Ricongiunzione, perché conviene fare domanda subito

(da enpam.it)   Come ritrovarsi in mano un biglietto della lotteria che pagherai solo se l’ammontare della vincita che ti aspetta ti soddisfa.  Sembra impossibile, eppure è quel che ti può succedere facendo subito domanda di ricongiunzione dei contributi versati alla gestione separata Inps.  Ora che la ricongiunzione è possibile, ai medici e dentisti liberi professionisti e ai convenzionati con il Ssn conviene fare subito domanda ad Enpam, per sapere da subito come valorizzare anche questi contributi.

I VANTAGGI DI FARLA SUBITO   Non perdere tempo è importante perché prima fai la domanda e meno ti costa la ricongiunzione: se la fai oggi, infatti, gli eventuali costi sono cristallizzati alla data di presentazione dell’istanza. Inoltre, la recente apertura dell’Inps dopo anni di contenziosi è un invito a cogliere l’occasione il prima possibile, sfruttando appieno le condizioni vigenti, normative ed economiche.

PERCHÉ RICONGIUNGERE   La ricongiunzione permette di recuperare i contributi che giacciono alla gestione separata Inps, come ad esempio quelli versati durante gli anni di specializzazione (dal 2006 in poi), e farli fruttare al meglio per la propria pensione futura.

NESSUN IMPEGNO E 60 GIORNI PER DECIDERE   La domanda di ricongiunzione all’Enpam non è vincolante, ma di carattere “esplorativo”.  Si presenta tramite l’area riservata del sito Enpam.it nella sezione “Modulistica online”, oppure attraverso l’Ordine dove si è iscritti. Una volta ricevuta la domanda, l’Enpam farà richiesta del prospetto dei contributi all’Inps (e/o agli altri eventuali enti indicati dall’iscritto), che dovrà quindi fornire un riscontro nel più breve tempo possibile.

PER QUALI GESTIONI SI PUÒ FARE?   La domanda può essere presentata per una gestione o anche per più gestioni Enpam alle quali si versano contributi.  L’Enpam risponderà con un’ipotesi, che mette in chiaro costi dell’operazione, benefici economici sulla pensione futura ed effetto di anzianità sulle altre gestioni.  Una volta ricevuta l’ipotesi, l’iscritto avrà poi 60 giorni per valutare l’effettiva convenienza e procedere o meno.

I rischi di affidarsi ai social per scegliere il proprio dentista

(da Odontoiatria 33)  “Non scegliete a chi affidare la vostra salute con la stessa logica con cui si decide di acquistare un paio di scarpe: le conseguenze possono essere gravi”. Questo l’appello di Marta Mello (nella foto), presidente della Commissione Albo Odontoiatri di Torino dopo la vicenda del finto dentista che pubblicizzava il suo studio su Internet, rubava l’identità a un inconsapevole dermatologo e ora è a processo per esercizio abusivo della professione, falso, sostituzione di persona e ricettazione.

Il riferimento riguarda l’ennesima notizia di un sedicente dentista a Torino che ha trattato ignari cittadini sin dal 2019. Uno dei pazienti truffati ha ammesso di aver deciso di contattare quello studio dopo aver trovato su Google un annuncio che proponeva allineatori trasparenti a prezzi molto vantaggiosi.  Gli allineatori, spiega in un comunicato stampa la CAO Torino, non sono vestiti o scarpe che si possono comprare online e poi restituire se non piacciono o se non calzano: si tratta di ausili medici che spostano i denti e richiedono una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato. Questi dispositivi, viene spiegato ai cittadini, sono progettati dal medico odontoiatra e realizzati su misura allo scopo di correggere la malocclusione diagnosticata dopo accurate visite e analisi cliniche. I fabbricanti di questi dispositivi sono iscritti in un apposito registro presso il Ministero della Salute.

Presidente Mello che ritiene opportuno ribadire che l’efficacia degli allineatori è subordinata al controllo periodico da parte del dentista per tutta la durata della terapia ortodontica.Quando si tratta di salute orale, dunque, diffidate dalle pubblicità che promettono cure odontoiatriche a prezzi stracciati. “Dietro offerte troppo allettanti spesso si nascondono servizi di bassa qualità, materiali scadenti o, peggio, operatori non qualificati”.  “Le cure dentali -viene ricordato- non sono un prodotto da acquistare al minor prezzo: richiedono competenza, diagnosi accurata e sicurezza. Un tentativo di risparmio oggi può significare affrontare problemi seri domani, con costi molto più elevati per rimediare ad eventuali danni. La salute della bocca è parte della salute generale: affidiamola solo a professionisti certificati e ricordiamoci che il miglior risparmio, anche in termini economici, è la prevenzione”.

