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Appello scienziati, ‘stop a doppio tampone, ecco le 3 ragioni’
(da Adnkronos Salute) Stop al doppio tampone negativo. Dagli scienziati autori di 'Pillole di Ottimismo' un appello alle principali cariche istituzionali italiane, al ministro della Salute e al Comitato Tecnico Scientifico affinché venga abbandonata la procedura secondo la quale un paziente affetto da Covid-19 viene considerato ufficialmente malato e contagioso, finché per due volte consecutive l’analisi del tampone nasofaringeo non dia esito negativo. Nella missiva la squadra, diretta dal virologo Guido Silvestri e da Paolo Spada, chiede che l’Italia si adegui alle nuove direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e riduca a 10 giorni il periodo di malattia per Covid-19 (più 3 giorni senza sintomi, nel caso ve ne fossero), abbandonando l’uso del tampone di controllo. E questo per 3 ragioni 'chiave', che riguardano la vita delle persone, l'economia e la salute pubblica.
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Scuola, vertice Oms: le misure chiave per ridurre il rischio. Equità principio guida
(da Doctor 33) "Mettendo in cima alla nostra agenda la questione della scuola durante la pandemia, stiamo dimostrando che vogliamo garantire che i bambini e gli adolescenti non siano lasciati indietro mentre il mondo continua a lottare contro Covid-19". Ad assicurarlo sono Hans Kluge, direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa, e il ministro italiano della Salute Roberto Speranza, che insieme hanno presieduto il meeting virtuale fra i 53 Stati membri della Regione europea per un ritorno sicuro fra i banchi. Uno dei punti principali dell'impegno messo in campo: "Preservare l'equità come principio guida fondamentale per garantire che le popolazioni svantaggiate non siano ulteriormente svantaggiate". Gli effetti dannosi della pandemia, sottolineano Kluge e Speranza in una dichiarazione congiunta, "non sono stati distribuiti equamente. I bambini che vivono in situazioni vulnerabili continuano ad essere colpiti in modo sproporzionato in relazione sia agli esiti di salute a lungo termine sia alle sfide con l'apprendimento a distanza", entrambi dovuti a gap come "la povertà digitale e le difficoltà per i genitori nell'assistere" i figli "nel processo di apprendimento. Le sfide nell'accesso al sostegno educativo sono state più grandi anche per i bambini che convivono con problemi di salute e disabilità. Affrontare queste disparità deve essere fondamentale per qualsiasi tentativo di riaprire le scuole in sicurezza", incalzano.
"Ci impegniamo - promettono Kluge e Speranza, a nome di tutti gli Stati membri della Regione europea - a costruire una coalizione tra i nostri Stati membri per informare le nostre azioni e andare avanti congiuntamente per attuare le migliori misure possibili sull'offerta di un'istruzione scolastica sicura per tutti, compresi i nostri bambini". E ancora, Kluge e Speranza parlano di "convenire su un set di dati unificato per saperne di più sull'impatto di Covid-19 sui bambini, le famiglie e le comunità per meglio informare le politiche future".Infine, un pensiero per genitori e docenti: "Apprezziamo sinceramente gli sforzi instancabili per preservare l'infanzia e, nonostante gli ostacoli, per garantire ai bambini continuità nell'accesso all'apprendimento". Il grazie è anche per "gli operatori sanitari che continuano a mantenere le nostre comunità al sicuro".
La mascherina non fa male, Fnomceo smentisce ‘bufale’
(da Adnkronos Salute) - La mascherina "non permette una corretta ossigenazione", "può provocare un avvelenamento da anidride carbonica" o addirittura "danneggia il sistema immunitario". Sono alcune 'bufale', diffuse soprattutto sul web, decisamente smentite dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) che, sul proprio sito anti-bufale 'Dottoremaèveroche', dedica un articolo al tema per ribadire, sulla base dei dati scientifici, che usare la mascherina non fa male. Per 'disinnescare' le fake news basterebbe ricordare, si legge nell'articolo, che "ogni anno in Italia vengono eseguiti più di 3 milioni di interventi chirurgici: tutti i professionisti presenti in sala operatoria indossano una mascherina a protezione della salute del paziente". Potrebbe "bastare l'evidenza dell'uso prolungato e quotidiano delle mascherine da parte di migliaia di operatori sanitari per ridimensionare l'allarme sulla possibilità che il loro uso possa nuocere alla capacità di restare lucidi da parte di chi la indossa". Eppure uno dei temi più comuni nei messaggi fuorvianti sulle mascherine resta proprio il timore che queste limitino la quantità di ossigeno inalato. Anche se è diffusa la sensazione di non respirare bene con la mascherina, "in realtà i materiali traspiranti consigliati e prevalentemente utilizzati per la produzione di maschere per il viso non inibiscono la respirazione. Beninteso, le mascherine vanno indossate correttamente", sottolineano i medici. Nessun rischio di ipossia (mancanza di ossigeno nel sangue), dunque: "I chirurghi operano per ore indossando le mascherine e non hanno questi problemi", precisa Keith Neal, professore emerito di malattie infettive all'università di Nottingham.
