eurocare su 32 titpi di tumore e pubblicato sull'International Journal of Epidemiology. Per questi sei tipi di tumore in Europa la guarigione è ormai certa per il 51% delle donne e per il 39% degli uomini e le persone tornano ad avere un’attesa di vita simile a chi non si è ammalato.  Leggi L'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=88307&fr=n

Allarme Anaao, fino a 24mila medici in meno negli ospedali entro 2023

(da Adnkronos Salute) - Entro il 2023 potrebbero mancare circa 10mila medici specialisti nelle corsie d'ospedale. Ma in uno scenario più pessimista la carenza potrebbe arrivare a circa 24mila unità, una prospettiva catastrofica non lontana dalla realtà. Per questo è necessario "finanziare subito 11.800 contratti di formazione". E' quanto emerge da uno studio condotto dall'Anaao Assomed, "aggiornando quello effettuato nel 2018 sulle risorse professionali e sulle possibili soluzioni - spiega il segretario nazionale del sindacato dei medici dirigenti del Servizio sanitario nazionale, Carlo Palermo - alla luce dell'andamento della curva pensionistica, dell'attuale programmazione di ingressi nei Corsi di laurea in Medicina e chirurgia e nelle Scuole di specializzazione, e dei nuovi scenari ipotizzabili dopo il primo picco legato alla pandemia di Covid-19 nel nostro Paese". Dunque, secondo uno "scenario base, quello ottimale" disegnato dallo studio, nel quinquennio 2019-2023 sono previsti 32.501 pensionamenti, a fronte di soli 22.328 nuovi specialisti che opteranno per il Ssn (il 66% del totale annuale secondo le stime Anaao), con un ammanco di 10.173 specialisti. Nel quinquennio 2024-2028 sono previsti 22.206 pensionamenti, a fronte di 30.687 specialisti che potrebbero optare per il Ssn, con un surplus teorico di 8.481 specialisti. La differenza tra i nuovi specialisti dei due quinquenni è data dai recenti aumenti dei contratti di formazione specialistica disponibili, che si riflettono positivamente sul secondo quinquennio. La differenza dei pensionamenti tra i due archi temporali è data dalla gobba pensionistica della popolazione medica, che finalmente entra in fase calante. I dati - osserva l'Anaao - evidenziano in modo inequivocabile che il momento di agire è adesso: la carenza di 10.173 specialisti entro il 2023 rappresenta un gravissimo rischio per le sorti del Ssn. Lo studio Anaao ipotizza però anche l'altro scenario, quello più sfavorevole, ovvero che l'ammanco potrebbe salire alla vertiginosa cifra di circa 24mila specialisti nel 2023. Tutto questo - calcola lo studio - tenendo conto che esiste già una carenza di 6.225 medici specialisti rispetto al 2009, anno con il livello più alto di medici assunti nel Ssn, che potrebbero essere necessari ulteriori 4mila specialisti per far fronte all'attivazione di nuovi posti letto per l'emergenza da Covid-19 nelle struttura di Terapia intensiva e Sub-intensiva, e che le uscite potrebbero aumentare per anticipi pensionistici a causa del tremendo stress psico-fisico subito dagli operatori sanitari per contrastare l'epidemia. Come si è arrivati a questo punto? "Il sotto-finanziamento del sistema, il blocco del turnover e i pensionamenti massivi degli operatori - sostiene Palermo - hanno prodotto un sistema che appare oggi più che mai bisognoso di profonde rivisitazioni. Un quadro aggravato e reso ancor più complesso dalla totale assenza di programmazione nella formazione post-laurea, che è andato in crisi in molte Regioni, in relazione all'inaspettata pandemia da Sars-CoV-2". "Gli effetti disastrosi di questa politica - prosegue - sono ben evidenti: l''imbuto formativo', ovvero il gap tra numero di accessi alla Facoltà di Medicina e l'insufficiente numero di contratti specialistici, che sta comportando un grave danno generazionale; l''imbuto lavorativo', ovvero il rischio di creare tra un decennio una pletora di medici specialisti con difficoltà di impiego stabile per le mutate condizioni del mercato del lavoro in sanità a causa dell'esaurimento della 'gobba previdenziale'". "Chiediamo - incalza Palermo - un finanziamento 'una tantum' di ulteriori 11.800 contratti di formazione specialistica da distribuire sui concorsi 2021 e 2022, per mettere una pietra tombale sull'imbuto formativo in un biennio. Il costo stimato sarebbe complessivamente di circa 1,3 miliardi di euro da spalmare in base alla durata in anni della formazione: una spesa straordinaria per un progetto straordinario". La revisione del sistema necessita anche di una seria e mirata programmazione del turnover del personale medico in sanità, anche per evitare il ripresentarsi di una 'pletora medica', come negli anni '70 e '80 del secolo scorso, andando a creare un esercito di disoccupati 'di lusso' che il Paese Italia non può permettersi. L'Anaao Assomed propone l'istituzione di un board misto Mur-ministero della Salute-Regioni-Fnomceo-sindacati medici, che si riunisca a cadenza annuale per correlare ingressi al Corso di Medicina e chirurgia, pensionamenti dei medici, attivazione dei contratti e delle borse di formazione post lauream. Per garantire la qualità del percorso formativo a fronte del notevole incremento dei contratti e delle borse, l'unica soluzione praticabile è quella dell'implementazione della rete attraverso l'individuazione degli 'ospedali di apprendimento', in modo da mettere a disposizione degli specializzandi l'immensa casistica clinica e il patrimonio culturale e tecnico dei professionisti del Ssn. "Siamo un grande Paese, il personale medico deve rappresentare il pilastro del nostro Ssn, quel capitale umano che fa la differenza tra la salute e la malattia, tra la vita e la morte, necessario per affrontare anche crisi inaspettate come la recente epidemia di Sars-CoV-2 e, pertanto, da valorizzare sotto il profilo professionale ed economico", conclude il segretario Anaao