I consigli per i cittadini dati dalla CAO Torino:

– Verificare sempre che il dentista sia iscritto all’Albo degli Odontoiatri sul sito della FNOMCeO.

– Diffidare di prestazioni a basso costo o proposte “miracolose” che vengono pubblicizzate sui social. Solo il vostro dentista di fiducia è in grado di prescrivere la terapia migliore per voi.

 

Depressione maschile, questa sconosciuta

(da Univadis – riproduzione parziale)  Uno studio italiano appena pubblicato sul ‘Journal of Clinical Medicine’ suggerisce che la depressione maggiore abbia di fatto un impatto sulla qualità della vita più forte negli uomini che nelle donne.  È tempo, propongono gli autori, di “rivedere attraverso la lente di genere” il modo in cui si concettualizza e si gestisce la depressione. Comprendere le peculiarità del MDD nel genere maschile e fare in modo che i servizi di salute mentale rispondano a esigenze specifiche, scrivono, “non è solo una questione di rilevanza clinica, ma anche di salute pubblica e giustizia sociale”.

Sebbene più comune nel genere femminile, il disturbo depressivo maggiore (MDD, dall’inglese major depressive disorder) non risparmia il genere maschile. Questo disturbo dell’umore ha caratteristiche ed effetti diversi nei due generi, basti pensare al rischio di suicidio: è vero che i tentativi di suicidio sono più frequenti tra le donne, ma i suicidi portati a termine sono più numerosi tra gli uomini, una realtà che può dipendere almeno in parte dal fatto che le donne sono più propense a cercare aiuto mentre gli uomini depressi faticano a mostrare la propria sofferenza, intrappolati negli stereotipi sociali per cui un maschio vulnerabile è un maschio debole.

L’impatto differenziale della depressione    Lo studio italiano è stato condotto su un campione rappresentativo della popolazione adulta arruolato in sei Regioni. Dei 2.337 soggetti coinvolti, 1.005 (43%) erano maschi e 1.332 femmine (57%). Ai partecipanti sono stati somministrati due strumenti di screening: il questionario SF-12 (Short Form Health Survey-12) e il questionario MDQ (Mood Disorder Questionnaire).  La prevalenza del MDD era 6,38% nelle femmine e 1,99% nei maschi (OR 3,36, 95% IC 2,05-5,50). Tra i soggetti con MDD, il punteggio medio nel questionario SF-12 – che valuta dimensioni quali attività fisica, stato emotivo, dolore fisico, percezione dello stato di salute generale, della vitalità, della socialità e della salute mentale e in cui un punteggio più alto indica una migliore percezione della propria qualità di vita – non era significativamente diverso nei due generi. Tuttavia, poiché il punteggio nella popolazione di riferimento era più alto per gli uomini che per le donne, il peggioramento della qualità della vita percepita attribuibile alla depressione è risultato significativamente maggiore nei maschi.

Un fenotipo diverso    Nei maschi, il punteggio medio nel questionario MDQ (uno strumento sviluppato per lo screening del disturbo bipolare che identifica episodi di mania e ipomania) era più alto che nelle femmine e la frequenza della positività allo screening MDQ era maggiore, anche se le differenze non raggiungevano la significatività statistica.

Cesar Iván Aviles Gonzalez, professore presso l’Università degli Studi di Enna “Kore” e corresponding author dello studio, spiega a Univadis Italia che alcune ricerche del gruppo coordinato da Mauro Giovanni Carta – a cui Aviles afferiva prima di arrivare all’Università Kore e condotte durante la pandemia di COVID-19 – hanno mostrato che la positività allo screening MDQ si associa ad alterazioni del ritmo sonno-veglia e suggerito che esista un legame tra iperattività, alterazione dei ritmi comportamentali e sociali e irritabilità. Carta e colleghi hanno proposto una nuova sindrome, chiamata DYMERS (Dysregulation of Mood, Energy, and Social Rhythms Syndrome), una condizione di vulnerabilità che espone al rischio di disturbi psichiatrici, inclusa la depressione.  È possibile, si suggerisce nello studio appena pubblicato, che nei maschi dimensioni come iperattività, squilibrio dei ritmi, irritabilità e strategie di coping maladattive non vengano riconosciute correttamente come segni di depressione. “Questo studio rafforza l’idea che la depressione maschile non solo sia sottodiagnosticata, ma anche fraintesa, in parte a causa di schemi culturali di genere”, conclude Aviles.

