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L’assistenza territoriale è la chiave per superare l’emergenza e riformare il SSN
(da M.D. Digital) Sono le Regioni in cui l’assistenza sanitaria territoriale è più sviluppata quelle che hanno saputo gestire meglio l’emergenza provocata dalla pandemia di Covid-19. È quanto si evince dal Rapporto “Riportare la sanità al centro. Dall’emergenza sanitaria all’auspicata rivoluzione della governance del Ssn”, condotto dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e presentato di recente nel corso di un webinar a cui hanno preso parte accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo produttivo. Un chiaro esempio di quanto l’assistenza territoriale sia stata fondamentale nella gestione dell’epidemia si palesa dal confronto tra le regioni inizialmente più colpite dal coronavirus. Mentre nella prima settimana dello scorso marzo la Lombardia aveva deciso di ospedalizzare la quasi totalità dei malati (una percentuale che si avvicinava al 100%), il Veneto e l’Emilia-Romagna hanno scelto la via della presa in carico territoriale e hanno fatto ricorso principalmente a un largo uso di tamponi e all’assistenza domiciliare. Nello specifico, nella stessa settimana, in Veneto era ricoverato circa il 30% dei pazienti affetti da Covid-19 mentre in Emilia-Romagna poco meno del 60. A conti fatti, l’attività diffusa e mirata di screening e tamponi, l’isolamento domiciliare e la presa in carico attraverso l’assistenza integrata sono i fattori che più hanno contribuito a far diminuire la pressione sugli ospedali e sulle terapie intensive e, di fatto, a ridurre il tasso di mortalità legato alla diffusione del virus. Lo studio di I-Com – curato dal presidente dell’istituto Stefano da Empoli e dal direttore dell’area Innovazione Eleonora Mazzoni – pone infatti l’accento sulla necessità di potenziare l’assistenza territoriale integrata per giungere a un’efficace riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e della governance farmaceutica. Secondo il Rapporto, ad acuire le differenze tra i sistemi sanitari delle diverse regioni italiane sono state soprattutto le misure di contenimento della spesa dedicata alla salute volte a migliorare l’efficienza del sistema, alle quali, tuttavia, non è seguita la promessa ristrutturazione. Basti pensare che tra il 2009 e il 2018 la spesa sanitaria pubblica italiana in relazione al Prodotto interno lordo ha subito una decrescita costante, passando dal 7,04% al 6,54. In pratica, lo 0,5% in meno. Un dato in controtendenza con quanto accaduto, invece, nello stesso periodo negli altri principali Paesi europei, come Germania e Francia in cui, seppur con un andamento oscillante, il peso della spesa sanitaria sul Pil è aumentato rispettivamente dello 0,18 e dello 0,67%. La contrazione dell’investimento pubblico in sanità emerge in maniera ancor più evidente se si osservano i dati sulla cosiddetta spesa out of pocket, ossia quella sostenuta dai cittadini con risorse proprie: in base alle elaborazioni degli analisti dell’istituto, gli italiani contribuiscono alla spesa sanitaria per il 23,1%. Una quota molto superiore a quella sostenuta dai cittadini tedeschi (12%) e francesi (9,2%). Per quanto concerne il tema del sottofinanziamento della spesa farmaceutica Eleonora Mazzoni ha tenuto a precisare: “Il comparto farmaceutico ha giocato, e continua a giocare, un ruolo fondamentale nella lotta al Covid-19 e, più in generale, nel Servizio sanitario nazionale”, secondo cui, oggi più che mai, “ripensare il ruolo dei farmaci e dei dispositivi medici all’interno del Ssn è un intervento prioritario, realizzabile solo se le scelte di politica sanitaria e farmaceutica verranno integrate con strumenti di politica industriale capaci di sostenere tanto gli investimenti nazionali quanto quelli dall’estero”. Questi