Fattori di rischio per sindrome coronarica acuta nella donna giovane

(da Cardiolink)  La sindrome coronarica acuta (SCA) è un evento raro nella donna giovane. Per questo motivo, gli autori di questa ricerca hanno valutato un gruppo di giovani donne con SCA, al fine di identificare i fattori di rischio che predispongono alla comparsa di eventi coronarici in giovane età nel sesso femminile. Sono state incluse nell’analisi 1941 donne con SCA in età ≤45 anni (SCA_≤45), confrontate con due gruppi di controllo: 4275 donne con SCA all’età di 63-64 anni (SCA_63-64) e 1170 giovani donne sane senza coronaropatia (≤45S).

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Diabetoporosi, una nuova entità nosologica

(da M.D.Digital)   L’osso fragi(da M.D.Digital)   L’osso fragile del paziente diabetico. Si tratta di una condizione evidenziata in numerosi studi epidemiologici, che hanno sottolineato l’impatto dei rischio fratturativo in questi soggetti, nei quali la frattura può verificarsi anche con un decennio di anticipo rispetto a quanto accade nella popolazione generale. A parità di età il rischio di frattura è da 3 a 5 volte più elevato in caso di diabete di tipo 1 del 50% più alto nel diabete di tipo 2, ed è tanto più evidente quanto maggiore è la durata della malattia o il controllo della stessa non è soddisfacente.  

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Fnomceo, se a ‘vendere bufale’ è un medico denunciatelo a Ordine

(da (AdnKronos Salute)  “Contro le bufale, rivolgetevi ai medici che hanno un percorso di formazione specifico che li rende in grado di disinnescarle. Ma se è proprio un medico a sostenere terapie o indicazioni non fondate scientificamente, segnalatelo all’Ordine professionale”. E’ l’appello di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri, che oggi ha presentato a Roma la campagna ‘Una bufala ci seppellirà’, contro le fake news. “Gli Ordini dei medici – ha spiegato Anelli – sono tenuti a vigilare sul fatto che in ogni caso i camici bianchi devono essere aderenti alle evidenze scientifiche. E se è proprio un medico a seminare disinformazione, interveniamo. Negli ultimi anni sono fortemente aumentate le sanzioni comminate dagli ordini, ci sono state anche due o tre radiazioni”. Ma questa, paradossalmente, per Anelli “non è una notizia solo negativa. Vuol dire che la sensibilità dei pazienti e dei cittadini, che spesso segnalano situazioni anomale, è cresciuta”.

Nuove regole sulla privacy, si profila normativa più semplice per i medici.