 (https://www.mdpi.com/2077-0383/14/17/5984)

Ricongiungere contributi dalla gestione separata Inps, ora è possibile

(da enpam.it)    La guerra è finita. Dopo anni di appelli e battaglie legali, non servirà più andare in tribunale per vedere rispettato il diritto alla ricongiunzione dei contributi versati alla gestione separata Inps. Ad esempio, quelli che hanno versato tutti i medici che dall’anno accademico 2006/2007 hanno frequentato una scuola di specializzazione.  La svolta è arrivata con una nota amministrativa, nella quale il ministero del Lavoro ha annunciato una semplificazione in materia di ricongiunzione. Per medici e dentisti significa, finalmente, il via libera alla possibilità di ricomporre la propria storia contributiva trasferendo all’Enpam quanto versato alla gestione separata Inps.  La ricongiunzione rappresenta infatti uno degli strumenti fondamentali per mettere in ordine i contributi, far valere al meglio gli anni di anzianità previdenziale e, nello specifico, avere la pensione più alta possibile, da un unico ente. È utile a tutti i medici che nel corso della carriera lavorativa hanno seminato contributi in più enti.

STOP ALLE BATTAGLIE LEGALI     L’intervento del Ministero non è un passaggio per niente scontato. Nonostante la legge (n. 45/1990, articolo 1, commi 1 e 2) sancisse già il diritto ad avere una sola pensione e quello a decidere come valorizzare la propria storia contributiva, negli anni molti medici e dentisti si sono visti bloccare la strada da un diniego dell’istituto statale di previdenza.  Nel tempo, i professionisti che hanno chiesto il trasferimento dei contributi presso una Cassa previdenziale privata hanno dovuto ingaggiare estenuanti contenziosi con l’Inps, per finire poi in tribunale. Dove però i giudici non solo hanno dato loro ragione, ma hanno spesso condannato anche l’istituto pubblico a rimborsare le spese legali.

IL DIRITTO A VALORIZZARE I CONTRIBUTI      “Non vi è più motivo di tenere la Gestione separata ‘isolata’ dalle altre forme di ricongiunzione”, scrive in una nota ai media il Ministero, sottolineando come l’uscita dalla posizione nella quale era arroccata Inps permetterà anche ai medici e ai dentisti di “valorizzare meglio tutta la propria storia contributiva”.   Per la piena operatività della ricongiunzione dalla gestione separata, l’Inps dovrà emettere una circolare, attesa a giorni, nella quale l’istituto recepirà la semplificazione. La domanda online si può comunque già fare dal tramite il sito dell’Enpam (https://www.giornaleprevidenza.it/previdenza-e-assistenza/come-si-fa-domanda-di-ricongiunzione/)

 

Il sonno profondo ripulisce cervello da accumulo scorie

(da AGI)   Il sonno profondo ripulisce il cervello dall”accumulo di scorie attraverso la noradrenalina, che gioca un ruolo fondamentale in questo processo. A dimostrarlo uno studio, pubblicato sulla rivista ‘Cell’, condotto dagli scienziati dell”Università di Rochester, dell”Università di Copenhagen e dell”Università di Oxford.

Il team, guidato da Maiken Nedergaard, ha utilizzato un modello murino per valutare gli effetti del sonno sul cervello. È risaputo, spiegano gli esperti, che dormire sia positivo per l”organismo, ma questo lavoro evidenzia i meccanismi alla base del sistema glinfatico, attraverso cui il sonno contribuisce alla salute del cervello, rimuovendo gli accumuli di scorie. Gli studiosi hanno scoperto che la noradrenalina svolge un ruolo chiave nella pulizia del cervello dei modelli animali. Durante il sonno profondo, spiegano gli autori, il tronco encefalico rilascia piccole onde di noradrenalina circa una volta ogni 50 secondi. Questa molecola innesca la contrazione dei vasi sanguigni, generando pulsazioni lente che creano un flusso ritmico nel fluido circostante per portare via i rifiuti.

