Inquinamento, effetti su polmoni e cervello già dopo poche ore

(da Sanitainformazione.it)    Una nuova ricerca britannica indica che anche una breve esposizione ai comuni inquinanti atmosferici può modificare, in modo distinto, la funzione polmonare e l’attività cerebrale. Lo studio, pubblicato su ‘npj Clean Air’ e condotto da un gruppo di scienziati britannici, mostra che sostanze presenti nell’aria interna ed esterna possono produrre effetti misurabili entro appena quattro ore dall’esposizione. Il lavoro offre nuovi elementi per comprendere il rapporto tra inquinamento atmosferico, salute del cervello e possibile rischio di demenza. L’inquinamento può infatti agire direttamente, quando particelle nocive penetrano nel cervello, oppure indirettamente, attraverso l’infiammazione polmonare che influenza a sua volta l’attività cerebrale. Finora la qualità dell’aria è stata spesso valutata soprattutto in base alla quantità totale di particolato. Questo studio suggerisce invece che la fonte dell’inquinamento conta quanto la concentrazione.

Con l’aumento delle malattie neurologiche, l’invecchiamento della popolazione e l’urbanizzazione crescente, capire queste differenze diventa un tema urgente di salute pubblica. I risultati indicano inoltre che esposizioni brevi, considerate spesso trascurabili, possono lasciare tracce biologiche rapide e differenziate negli stessi individui osservati, aprendo nuove domande cliniche e regolatorie molto importanti per la prevenzione.

Dentro lo studio clinico sull’esposizione

I partecipanti allo studio sono stati esposti, in condizioni controllate, ad aria pulita, aerosol organico secondario di limonene, gas di scarico diesel, fumo di legna ed emissioni di cottura. Il limonene è una fragranza agrumata comunemente usata nei prodotti per la pulizia e rappresenta quindi una fonte di inquinamento domestico tutt’altro che rara.  Dopo 60 minuti di esposizione e una pausa di quattro ore, i ricercatori hanno valutato la funzione respiratoria e diverse prestazioni cognitive, tra cui memoria di lavoro, attenzione selettiva, elaborazione socio-emotiva, velocità psicomotoria e controllo motorio. Le risposte respiratorie hanno mostrato che il limonene ha avuto l’impatto maggiore sulla funzione polmonare, seguito dal fumo di legna, dai gas di scarico diesel e infine dalle emissioni di cottura. Il dato è rilevante perché le miscele erano state regolate per contenere livelli simili di particolato, secondo il criterio oggi più usato per misurare l’inquinamento atmosferico nei controlli.

L’autore principale, Thomas Faherty dell’Università di Birmingham, ha affermato: “Questo studio clinico unico ha evidenziato l’importanza dell’asse polmone-cervello nelle risposte cerebrali all’inquinamento atmosferico. Esporre in sicurezza gli stessi individui a diverse miscele di inquinanti reali ci ha permesso di rilevare differenze tra gli inquinanti, dimostrando il valore di questo approccio per ulteriori ricerche sul legame tra inquinamento e demenza”.

Effetti cognitivi non uniformi

La ricerca ha rilevato anche effetti cognitivi non uniformi. I gas di scarico diesel e il fumo di legna hanno migliorato la velocità di elaborazione, mentre l’aerosol organico secondario derivato dal limonene ha migliorato la memoria di lavoro rispetto alle emissioni prodotte dalla cottura. Allo stesso tempo, i gas di scarico diesel hanno mostrato segnali di compromissione delle funzioni esecutive. Il quadro, dunque, non è lineare: alcuni indicatori sembrano migliorare, altri peggiorare. Secondo il team, una possibile spiegazione riguarda la presenza di ossidi di azoto, noti come vasodilatatori, che potrebbero alterare il flusso sanguigno al cervello e contribuire a questi effetti contrastanti. Proprio questa variabilità rende lo studio utile per superare letture troppo semplici della qualità dell’aria quotidiana urbana domestica.

