Psoriasi e salute orale: il rischio è la parodontite
(da Odontoiatria33) La psoriasi è una malattia cronica autoimmune della cute che si manifesta con prurito, arrossamento della pelle, presenza di macchie squamose generalmente ai gomiti e al cuoio capelluto ma possono interessare varie parti del corpo.
Tipologia di ricerca e modalità di analisi Da uno studio prospettico condotto da Sirka Woeste, ricercatrice presso la Kiel University Clinic of Conservative Dentistry and Periodontology (Germania) e recentemente pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology, emerge che i soggetti affetti da psoriasi hanno un elevato rischio di ammalarsi di malattia parodontale. La ricerca ha coinvolto due coorti di pazienti. La prima composta da 100 soggetti affetti da psoriasi e la seconda da 101 pazienti senza psoriasi. La salute orale dei volontari è stata valutata con il CPI, Community Periodontal Index(sanguinamento, tartaro, sondaggio) e il DMF (decay, missing, filled teeth). I pazienti hanno, inoltre, compilato un questionario per rilevare età, lo stato di fumatore, il livello di istruzione e le abitudini di igiene. Gli autori hanno così rilevato il quadro completo dello stato orale dei due gruppi; in letteratura non esistevano, infatti, dati coerenti ed esaustivi sulla salute orale dei soggetti affetti da psoriasi.
Due le analisi statistiche eseguite: l’abbinamento dei pazienti con età, abitudini all’igiene, indici di massa corporea e livelli di istruzione simili appartenenti a coorti diverse che ha individuato 53 coppie di pazienti; l’analisi della regressione logistica che partendo da un’unica coorte di 201 pazienti può identificare se la psoriasi può essere un fattore di rischio indipendentemente dalla malattia parodontale.
Risultati Secondo le analisi dell’abbinamento, i pazienti con psoriasi hanno una situazione parodontale significativamente deteriorata rispetto a quelli senza psoriasi. Gli indici di sanguinamento e il CPI presentano valori peggiori. L’analisi della regressione logistica ha confermato che la psoriasi è un fattore di rischio per la malattia parodontale. Sanguinamento, profondità di sondaggio parodontale e gli altri punteggi CPI risultano più elevati.
Conclusioni La gestione della psoriasi, concludono gli autori, deve includere regolari controlli sullo stato dentale e parodontale e il rispettivo trattamento dove richiesto. Le due patologie hanno infatti in comune fattori di rischio, patogenesi infiammatoria e fattori genetici che dovranno essere indagati con ulteriori studi.
(Woeste S, Graetz C, Gerdes S, Mrowietz U. Oral health in patients with psoriasis - a prospective study. Journal of Investigative Dermatology. In Press.)
Burnout medici: il fenomeno è in crescita. Ecco le specialità più colpite
L'esaurimento, ormai universalmente indicato con il nome di burnout, nella categoria medica è sempre più frequente, e le risposte a una nuova indagine organizzata da Medscape indicano che ben il 44% dei professionisti della salute rientra tra i criteri per la definizione di questa patologia, con un aumento del 2% rispetto all'anno precedente. Ma non solo, infatti l'11% dei medici si definisce depresso e il 4% soffre di depressione clinica. Le risposte di 15.069 medici in 29 specialità all'indagine analizzate nel Medscape National Physician Burnout, Depression & Suicide Report 2019 mostrano che il 14% dei medici ha pensato al suicidio ma non l'ha tentato, e il 6% ha dichiarato di non voler rispondere, mentre l'1% ha rivelato di aver cercato di mettere in pratica idee di questo genere. La maggior parte di chi ha avuto pensieri di suicidio (58%) lo confessa a qualcuno, spesso a un terapeuta (34%) o a un membro della famiglia (33%). Analizzando la tendenza per specialità, gli urologi hanno riportato la più alta percentuale di burnout (54%), seguiti a ruota dai neurologi (53%), mentre i professionisti meno toccati dal problema sono stati gli specialisti in sanità pubblica e medicina preventiva (28%). Per quanto riguarda il genere, sono le donne a soffrire di questo problema in maniera maggiore (50% rispetto a 39% negli uomini), forse a causa di maggiori pressioni e impegni provenienti anche dall'ambito familiare, oppure perché più disposte a confessare la cosa. Ma cosa porta al burnout i medici? Ebbene, il 59% ha affermato dover adempiere a troppe attività amministrative, il 34% di passare troppo tempo al lavoro e il 32% di subire troppo l'aumento di informatizzazione delle pratiche, come ad esempio l'uso di cartelle cliniche elettroniche. La frequenza del burnout è risultata simile in tutti gli ambienti di pratica, dagli ospedali, agli ambulatori, alle cliniche universitarie. I professionisti hanno affermato di utilizzare come primo metodo per affrontare il burnout l'esercizio fisico (48%), seguito dal parlare con famiglia e amici (43%) e isolarsi (41%). Metà dei medici che ha riferito depressione ha affermato che questo fatto influisce in maniera negativa sulla cura dei pazienti, ma solo il 16% di questi professionisti ha dichiarato di chiedere aiuto o di pensare di farlo, mentre il 64% ha dichiarato di non voler cercare aiuto né di averlo mai fatto. (Burnout Rises Above 50% in Some Specialties, New Survey Shows - Medscape - Jan 17, 2019https://www.medscape.com/slideshow/2019-lifestyle-burnout-depression-6011056)
