Il Governo fornirà dati Covid a parte su non vaccinati

(da Adnkronos Salute) – “Secondo fonti del ministero della Salute, entro settembre il consueto bollettino quotidiano con i dati relativi a contagi, decessi e ospedalizzazioni Covid cambierà e si sdoppierà: ce ne sarà uno a parte con i numeri dei non vaccinati. L’idea di fondo, spiegano dal Governo, è di evidenziare le due epidemie distinte, quella degli immunizzati che raramente finiscono intubati e quella dei non vaccinati”. Lo riferisce la Fondazione Luigi Einaudi, in una nota.   “Alla fine la ragione vince, ma quanta fatica”, è il commento che trapela dalla Fondazione, che da mesi chiede al Governo di sdoppiare i dati forniti nel bollettino quotidiano. Per ottenere il risultato, si legge sul profilo Twitter della Fondazione “ancora una volta abbiamo dovuto provvedere con una diffida formale”. Il riferimento è all’azione legale con la quale la Fondazione Einaudi ha ottenuto, dal Governo Conte, la pubblicazione dei verbali secretati del Cts.

Salmaso: il vaccino obbligatorio è un diritto alla salute

(da DottNet)   Vaccino obbligatorio? “L’obbligo vaccinale in Italia esiste già. Anche per alcune professioni particolari. Imetalmeccanici, per esempio, devono essere vaccinati contro il tetano. Il realtà l’obbligo vaccinale, sia per i bambini che per gli adulti nelle professioni, è un diritto alla salute, garantito dallo Stato, non un’imposizione. Da questo punto di vista, dunque, per l’obbligo vaccinale contro il Covid, nelle attuali condizioni, ci sono i margini per poterlo considerareassolutamente utile. Ma l’aspetto normativo non sta a chi si occupa di scienza definirlo”. Lo ha detto Stefania Salmaso, epidemiologa dell’Associazione italiana di epidemiologia (Aie), ospite di ‘Agorà Estate’ su Rai3.   Nella attuale situazione epidemiologica Covid “raggiungere l’80% di protezione vaccinale, tra gli adulti e la popolazione sopra i 12 anni, e dire che abbiamo raggiunto l’immunità di gregge, quando tutti i bambini sono scoperti, è un discorso scientificamente non solido”, ha poi spiegato.    “L’immunità di gregge – continua la studiosa – non è un obiettivo perseguibile in questo contesto, c’eravamo illusi all’inizio. L’immunità di gregge sussiste e si instaura quando nella comunità ci sono talmente tanti vaccinati che questi fanno da scudo ai pochi non vaccinati che sono dispersi in mezzo agli altri. Non è così oggi. Intanto perché i non vaccinati sono tutti in fasce di età ben definite, soprattutto minori che non possono essere vaccinati. Secondo elemento è che abbiamo visto che i vaccini, per quanto molto molto efficaci, in qualche caso non proteggono completamente dell’infezione e quindi non sempre fanno da scudo totale alla trasmissione del virus. Il messaggio deve essere chiaro chi non vaccinato non è protetto dagli altri vaccinati. Chi è vaccinato è protetto soprattutto dagli eventi più severi”.

Fondi Integrativi: potrebbe essere superato l’obbligo di rivolgersi ad uno studio convenzionato

(da Odontoiatria33)   Di testi ufficiali non c’è ancora traccia ma dalle prime bozze del nuovo Decreto Concorrenza che il Parlamento dovrà approntare da settembre, arrivano voci su di una norma che dovrebbesuperare l’obbligo per i lavoratori aderenti ad un fondo sanitario integrativo di rivolgersi ad uno studio odontoiatrico o medico convenzionato. 