Un post ampiamente condiviso su Facebook ha diffuso un'immagine tratta da Wikipedia che mostra i "sintomi di tossicità da anidride carbonica", riconducendo all'uso della mascherina quella che tecnicamente è definita ipercapnia, la presenza eccessiva di anidride carbonica nel sangue dovuta prevalentemente a disturbi cardio-respiratori. "Un'eventualità che non si può verificare a meno che la tenuta della mascherina non sia talmente ermetica da far sì che la persona respiri di nuovo e a lungo l’aria espirata", afferma Neal. Le molecole di anidride carbonica sono minuscole - molto più piccole delle goccioline contenenti coronavirus che le maschere sono progettate per arrestare - e non possono essere intrappolate da un materiale traspirante, spiegano i medici. In particolare durante periodi relativamente brevi come quelli durante i quali le indossiamo, per entrare in un negozio o nel corso di un trasferimento in autobus o in metropolitana. Un'altra leggenda diffusa sui social è che le mascherine possano danneggiare il sistema immunitario. Anche qui c'è un'immagine che ha fatto il giro del mondo. Si intitolava 'Cosa succede quando indossi una maschera' ed è stata segnalata come 'falsa informazione' su Instagram. Sosteneva, tra l'altro, che le mascherine protettive potrebbero 'sopprimere' le funzionalità del nostro sistema immunitario, lasciandoci vulnerabili alle infezioni. "Le mascherine possono impedire ai germi di entrare nella bocca o nel naso e quindi il sistema immunitario non viene chiamato in causa, ma ciò non significa che le sue funzioni vengano soppresse", puntualizza Neal.
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Sintomi post-Covid: ecco come si manifestano
(da DottNet) La maggior parte delle persone guarisce dal Covid completamente ma alcune possono continuare a manifestare sintomi per diversi mesi: è la cosiddetta sindrome del Post Covid o Long Covid, e tra chi ne soffre regna senso di solitudine e di abbandono. Mentre su Facebook fioriscono gruppi che ne raccolgono le testimonianze, 'come pazienti fantasma', dai medici di famiglia arriva l'appello: proprio coloro che portano ancora addosso i segni del coronavirus dovrebbero essere i primi a vaccinarsi contro l'influenza, perché il loro organismo è ancora sotto stress. Già segnalato a luglio dallo studio del Policlinico Gemelli Irccs su Jama, il problema dei postumi del Covid sono stati oggetto anche di un sondaggio condotto tra gli aderenti alla British Medical Association, la principale associazione sindacale britannica.