Bmj: miele meglio dei farmaci per trattare tosse e mal di gola

(da Nutrienti e Supplementi)    Il miele come prezioso e insostituibile alleato per combattere le infezioni vie respiratorie. Addirittura, meglio dei trattamenti abituali nel risolvere sintomi particolarmente fastidiosi come la tosse e valida alternativa agli antibiotici, spesso usati impropriamente. Questi i risultati di una review pubblicata nei giorni scorsi sul 'British medical journal' che per la prima volta fa il punto sull’impiego del miele nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie mettendo insieme i dati oggi disponibili in letteratura.   Nello specifico, sono stati presi in esame i risultati di 14 trial clinici per un totale di 1.761 partecipanti di varie, confrontando l’efficacia del miele o prodotti a base di miele rispetto ad antistaminici, mucolitici e fluidificanti, medicinali contro la tosse e antidolorifici nel migliorare i sintomi a carico delle vie respiratorie.    Il miele si è rivelato superiore, in particolare nel migliorare frequenza e gravità della tosse con un paio di trial in cui addirittura ha dimostrato di accorciare la durata dei sintomi fino a due giorni rispetto ai farmaci.    “Si tratta di un rimedio usato tradizionalmente per curare tosse e raffreddore” coomentano gli Autori. “Ci sono prove per il suo impiego nei bambini, ma per un uso ad ampio raggio mancava finora una revisione dei dati oggi disponibili. Alla luce di questi risultati, possiamo affermare che il miele rappresenti un'alternativa efficace, economica, facilmente disponibile e senza effetti collaterali agli antibiotici, spesso prescritti in maniera inappropriata in quanto trattasi di infezioni più comunemente causate da virus”.

La solitudine favorisce il diabete, predice l’esordio della malattia

(da DottNet)   La solitudine potrebbe favorire lo sviluppo del diabete e predice l'esordio della malattia. Lo rivela uno studio condotto presso il King's College di Londra e pubblicato sulla rivista Diabetologia. Il lavoro si è basato sui dati del progetto di ricerca longitudinale "English Longitudinal Study Ageing" che ha coinvolto 4112 adulti dai 50 anni in su, tutti sani all'inizio dello studio. Nell'arco di 12 anni è stato diagnosticato il diabete a 264 di loro. Il livello di solitudine registrato per ciascuno all'inizio del lavoro è risultato essere un importante fattore predittivo dello sviluppo del diabete negli anni a venire. L'associazione tra solitudine e rischio diabete persiste anche quando si tiene conto di noti fattori di rischio della malattia (dal fumo al sovrappeso, dal consumo di alcolici alla glicemia alta a digiuno, dalla pressione alta ad altri problemi cardiovascolari fino pure alla depressione).