A darne l’anticipazione è stato Il Sole 24 Ore del 28 agosto informando della presenza, tra quelle presenti nella bozza del testo che dovrà essere presentato dal Governo, di una norma che renderebbe nulle le clausolepresenti nei contratti tra datori di lavoro e gestori dei Fondi integrativi, che di fatto impediscono una assistenza indiretta, obbligando gli aderenti a rivolgersi a strutture sanitarie o professionisti convenzionati.   Secondo quanto riporta Il Sole, la norma dovrebbe prevedere che i “contratti tra imprese e assicurazioni sanitarie non potranno obbligare i lavoratori ad avvalersi solo di medici e centri sanitari convenzionati: i dipendenti potranno infatti scegliere in piena libertà di rivolgersi anche ad altre strutture o professionisti per poi farsi rimborsare il costo della prestazione dalle compagnie assicuratrici per un ammontare equivalente a quello previsto in caso di tutela assicurativa diretta”. 

Una modifica che da tempo, Ordini e Sindacati odontoiatrici, chiedono di introdurre e che la recente sanzione dell’Antitrust a RBM Salute e Previmedical dopo l’esposto di Altroconsumo, ha probabilmente convinto il legislatore della necessità di un intervento sul tema.   “Dalle anticipazioni di stampa che abbiamo potuto leggere –dice ad Odontoiatria33 Alberto Di Feo, referente Lombardia di ANOMeC- sembra che la lunga battaglia che ha visto in prima linea le Associazioni di categoria odontoiatriche ANDI e ANOMeC e molti Ordini Provinciali dei Medici Odontoiatri, possa trovare nella prossima Legge Europea, un accoglimento di alcune richieste. In particolare l’equiparazione dei rimborsi assicurativi tra assistenza diretta ed indiretta, dovrebbe diventare un obbligo di Legge. La libera scelta del curante da parte del paziente è un principio fondamentale che purtroppo molti contratti assicurativi violano. Ora il Legislatore sembra voler ristabilire i giusti diritti ai cittadini – pazienti e consentire alla libera professione, una concorrenza leale basata sulle qualità delle cure e l’autonomia professiona

Bassetti: Il medico no vax cambi mestiere

(da DottNet)    “I medici che non si vaccinano farebbero meglio a cambiare mestiere per sempre, perché vuol dire che non hanno capito nulla della medicina moderna”. Lo rimarca all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, tornando sul tema dei medici che non sono ancora vaccinati. “Se questi colleghi dicono ai propri pazienti di non vaccinarsi vuol dire che non hanno capito nulla della medicina moderna e devono fare un passo indietro”, avverte l’infettivologo. “Anche le nostre istituzioni, dagli Ordini dei medici alle istituzioni per le quali lavoriamo, forse avrebbero dovuto intervenire in maniera diversa – dice Bassetti – Io credo che un medico che fa proselitismi contro i vaccini vada sospeso dalla professione. Su questo fronte si sarebbe dovuto fare di più e più velocemente e meglio”.

Fismu, ‘intimidazioni no vax a medici famiglia, serve intervento’

(da Adnkronos Salute) – Aumentano le segnalazioni in tutte le Regioni di e-mail e messaggi di posta certificata di cittadini inviate medici di famiglia per ottenere, con richieste formali e implicite intimidazioni legali, l’esenzione vaccinale oppure per chiedere l’utilizzo di presunte cure sperimentali contro il Covid19, “cercando. in questo modo, di violare i principi dell’appropriatezza prescrittiva e forzando la libertà e l’autonomia, secondo scienza e coscienza, del professionista”. Lo denuncia Francesco Esposito, segretario generale della Federazione italiana sindacale medici uniti-Fismu, affiliata Cisl Medici.  “E’ in corso una vera e propria offensiva no vax – dice Esposito in una nota – per intimidire i medici di famiglia ed evitare la vaccinazione contro il Covid-19. Una campagna di enorme gravità che merita la risposta unitaria di tutti i sindacati medici e l’intervento della Fnomceo e di tutte le istituzioni ordinistiche locali, ma anche una reazione immediata da parte del Governo, del ministro Speranza, delle Regioni e della magistratura”.   “Sui social – spiega – impazzano associazioni, consulenti legali e, purtroppo, anche alcuni medici, che giocano su due piani: da un lato propongono presunte cure sperimentali con liberatorie che scaricano tutte le responsabilità di cattiva pratica sui pazienti che ingenuamente credono a questi ‘guaritori’. Dall’altro invitano i cittadini a usare strumenti impropri, come la posta certificata, per ottenere esami diagnostici o analisi, inappropriati al solo fine di ottenere l’esenzione dal vaccino”.  “Non passeranno – conclude Esposito – non ci piegheremo. I pazienti hanno diritto ad essere visitati, ed essere curati, è quello che facciamo tutti i giorni in prima linea in piena pandemia, anche con le visite domiciliari. Ma attenzione, non hanno il diritto con diffide o lettere intimidatorie di limitare la libertà e l’autonomia professionale dei medici, secondo ‘scienza e coscienza”.   “Certi esami o analisi si faranno e si prescriveranno solo se la storia sanitaria del paziente lo richiederà, attraverso le normali visite ambulatoriali, tutto il resto verrà respinto al mittente e segnalato alle autorità giudiziarie. I no vax non prevarranno sulla scienza e sulla libertà di scelta dei medici”, conclude Esposito.

