Bonus bebè ENPAM: via alle nuove domande

(da enpam.it)   Molto atteso da medici e odontoiatri, anche quest’anno è arrivato il momento del sussidio per la neonatalità dell’Enpam, molto spesso indicato come Bonus Bebè. Attenzione: il sussidio è qualcosa di diverso dall’indennità di maternità vera e propria, che copre il periodo immediatamente precedente e immediatamente successivo alla nascita o all’ingresso in famiglia del bambino adottato, e che segue procedure anch’esse diverse. Qui si tratta di un sussidio che si aggiunge all’indennità vera e propria, e per sua natura è anche esente da tassazione.   Il sussidio “bonus bebè” ha per l’appunto lo scopo di agevolare la fruizione di servizi di baby-sitting e della rete pubblica o privata accreditata dei servizi per l’infanzia, entro i primi dodici mesi di vita del bambino o di ingresso del minore in famiglia.

Per l’anno 2026 il sussidio per tutti gli iscritti alla Quota A dell’Enpam (compresi gli studenti del quinto e sesto anno di corso di Medicina e Odontoiatria che hanno scelto di iscriversi alla Fondazione) è pari a € 2.000.  A questo proposito va detto che le studentesse del V e VI anno della Facoltà di medicina e chirurgia e di odontoiatria, iscritte all’ENPAM, in caso di maternità, adozione o affidamento, interruzione della gravidanza spontanea o volontaria, non essendo lavoratrici vere e proprie non hanno diritto all’indennità di maternità propriamente detta. Ma la Fondazione la corrisponde loro ugualmente sotto forma di sussidio, per un importo pari all’indennità minima prevista per ciascuna fattispecie. Per il 2026, l’indennità minima lorda è pari ad € 6.045,10 per 5 mensilità.

Il bando a sostegno della neonatalità prevede un ulteriore sussidio una tantum, cumulabile con il sussidio relativo alla gestione di Quota A pari, per l’anno 2026 a € 3.000 per gli iscritti che versano anche alla Gestione Quota B.  Non potrà essere richiesto un conguaglio (per i 1.000 euro di differenza) da parte di coloro che lo hanno già percepito nel 2025, quando il sussidio Quota B era di 2.000 euro.

Il bonus viene dato per ogni figlio. Ad esempio, con l’arrivo di tre gemelli si ha diritto ad un assegno triplo.

Il sussidio può essere richiesto dal genitore iscritto di qualsiasi genere. Qualora entrambi i genitori siano iscritti e presentino la domanda il sussidio spetta ad entrambi. Questo significa ad esempio che i genitori di due gemelli, entrambi medici ed entrambi iscritti attivi alla Quota B, arrivano ad incassare 20.000 euro di bonus bebè.  La domanda deve essere compilata online direttamente dall’area riservata del sito Enpam e va inviata entro i termini previsti dal bando. Una volta scaduti i termini occorre attendere il bando dell’anno successivo.

 Le domande possono essere trasmesse dal 13 aprile al 10 settembre 2026.

A differenza degli scorsi anni, per il 2026 i beneficiari non dovranno più attendere la chiusura del bando e i successivi adempimenti (compilazione della graduatoria, emissione del mandato di pagamento) per poter ricevere il sussidio. La chiusura delle pratiche, in assenza di problematiche (mancanza di dati o di documentazione) avverrà infatti con l’invio della comunicazione all’iscritto, comunque entro 60 giorni dalla presentazione della domanda. Per gli aventi diritto, dopo l’invio della comunicazione, si procederà immediatamente alla richiesta di mandato.