Perché conta la fonte dell’inquinamento

“Sebbene le miscele di inquinanti siano state regolate in modo da contenere livelli simili di particolato, che è il metodo attualmente utilizzato per misurare l’inquinamento atmosferico, non abbiamo osservato una risposta unica e uniforme. Al contrario, ogni fonte di inquinamento ha prodotto un proprio schema di cambiamenti a breve termine nei polmoni e nel cervello. Questo ci indica che il corpo non reagisce a tutti gli inquinanti atmosferici allo stesso modo: la fonte e la composizione dell’inquinamento sono davvero importanti”, afferma Gordon McFiggans. È questo il punto centrale dello studio: non basta sapere quanto particolato è presente nell’aria, bisogna capire da dove proviene e quali sostanze lo compongono. Riconoscere queste differenze può aiutare a definire politiche pubbliche più precise, migliorare le diagnosi cliniche e sviluppare strategie di protezione più mirate. La questione riguarda sia gli ambienti esterni, segnati dal traffico e dalla combustione della legna, sia gli spazi chiusi, dove prodotti per la pulizia e cottura dei cibi possono contribuire all’esposizione quotidiana. Poiché effetti misurabili sono stati rilevati dopo appena 60 minuti di esposizione, i risultati suggeriscono che esposizioni più lunghe o ripetute potrebbero avere conseguenze importanti sulla salute del cervello nel lungo periodo.

Lo studio del medico di famiglia riesce ancora a contenere la domanda sanitaria?

(da DottNet)   Per anni lo studio del medico di medicina generale ha funzionato come una struttura relativamente semplice: visita clinica, rapporto fiduciario diretto, organizzazione minima e pochi livelli intermedi tra medico e paziente. Oggi quello stesso spazio si trova invece a gestire attività molto più complesse. Non solo visite, ma comunicazioni continue, gestione documentale, dati sanitari, personale di supporto, pazienti cronici, strumenti digitali e richieste amministrative sempre più numerose.  La sensazione è che molti studi territoriali stiano cercando di assorbire una domanda sanitaria cresciuta molto più rapidamente della loro evoluzione organizzativa.

Una struttura nata per un’altra medicina

Gran parte degli studi MMG italiani nasce in un contesto molto diverso da quello attuale: meno cronicità, meno adempimenti, minore pressione burocratica e un rapporto con il paziente costruito quasi esclusivamente attorno alla visita ambulatoriale.  Nel frattempo, però, il ruolo della medicina generale si è progressivamente ampliato. Oggi al medico di famiglia viene chiesto di garantire presa in carico continuativa, integrazione territoriale, gestione delle fragilità, coordinamento con altri professionisti e crescente disponibilità comunicativa.  È una trasformazione che sta cambiando non soltanto il lavoro del medico, ma anche la funzione stessa dello studio.

Il DM 77 spinge verso modelli più strutturati

Il DM 77/2022 accelera ulteriormente questa evoluzione. La medicina territoriale delineata dalla riforma punta infatti su integrazione multiprofessionale, maggiore accessibilità e organizzazione più strutturata dei percorsi assistenziali. Un modello che richiede inevitabilmente procedure più definite, gestione ordinata dei flussi e maggiore capacità organizzativa.  Il problema è che una parte significativa della medicina generale continua ancora a operare in assetti costruiti progressivamente nel tempo, spesso adattando strumenti e spazi a esigenze sempre nuove.

La pressione non è più solo clinica

Molti MMG descrivono oggi una pressione che non deriva soltanto dall’attività clinica, ma dalla somma continua di funzioni diverse: richieste amministrative, comunicazioni digitali, gestione documentale, rapporti con piattaforme e necessità di mantenere accessibile lo studio a una domanda sanitaria crescente.  Ed è probabilmente qui che emerge il vero punto critico: lo studio del medico di famiglia non è più soltanto un luogo professionale individuale, ma un piccolo sistema organizzativo chiamato a gestire flussi assistenziali sempre più complessi.

Una transizione ancora incompleta

La medicina territoriale italiana è oggi sospesa tra due modelli. Da un lato resta forte l’impostazione storica dello studio professionale costruito attorno alla figura del singolo medico. Dall’altro, il sistema sanitario chiede progressivamente strutture più integrate, tracciabili e organizzate.   Nel mezzo c’è una fase di transizione in cui molti studi continuano a reggere soprattutto grazie alla capacità personale dei medici di assorbire informalmente complessità crescenti.  Ed è probabilmente questa la domanda che attraversa oggi la medicina generale: non soltanto quali strumenti utilizzare o quali procedure adottare, ma se il modello tradizionale dello studio MMG sia ancora sufficiente a contenere la domanda sanitaria contemporanea.

Errori medici legati all’intelligenza artificiale: chi ne risponde?