COVID-19: impatto sulla salute mentale di medici e operatori sanitari

(da Univadis)  Gli operatori sanitari impegnati in tutto il mondo contro COVID-19 stanno sperimentando fattori di stress simili. Fin dall’inizio della pandemia di COVID-19 è stato documentato un incremento dei disturbi della sfera psichica sia nella popolazione generale che nei professionisti della salute (1).

L’improvviso e imprevedibile aumento della domanda di assistenza sanitaria dovuto al COVID-19 ha sottoposto i medici ospedalieri ad un aumentato stress e ad una enorme pressione psicologica, mentre i medici di medicina generale (MMG) sono stati costretti, sul versante delle cure domiciliari e territoriali,  a modificare rapidamente le pratiche di lavoro e a iniziare a utilizzare le piattaforme di telemedicina per i servizi erogati ai pazienti (2). 

Già prima di COVID-19 i medici erano a rischio più alto di burnout, depressione e suicidio rispetto ad altri professionisti. La pandemia ha alimentato alti livelli di stress in tutti gli operatori sanitari e continua a mantenerli elevati nonostante gli scenari si siano modificati.

Scenari pandemici e salute mentale       Durante la prima ondata di SARS-CoV-2 la prevalenza del disagio psichico degli operatori sanitari era correlata alla  frustrazione e paura per la mancanza di adeguati dispositivi di protezione individuale, per gli esiti traumatici dei paziente, il tutto esacerbato dalle misure di distanziamento fisico e dall’isolamento sociale (4). Queste esperienze sono state determinati per gli esiti sulla salute mentale di medici e infermieri, inclusi i sintomi di depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico ( PTSD ).  Attualmente, per la prolungata richiesta di risposte a richieste di salute non soddisfatte e per carichi di lavoro usuranti anche per garantire lo svolgimento di una campagna di vaccinazione senza precedenti, si configura come uno scenario a rischio persistente e negativo sulla salute mentale di tutti i professionisti della salute impegnati contro COVID.19, ma l’entità del problema rimane incerta. 

La letteratura esistente suggerisce come le pandemie passate abbiano provocato un aumento dello stress e dei sintomi correlati al disagio psichico negli operatori sanitari (5).  

Studi sull’epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (SARS) del 2003 hanno mostrato che gli operatori sanitari presentavano effetti sulla loro salute mentale tra cui alti livelli di stress, ansia, depressione e stress post-traumatico. La quasi totalità dei medici di pronto soccorso (93%) che ha preso in cura le vittime dell’epidemia di SARS del 2003 ha riportato sintomi associati al disturbo da stress post-traumatico (6)  . 