INPS cambia idea sulla Nuova Invalidità Civile: parziale dietro front dal 1 Giugno 2026

(notizia a cura del Dott. G,G, Pascucci)   Con il messaggio numero 1377 del 23-04-2026 INPS ha reso noto che la valutazione multidimensionale unificata nei confronti delle persone anziane individuate ai sensi del comma 2 dell’articolo 27 e del comma 1 dell’articolo 40 del decreto legislativo n. 29/2024, dovrà, all’atto della redazione del certificato introduttivo, tenere in considerazione i seguenti requisiti:

a – abbiano le persone compiuto i 70 anni di età;

   b – siano affette da almeno una patologia cronica;

   c – si trovino in condizioni cliniche caratterizzate, anche in funzione dell’età anagrafica, dalla progressiva riduzione delle normali funzioni fisiologiche, suscettibili di aggravarsi con l’invecchiamento e di determinare il rischio di perdita dell’autonomia nelle attività fondamentali della vita quotidiana, anche tenendo conto delle specifiche condizioni sociali, ambientali e familiari.

NEL caso che sussista l’ipotesi “c” la valutazione del soggetto andrà effettuata non già in INPS ma dalle sedi di valutazione predisposte nelle Ausl e successivamente nelle strutture territoriali identificate come Case di Comunità.

Questo comporta che al momento della compilazione del certificato introduttivo il sistema guiderà il medico certificatore verso il Nuovo Certificato Introduttivo (con la necessità di firma elettronica e allegazione documentale) se il soggetto è minore di 70 anni, oppure maggiore di 70 ma senza presenza di patologia cronica, mentre si andrà verso la vecchia maschera di compilazione (senza necessità di firma elettronica e allegazione documentale) se il soggetto ha compiuto i 70 anni e si trova affetto da patologie croniche che possono comportare rischio di perdita di autonomia e delle capacità vitali (requisiti indicato al punto “c”.

E tutto questo a partire dal 01/01/2027 in tutta Italia, ma nella nostra Provincia, ancora una volta sperimentatrice, a partire dal 01/06/2026

Si riattiva quindi, per una parte dei nostri pazienti, il vecchio percorso, con la compilazione del certificato e la necessità del successivo accesso in Patronato per la presentazione della domanda amministrativa, esattamente come era prima del 01/01/2025  quando furono attivate le procedure della Nuova Invalidità Civile.

Le motivazioni di tutto questo sono difficilmente comprensibili in un territorio in cui si era già completata con successo la transizione di tutte le procedure a INPS, nelle due sedi di Forlì e Cesena, grazie alla enorme disponibilità e collaborazione di tutti gli attori coinvolti.

Siamo a conoscenza, peraltro, di pressioni politiche e rappresentative e anche di difficoltà da parte di molte sedi INPS regionali che probabilmente hanno pilotato questa “controriforma” che a conti fatti non farà altro che confondere tutti i protagonisti del processo e sicuramente allungherà i tempi di accertamento per le persone più fragili, che sono, appunto, i più anziani e coloro che soffrono di patologie croniche e di handicap fisici.

Qui sotto è consultabile una Flow Chart del nuovo percorso

Il messsaggio INPS completo è consultabile a questo LINK

https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/atti/circolari-messaggi-e-normativa/dettaglio.circolari-e-messaggi.2026.04.messaggio-numero-1377-del-23-04-2026_15247.html

 

Visualizza la Flow chart

RICERCA MEDICO da inserire nel servizio Medicina Penitenziaria nelle carceri della Romagna (Forlì- Rimini – Ravenna)

Si chiede disponibilità per svolgere attività come medico penitenziario nel servizio Medicina Penitenziaria nelle carceri della Romagna (Forlì- Rimini – Ravenna).

I turni possono essere di 6 o 12 ore .

I contratti: 12 ore, o 24, o 36 ore a settimana.

Il carcere di Forlì ha una assistenza medica h 24 e i carceri di Ravenna e Rimini h 12 (8-20), 7 giorni su 7.

Retribuzione: 40 euro l’ora. Contratto in convenzione ausl (all’interno del cedolino c’è anche l’ENPAM).