(da Doctor33)  Niente data protection officer per il medico di famiglia single, e forse niente consenso al trattamento dei dati per il fascicolo sanitario. Si profila una normativa più semplice con il decreto di attuazione del Regolamento europeo, ma il condizionale resta d’obbligo. Entro il 25 maggio solo gli enti sanitari che trattano dati su larga scala devono nominare un DPO, professionista che fa da tramite tra professionisti e aziende titolari di trattamento e adempimenti al regolamento e segnala al Garante eventuali situazioni non in linea. Il decreto di attuazione del regolamento – è la novità che si fa strada – dovrebbe poi abrogare alcune norme strategiche del codice della privacy sul consenso al trattamento dati.
Responsabili protezione dati – Gli ospedali stanno designando i DPO, che possono essere loro dipendenti ma anche reclutati all’esterno con un contratto di servizio, e devono renderli pubblici al Garante che avrà l’elenco dei nuovi profili. Il Garante sta per mettere online una procedura per informarlo delle nomine man mano effettuate, intanto ha prodotto un fac-simile in pdf per “impratichirsi”. Non è obbligato a dotarsi di DPO chi esercita in forma individuale – il medico single -mentre lo sono (dall’articolo 37 del regolamento) coloro che gestiscono dati sanitari su larga scala o la cui attività richiede il monitoraggio sistematico dei soggetti trattati; i medici che gestiscono le cronicità -e in Lombardia sono già in coop – però potrebbero rientrare e, per la verità, il regolamento Ue raccomanda di designare il DPO anche in situazioni dove non c’è uno specifico obbligo.
Gestione del rischio – Di qui al 25 bisogna invece mettersi in regola con il registro dei trattamenti e il Garante ha postato un tutorial (http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue/dpia/gestione-del-rischio ) Entro il 21 dovrebbe uscire il decreto di adeguamento con l’ok delle camere per gestire le urgenze, i cui contenuti sono in via di ufficializzazione. Ci si occuperà pure delle nuove regole per il consenso al trattamento dati, che non parrebbe più un “must”. Se inizialmente era previsto come passaggio obbligato ai fini della compilazione del fascicolo sanitario elettronico e del patient summary, ora ci sarebbero forti dubbi, l’Unione Europea sarebbe per uno snellimento degli iter.
Consenso – Il Regolamento Ue abroga gli articoli 76,81,83 e 84 della legge 196/03; per l’articolo 76, i sanitari nell’effettuare prestazioni a tutela della salute di un paziente devono chiedergli il consenso, anche a voce ma in tal caso annotandolo. Fin qui potevano non averlo solo se si tratta di tutelare la salute di terzi o della collettività, ad esempio quarantena in caso di malattia contagiosa o trattamenti obbligatori (da autorizzare dal Garante e dal consiglio superiore di sanità a meno di emergenze obiettive). Inoltre il codice chiedeva al medico che raccoglie il consenso di informare sempre i colleghi in predicato di entrare in contatto con il paziente. Ora il Regolamento suppone che l’ok al trattamento sia implicito nei rapporti di cura implicanti: diagnosi, assistenza o terapia sanitaria; finalità di medicina preventiva e del lavoro; gestione dei sistemi e servizi sanitari e sociali; motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica. Altre abrogazioni riguardano l’articolo 83 che vieta di chiamare i pazienti per nome in sala d’attesa, impone agli sportelli d’introdurre distanze tra chi è “sotto” e chi attende, e di evitare che le informazioni sensibili nel colloquio con il sanitario siano ascoltate da terzi. Inoltre, vieta che il paziente riceva visite da parenti che non vuole vedere, e impone il segreto professionale anche agli sportellisti, non tenuti. I Mmg – Paolo Misericordia di NetMedica su FimmgLazio Tv ha sottolineato due cose: il sindacato Fimmg sta per mettere online un software da scaricare con una guida alla compilazione per capire dove si è in regola e dove no e come rimediare, già in rete i requisiti per iscriversi; inoltre, ci sarebbe una disponibilità del Garante di ragionare con la professione sulle procedure per gestire i dati al meglio, «Fimmg potrebbe proporre un documento per condividere modalità operative».

Medico odontoiatria, per il Ministero della Salute si può utilizzare la denominazione