Il Center for Disease Control and Preventionha pubblicato un report (7) sulla valutazione delle condizioni di salute mentale in una coorte di professionisti impiegati nel sistema sanitario pubblico (26.174 soggetti tra medici e infermieri) dal 29 marzo al16 aprile 2021. L’analisi ha cercato di intercettare la presenza di sintomi di depressione, ansia, PTSD e ideazione suicidaria in queste persone.   I risultati hanno evidenziato che più della metà dei partecipanti allo studio (53%) riferiva di aver avuto almeno un sintomo legato alla sfera psichica nelle due settimane precedenti l’intervista. In particolare, in una stratificazione percentuale per problemi, si riscontrava depressione (32,0%), ansia (30,3%), disturbo da stress post-traumatico (36,8%) o ideazione suicidaria (8,4%). La più alta prevalenza di sintomi di disagio psichico è stata rilevata in soggetti giovani di età ≤ 29 anni (intervallo = 13,6%-47,4%) e in persone transgender o non binarie (cioè coloro che non si sono identificati come né maschi né femmine) di tutte le età (intervallo = 30,4 %-65,5%). 

Gli operatori di sanità pubblica che hanno riferito di non essere in grado di assentarsi dal lavoro, banalmente andare in ferie, avevano maggiori probabilità di segnalare sintomi negativi rispetto alla loro salute mentale. La gravità dei sintomi aumentava con l’aumento dell’orario di lavoro settimanale e rispetto alla percentuale di tempo di lavoro dedicato alle attività di risposta a problemi correlati al COVID-19.

Questo report conferma una prevalenza di sintomi riferibili a un coinvolgimento delle condizioni di salute mentale tra gli operatori della sanità pubblica superiore a quanto precedentemente riportato nella popolazione generale (53% vs 40,9%). Le prevalenze dei sintomi di depressione e ansia erano simili a quelle di precedenti studi; mentre la prevalenza dei sintomi da stress post-traumatico è del 10%-20% superiore a quella precedentemente riportata tra gli operatori sanitari, il personale in prima linea e il pubblico in generale  (1,7)

C’è un grande bisogno di salute, tra richiesta sanitaria convenzionale e bisogni legati al Covid, che vanno dalla gestione dei pazienti infetti, al long-Covid fino alle vaccinazioni. I medici hanno difficoltà a “staccare” dal loro lavoro e questo vale sia per chi lavora in ospedale o per chi è impegnato sul territorio come i Medici di Medicina Generale (8). Un contesto che potrebbe mettere in difficoltà non solo i medici, ma anche pazienti e il prezzo da pagare in termini di salute mentale a causa della pandemia sarà sempre più alto per tutti (9).

1. Gainer DMet al Association between proportion of workday treating COVID-19 and depression, anxiety, and PTSD outcomes in US physicians. J Occup Environ Med 2021;63:89–97.

2. Wosik J, Fudim M, Cameron B, et al. Telehealth transformation: COVID-19 and the rise of virtual care. J Am Med Informatics Assoc 2020; 27:957–962.

3. Dyrbye LN, et al. Burnout among U.S. medical students, residents, and early career physicians relative to the general U.S. population. Acad Med 2014; 89:443–451

4. Di Tella M, et al. Mental health of healthcare workers during the COVID-19 pandemic in Italy. J Eval Clin Pract 2020; 26:1583–1587.

5. Maunder RG, et al. Long-term psychological and occupational effects of providing hospital healthcare during SARS outbreak. Emerg Infect Dis 2006; 12:1924–1932.

6. Lin CY, et al. The psychological effect of severe acute respiratory syndrome on emergency department staff. Emerg Med J 2007; 24:12–17.

7. Bryant-Genevier J, et al. Symptoms of Depression, Anxiety, Post-Traumatic Stress Disorder, and Suicidal Ideation Among State, Tribal, Local, and Territorial Public Health Workers During the COVID-19 Pandemic – United States, March-April 2021. MMWR Morb Mortal Wkly Rep. 2021 Jul 2;70(26):947-952. 