(da Univadis – Adrien Renaud)   Se l’intelligenza artificiale (IA) provoca un errore medico, chi deve esserne ritenuto responsabile: il medico o lo sviluppatore? Medscape Francia ha intervistato un chirurgo, un avvocato e un medico legale su questa questione, che rischia di diventare sempre più pressante nei mesi e negli anni a venire.

L’intelligenza artificiale: una rivoluzione in medicina –  L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando la medicina sotto molti aspetti: diagnostica, terapia, rapporto con il paziente, amministrazione… e responsabilità medica. Sebbene finora non sia stata stabilita alcuna giurisprudenza in materia, una cosa è certa: i chatbot e gli altri strumenti di supporto alle decisioni prima o poi porteranno a eventi avversi, e si tratterà quindi di stabilire se sia stata commessa una colpa e da parte di chi. Una questione che può rivelarsi piuttosto impressionante.  Ma prima di parlare di errore, occorre ricordare una cosa: l’IA rappresenta, almeno potenzialmente, un’opportunità straordinaria, anche in termini di responsabilità medica. “Uno strumento come quello sviluppato da Gleamer [azienda specializzata nell’intelligenza artificiale applicata all’imaging medico, N.d.R.], che rilegge le radiografie ed è utilizzato in tutti i Pronto soccorso dell’Assistance Publique Hôpitaux de Paris (AP-HP), ha un impatto medico concreto, ma anche un impatto giuridico, poiché ci sono meno reclami contro l’istituzione”, afferma Thomas Grégory, ortopedico, primario dell’ospedale Avicenne di Bobigny (Seine-Saint-Denis) e responsabile del progetto “Salute e digitale” presso la Maison des sciences numériques, laboratorio di ricerca dell’Università Sorbonne-Paris-Nord.

Domande aperte –  Resta il fatto che, sebbene l’IA possa garantire la sicurezza dell’attività medica ed evitare contenziosi, solleva comunque numerose questioni nei casi in cui si verifichi un errore a causa sua. E in questi casi, la risposta dei giuristi è chiara. “Finché l’IA sarà considerata uno strumento, ovvero un oggetto, sarà sempre il medico a essere responsabile”, afferma Xavier Labbée, avvocato e professore emerito all’Università di Lille.   “Il medico rimane responsabile del prompt all’IA, ovvero della richiesta fatta”, conferma Cécile Manaouil, medico legale e capo dell’unità medico-legale del CHU di Amiens. “Si appropria del risultato di quella richiesta, prende una decisione, ma è l’autore giuridico del suo ragionamento: se ha utilizzato l’IA, deve poterlo giustificare”.   Da qui l’importanza, per evitare azioni legali, di utilizzare l’IA in conformità con le buone pratiche: verificare i risultati quando possibile, utilizzare solo strumenti validati. “Quando sviluppiamo uno strumento di chirurgia assistita dall’IA, passiamo attraverso una fase di apprendimento supervisionato, durante la quale prestiamo molta attenzione alla qualità dei dati”, spiega Grégory, secondo cui anche questo è un modo per limitare il rischio legale. Poi il nostro strumento deve superare l’esame del marchio CE: è fuori discussione che non sia convalidato da studi clinici che ne verifichino la pertinenza”. Ma l’ortopedico insiste: proprio come nel caso di un biologo che utilizza sistemi per automatizzare le proprie procedure, “la responsabilità finale ricade sul medico”.

Tra teoria e pratica   –  Questo per quanto riguarda la teoria. Ma nella pratica, questa responsabilità finale attribuita al medico solleva questioni molto concrete. Infatti, al di là delle ovvie precauzioni (informare il paziente dell’utilizzo di uno strumento di IA, non fornire dati personali alla macchina, ecc.), alcune delle raccomandazioni classiche relative all’uso dell’IA non sono sempre applicabili, o non lo sono integralmente. È il caso della verifica finale dei risultati forniti dagli agenti conversazionali. “L’IA rimane uno strumento di cui si devono poter verificare i risultati, ma se le si chiede, ad esempio, di studiare la bibliografia su una determinata questione e poi si devono verificare tutti gli articoli, il risparmio di tempo si perde”, osserva Manaouil.   L’altra questione che si pone riguarda i sistemi totalmente autonomi, in grado di agire senza la presenza di un medico. “Per ora c’è sempre un pilota nell’aereo, ma nel prossimo futuro, se si abbinerà la chirurgia guidata dall’IA alla chirurgia robotica, come già avviene in alcuni laboratori di ricerca, entreremo in un altro mondo”, avverte Grégory. E aggiunge: “Si tratta di sistemi realizzabili, che arriveranno sul mercato”. Sarà quindi necessario trovare il modo di distinguere la responsabilità del medico da quella dell’industria, come avviene per altri processi medici già automatizzati, ritiene il chirurgo.

