Online nuova campagna Fnomceo “Medici e pace”

"Ogni atto medico è un atto di pace". È questa la headline dello spot che, insieme a manifesti da affiggere in tutte le città, costituisce la nuova campagna 'Medici e Pace' della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri. La campagna, on line da oggi, sarà presentata ufficialmente domani sera a Bari, durante la cerimonia di presentazione del Manifesto 'Medici e Pace', per essere poi pubblicata sui social della Federazione e degli Ordini territoriali. La campagna stampa sarà declinata, invece, in cartelloni sei metri per tre in affissione nei punti di maggior passaggio, in banner social e in pubblicità dinamica su autobus e vaporetti. Lo spot si apre con un primo piano sugli occhi di un chirurgo. Sulle note di 'Nessun dorma', una voce fuori campo comincia a narrare: "Ogni ferita ha la stessa voce- dice- chiede di essere guarita, non giudicata". L'inquadratura si allarga e si vede che il medico sta suturando, appunto, una ferita. E, sulla pelle del paziente, è tatuata una cartina geografica. "Perché ogni ferita ricucita è un conflitto in meno- continua la voce narrante- perché ogni medico difende il diritto alla vita". Gli occhi del medico incontrano quelli, profondi, della paziente, che ha in volto i segni mimetici dei soldati. Il campo si allarga ancora, mostrando la schiena completamente tatuata con i diversi continenti. La voce incalza: "Perché non c'è pace dove regna la sofferenza, né democrazia senza diritto alla salute". Il medico e la paziente 'speciale', che si capisce essere la nostra Terra, martoriata dai conflitti, si guardano intensamente e si stringono la mano: l'intervento è riuscito. "Ogni atto medico è un atto di pace", commenta la voce, che conclude con il claim: "Dove c'è cura, c'è pace". Sulla stessa linea i manifesti, che riportano anche, sotto il logo Fnomceo, il payoff "Con i medici, dalla parte di chi soffre". "La campagna- spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli- riprende e anima i principi del Manifesto 'Medici e Pace', siglato il 12 marzo tra Perugia e Assisi e in viaggio ora nei vari Ordini territoriali. Domani sera sarà presentato a Bari, con una cerimonia aperta alla popolazione, che si concluderà con un concerto dell'Orchestra sinfonica della Città Metropolitana". "Ogni atto medico è un atto di pace- continua- perché i medici ogni giorno incontrano la sofferenza, incontrano le persone più fragili, combattono le disuguaglianze, leniscono il dolore. Per questo sono costruttori di pace". "I medici- conclude Anelli- sono contro la guerra, contro ogni forma di violenza, anche nei confronti degli operatori sanitari presenti negli scenari di conflitto, che vengono colpiti e uccisi. Sono tanti gli operatori sanitari che sono morti o che sono stati colpiti, a Gaza, in Libano, in Iran, in tutti i conflitti, in violazione delle convenzioni di Ginevra. Siamo convinti che ripristinare il diritto, ma soprattutto tutelare la dignità della persona, sia un impegno talmente forte da costituire oggi il presupposto per ogni società che vuole vivere in pace".  

Terme di Sant’Agnese: richiesta medici per collaborazione

Le Terme di Santagnese a Bagno di Romagna cercano medici (anche medici di medicina generale) che svolgano attività di valutazione pre-termale in libera professione con un impegno di una o due mezze giornate settimanali. Cerchiamo inoltre specialisti Urologi, Dermatologi, Ginecologi e Neurologi per attività ambulatoriale convenzionata e di libera professione da svolgersi presso il Poliambulatorio sito all'interno dell'Ospedale di San Piero. Per informazioni e adesioni telefonare al numero  0543 911018 centralino delle Terme di Santagnese chiedendo di Alessandra  

Studio del MMG, quando la segreteria rischia di diventare triage

(da DottNet)  Nello studio del medico di medicina generale, molte criticità non nascono da scelte clamorosamente scorrette, ma da abitudini consolidate. La segreteria risponde al telefono, raccoglie richieste, organizza appuntamenti, riceve referti, gestisce accessi e richiama pazienti per esigenze pratiche. Tutte attività necessarie, soprattutto in una fase in cui la pressione sulla medicina territoriale è sempre più alta.  Il problema nasce quando questa funzione di supporto comincia a trasformarsi, anche senza una decisione esplicita, in una valutazione sanitaria preliminare.  Stabilire se un sintomo meriti una visita in giornata, se un referto debba essere visto subito dal medico, se una richiesta possa attendere o se il paziente debba essere indirizzato verso il pronto soccorso non è più semplice organizzazione dello studio. È una forma di apprezzamento clinico. Ed è proprio qui che si apre una delle aree più delicate della gestione quotidiana del MMG. Il consenso informato non è delegabile Il Codice di deontologia medica offre un riferimento netto. L’articolo 35 stabilisce che l’acquisizione del consenso o del dissenso informato è un atto di specifica ed esclusiva competenza del medico, non delegabile. Lo stesso articolo prevede che il medico non intraprenda né prosegua procedure diagnostiche o terapeutiche senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato.   Il punto non riguarda soltanto il consenso in senso stretto. Richiama un principio più generale: quando entrano in gioco informazione sanitaria qualificata, valutazione clinica e decisione sul percorso di cura, la responsabilità resta in capo al medico.  Una segreteria può organizzare. Può raccogliere documenti. Può applicare criteri pratici definiti dal medico. Non può però trasformarsi nel luogo in cui si decide se un problema sia urgente, differibile o clinicamente irrilevante. Il rischio del triage informale Nella medicina generale questo rischio è particolarmente insidioso perché nasce dentro una relazione di prossimità. Lo studio conosce i pazienti, le loro abitudini, le loro richieste ricorrenti, i familiari che chiamano, i casi considerati più ansiosi o più insistenti.  Proprio questa familiarità, che rappresenta uno dei punti di forza della medicina territoriale, può diventare un fattore di rischio se porta a sottostimare una richiesta o a classificare troppo rapidamente un sintomo.  Il problema non è la presenza dei collaboratori. Al contrario, uno studio ben organizzato ha bisogno di figure di supporto. Il punto è definire con precisione che cosa può essere filtrato sul piano amministrativo e che cosa deve invece arrivare al medico, perché contiene già un elemento di possibile valutazione sanitaria. Procedure chiare per proteggere medico e paziente La soluzione non è eliminare il filtro organizzativo, ma renderlo più consapevole del proprio ruolo e dei limiti connaturati al medesimo. Uno studio può stabilire criteri interni per la gestione delle richieste, distinguere i canali per appuntamenti ordinari, urgenze, referti e richieste amministrative, e prevedere che determinate situazioni vengano sempre sottoposte al medico.   In questo modo la segreteria resta una funzione di supporto e non diventa, di fatto, un punto di decisione clinica.    La trasformazione della medicina territoriale prevista dal DM77 e lo sviluppo delle Case di Comunità renderanno questo tema ancora più importante. Ma il problema esiste già oggi, dentro gli studi, nelle telefonate del mattino, nelle richieste ricevute dalla segreteria e nelle decisioni apparentemente piccole con cui si stabilisce se un paziente debba essere visto subito o possa aspettare. Ed è proprio lì che l’organizzazione dello studio può diventare tutela. Oppure rischio.