(da Odontoiatria33)   Si chiude una “questione” mai chiarita sulla quale da tempo la FNOMCeO, ed in particolare la CAO, si erano espressi affermativamente: ovvero se il laureato in odontoiatra può definirsi medico odontoiatra. Ultima, in ordine cronologico, ad esprimersi era stata la CAO attraverso una Circolare del 2014 in cui si sosteneva che “la dizione medico odontoiatra possa essere corretta e non soggetta ad alcuna criticità deontologica anche in riferimento al laureato al corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria”.  Ma mancava il pronunciamento ufficiale, in tal senso, del Ministero della Salute che è arrivato nei giorni scorsi dalla Direzione Generale delle professioni sanitarie. Il pronunciamento si era reso necessario dopo la richiesta avanzata alla FNOMCeO dai medici che operano all’interno dell’Esercito sul fatto se potessero essere equiparate le due figure e di conseguenza anche le carriere di odontoiatra, inteso come iscritto al solo apposito Albo, con quella di medico.  Un nuovo parere in tal senso, come spiega ad Odontoiatria33 il presidente CAO Raffaele Iandolo (nella foto), era stato inviato dalla FNOMCeO ai richiedenti a fine marzo (vedi al link sotto) nel quale veniva evidenziato “che nell’ ambito del quadro legislativo e giurisdizionale non possano ritenersi accettabili sperequazioni nell’inquadramento di carriera fra il medico e l’odontoiatra”. Parere FNOMCeO, sottoscritto dal presidente della Federazione Filippo Anelli e della CAO Raffaele Iandolo, che è stato veicolato poi dal SUSO al Ministero della Salute attraverso un interpello che ne chiedeva la conferma. Ministero che prima di pronunciarsi ha coinvolto per un parere nuovamente la FNOMCeO ed anche il Gruppo Tecnico sull’Odontoiatria, dove vi è stato un confronto che ha coinvolto anche le Società scientifiche ed i Sindacati odontoiatrici, acquisendo come propria la posizione della FNOMCeO.  “Finalmente il Ministero –continua il presidente Iandolo- ha accolto e fatto propria la nostra posizione autorizzando l’utilizzo della dizione di medico odontoiatra per gli iscritti all’Albo degli odontoiatri”.  “Questo pronunciamento –conclude il presidente CAO- risulta importantenon solo ai fini dalle carriere negli ambiti pubblici ed ospedalieri, ma può essere un passo avanti verso l’equiparazione delle due professioni anche dal punto di vista della formazione universitaria, visto che ora entrambe le professioni hanno un percorso di sei anni. E questo può essere un ulteriore passo per equiparare i percorsi formativi in modo che si possa arrivare alla possibilità per il laureato in medicina, o in odontoiatria, di integrare i crediti formativi universitari che mancano per acquisire la laurea in medicina (per l’odontoiatra) o quella in odontoiatria (per il laureato medico), senza dover completare l’intero percorso universitario”.

Una dose di empatia aumenta l’efficacia delle cure

(da M.D.Digital)  Una ricerca pubblicata sul ‘Journal of the Royal Society of Medicine’ suggerisce che i messaggi empatici e positivi dei medici possono essere di beneficio per i pazienti che soffrono di dolori e migliorare la loro soddisfazione per le cure ricevute.  Lo studio, che ha valutato i dati di 28 studi clinici per un totale di oltre 6.000 pazienti, aggiunge peso all’argomento secondo cui i risultati terapeutici positivi possono essere aumentati se i medici migliorano il modo in cui esprimono empatia e creano aspettative positive di beneficio.

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Dormire a bocca aperta aumenta il pH acido con rischio erosione smalto