ultimi dovrebbero essere diretti a realizzare un’assistenza sanitaria capace di acquistare le tecnologie disponibili al momento per rispondere in maniera adeguata alle previsioni del fabbisogno di cura della popolazione. Infine, lo studio sottolinea come la crisi innescata dalla pandemia da Covid-19 abbia impresso una significativa accelerazione alla semplificazione amministrativa nel settore della e-health e incoraggiato un impiego più diffuso, snello ed efficiente di soluzioni digitali già da tempo disponibili. Tra tutte, la telemedicina, il cui importante contributo nel rafforzamento della rete ospedale-medici-territorio è emerso chiaramente nel corso della crisi sanitaria degli ultimi mesi. Il servizio più utilizzato è stato quello della televisita (45%), che ha permesso di sopperire all’imposta distanza tra medico e paziente. Seguono, poi, il monitoraggio (32%), la teleconsulenza (9%), il teleconsulto (5%), l’assistenza da remoto, compresa quella svolta per e all’interno delle Rsa (7%) e, infine, la telecompagnia (2%). “La necessità di predisporre e utilizzare strumenti digitali e di telemedicina nella gestione dell’emergenza ha accelerato processi che sembravano fermi da tempo e dato vita a diverse soluzioni virtuose nelle regioni italiane”, ha osservato il presidente dell’Istituto per la Competitività Stefano da Empoli. Che ha poi indicato gli interventi prioritari da mettere in campo da questo punto di vista: “È necessario continuare ad agire per lo sviluppo dell’agenda digitale, con particolare riferimento alla dematerializzazione delle ricette, alla telemedicina, al Fascicolo sanitario elettronico e al digital therapeutics, mettendo a sistema le procedure attivate durante l’emergenza sanitaria”.
L’obiettivo del Rapporto I-Com (consultabile al LINK sottostante)
Il Rapporto ha come finalità proprio quella di analizzare e discutere gli interventi ritenuti ancora necessari per giungere a un’ efficace organizzazione del sistema sanitario e della governance farmaceutica. L’analisi procede da un lato alla luce delle criticità evidenziate dalla diffusione dell’epidemia da Covid-19 sul territorio italiano e, dall’altro, delle risposte date dall’intero sistema all’emergenza.
Il capitolo 1fornisce una fotografia della nascita e dell’evoluzione della pandemia di Covid-19 con particolare attenzione alla situazione in Italia. Secondo l’ultimo aggiornamento dei dati proposto nello studio (13 settembre 2020) i Paesi più colpiti nel mondo sono Stati Uniti, India, Brasile e Russia, mentre in Europa, Francia, Spagna e Regno Unito restano, secondo i dati cumulativi, quelli più colpiti dall’inizio della pandemia.
Il capitolo 2analizza la risposta italiana all’emergenza evidenziando in particolare le criticità che non hanno permesso al sistema sanitario nazionale di reagire in maniera tempestiva. L’organizzazione del sistema sanitario in Italia è passata negli ultimi dieci anni attraverso una serie di misure di contenimento della spesa che avrebbero dovuto essere rivolte a migliorarne l’efficienza ma, di fatto, non si sono accompagnate alla promessa ristrutturazione, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione e il ruolo dell’assistenza territoriale.
Nel capitolo 3si descrivere l’impegno profuso dall’industria farmaceutica europea nonché italiana nel fronteggiare la crisi sanitaria causata, su scala globale, dal virus SARS-CoV-2 e si procede a fare il punto sui trattamenti farmacologici attualmente disponibili e sulle sperimentazioni cliniche in atto per lo sviluppo di terapie e vaccini necessari al contrasto del virus.
Il capitolo 4, con sguardo lungimirante, valuta le azioni fondamentali messe in atto durante l’emergenza Covid-19 e che potrebbero costituire un punto di partenza per la riforma del sistema sanitario nonché della governance farmaceutica.