Cosa succederebbe allora in caso di contenzioso legale? “Un medico chiamato in causa potrebbe rivalersi sul produttore del sistema, attribuendogli la responsabilità”, ipotizza Labbée. “La responsabilità per un prodotto difettoso esiste, ma occorre proprio dimostrare che il prodotto è difettoso, cosa tutt’altro che scontata in tribunale”. Inoltre, la legislazione è soggetta a evoluzione, e ciò che è giuridicamente valido oggi non lo sarà necessariamente domani. “La questione che si pone è quella della persona da citare in giudizio”, continua il giurista. “Per il momento, i progetti volti ad attribuire personalità giuridica all’IA sono stati fortunatamente abbandonati, ma nessuno sa come sarà la situazione tra dieci o vent’anni”. C’è un’unica certezza: i medici dovranno dare prova di notevole flessibilità per adattarsi alle nuove realtà. “Oggi ci si interroga sulla responsabilità del medico che utilizza l’IA”, prevede Manaouil “ma domani potrebbe essere chiamata in causa quella del medico che non l’ha utilizzata”.

SaluteMia, aperte le adesioni per la copertura semestrale 2026 e iscrizione gratuita a FondoSanità

SaluteMia, la mutua sanitaria dei medici e degli odontoiatri, ha aperto le iscrizioni per la copertura semestrale 2026. La società di mutuo soccorso, voluta da Enpam e dai principali sindacati medici, permette agli iscritti di costruire una tutela socio-sanitaria su misura, per se stessi e per i propri familiari.

 

I nuovi soci possono ora sottoscrivere, a un costo ridotto, i Piani sanitari della durata semestrale, che decorrono dal 1° luglio e garantiscono copertura fino alla fine dell’anno.

 

Come novità del 2026, chi sceglie SaluteMia ha un biglietto di ingresso gratuito per costruire la propria rendita aggiuntiva con FondoSanità. L’intesa stretta tra i due organismi prevede infatti un accordo di interscambio e, allo stesso modo, gli iscritti a FondoSanità accedono a SaluteMia senza pagare la quota di iscrizione.

 

“Rete di protezione” per tutta la famiglia

Aderire allassociazione di mutuo soccorso permette di integrare lofferta del Ssn e avere una sicurezza in più sui tempi e sulle prestazioni sanitarie.

 

SaluteMia permette attraverso 6 Piani sanitari, pensati per le diverse esigenze dei professionisti in camice, di costruire una rete di protezione” per se stessi e per i familiari del proprio nucleo (coniugi o conviventi, figli a carico fino a 26 anni o con disabilità), ma anche per i familiari non conviventi e le loro famiglie (fratelli e sorelle, genitori, figli oltre i 26 anni). Per garantire a tutti una serie di tutele aggiuntive in caso di visite specialistiche, esami diagnostici, ricoveri, prestazioni ospedaliere o extra ospedaliere e molto altro.

 

Aderire a SaluteMia è anche un’opportunità per garantirsi e garantire ai propri cari assistenza e supporto nei momenti lieti e significativi della vita, come durante la gravidanza e quando si diventa genitori.

 

Inoltre, la mutua fatta dai medici per i medici” offre, senza costi aggiuntivi, una copertura infortuni a tutti gli iscritti.

 

 

Tutte le tutele di SaluteMia

SaluteMia non è una semplice assicurazione, ma una mutua integrativa di categoria, senza scopi commerciali o di lucro, che offre attraverso i Piani sanitari una copertura ad ampio raggio, in Italia e allestero. Non prevede barriere di età per entrare e i soci possono restare iscritti anche in caso di eventi gravi.