8. Michienzi A Niente ferie per i medici di famiglia, mancano i sostituti Univadis Medical News17/06/2021  https://www.univadis.it/viewarticle/niente-ferie-per-i-medici-di-famiglia-mancano-i-sostituti-746106?s1=news

9. Riboldi E COVID-19 – Qual è il prezzo della pandemia in termini di salute mentale? Univadis Sint Letter17/04/2020 https://www.univadis.it/viewarticle/covid-19-qual-e-il-prezzo-della-pandemia-in-termini-di-salute-mentale-718030?s1=news

Strumenti digitali, sovrappeso e attività fisica nei bambini

(da Univadis)   Un utilizzo di frequente di strumenti digitali in un campione di preadolescenti  di 11 anni aumenta il rischio di essere sovrappeso all’età di 14. Nello studio, l’associazione è presente solo tra i preadolescenti che facevano meno di 6 ore a settimana di attività fisica nel tempo libero. I risultati suggeriscono, secondo gli autori, che un’adeguata quantità di attività fisica nel tempo libero durante la preadolescenza possa proteggere dall’impatto di utilizzo  elevato di strumenti digitali, inevitabilmente legati a uno stile di vita più sedentario.  Secondo un recente studio prospettico su larga scala, l’attività fisica nel tempo libero durante la preadolescenza può modificare l’associazione tra l’uso di strumenti digitali e il rischio di essere in sovrappeso nell’adolescenza. In particolare, si è visto che un utilizzo intensivo di strumenti digitali a 11 anni aumenta il rischio di essere in sovrappeso 3 anni dopo, e che tale rischio non cresce nei preadolescenti che facevano almeno 6 ore di attività fisica nel tempo libero.   Una delle problematiche sanitarie globali più gravi, spiega l’articolo pubblicato sul Journal of Physical Activity and Health, è l’alta prevalenza di obesità tra bambini e adolescenti, che ha conseguenze negative a lungo termine sia a livello individuale sia sociale. “Alti livelli di utilizzo di supporti digitali si associano all’eccesso di peso già nell’infanzia e nell’adolescenza, eppure le prove di una relazione causale o a lungo termine restano scarse e contraddittorie” spiegano gli autori. “Inoltre, l’influenza dell’attività fisica su questa relazione è ancor meno studiata” precisano.   L’analisi fa parte dello studio Finnish Health in Teens che ha reclutato 4.661 partecipanti con età media di 11,1 anni all’esordio e 13,6 anni al follow-up, classificati come adolescenti di peso normale o in sovrappeso/obesi. Mediante un questionario via web i partecipanti hanno autoriportato l’uso di strumenti digitali e l’attività fisica nel tempo libero, classificata con un livello basso (da 0 a 5 ore a settimana), moderato (da 6 a 8) e alto (almeno 9 ore). È da questi o natura utilizzati in un contesto sedentario, si associano a un maggior rischio di essere in sovrappeso 3 anni dopo. Il rischio però aumenta solo tra i ragazzini con un livello attività fisica nel tempo libero basso ma non tra quelli con un livello moderato o alto.     “I nostri risultati sottolineano l’importanza dell’attività fisica tra i giovani per ridurre, o addirittura eliminare, il rischio futuro di eccesso di peso, soprattutto tra i giovani che passano molto tempo su strumenti digitalii” affermano i ricercatori. I dati ottenuti sono particolarmente importanti per definire i rischi a cui vanno incontro i più piccoli dopo questo periodo pandemico caratterizzato da un utilizzo intensivo di mezzi digitali e da una riduzione drastica delle opportumità di movimento, rischi che dovranno essere presi in considerazione nella messa a punto delle future strategie di contenimento del contagio.

(Engberg E, Leppänen MH et al. Physical Activity Among Preadolescents Modifies the Long-Term Association Between Sedentary Time Spent Using Digital Media and the Increased Risk of Being Overweight. Journal of Physical Activity and Health. DOI: 10.1123/jpah.2021-0163.)

Covid, Tar Lecce conferma sospensione medico no vax

(da fimmg.org)     Il Tar di Lecce ha confermato con decreto la sospensione dall’esercizio professionale e dal servizio presso la Asl di Brindisi di un medico non vaccinato. I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso della dottoressa specificando che «nel giudizio di bilanciamento dei contrapposti interessi, la posizione della ricorrente e il diritto dell’individuo, sotto i vari profili evidenziati, debbono ritenersi decisamente recessivi rispetto all’interesse pubblico sotteso alla normativa», nel contesto emergenziale «legato al rischio di diffusione della pandemia da Covid-19». La camera di consiglio per una trattazione più approfondita della vicenda è stata fissata per il 15 settembre prossimo. Secondo i giudici, inoltre: «è in facoltà della ricorrente – è specificato – conseguire la cessazione di tutti i lamentati effetti pregiudizievoli adempiendo all’obbligo vaccinale» ritenuto un «presupposto necessario ed imprescindibile per l’esercizio della professione». Nel giudizio si è costituito il consiglio dell’ordine dei medici di Brindisi. Non si è costituita in giudizio la Asl.