Contatti:

Dott.ssa Dalmonte Elisabetta –> elisabetta.dalmonte@auslromagna.it  cell: 3382764594

 

Dott.ssa Dalmonte Elisabetta
Responsabile Medicina Penitenziaria Romagna
0543733350

Italia: primato di longevità, ma…

(da M.D.Digital)   L’Italia si conferma uno dei Paesi più longevi dell’Unione europea, con un’aspettativa di vita che nel 2024 ha raggiunto gli 84,1 anni, superando di sei mesi i livelli pre-pandemia. Questo successo è frutto di un sistema che eccelle nella prevenzione delle morti premature e che vanta i tassi di ricovero ospedaliero per malattie croniche più bassi dell’Ue, grazie proprio alla forza storica della sua assistenza primaria. Tuttavia, i dati Ocse 2025 mettono in guardia: il pilastro della Medicina generale (Mg) sta vacillando sotto il peso di una crisi strutturale senza precedenti.

Fotografia della Medicina generale: numeri e criticità

L’attuale scenario della Mg in Italia mostra una contrazione preoccupante: mentre la densità totale dei medici è cresciuta, quella dei Medici di medicina generale (Mmg) è diminuita del 13% nell’ultimo decennio. Questa riduzione ha generato una pressione assistenziale critica, con il 52% dei Mmg che nel 2023 assisteva oltre 1.500 pazienti, superando il limite massimo previsto dal contratto collettivo.

La carenza non è uniforme sul territorio, ma colpisce con estrema durezza il Nord: nella sola Lombardia, per rientrare nei parametri di un rapporto sostenibile (1.350 pazienti per medico), servirebbe un incremento del 20% del personale. A livello nazionale, il deficit stimato oscilla tra i 2.910 e i 5.897 medici di base. A peggiorare il quadro è il profilo anagrafico della categoria: il 68% dei Mmg in attività si è laureato più di 27 anni fa, una quota che sale al 75% nelle regioni meridionali, prefigurando un’ondata di pensionamenti che colpirà duramente soprattutto Campania, Puglia e Sicilia nei prossimi cinque anni.

Le sfide per il futuro dei Mmg

Il documento Ocse individua chiaramente le sfide che la professione deve affrontare per non soccombere:

Disincentivi formativi e professionali. La formazione dei Mmg, storicamente gestita a livello regionale ed extra-universitario, offre borse di studio inferiori del 50% rispetto alle specializzazioni universitarie. Questo ha creato un “effetto sostituzione”, spingendo i giovani laureati verso altre carriere.

Carico amministrativo e mancanza di integrazione. L’alto carico di pratiche burocratiche limita drasticamente il tempo dedicato alla clinica. Inoltre, la carenza di personale infermieristico (inferiore del 20% alla media Ue) impedisce la transizione verso modelli di assistenza integrata più efficaci.

Equivalenza formale. Una sfida cruciale è il riconoscimento del diploma di Mmg come scuola di specializzazione universitaria. Le riforme legislative in corso mirano a risolvere questa lacuna, garantendo una retribuzione adeguata ai tirocinanti e una maggiore integrazione nei servizi locali.

Digitalizzazione e competenze. Nonostante gli investimenti del Pnrr per strumenti come il Fascicolo sanitario elettronico (Fse 2.0), la telemedicina rimane frammentata e condizionata da un persistente divario regionale e da una scarsa alfabetizzazione digitale sia dei pazienti che di parte del personale.

Un sistema a due velocità

Se da un lato l’Italia brilla per l’efficacia delle cure ospedaliere (finanziate al 96% dallo Stato), dall’altro il cittadino è costretto a una spesa privata (out-of-pocket) elevata per la specialistica ambulatoriale e l’odontoiatria, spesso a causa delle lunghe liste d’attesa. Nel 2023, oltre il 7% della popolazione ha rinunciato a cure necessarie principalmente per i tempi di attesa.

In conclusione, la sfida per i Mmg e per il decisore politico è garantire che la Medicina generale torni a essere una scelta attrattiva per i giovani medici. Senza un intervento deciso su organici e modelli organizzativi, il primato di longevità dell’Italia rischia di essere messo a repentaglio da un’assistenza territoriale sempre più sguarnita e affaticata.