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Linee guida osteoartrosi: Fans orali in prima linea per l’artrosi di mano, anca e ginocchio
(da M.D.Digital) È probabilmente la più frequente delle patologie reumatiche. L’uomo è più frequentemente colpito sotto i 45 anni; sopra i 55 anni la donna. Nella donna è colpito un maggior numero di articolazioni e l’entità del danno articolare è generalmente maggiore; invece in ambedue i sessi la gravità del danno strutturale aumenta con l’età e il quadro clinico dei sintomi si attenua nella tarda età. Dopo i 50 anni la prevalenza e l’incidenza della malattia a carico delle ginocchia e delle mani sono significativamente più elevate tra le donne rispetto agli uomini. Al contrario, la frequenza dell’artrosi dell’anca aumenta in modo simile con l’età sia negli uomini sia nelle donne. L’artrosi dell’anca sembra progredire più rapidamente nelle donne, mentre altri studi non hanno riscontrato che il genere sia capace di influenzare la progressione dell’artrosi di ginocchio e delle mani (1). Secondo le linee guida dell’American College of Rheumatology/Arthritis Foundation del 2019 la gestione dell'osteoartrosi può prevedere un piano globale che include approcci di carattere educativo, comportamentale, psicosociale, interventi fisici, e strategie farmacologiche (2). Quali interventi e l'ordine con cui gli interventi vengono utilizzati variano tra i pazienti. Sempre dal medesimo documento si rileva che i FANS orali sono fortemente raccomandati per i pazienti con osteoartrosi del ginocchio, dell'anca e/o della mano, costituendo il pilastro della gestione farmacologica di questi quadri clinici, dove numerose prove hanno stabilito la loro efficacia nel breve termine. I FANS sono i farmaci per os di prima scelta nel trattamento dell’osteoartrosi, indipendentemente dalla sua posizione anatomica, e sono raccomandati rispetto ad altri farmaci orali disponibili (2).
Tra i numerosi FANS disponibili per la gestione del dolore da osteoartrosi diclofenac ha dimostrato di possedere una buona efficacia e un profilo di tollerabilità favorevole. Una metanalisi ha confrontato diclofenac con altri FANS o paracetamolo, includendo 76 trial randomizzati per un totale di 58.451 pazienti (3A); l'età dei pazienti era compresa tra 58 e 71 anni, con una percentuale di pazienti donne variabile dal 49% al 90% e con un follow-up mediano di 12 settimane (intervallo 1–56 settimane) (3).
Diclofenac alla dose massima giornaliera di 150 mg/die è risultato il più efficace per il trattamento del dolore e della disabilità fisica dell'osteoartrosi, superiore alle dosi massime di FANS frequentemente utilizzate, inclusi ibuprofene, naprossene e celecoxib. Etoricoxib al dosaggio massimo di 60 mg/die è efficace quanto diclofenac 150 mg/die nel trattamento del dolore, tuttavia la stima degli effetti sulla disabilità è risultata imprecisa (3).
((1) Il genere come determinante di salute. Lo sviluppo della medicina di genere per garantire equità e appropriatezza della cura. Quaderni del Ministero della Salute n.26, aprile 2016 2) Kolasinski SL, et al. 2019 American College of Rheumatology/Arthritis Foundation Guideline for the Management of Osteoarthritis of the Hand, Hip, and Knee. Arthritis Care & Research 2020; DOI 10.1002/acr.24131 3) da Costa BR, et al. Effectiveness of non-steroidal anti-inflammatory drugs for the treatment of pain in knee and hip osteoarthritis: a network meta-analysis. Lancet 2017; 390: e21–33) )
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Nel diabete, la chiave è perdere peso, non importa come
(da Univadis) Messaggi chiave In pazienti con obesità e diabete di tipo 2, i benefici metabolici a seguito di un’operazione di bypass gastrico e quelli a seguito di una dieta ipocalorica sono simili e sono legati alla sola perdita di peso. Dopo la perdita di peso, migliora la sensibilità all’insulina nel fegato e nei muscoli scheletrici, la glicemia nelle 24 ore, i profili insulinici e la funzione delle cellule beta, ma senza alcuna differenza significativa tra i due gruppi (chirurgia e dieta).
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Covid-19 e scuole, le indicazioni ISS per la gestione di casi sospetti
(da Sanitainformazione.it) Identificare un referente scolastico per il Covid-19 adeguatamente formato, tenere un registro degli eventuali contatti tra alunni e/o personale di classi diverse, richiedere la collaborazione dei genitori per misurare ogni giorno la temperatura del bambino e segnalare eventuali assenze per motivi di salute riconducibili al Covid-19. Sono alcune delle raccomandazioni contenute nel rapporto “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia“.
Quali FANS sono più sicuri dopo un infarto?
(da Univadis) In uno studio di coorte condotto sulla popolazione coreana, il trattamento concomitante con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) aumentava significativamente il rischio di eventi cardiovascolari e sanguinamento clinicamente rilevante in pazienti che avevano avuto un infarto del miocardio ed erano trattati con antitrombotici. Celecoxib e meloxicam erano i FANS con migliore profilo di sicurezza. Il profilo di sicurezza cardiovascolare dei singoli FANS può variare in popolazioni differenti.