Certificati di esenzione dai vaccini antiCovid: chi ne ha davvero diritto ?

(da Univadis)    Le circolari del ministero della Salute n. 35309 del 4 agosto 2021 e 35444 del 5 agosto 2021 sulla composizione dei vaccini antiCovid contengono anche le informazioni per identificare coloro che possono legittimamente richiedere un certificato di esonero dalla vaccinazione. Per fare chiarezza su questo argomento delicato (sono numerosi i casi di assistiti che richiedono l’esonero senza averne i requisiti), la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) ha realizzato un documento in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e il ministero della Salute, utile per i medici di famiglia e i medici vaccinatori.  “L’obiettivo di questo documento è dare indicazioni precise e inequivocabili » ha spiegato il presidente della SIMG Claudio Cricelli. Le ambiguità che spesso lasciano adito a interpretazioni sbagliate, dubbi e perplessità”.  Di seguito abbiamo riassunto gli elementi essenziali del documento, al fine di fornire una guida rapida al medico che si deve confrontare con la richiesta di un certificato di esenzione.

Gli aspetti burocratici 

Il ministero della Salute ha disciplinato, con queste circolari, il rilascio dei “certificati di esenzione alla vaccinazione anti-Covid-19” a chi ha condizioni cliniche specifiche e documentate che impediscono di ricevere la vaccinazione o completare il ciclo vaccinale e a chi ha ricevuto il vaccino Reithera nell’ambito della sperimentazione, al fine di ottenere il green pass europeo. Fino al 30 settembre 2021, salvo ulteriori disposizioni, sono validi anche a livello nazionale i certificati di esclusione vaccinale già emessi dai Servizi Sanitari Regionali.

La certificazione di esenzione può essere rilasciata solo se la vaccinazione stessa deve essere posticipata o sconsigliata per la presenza di specifiche condizioni cliniche documentate.

Fino al 30 settembre 2021, le certificazioni potranno essere rilasciate direttamente da:

a. medici vaccinatori dei Servizi vaccinali ;

b. medico responsabile del centro di sperimentazione in cui è stata effettuata la vaccinazione, nel caso di cittadini che hanno ricevuto il vaccino ReiThera.

c. medici di medicina generale e pediatri di libera scelta che abbiano aderito alla campagna vaccinale, cioè che abbiano le credenziali per inserire i dati nei sistemi Regionali e Nazionali.

l medico che rilascia l’esenzione deve registrare nel proprio software le motivazioni alla base di tale decisione per future verifiche e monitoraggio. Tali motivazioni non possono essere contenute nel certificato di esenzione rilasciato all’interessato.

Se la richiesta proviene da un assistito che non ha una idonea documentazione, lo stesso dovrà essere inviato a valutazione e decisione da parte dello specialista; inoltre, la circolare del ministero, per aiutare i medici vaccinatori nella valutazione dell’idoneità alla vaccinazione, prevede che le Regioni individuino presso i Centri Vaccinali o altri centri ad hoc le modalità di presa in carico dei casi dubbi e un gruppo tecnico regionale di esperti in campo vaccinale. La certificazione deve essere rilasciata a titolo gratuito, avendo cura di archiviare la documentazione clinica relativa, anche digitalmente, per il monitoraggio delle stesse.