 

I Piani sanitari garantiscono copertura dalle spese mediche per un ampio ventaglio di prestazioni e, oltre alle molte tutele di base, agli iscritti vengono offerte una serie di garanzie mutualistiche aggiuntive. Come misure e indennità a sostegno della genitorialità, la copertura critical illness”, che dà un supporto economico dai 4.000 ai 9.000 euro in caso di patologie gravi, la possibilità di monitoraggio delle patologie croniche insorte durante il periodo di iscrizione e ladesione diretta per gli studenti universitari iscritti a Medicina oppure a Odontoiatria, attraverso tre Piani dedicati, offerti a un costo ridotto.

 

Aderire a SaluteMia permette inoltre di abbassare le tasse, dal momento che il contributo associativo versato è detraibile dalle imposte al 19%, fino a circa 1.300 euro

 

Salute e una pensione bis che puoi usare anche oggi

Grazie all’accordo stretto tra SaluteMia e FondoSanità (il fondo di previdenza complementare dedicato agli esercenti le professioni sanitarie), i soci di SaluteMia hanno accesso gratuito a FondoSanità. Senza pagare la quota di ingresso, possono infatti iniziare da subito a costruire una propria rendita pensionistica aggiuntiva (che vale anche come capitale utile nei momenti di necessità).

Lo stesso vale per gli iscritti a FondoSanità, che entrano gratuitamente in SaluteMia, con la qualifica di soci beneficiari. Questi possono sottoscrivere una copertura ‘Critical Illness’ loro dedicata, che assicura un supporto economico dai 4.000 ai 13.500 euro in caso di patologie gravi. I soci beneficiari (quindi tutti gli iscritti a FondoSanità) possono aderire anche agli altri Piani Sanitari offerti da SaluteMia, previa iscrizione come soci ordinari.

 

 

Come aderire

Per aderire a SaluteMia e per avere informazioni su costi e prestazioni è possibile consultare il sito web della Mutua oppure telefonare al numero 06.21011350.

 

La copertura semestrale è attiva dal mese successivo al pagamento del contributo associativo. E quindi per essere tutelati dal 1° luglio bisogna versare il contributo associativo entro giugno.

I rischi per la salute cambiano col tipo di alcol consumato

(da M.D.Digital)  Alcuni tipi di alcol sono collegati a più problemi di salute rispetto ad altri. A rilevarlo un nuovo studio, presentato all’American College of Cardiology (Acc) Scientific Session 2026, che ha mostrato come il tipo di alcol consumato, oltre che la quantità, possono avere effetti diversi sulla salute cardiovascolare e generale.  Il vino rosso, ad esempio, contiene antiossidanti come i polifenoli, che possono avere benefici cardiovascolari e antinfiammatori. La birra, d’altra parte, contiene purine, che potrebbero aumentare i livelli di acido urico e contribuire a effetti negativi sulla salute. I superalcolici hanno concentrazioni di etanolo più elevate e sono privi di composti protettivi.  Le diverse bevande alcoliche sembrano avere un impatto variabile sulla salute: superalcolici, birra e sidro aumentano il rischio di mortalità anche a bassi livelli di consumo, mentre un consumo moderato di vino può ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

La ricerca

Gli autori hanno utilizzato la Uk Biobank per analizzare le abitudini di consumo di alcol e gli esiti di mortalità in oltre 340.000 adulti. I partecipanti sono stati suddivisi in quattro categorie in base al loro consumo di alcol, misurato in grammi di alcol puro al giorno e alla settimana.  Coloro che consumavano meno di 20 g/settimana (circa 1,5 unità alcoliche standard) sono stati classificati come non bevitori o bevitori occasionali. Un basso consumo era compreso tra 20 g/settimana e 20 g/giorno per gli uomini e tra 20 g/settimana e 10 g/giorno per le donne. Un consumo giornaliero di 20-40 g per gli uomini e 10-20 g per le donne è stato considerato moderato. Un consumo giornaliero superiore a 40 g per gli uomini e a 20 g per le donne è stato considerato elevato.   Le persone con un elevato consumo di alcol avevano il 24% di probabilità in più di morire per qualsiasi causa, il 36% di probabilità in più di morire di cancro e il 14% di probabilità in più di morire per malattie cardiache rispetto ai bevitori occasionali. Anche il consumo di alcol prima dei pasti aumentava i rischi per la salute.

A livelli di consumo inferiori, i risultati erano più sfumati. Il consumo di superalcolici, birra o sidro era associato a un rischio di morte significativamente più elevato, mentre lo stesso livello di consumo di vino era associato a un rischio di morte significativamente inferiore. I bevitori moderati di vino avevano un rischio inferiore del 21% di morire per malattie cardiovascolari rispetto ai bevitori occasionali. Ma anche un basso consumo di superalcolici, birra o sidro era associato a un rischio di morte per malattie cardiovascolari superiore del 9%.