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Coronavirus, Ecdc raccomanda quarantena 14 giorni, si può ridurre a 10 con test

(da Adnkronos Salute) - "La quarantena di 14 giorni è raccomandata per le persone che hanno avuto contatti con casi confermati di Sars-CoV-2. Questo periodo può essere ridotto a 10 giorni dopo l'esposizione" al virus, "se viene eseguito un test Pcr il decimo giorno ed è negativo". E' quanto si legge nell'aggiornamento sul livello di rischio Covid in Europa diffuso il 24/09/20 dall'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc).

Scuole, certificati e tamponi: la guida per i medici

(da DottNet)   La circolare 'Riapertura delle scuole. Attestati di guarigione da COVID-19 o da patologia diversa da COVID-19"  (vedi a questo LINK) per alunni o personale scolastico con sospetta infezione da SARS-CoV-2', che porta la data di ieri ed è a firma del Direttore generale del ministero della Salute Gianni Rezza, riassume i criteri previsti per il rientro a scuola di alunni e personale docente e non docente in caso di Covid o di altra patologia.   Con febbre superiore al 37,5° o sintomi compatibili con il Covid scatta il tampone per alunni o operatori scolastici che avranno in ogni caso una corsia preferenziale per l’effettuazione del test.  La circolare, inviata ad una cinquantina di soggetti interessati fra ministeri enti e Federazioni, prevede 4 tipologie di intervento:

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ANNULLAMENTO ASSEMBLEA ELETTIVA DEL 26-27 SETTEMBRE 2020

Caro Collega, l’Assemblea elettiva del 26-27 settembre 2020 È STATA ANNULLATA in quanto, come da regolamento FNOMCeO, entro le tre ore previste non è stato possibile insediare il seggio con 4 titolari e 4 supplenti. Resta valida la successiva convocazione prevista per il 24-25 ottobre p.v. con il relativo quorum. Il Presidente Dott. Michele Gaudio

La personalità ostile è un fattore predittivo di mortalità cardiaca

(da M.D.Digital)    L'ostilità può aumentare il rischio di mortalità nei pazienti con sindrome coronarica acuta (SCA), sebbene non influisca sul rischio di SCA ricorrente.   L'ostilità è un tratto della personalità che include l'essere sarcastici, cinici, risentiti, impazienti o irritabili, ha riferito un ricercatore dell’Università del Tennessee College of Nursing di Knoxville. Non è solo un evento una tantum, ma caratterizza il modo in cui una persona interagisce con il suo prossimo. Sappiamo che prendere il controllo delle abitudini di vita migliora le prospettive per i pazienti con infarto e questo nuovo studio suggerisce che anche il miglioramento dei comportamenti ostili potrebbe essere una strategia positiva. In un'analisi secondaria dello studio PROMOTION pubblicato sull'European Journal of Cardiovascular Nursing, i ricercatori hanno analizzato i dati di 2.321 pazienti (età media, 67 anni; 68% uomini; 73% sposati) con SCA. Le informazioni sono state raccolte attraverso la revisione della cartella clinica, interviste strutturate e questionari scritti, uno dei quali era la Check List degli aggettivi multipli per misurare l'ostilità. Attraverso di esso, i pazienti hanno selezionato aggettivi che descrivevano i loro sentimenti nell'ultima settimana. I punteggi più alti suggerivano una maggiore ostilità. La soglia per un paziente con un alto livello di ostilità era un punteggio di 7. Nel follow-up di 24 mesi sono state registrate le recidive di SCA e la mortalità per tutte le cause. Dei pazienti partecipanti allo studio, il 57% è stato considerato ostile (punteggio medio 7.56). Il punteggio medio nei pazienti con ostilità era 10.3 rispetto a 4 dei soggetto non ostili ostilità (p<0.001). La recidiva di SCA si è verificata nell'8.3% dei pazienti e l'ostilità non è risultata un predittore indipendente di recidiva (p=0.792).    Durante il follow-up, l'1.6% dei pazienti è deceduto e nei confronti di questo endpoint è emerso che l'ostilità era un predittore indipendente di mortalità per tutte le cause (p<0.039), dove ogni aumento di unità nel punteggio di ostilità è risultato collegato a una probabilità di mortalità superiore del 52%. Identificare e trattare l'ostilità deve essere una priorità, insieme all'ottimizzazione dei comportamenti fisici e di salute per ridurre il rischio cardiovascolare, hanno concluso i ricercatori, spiegando che la prevenzione e il trattamento dell'ostilità per ridurre la mortalità sembrano essere obiettivi importante del trattamento, in particolare in un approccio multidisciplinare. (Vitori TK, et al. Hostility predicts mortality but not recurrent acute coronary syndrome. Eur J Cardiovasc Nurs 2020; doi:10.1177/1474515120950913.)