(da Odontoiatria33)  Russare o respirare a bocca aperta può far venire la carie. A ricordarlo è l’AIC (Accademia Italiana Conservativa) ridorando recenti studi scientifici che affermano che chi russa per buona parte della notte o respira a bocca aperta porta a un calo del pH del cavo orale che mette a rischio lo smalto e facilita la comparsa delle lesioni cariose. Gli esperti di AIC sottolineano che il rischio è consistente soprattutto in chi soffre della cosiddetta sindrome delle apnee ostruttive notturne (OSAS), e che trascorre gran parte della notte respirando in modo incostante. Inoltre, il pericolo aumenta ancora di più se si parla dei bambini: il 15% dei più piccoli, di notte, passa l’80% del tempo respirando a bocca aperta per colpa di frequenti raffreddori e allergie.  “Il nostro organismo è strutturato in modo che la respirazione avvenga dal naso, quando non succede nell’ambiente del cavo orale si crea uno squilibrio pericoloso – spiega all’agenzia ANSA il prof. Lorenzo Breschi (nella foto), Presidente AIC e Professore Ordinario di Odontoiatria Conservativa presso l’Università di Bologna – Infatti, il fisiologico pH del cavo orale cala in modo significativo portando ad un netto aumento dell’acidità della bocca: un ambiente più acido e un pH basso favoriscono l’erosione e l’indebolimento dello smalto, anticamera dello sviluppo della carie”. Numerosi studi su adulti e bambini hanno confermato i rischi associati ad una scorretta respirazione in quanto lo squilibrio del pH intra orale dovuto alla ridotta capacità di neutralizzare un ambiente acido porta alla distruzione dei tessuti dentali esistenti così come dei materiali utilizzati per il loro restauro.   “Il rischio di sviluppo della patologia cariosa è aumentato di oltre il 37% rispetto ai soggetti che non soffrono di disturbi respiratori – aggiunge Breschi – Respirare a bocca aperta infatti “asciuga” il cavo orale. Il continuo passaggio di aria all’interno della bocca secca le mucose facendo evaporare il sottile strato protettivo di saliva che, grazie a enzimi antibatterici, anticorpi e sali minerali in essa contenuti assicura con il suo flusso regolare una buona detersione delle superfici dentali, il bilanciamento del pH e, di conseguenza, la rimineralizzazione dello smalto. La saliva inoltre ha il compito di contrastare i batteri che producono gli acidi: la secchezza orale quindi contribuisce a far salire i livelli di acidità e parallelamente altera la flora batterica orale, favorendo oltre alle carie anche la comparsa di irritazioni, stomatiti, afte e infiammazioni gengivali”.  La maggiore prevalenza di lesioni cariose e di infiammazione gengivale è stata riportata da diverse ricerche condotte sui bambini che mostrano come respirare male di notte, per esempio per colpa di allergie e asma, aumenta notevolmente la percentuale di esperienza di carie sui denti decidui. “Per evitare conseguenze sulla salute orale è perciò molto importante risolvere i disturbi che compromettono una buona respirazione durante il sonno sia negli adulti che nei bambini – sottolinea Breschi – Spesso, purtroppo, il 75-80% dei casi di patologie del sonno non viene diagnosticato, sarebbe invece essenziale riconoscere il problema per risolvere non solo i disturbi della respirazione e ridurre i rischi cardiovascolari ad essi correlati , ma anche per ridurre i rischi per la salute dei denti”.

Influenza: vaccinare i bambini per proteggere anziani

(da AGI)  Una vaccinazione più completa si conferma un’arma troppo preziosa per essere sottovalutata, soprattutto dopo le nuove evidenze sull’efficacia del vaccino quadrivalente, in particolare nella popolazione pediatrica tra 6 e 35 mesi. Un’analisi di InfluNet evidenzia che i bambini da 0 a 5 anni, infatti, si ammalano d’influenza circa 10 volte di più rispetto all’anziano e circa 5 volte di più rispetto all’adulto. Una copertura vaccinale più ampia, con l’utilizzo di un vaccino quadrivalente, potrebbe proteggere in maniera efficace e sicura questa categoria così delicata, ma anche indurre un risparmio economico per il Ssn come emerge da una recente valutazione di Health Technology Assessment (HTA) dell’università degli Studi di Firenze dell’università degli Studi di Genova e dell’università Tor Vergata di Roma. “Il report di HTA sull’influenza nella fascia di eta’ dai 6 mesi ai 6 anni, dichiara Paolo Bonanni, professore di Igiene presso l’università degli Studi di Firenze, nasce dall’evidenza che l’influenza è una malattia molto importante sia dal punto di vista diretto della salute del bambino, (infatti è una malattia grave che può generare ospedalizzazioni), sia perchè il bambino è il principale responsabile della trasmissione dell’infezione alla popolazione adulta e anziana. Quindi, prevenire l’influenza nel bambino significa ridurre anche l’incidenza negli adulti e negli anziani, fascia di età nella quale le coperture non sono ottimali. “La valutazione HTA, ha aggiunto Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria università Tor Vergata di Roma, della vaccinazione universale in età pediatrica 0-6 anni ha dimostrato i rilevanti benefici (sia sanitari che economici) legati all’uso del vaccino quadrivalente rispetto alla non vaccinazione e al vaccino trivalente. Nello studio si e’ osservato che vaccinando il 40% di tutti i bambini italiani tra 0 e 6 anni con il quadrivalente, rispetto al trivalente, si preverrebbero 16mila casi di influenza addizionali all’anno.” Nel report si conclude pertanto che l’immunizzazione universale dei bambini, con il vaccino quadrivalente, risulta la scelta migliore di sanita’ pubblica per garantire la protezione diretta nei bambini e indiretta di tutta la popolazione