Motivi di rinvio più comuni

Si tratta di condizioni per le quali è preferibile posticipare la vaccinazione. Non rappresentano né controindicazione né precauzione ma una opportunità considerando la protezione già garantita dalla recente infezione o i rischi di possibile trasmissione dei soggetti in quarantena o con sintomatologia compatibile con COVID-19:

a. Paziente di recente affetto da infezione asintomatica o malattia accertata da SARS-CoV-2 laddove non siano trascorsi almeno tre mesi dal primo tampone positivo.

b. Paziente con malattia di COVID-19 recente che abbia ricevuto terapia con anticorpi monoclonali laddove non siano trascorsi almeno tre mesi dal trattamento.

c. Soggetto in quarantena per contatto stretto fino al termine del periodo di isolamento.

d. Soggetto con sintomi sospetti di COVID-19 fino al risultato del tampone

e. Paziente con malattia acuta severa non differibile (esempio evento cardiovascolare acuto, epatite acuta, nefrite acuta, stato settico o grave infezione di qualunque organo/tessuto, condizione chirurgica maggiore)

Queste condizioni non necessitano di alcuna certificazione di esenzione. I casi a e b hanno diritto al green pass di guarigione valido 6 mesi, mentre la valutazione della opportunità di vaccinazione per i casi c e d avverrà rispettivamente alla fine della quarantena o al termine del percorso diagnostico.

Controindicazioni

Controindicazione specifica nei confronti di uno o più dei vaccini attualmente utilizzati in Italia:

ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti (nota 1) ed in particolare

il polietilene-glicole-2000 PEG contenuto nel vaccino Comirnaty- (Pfizer-Biontech)

il metossipolietilene-glicole-2000 (PEG2000 DMG) (I PEG sono un gruppo di allergeni noti che comunemente si trovano in farmaci, prodotti per la casa e cosmetici),

la trometamina (componente di mezzi di contrasto radiografico e di alcuni farmaci somministrabili per via orale e parenterale) contenuta nel vaccino Spikevax (Moderna)

il polisorbato contenuto nei vaccini COVID-19 a vettore virale Vaxzevria (AstraZeneca) e Janssen (Johnson&Johnson). lI polisorbato 80 è una sostanza ampiamente utilizzata nel settore farmaceutico e alimentare ed è presente in molti farmaci inclusi vaccini e preparazioni di anticorpi monoclonali. PEG e polisorbato sono strutturalmente correlati e può verificarsi ipersensibilità cross-reattiva tra questi composti

soggetti che hanno manifestato sindrome trombotica associata a trombocitopenia in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria;

soggetti che in precedenza hanno manifestato episodi di sindrome da perdita capillare con Vaxzevria o Janssen

In caso di reazione allergica grave alla prima dose di un vaccino COVID-19 si può considerare la possibilità di utilizzare un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione; tuttavia, vista la possibilità di reazioni crociate tra componenti di vaccini diversi, è opportuno effettuare una consulenza allergologica e una valutazione rischio/beneficio individuale.

La vaccinazione antiCOVID-19 non è controindicata in gravidanza. Qualora, dopo valutazione medica, si decida di rimandare la vaccinazione, alla donna in gravidanza potrà essere rilasciato un certificato di esenzione temporanea alla vaccinazione.

La sindrome di Guillain-Barré è stata segnalata molto raramente dopo somministrazione di Vaxzevria e Janssen. Qualora insorta entro 6 settimane dalla vaccinazione, senza altra causa riconducibile, è prudente non eseguire ulteriori somministrazioni dello stesso tipo di vaccino. Potrà essere comunque considerato l’utilizzo di un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione.

Precauzioni

Una precauzione è una condizione nel ricevente che può aumentare il rischio di gravi reazioni avverse o che può compromettere la capacità del vaccino di indurre un’adeguata risposta immunitaria. In generale, quando è presente una precauzione può essere necessario approfondire il singolo caso valutando il rapporto beneficio/rischio. La maggior parte delle persone che al momento della seduta vaccinale abbia una precauzione alla vaccinazione antiCOVID-19 può essere vaccinata ma in alcuni casi deve essere presa in considerazione la consultazione con il medico curante o con uno specialista per determinare se la persona può ricevere la vaccinazione in sicurezza.