Alcol: bere poco e spesso abbassa il rischio cognitivo a lungo termine

(da Univadis)  Uno studio di coorte prospettico ha incluso un campione di 20.000 adulti (età media: 62 anni) rappresentativo della popolazione degli Stati Uniti e ha scoperto, dopo un follow-up medio di 9 anni, che il consumo di alcol da basso a moderato (1-7 alcolici/settimana nelle donne, 1-14 alcolici/settimana negli uomini) è associato a un RR corretto significativamente inferiore di declino cognitivo, in tutte le dimensioni valutate (punteggio totale, vocabolario, rievocazione di parole, ecc.). Tuttavia, questo effetto positivo non è stato osservato nei forti bevitori.

(Association of Low to Moderate Alcohol Drinking With Cognitive Functions From Middle to Older Age Among US Adults   https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2767693)

Certificato telematico: il lavoratore deve collaborare col medico

(da DottNet)    Il lavoratore deve sempre collaborare con il medico per la certificazione telematica della malattia, come per altro confermato dalla sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sez. dist. di Sassari e dalla  Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., (ud. 12-02-2020) 11-09-2020, n. 18956 sul provvedimento espulsivo. Ma prima di esporre i fatti in questione, è la stessa Inps che invita il lavoratore a vigilare: “Con il certificato telematico non cambia, infatti, la responsabilità del lavoratore riguardo il dovere di diligenza nel collaborare pienamente al compimento degli eventuali accertamenti medici di controllo che il datore di lavoro o l’INPS vorranno effettuare. Se la visita non può concludersi per indicazione errata o incompleta del domicilio, il lavoratore non è normalmente ritenuto giustificabile, verrà sanzionato secondo graduale aggravamento della sanzione fino alla perdita totale dell’indennità di malattia. Per questo si raccomanda al lavoratore, in quanto responsabile dei dati anagrafici riportati nel certificato, di controllarne con la massima attenzione la correttezza al momento della redazione. Il lavoratore potrà, inoltre, fare richiesta al medico curante di copia del certificato e dell’attestato di malattia, come previsto nella circolare 18 marzo 2011, n. 4 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Dipartimento della funzione pubblica. La circolare riconosce espressamente al lavoratore la possibilità di richiedere al medico copia cartacea del certificato e dell’attestato di malattia o, in alternativa, l’invio dei documenti in formato pdf alla propria casella di posta elettronica. L’obbligo di invio del certificato alla casella PEC del lavoratore che ne fa richiesta da parte del medico è stato successivamente previsto dall’articolo 7, comma 1 bis, decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni nella legge 17 dicembre 2012, n. 221. Il lavoratore può, infine, visualizzare il proprio certificato e/o attestato di malattia attraverso i servizi messi a disposizione dall’INPS con le previste modalità. In caso di errori o inesattezze, il certificato può essere annullato dal medico estensore entro 24 ore dal suo rilascio”. Dunque ribadisce sempre l’INPS, “ deve prendere nota del numero di protocollo del certificato e controllare l’esattezza dei dati anagrafici e dell’indirizzo di reperibilità per la visita medica inseriti. Può inoltre verificare la corretta trasmissione del certificato tramite l’apposito servizio sul sito INPS, inserendo le proprie credenziali (codice fiscale e PIN o SPID per consultare il certificato; codice fiscale e numero di protocollo per consultare l’attestato)”. Ed ecco quanto accaduto: con sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sez. dist. di Sassari si confermava la decisione resa dal Tribunale di Sassari con la quale si rigettava la domanda proposta dal lavoratore nei confronti della sua società datrice di lavoro avente ad oggetto la declaratoria dell’illegittimità del licenziamento disciplinare intimato alla dipendente in relazione alle contestate assenze ingiustificate. Come confermato dalla Cassazione affermando il principio secondo cui i giorni di ritardo di invio del certificato medico sono assenza ingiustificata “Rilevata l’infondatezza del primo motivo, non ravvisandosi a carico della Corte territoriale alcun errore in procedendo nel decidere sulla base della documentazione disponibile in atti, essendo onere della parte provvedere alla produzione del fascicolo, onere del cui assolvimento non è data qui dimostrazione alcuna ed alla cui inosservanza, stante il carattere dispositivo del giudizio, la Corte stessa non può sopperire provvedendovi d’ufficio o assegnando un nuovo termine, si deve ritenere l’infondatezza delle ulteriori censure dovendo convenirsi con il principio di diritto cui si richiama la Corte territoriale per il quale devono qualificarsi in termini di assenza ingiustificata i giorni di assenza risultati solo a seguito del tardivo invio di certificazione medica riconducibili ad uno stato di malattia”. Insomma, è sempre bene appurarsi che la certificazione medica sia stata inoltrata in modo corretto. Infatti come è noto, in caso di malattia,oggi, il lavoratore non è più tenuto a consegnare una copia dell’attestato di malattia al datore di lavoro, ma deve semplicemente contattare il proprio medico e comunicare al datore di lavoro la propria assenza e un indirizzo per la sua reperibilità. Questo è quanto rende noto l’INPS. Specificando che spetta al medico compilare il certificato telematico per conto del lavoratore che, tramite un apposito sistema, viene inoltrato all’Inps. L’Istituto, attraverso il suo portale web rende disponibili, sia ai lavoratori che ai datori di lavoro, i certificati e gli attestati di malattia pervenuti. Il datore di lavoro può visionare esclusivamente l’attestato di malattia del lavoratore, un documento che contiene tutti i dati del certificato esclusa la diagnosi. Il lavoratore, invece, ha la possibilità di visionare sia l’attestato che il certificato medico comprensivo di tutti i dati relativi alla malattia. Dunque anche se non ha l’onere il lavoratore di inoltrare più la certificazione medica, è consigliabile che lo stesso verifichi tramite la procedura telematica che l’attestato medico di tutti i dati riguardanti la malattia sia stato correttamente inviato per evitare di incorrere in problematiche che possono avere risvolti anche disciplinari. Va ricordato che in base all’articolo 55 quater comma 1 lettera b) del TU del Pubblico Impiego, l’assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per piu’ di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione.  