Stanchi, depressi e spaventati: identikit dei guariti dal Covid
(da AGI) “Quelli che avevano altre patologie prima di contagiarsi in alcuni casi hanno visto peggiorare la loro situazione”, raccontano i medici internisti toscani. Altri “li vediamo arrivare da noi con una grande stanchezza, qualche difficoltà respiratoria e tanta paura che l’incubo ritorni. Soprattutto quando ad essere stati colpiti sono i più giovani. E l’altro comun denominatore è uno stato depressivo che sicuramente non aiuta a imboccare la strada di una completa guarigione. A tracciare il profilo dei “sopravvissuti al Covid” è la dottoressa Paola Gnerre, dirigente di primo livello alla medicina interna 2 dell’ospedale San Paolo di Savona dove, grazie anche all’apporto del direttore del dipartimento di medicina della asl 2 savonese, il dottor Rodolfo Tassara, è nato uno dei primi day hospital per ex pazienti Covid, totalmente gratuito. Un progetto elaborato da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, che celebra in questi giorni a Roma il suo congresso in modalità mista, remoto/in presenza, all’interno del quale è stato presentato il modello di day hospital per i reduci del Covid già partito con delibere regionali in Liguria e Toscana e a macchia di leopardo in Lombardia, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Con le altre regioni pronte a seguire l’esempio. Il nuovo modello di presa in carico dei pazienti, che passata l’infezione rischiano di subire danni cronici non solo ai polmoni, ma anche a cuore, reni e cervello. Una formula che potrà essere utilizzata non solo per i “reduci del Covid, ma per aiutare a smaltire quegli 11 milioni di visite e accertamenti saltati durante il lockdown a discapito soprattutto dei malati cronici. L’idea è apparentemente semplice: istituire dei day hospital non solo terapeutici ma anche diagnostici, che grazie all’apporto multidisciplinare dei diversi specialisti medici consenta il follow up dei pazienti che sono passati per il Covid. Il tutto con esenzione dal ticket e seguendo la molto più snella lista di attesa intraospedaliera. Un modello non a caso messo a punto dai medici internisti della Fadoi, che lo hanno visto adottare per prima dalla asl 2 del savonese. Una indagine della stessa federazione mostra infatti come proprio la medicina interna sia stata in prima fila nella gestione dell’emergenza, con il 70% dei ricoveri Covid nei propri reparti. Ed è l’esperienza maturata sul campo, insieme agli studi internazionali ad aver mostrato come i pazienti sopravvissuti al coronavirus continuassero ad avere problemi polmonari che diventano cronici nel 30% dei casi e danni permanenti estesi ad altri organi. Da qui il sistema di controllo multidisciplinare messo a punto dagli internisti: in regime di day hospital ogni 3-6-12 e 24 mesi vengono rilevati i parametri vitali, come frequenza cardiaca e respiratoria, pressione arteriosa e livello di saturazione del sangue.
Cancro. Per tiroide, testicolo, stomaco, colon retto, utero e melanoma guarigione per la metà delle donne e quasi il 40% degli uomini europei
I risultati in uno studio dell'Istituto superiore di sanità e del Cro di Aviano nell'ambito del programma Eurocare su 32 titpi di tumore e pubblicato sull'International Journal of Epidemiology. Per questi sei tipi di tumore in Europa la guarigione è ormai certa per il 51% delle donne e per il 39% degli uomini e le persone tornano ad avere un’attesa di vita simile a chi non si è ammalato. Leggi L'articolo completo al LINK
http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=88307&fr=n
Allarme Anaao, fino a 24mila medici in meno negli ospedali entro 2023
Bmj: miele meglio dei farmaci per trattare tosse e mal di gola
La solitudine favorisce il diabete, predice l’esordio della malattia
(da DottNet) La solitudine potrebbe favorire lo sviluppo del diabete e predice l'esordio della malattia. Lo rivela uno studio condotto presso il King's College di Londra e pubblicato sulla rivista Diabetologia. Il lavoro si è basato sui dati del progetto di ricerca longitudinale "English Longitudinal Study Ageing" che ha coinvolto 4112 adulti dai 50 anni in su, tutti sani all'inizio dello studio. Nell'arco di 12 anni è stato diagnosticato il diabete a 264 di loro. Il livello di solitudine registrato per ciascuno all'inizio del lavoro è risultato essere un importante fattore predittivo dello sviluppo del diabete negli anni a venire. L'associazione tra solitudine e rischio diabete persiste anche quando si tiene conto di noti fattori di rischio della malattia (dal fumo al sovrappeso, dal consumo di alcolici alla glicemia alta a digiuno, dalla pressione alta ad altri problemi cardiovascolari fino pure alla depressione).