Mantenere i capelli del paziente è una cura

(da Oncologia33) I dispositivi per raffreddare il cuoio capelluto durante la somministrazione della chemioterapia hanno dimostrato di essere efficaci nel prevenire l’alopecia in una quota di pazienti e con alcuni farmaci chemioterapici. Il loro uso dovrebbe quindi diffondersi. E’ questo il messaggio contenuto in una revisione  accompagnata da un editoriale di commento pubblicata sul ‘Journal of Oncology Practice’, nella quale si fa il punto sugli studi controllati condotti negli ultimi anni e, in particolare, su tre di essi, che hanno coinvolto un totale di circa 400, tra pazienti trattate e controlli. In tutti e tre lo schema è stato simile: il casco è stato applicato a donne con carcinoma mammario metastatico 90 minuti prima della terapia, tenuto durante la somministrazione del farmaco e poi successivamente per 90 – 120 minuti e alla fine l’effetto protettivo si è visto soprattutto nelle donne sottoposte a taxani.

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Nuovo cibo da alimenti di scarto. In Olanda supermercato avvia vendita

(da Quotidiano Sanità e Thomson Reuters Foundation)  Aprile 2018  Birra da pane raffermo, zuppe da verdure che nessuno comprerebbe, sidro di mele imperfette e saponi da bucce d’arancia pronte a essere buttate nella spazzatura. Sono alcuni dei prodotti realizzati nell’ambito del progetto ‘Lo spreco è delizioso’, che riutilizza gli scarti alimentari, realizzato in un supermercato olandese in collaborazione con l’Università di Wageningen.
E le vendite registrate nella prima settimana sono state più alte del previsto. “Abbiamo venduto circa 700 articoli in una settimana, il doppio di quello che vendiamo con i prodotti biologici”, ha dichiarato George Verberne, che gestisce la filiale di Wageningen del supermercato Jumbo, una delle più grandi catene di supermarket olandesi. “Sono orgoglioso e molto felice di essere uno tra i primi a realizzare questo progetto”, afferma.  Dopo la corsia del supermercato senza plastica, l’Olanda trova così un’altra soluzione innovativa nella lotta contro sprechi e inquinamento. Con questo metodo di riutilizzo degli scarti alimentari, il governo olandese punta a dimezzare la quantità di cibo sprecato e diventare il primo paese europeo a raggiungere questo obiettivo entro il 2030. Secondo la FAO, l’organizzazione che si occupa di cibi e agricoltura per conto delle Nazioni Unite, infatti, nel mondo, un terzo di tutto il cibo prodotto, del valore di quasi un trilione di dollari, viene buttato ogni anno.  E secondo Chantal Engelen, co-fondatrice di Kromkommer, una delle 18 aziende che partecipano al progetto, circa il 30% delle carote viene rifiutato perché ha due gambe, è troppo grande o troppo storta. “Compriamo i prodotti di scarto direttamente dal coltivatore a un prezzo equo e li trasformiamo in cibo sano”, ha dichiarato l’esperta, aggiungendo che il loro scopo è cambiare il comportamento dei consumatori in modo che anche le carote di scarto vengano vendute nei negozi. Il progetto vorrebbe ora espandersi in altri tre supermercati nei prossimi mesi, mentre i ricercatori dell’università olandese controlleranno le vendite per sei mesi per capire come espandere meglio questo mercato.

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