 

Pillon: «L’AI non va acquistata e messa lì, ma usata per ripensare i processi»

Pillon: «L’AI non va acquistata e messa lì, ma usata per ripensare i processi»

Governance, competenze manageriali, redesign dei processi e nuove responsabilità organizzative: secondo Sergio Pillon, vicepresidente di Associazione Italiana Sanità Digitale e Telemedicina (Aisdet), sono questi i fattori chiave per rendere l’intelligenza artificiale una leva concreta di trasformazione, oltre la logica dei progetti pilota.   Leggi L’articolo completo al LINK

 

PROCLAMATI I PRIMI MEDICI CHIRURGHI FORMATI AL CAMPUS DI FORLÌ

Lunedì 11 maggio, presso l’Aula Campostrino di Forlì, si è tenuta la sessione di laurea che ha visto la proclamazione dei primi Medici Chirurghi formatisi presso il Campus.

La discussione delle tesi ha avuto inizio alle ore 9.00 ed è proseguita per l’intera giornata con due commissioni di laurea formate da professori dell’Università e, in base alla nota 9758/2020 del MUR,

da un rappresentante dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Forlì-Cesena, il Presidente Dott. Michele Gaudio in quella della mattina e il Vice Presidente Dott. Gian Galeazzo Pascucci in quella del pomeriggio.

In totale sono 27 i candidati che hanno portato a termine il percorso magistrale a ciclo unico. Il primo studente a discutere la tesi è stato il forlivese Francesco Di Lorenzo, che fu anche il primo iscritto in assoluto all’attivazione del corso.

All’apertura dell’evento hanno partecipato per i saluti istituzionali: Michele De Pascale, Presidente della Regione Emilia-Romagna, Emanuele Menegatti, Presidente del Campus di Forlì, Gian Luca Zattini, Sindaco di Forlì, Gaetano La Manna, Direttore Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Francesca Bravi, Direttrice sanitaria AUSL Romagna, Gianfranco Brunelli, Vicepresidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. A fare gli onori di casa è stato il Coordinatore del corso di laurea in Medicina e Chirurgia di Forlì, Prof. Franco Stella.

Attivato nell’anno accademico 2020/2021 con 95 studenti, il corso di Medicina e Chirurgia di Forlì ha rappresentato un significativo ampliamento dell’offerta formativa dell’Università di Bologna nel campus romagnolo. Fin dai primi anni, il corso si è distinto per l’elevata attrattività, richiamando studenti provenienti principalmente dal territorio e da diverse regioni italiane, con risultati di accesso particolarmente qualificati nelle graduatorie nazionali e con ottimi risultati di percorso. Ad oggi, il corso conta 180 iscritti all’anno per un totale di 710 iscritti distribuiti sui sei anni di corso.

Il progetto è frutto di una sinergia tra l’Ateneo, la Regione, l’AUSL Romagna e numerosi partner locali. Fondamentale il supporto della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, del Comune di Forlì e di Ser.In.Ar., insieme ai contributi di privati e realtà associative come lo IOR e GVM Care & Research.

Il percorso formativo si distingue per gli ottimi risultati ottenuti dagli studenti e per un modello didattico fortemente integrato tra lezioni frontali, attività laboratoriali e pratica clinica. L’attività didattica si svolge tra il Teaching Hub del Campus e le strutture dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni, consentendo agli studenti di entrare fin dai primi anni in contatto con l’ambiente ospedaliero e con le diverse realtà assistenziali.

Particolare valore aggiunto del corso è rappresentato dall’ampia rete di tirocini curriculari garantita grazie all’AUSL Romagna, che permette agli studenti di svolgere esperienze formative in numerosi contesti clinici e specialistici dell’intero territorio romagnolo, integrando la formazione teorica con un’intensa attività pratica sul campo.

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