Covid, aumenta la disinformazione sul web

(da DottNet)    La pandemia ha portato un peggioramento per quanto riguarda la disinformazione sul web e in particolare sui social network: fare polemica, creare odio e dirigerlo contro un determinato gruppo di persone e' stato ancora più facile in un terreno fertile come quello determinato da una problematica che ha toccato tutti nel mondo profondamente.  Facebook, ad esempio, e' una risorsa per la circolazione delle informazioni e come possibilità di reperirle, ma è anche un problema, che richiede una valutazione critica della qualità dell'informazione che vi viene prodotta, per i giornalisti e non solo. Può essere infatti territorio di professionisti della disinformazione. Se n'è parlato al Tavolo digitale di confronto - Facebook: educazione, informazione, ingaggio, di Cicap e Fondazione Msd.  Che strumenti hanno in particolare i professionisti dell'informazione per verificare le informazioni e difendere se stessi e i lettori dalle fake news? Prima di tutto dedicare risorse specifiche al monitoraggio dei social network, magari uno specialista. "Non può essere un qualcosa di temporaneo, da aggiungere al lavoro che si fa già quotidianamente, ci vogliono risorse dedicate", spiega Paolo Attivissimo, Giornalista IT, Radio svizzera, Il Disinformatico, anche debunker.  Ci sono poi strumenti per verificare ad esempio le origini delle foto, dei video e anche di alcune dichiarazioni. Occorre inoltre essere consapevoli di poter incappare nella disinformazione. "Basti pensare - spiega Enrico Bucci, professore aggiunto di Biologia dei sistemi complessi, Temple University di Philadelphia - che il coronavirus è stato terreno di una fabbrica di disinformazione, partita su Twitter, che ha utilizzato il film Contagion del 2015. Fin da gennaio fabbriche professionali hanno diffuso l'idea che quello fosse il trailer di un film che doveva uscire a settembre 2020. Questo per rinforzare l'idea che una certa elite avesse già previsto tutto, addirittura che fossero loro ad aver creato il virus, per creare un mercato per un vaccino già pronto e brevettato".