L’IA in corsia genera stigma: chi la usa è visto come meno competente

(da M.D.Digital) L’intelligenza artificiale generativa (GenAI) rappresenta una promessa significativa per l’avanzamento dell’assistenza sanitaria, ma la sua adozione è ostacolata non solo da sfide tecnologiche, ma anche da una sorprendente barriera sociale: lo stigma professionale. Un recente studio della Johns Hopkins University ha rivelato che i medici che si avvalgono dell’Ia sul posto di lavoro rischiano di essere ritenuti meno competenti dai loro colleghi.

La ricerca, pubblicata ad agosto su npj Digital Medicine, ha coinvolto un gruppo eterogeneo di clinici (medici curanti, specializzandi, borsisti e fornitori di pratiche avanzate) provenienti da un importante sistema ospedaliero. Lo studio ha dimostrato che quando i medici si affidano principalmente all’Ia generativa per il processo decisionale, devono affrontare un notevole scetticismo da parte dei colleghi. Questo scetticismo è dovuto al fatto che i colleghi correlano l’uso dell’Ia con una mancanza di abilità cliniche e di competenza complessiva, il che si traduce in una diminuzione della qualità percepita dell’assistenza al paziente.

La “penalizzazione della competenza” – Per indagare questa dinamica, i ricercatori della Johns Hopkins hanno condotto un esperimento randomizzato in cui 276 clinici praticanti hanno valutato scenari diversi: un medico che non utilizzava l’intelligenza artificiale, uno che la utilizzava come strumento decisionale primario e un altro che la impiegava per la verifica.  I risultati hanno evidenziato che quanto più i medici mostravano di dipendere dall’intelligenza artificiale, tanto maggiore era la “penalizzazione della competenza” che dovevano affrontare. Questo significa che erano visti con maggiore scetticismo dai loro colleghi rispetto a coloro che non si affidavano all’Ia. Tinglong Dai, professore di economia presso la Johns Hopkins Carey Business School e co-autore corrispondente dello studio, ha espresso sorpresa per i risultati: “L’intelligenza artificiale è già inconfondibilmente parte della medicina”. Tuttavia, ha specificato che “ciò che ci ha sorpreso è che i medici che la usano per prendere decisioni mediche possono essere percepiti dai loro colleghi come meno capaci. Questo tipo di stigma, non la tecnologia in sé, può essere un ostacolo a una migliore assistenza”.  Haiyang Yang, primo autore dello studio, ha osservato che “nell’era dell’intelligenza artificiale, la psicologia umana rimane la variabile per eccellenza”. Secondo Yang, il modo in cui le persone percepiscono l’uso dell’Ia può essere importante tanto quanto, o anche di più, delle prestazioni della tecnologia stessa.

L’Ia come “seconda opinione” mitiga, ma non risolve – Il mancato utilizzo della GenAI ha portato alle percezioni più favorevoli dei colleghi. Sebbene inquadrare l’Ia generativa come una “seconda opinione” o uno strumento di verifica abbia parzialmente migliorato le percezioni negative tra i pari, non le ha eliminate completamente.  Questi risultati sono in linea con le teorie che suggeriscono che la dipendenza percepita da una fonte esterna, come l’intelligenza artificiale, possa essere vista dai clinici come una debolezza.   Ironia della sorte, nonostante l’uso visibile della GenAI possa minare l’esperienza clinica percepita di un medico, lo studio ha anche rilevato un paradosso: i clinici continuano a riconoscere generalmente l’intelligenza artificiale come uno strumento benefico per migliorare la precisione nella valutazione clinica. I medici considerano l’Ia generativa personalizzata a livello istituzionale come ancora più utile.  I ricercatori sottolineano l’importanza di bilanciare l’innovazione con il mantenimento della fiducia professionale e della reputazione dei medici. Risa Wolf, co-autrice corrispondente della ricerca e professore associato di endocrinologia pediatrica, ha concluso che “i medici attribuiscono un grande valore all’esperienza clinica, e poiché l’intelligenza artificiale diventa parte del futuro della medicina, è importante riconoscere il suo potenziale per integrare – non sostituire – il giudizio clinico, rafforzando in ultima analisi il processo decisionale e migliorando la cura del paziente”.

(Yang H, et al. Peer perceptions of clinicians using generative AI in medical decision-making. npj Digit Med 2025; 8: 530 (2025). https://doi.org/10.1038/s41746-025-01901-x )

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