Esempio: casi molto rari di miocardite e pericardite sono stati osservati dopo somministrazione di vaccini a mRNA. La decisione di somministrare la seconda dose in persone che hanno sviluppato una miocardite/pericardite dopo la prima deve tenere conto delle condizioni cliniche dell’individuo e deve essere presa dopo consulenza cardiologica e un’attenta valutazione del rischio/beneficio. Laddove si sia deciso di non procedere con la seconda dose di vaccino anti COVID-19 a mRNA, può essere considerato l’utilizzo di un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione.

La reazione allergica immediata ad altro vaccino o farmaco è considerata una precauzione ma non una controindicazione in questo caso la valutazione del rischio è condotta per tipo e gravità della reazione e l’attendibilità delle informazioni, tenendo in considerazione la consultazione con il medico curante o con uno specialista per determinare se la persona può ricevere la vaccinazione in sicurezza.

False controindicazioni

Sono alcune patologie, sintomi o condizioni erroneamente considerati vere controindicazioni quando in realtà non precludono la vaccinazione. Esse quindi non danno diritto a certificato di esenzione.

Si riportano qui le più comuni a titolo esemplificativo:

L’allattamento non rappresenta una controindicazione alla vaccinazione anti COVID-19.

Le persone con storia di paralisi di Bell possono ricevere qualsiasi vaccino COVID-19 autorizzato da EMA.

Le persone con malattie autoimmuni possono ricevere qualsiasi vaccino COVID-19 autorizzato da EMA.

In assenza di specifiche controindicazioni, i pazienti immunocompromessi e gli oncologici in corso di radio-chemioterapia non presentano controindicazione alla vaccinazione anti COVID-19. I vaccini COVID-19 attualmente autorizzati da EMA non sono vaccini vivi e quindi possono essere somministrati in sicurezza; le evidenze suggeriscono che la risposta immunitaria alla vaccinazione COVID-19 potrebbe essere ridotta in queste persone.

Persone con una storia di gravi reazioni allergiche non correlate a vaccini o farmaci iniettabili, come allergie al cibo, agli animali domestici, al veleno di insetti, all’ambiente o al lattice, possono essere vaccinate, così come coloro con storia di allergie ai farmaci orali o di storia familiare di gravi reazioni allergiche, o che potrebbero avere un’allergia più lieve ai vaccini (nessuna anafilassi).

Vaccini Covid, Oms: no a terza dose

(da Doctor33)   La priorità al momento deve essere quella di aumentare le coperture nei Paesi che ancora non hanno avuto accesso ai vaccini, motivo per cui Soumya Swaminathan, chief scientist dell’Oms afferma che «i dati, al momento, non indicano il bisogno di una terza dose». Secondo l’esperta iniziare con i ‘booster’ con buona parte del mondo ancora non immunizzata potrebbe essere addirittura controproducente: «Ci opponiamo fermamente alla terza dose per tutti gli adulti nei paesi ricchi, perché non aiuterà a rallentare la pandemia. Togliendo dosi alle persone non vaccinate i booster favoriranno l’emergere di nuove varianti». La posizione è stata ribadita da Bruce Aylward, un altro esperto dell’Oms. «Ci sono abbastanza vaccini per tutti, ma non stanno andando nel posto giusto al momento giusto. Due dosi devono essere date ai più vulnerabili in tutto il mondo prima che i richiami vengano dati a chi ha completato il ciclo, e siamo ben lontani da questa situazione». Intanto, la Cina ha azzerato domenica i contagi a diffusione interna a un mese circa dall’accertamento di metà luglio del focolaio di variante Delta del Covid emerso all’aeroporto di Nanchino. È quanto ha riportato la Commissione sanitaria nazionale, secondo cui i casi importati sono stati 21 di cui 5 nel Guangdong, 4 a Shanghai, 3 sia a Tianjin sia nello Yunnan, 2 a Pechino e uno ciascuno nelle province di Shanxi, Zhejiang, Henan e Sichuan. La più grave recrudescenza in Cina della pandemia da mesi, guidata dalla variante Delta altamente contagiosa, è stata portata sotto controllo con test di massa e blocchi mirati alle attività.

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