Ocse, scenario molto incerto, vaccino di massa solo a fine 2021

(da Adnkronos Salute/Labitalia)  Tre mesi fa l'economia mondiale 'camminava sul filo' fra ripresa post-pandemia e nuovi crolli. Oggi le prospettive restano "eccezionalmente incerte", ma il calo del Pil si preannuncia inferiore al previsto e il rimbalzo del 2021 - quando dovrebbe essere finalmente disponibile a livello di massa un vaccino anti-Covid - sufficientemente robusto. Così, l'Ocse nell'Interim Economic Outlook, appena diffuso, 'riscrive' lo scenario globale dopo un primo semestre senza precedenti, che in alcune grandi economie ha visto cali di attività persino superiori al 20%.

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico riconosce come, "senza il supporto tempestivo ed efficace di politiche adottate in tutte le economie, la contrazione della produzione sarebbe stata sostanzialmente maggiore" e oggi la produzione "è aumentata rapidamente a seguito dell'allentamento delle misure di confinamento e della riapertura iniziale delle imprese", anche se "il ritmo della ripresa globale ha perso un po 'di slancio nei mesi estivi". Sul fronte Covid, l'Ocse spiega che le proiezioni presumono "epidemie locali sporadiche, affrontate con interventi locali mirati piuttosto che con blocchi nazionali", con la previsione che solo alla fine del 2021 sarà possibile procedere a vaccinazioni di massa.

Il dato di un Pil globale per il 2020 a -4,5%," sebbene senza precedenti nella storia recente - prosegue l'Ocse - maschera notevoli differenze tra i Paesi": peraltro, si sottolinea, "con poche eccezioni, i Paesi che hanno registrato i maggiori tagli ai consumi privati ​​hanno anche sperimentato le maggiori flessioni del Pil nel secondo trimestre del 2020", evidenziando il peso di questa spesa sull'attività globale. Là dove (come nel caso della Cina) la produzione ha un peso più rilevante rispetto ai consumi privati, la ripresa si preannuncia più vigorosa.

In generale, "nella maggior parte delle economie, il livello di Pil alla fine del 2021 dovrebbe rimanere al di sotto di quello alla fine del 2019 e notevolmente più debole di quanto previsto prima della pandemia, evidenziando il rischio di costi duraturi" della crisi aperta dal coronavirus. Non solo: una "recrudescenza del virus, o misure di contenimento più rigorose, potrebbero tagliare 2-3 punti percentuali dalla crescita globale nel 2021 , con una disoccupazione più elevata e un periodo prolungato di investimenti deboli".

Gli interventi di sostegno in materia di politica fiscale, monetaria e strutturale "devono essere mantenuti per preservare la fiducia e limitare l'incertezza" anche se dovranno "evolversi in base alle relative condizioni economiche", dice l'Ocse nell'aggiornamento del' Economic Outlook, in cui pone l'accento sulle misure di bilancio che "devono essere mantenute nel 2021": l'Organizzazione accoglie "con favore i recenti annunci in molti Paesi di misure fiscali aggiuntive", perché "l'obiettivo deve essere quello di evitare una stretta di bilancio prematura in un momento in cui le economie sono ancora fragili".

"Il mantenimento di un forte sostegno fiscale - precisa l'Ocse - non dovrebbe impedire gli adeguamenti necessari ai principali programmi di emergenza, inclusi i programmi di mantenimento del lavoro e le misure di sostegno al reddito, per limitare i costi a lungo termine della crisi e incoraggiare la necessaria riallocazione delle risorse verso settori in espansione". L'Organizzazione 'promuove' anche le scelte di "molte banche centrali che negli ultimi 3 mesi hanno opportunamente annunciato un ulteriore allentamento delle politiche, introducendo cambiamenti per convincere gli investitori che i tassi ufficiali saranno mantenuti bassi per lungo tempo".

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