I limiti

Quindi la dose, il tipo e la tempistica del consumo di alcol sembrano influenzare il rischio, e considerare l’età, il rischio cardiovascolare e oncologico, i farmaci assunti e lo stile di vita di ciascun paziente possono essere una guida per formulare consigli sul suo consumo.

 

 

Online nuova campagna Fnomceo “Medici e pace”

“Ogni atto medico è un atto di pace”. È questa la headline dello spot che, insieme a manifesti da affiggere in tutte le città, costituisce la nuova campagna ‘Medici e Pace’ della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri. La campagna, on line da oggi, sarà presentata ufficialmente domani sera a Bari, durante la cerimonia di presentazione del Manifesto ‘Medici e Pace’, per essere poi pubblicata sui social della Federazione e degli Ordini territoriali. La campagna stampa sarà declinata, invece, in cartelloni sei metri per tre in affissione nei punti di maggior passaggio, in banner social e in pubblicità dinamica su autobus e vaporetti. Lo spot si apre con un primo piano sugli occhi di un chirurgo. Sulle note di ‘Nessun dorma’, una voce fuori campo comincia a narrare: “Ogni ferita ha la stessa voce- dice- chiede di essere guarita, non giudicata”. L’inquadratura si allarga e si vede che il medico sta suturando, appunto, una ferita. E, sulla pelle del paziente, è tatuata una cartina geografica. “Perché ogni ferita ricucita è un conflitto in meno- continua la voce narrante- perché ogni medico difende il diritto alla vita”. Gli occhi del medico incontrano quelli, profondi, della paziente, che ha in volto i segni mimetici dei soldati. Il campo si allarga ancora, mostrando la schiena completamente tatuata con i diversi continenti. La voce incalza: “Perché non c’è pace dove regna la sofferenza, né democrazia senza diritto alla salute”. Il medico e la paziente ‘speciale’, che si capisce essere la nostra Terra, martoriata dai conflitti, si guardano intensamente e si stringono la mano: l’intervento è riuscito. “Ogni atto medico è un atto di pace”, commenta la voce, che conclude con il claim: “Dove c’è cura, c’è pace”. Sulla stessa linea i manifesti, che riportano anche, sotto il logo Fnomceo, il payoff “Con i medici, dalla parte di chi soffre”.

“La campagna- spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli- riprende e anima i principi del Manifesto ‘Medici e Pace’, siglato il 12 marzo tra Perugia e Assisi e in viaggio ora nei vari Ordini territoriali. Domani sera sarà presentato a Bari, con una cerimonia aperta alla popolazione, che si concluderà con un concerto dell’Orchestra sinfonica della Città Metropolitana”. “Ogni atto medico è un atto di pace- continua- perché i medici ogni giorno incontrano la sofferenza, incontrano le persone più fragili, combattono le disuguaglianze, leniscono il dolore. Per questo sono costruttori di pace”. “I medici- conclude Anelli- sono contro la guerra, contro ogni forma di violenza, anche nei confronti degli operatori sanitari presenti negli scenari di conflitto, che vengono colpiti e uccisi. Sono tanti gli operatori sanitari che sono morti o che sono stati colpiti, a Gaza, in Libano, in Iran, in tutti i conflitti, in violazione delle convenzioni di Ginevra. Siamo convinti che ripristinare il diritto, ma soprattutto tutelare la dignità della persona, sia un impegno talmente forte da costituire oggi il presupposto per ogni società che vuole vivere in pace”.

 

Terme di Sant’Agnese: richiesta medici per collaborazione

Le Terme di Santagnese a Bagno di Romagna cercano medici (anche medici di medicina generale) che svolgano attività di valutazione pre-termale in libera professione con un impegno di una o due mezze giornate settimanali.

Cerchiamo inoltre specialisti Urologi, Dermatologi, Ginecologi e Neurologi per attività ambulatoriale convenzionata e di libera professione da svolgersi presso il Poliambulatorio sito all’interno dell’Ospedale di San Piero.

Per informazioni e adesioni telefonare al numero  0543 911018 centralino delle Terme di Santagnese chiedendo di Alessandra

 

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