Coronavirus, Ecdc raccomanda quarantena 14 giorni, si può ridurre a 10 con test
(da Adnkronos Salute) - "La quarantena di 14 giorni è raccomandata per le persone che hanno avuto contatti con casi confermati di Sars-CoV-2. Questo periodo può essere ridotto a 10 giorni dopo l'esposizione" al virus, "se viene eseguito un test Pcr il decimo giorno ed è negativo". E' quanto si legge nell'aggiornamento sul livello di rischio Covid in Europa diffuso il 24/09/20 dall'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc).
Scuole, certificati e tamponi: la guida per i medici
(da DottNet) La circolare 'Riapertura delle scuole. Attestati di guarigione da COVID-19 o da patologia diversa da COVID-19" (vedi a questo LINK) per alunni o personale scolastico con sospetta infezione da SARS-CoV-2', che porta la data di ieri ed è a firma del Direttore generale del ministero della Salute Gianni Rezza, riassume i criteri previsti per il rientro a scuola di alunni e personale docente e non docente in caso di Covid o di altra patologia. Con febbre superiore al 37,5° o sintomi compatibili con il Covid scatta il tampone per alunni o operatori scolastici che avranno in ogni caso una corsia preferenziale per l’effettuazione del test. La circolare, inviata ad una cinquantina di soggetti interessati fra ministeri enti e Federazioni, prevede 4 tipologie di intervento:
ANNULLAMENTO ASSEMBLEA ELETTIVA DEL 26-27 SETTEMBRE 2020
La personalità ostile è un fattore predittivo di mortalità cardiaca
Alcol: bere poco e spesso abbassa il rischio cognitivo a lungo termine
(da Univadis) Uno studio di coorte prospettico ha incluso un campione di 20.000 adulti (età media: 62 anni) rappresentativo della popolazione degli Stati Uniti e ha scoperto, dopo un follow-up medio di 9 anni, che il consumo di alcol da basso a moderato (1-7 alcolici/settimana nelle donne, 1-14 alcolici/settimana negli uomini) è associato a un RR corretto significativamente inferiore di declino cognitivo, in tutte le dimensioni valutate (punteggio totale, vocabolario, rievocazione di parole, ecc.). Tuttavia, questo effetto positivo non è stato osservato nei forti bevitori.
(Association of Low to Moderate Alcohol Drinking With Cognitive Functions From Middle to Older Age Among US Adults https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2767693)
Certificato telematico: il lavoratore deve collaborare col medico
Covid, aumenta la disinformazione sul web
(da DottNet) La pandemia ha portato un peggioramento per quanto riguarda la disinformazione sul web e in particolare sui social network: fare polemica, creare odio e dirigerlo contro un determinato gruppo di persone e' stato ancora più facile in un terreno fertile come quello determinato da una problematica che ha toccato tutti nel mondo profondamente. Facebook, ad esempio, e' una risorsa per la circolazione delle informazioni e come possibilità di reperirle, ma è anche un problema, che richiede una valutazione critica della qualità dell'informazione che vi viene prodotta, per i giornalisti e non solo. Può essere infatti territorio di professionisti della disinformazione. Se n'è parlato al Tavolo digitale di confronto - Facebook: educazione, informazione, ingaggio, di Cicap e Fondazione Msd. Che strumenti hanno in particolare i professionisti dell'informazione per verificare le informazioni e difendere se stessi e i lettori dalle fake news? Prima di tutto dedicare risorse specifiche al monitoraggio dei social network, magari uno specialista. "Non può essere un qualcosa di temporaneo, da aggiungere al lavoro che si fa già quotidianamente, ci vogliono risorse dedicate", spiega Paolo Attivissimo, Giornalista IT, Radio svizzera, Il Disinformatico, anche debunker. Ci sono poi strumenti per verificare ad esempio le origini delle foto, dei video e anche di alcune dichiarazioni. Occorre inoltre essere consapevoli di poter incappare nella disinformazione. "Basti pensare - spiega Enrico Bucci, professore aggiunto di Biologia dei sistemi complessi, Temple University di Philadelphia - che il coronavirus è stato terreno di una fabbrica di disinformazione, partita su Twitter, che ha utilizzato il film Contagion del 2015. Fin da gennaio fabbriche professionali hanno diffuso l'idea che quello fosse il trailer di un film che doveva uscire a settembre 2020. Questo per rinforzare l'idea che una certa elite avesse già previsto tutto, addirittura che fossero loro ad aver creato il virus, per creare un mercato per un vaccino già pronto e brevettato".
Ocse, scenario molto incerto, vaccino di massa solo a fine 2021
(da Adnkronos Salute/Labitalia) Tre mesi fa l'economia mondiale 'camminava sul filo' fra ripresa post-pandemia e nuovi crolli. Oggi le prospettive restano "eccezionalmente incerte", ma il calo del Pil si preannuncia inferiore al previsto e il rimbalzo del 2021 - quando dovrebbe essere finalmente disponibile a livello di massa un vaccino anti-Covid - sufficientemente robusto. Così, l'Ocse nell'Interim Economic Outlook, appena diffuso, 'riscrive' lo scenario globale dopo un primo semestre senza precedenti, che in alcune grandi economie ha visto cali di attività persino superiori al 20%.
L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico riconosce come, "senza il supporto tempestivo ed efficace di politiche adottate in tutte le economie, la contrazione della produzione sarebbe stata sostanzialmente maggiore" e oggi la produzione "è aumentata rapidamente a seguito dell'allentamento delle misure di confinamento e della riapertura iniziale delle imprese", anche se "il ritmo della ripresa globale ha perso un po 'di slancio nei mesi estivi". Sul fronte Covid, l'Ocse spiega che le proiezioni presumono "epidemie locali sporadiche, affrontate con interventi locali mirati piuttosto che con blocchi nazionali", con la previsione che solo alla fine del 2021 sarà possibile procedere a vaccinazioni di massa.
Il dato di un Pil globale per il 2020 a -4,5%," sebbene senza precedenti nella storia recente - prosegue l'Ocse - maschera notevoli differenze tra i Paesi": peraltro, si sottolinea, "con poche eccezioni, i Paesi che hanno registrato i maggiori tagli ai consumi privati hanno anche sperimentato le maggiori flessioni del Pil nel secondo trimestre del 2020", evidenziando il peso di questa spesa sull'attività globale. Là dove (come nel caso della Cina) la produzione ha un peso più rilevante rispetto ai consumi privati, la ripresa si preannuncia più vigorosa.
In generale, "nella maggior parte delle economie, il livello di Pil alla fine del 2021 dovrebbe rimanere al di sotto di quello alla fine del 2019 e notevolmente più debole di quanto previsto prima della pandemia, evidenziando il rischio di costi duraturi" della crisi aperta dal coronavirus. Non solo: una "recrudescenza del virus, o misure di contenimento più rigorose, potrebbero tagliare 2-3 punti percentuali dalla crescita globale nel 2021 , con una disoccupazione più elevata e un periodo prolungato di investimenti deboli".
Gli interventi di sostegno in materia di politica fiscale, monetaria e strutturale "devono essere mantenuti per preservare la fiducia e limitare l'incertezza" anche se dovranno "evolversi in base alle relative condizioni economiche", dice l'Ocse nell'aggiornamento del' Economic Outlook, in cui pone l'accento sulle misure di bilancio che "devono essere mantenute nel 2021": l'Organizzazione accoglie "con favore i recenti annunci in molti Paesi di misure fiscali aggiuntive", perché "l'obiettivo deve essere quello di evitare una stretta di bilancio prematura in un momento in cui le economie sono ancora fragili".
"Il mantenimento di un forte sostegno fiscale - precisa l'Ocse - non dovrebbe impedire gli adeguamenti necessari ai principali programmi di emergenza, inclusi i programmi di mantenimento del lavoro e le misure di sostegno al reddito, per limitare i costi a lungo termine della crisi e incoraggiare la necessaria riallocazione delle risorse verso settori in espansione". L'Organizzazione 'promuove' anche le scelte di "molte banche centrali che negli ultimi 3 mesi hanno opportunamente annunciato un ulteriore allentamento delle politiche, introducendo cambiamenti per convincere gli investitori che i tassi ufficiali saranno mantenuti bassi per lungo tempo".