Alzheimer: esame del sangue potrebbe rivelare la malattia 16 anni prima della comparsa dei sintomi. La ricerca su ‘Nature Medicine’
E’ uno studio che potrebbe avere implicazioni importantissime non solo in clinica, dove potrebbe consentire di diagnosticare l’Alzheimer anche 16 anni prima della comparsa dei disturbi cognitivi, ma anche nel campo della ricerca di terapie innovative per questa forma di demenza, che avrà un impatto epidemiologico sempre maggiore negli anni a venire. Il test per il dosaggio delle catene leggere del neurofilamento (NfL) è già disponibile, ma deve essere validato da ulteriori ricerche. Leggi l'articolo completo al LINK
Quali sono gli alimenti più nocivi per i nostri denti? I dati di uno studio americano sull’usura dentale
(da Odontoiatria33) Il ruolo di una dieta ricca di sostanze acide nello sviluppo dell'usura dentale è sempre di più oggetto di studio. Due recenti revisioni sistematiche hanno confermato che il consumo di bevande gassate è associato all'usura dei denti, mentre per quanto riguarda altri alimenti e bevande acide i dati di letteratura sono ancora controversi (Li, 2012; Salas, 2014). Inoltre, finora non molta attenzione si è prestata ad altre importanti caratteristiche della dieta, come i tempi e la durata dell'esposizione dei denti alle sostanze o alle bevande acide. È altresì importante considerare che:
- la dieta dei pasti principali generalmente è mista (contenente alimenti acidi ma anche basici che fungono da agenti tampone);
- la quantità e la qualità del flusso salivare stimolato durante il pasto gioca un ruolo importante nel tamponamento degli acidi.
Un recente studio caso-controllo, per esempio, ha rilevato che il consumo di frutta acida tra i pasti è associato all'erosione dei denti, mentre il consumo di frutta durante il pasto non lo è, e che l'assunzione di bevande acide è associata all'usura dei denti indipendentemente dal tempo di consumo (O’Toole, 2017).
Alcuni studi trasversali hanno, infine, riportato che l'assunzione di bevande acide prima di coricarsi è maggiormente associata all'erosione dentale.
Tipologia di ricerca e modalità di analisi In uno studio pubblicato sul Journal of Public Health Dentistry di giugno 2018 viene indagata la correlazione tra i diversi tipi e i tempi di assunzione di alimenti acidi e l'usura dentale in una popolazione adulta. Gli autori hanno ricavato i dati da 3586 adulti, dai 18 anni di età in su, che hanno partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) tra il 2003 e il 2004. Sono stati raccolti e analizzati i dati su quattro tipi di alimenti e bevande acide (frutta, succhi di frutta, bevande alcoliche e bevande analcoliche gassate) e sui tempi di consumo (pasti vs spuntini, definiti in base alla percentuale dell'apporto energetico totale assunto e all’ora del giorno). La gravità dell’usura (moderata o severa) è stata valutata in base al numero di superfici dentali compromesse.
Risultati L’assunzione durante i pasti di bevande analcoliche gassate è associata all'usura dei denti, mentre l’assunzione di frutta, succhi di frutta e bevande alcoliche non lo è. Il consumo di bevande analcoliche gassate durante i pasti, dai dati di questo studio, sembra essere l'unico fattore costantemente associato all'usura dei denti, indipendentemente che si parli di pasti veri e propri o di spuntini.
Conclusioni Dai risultati di questo studio si è visto che il consumo regolare di bevande analcoliche gassate durante pasti è correlato all’usura dentale che va da moderata a severa nella popolazione adulta americana. La durata dei pasti invece (pasti vs spuntini, maggior vs minor tempo di contatto acidi/denti) non influisce sulla comparsa di usure dentali.
Implicazioni cliniche I dati di questo studio devono trovare conferma con risultati di altri studi analoghi.
Per approfondire
Li H, Zou Y, Ding G. Dietary factors associated with dental erosion: A meta-analysis. PLoS One 2012;7:e42626.
Salas MM, Nascimento GG, Vargas-Ferreira F, Tarquinio SB, Huysmans MC, Demarco FF. Diet influenced tooth erosion prevalence in children and adolescents: results of a meta-analysis and meta-regression. J Dent 2015;43(8):865-75.
O’Toole S, Bernabe E, Moazzez R, Bartlett D. Timing of dietary acid intake and erosive tooth wear: A case-control study. J Dent 2017;6:99-104.
Al-Zwaylif LH, O'Toole S, Bernabé E. Type and timing of dietary acid intake and tooth wear among American adults. J Public Health Dent 2018 Jun;78(3):214-220.
Nuovi benefit assistenziali per medici, dentisti e familiari
Fnomceo: per i medici sui social occorrono linee guida
(da DottNet ) Linee guida e codici di comportamento per i medici che utilizzano i social. Una 'necessità' secondo la Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) di cui si parlerà al Convegno Triveneto dedicato all' Ict (Information and communication technology), organizzato dalla stessa Fnomceo e dagli Ordini dei medici di Belluno, Rovigo e Trieste, giunto alla terza edizione. L' incontro si svolgerà a Cortina D'Ampezzo dal 31 gennaio al 2 febbraio e sarà intitolato alla memoria di Claudio Pandullo, il presidente dell' Ordine di Trieste recentemente scomparso. Un appuntamento che affronterà le diverse sfaccettatura del tema. I medici si confronteranno, per esempio, sulla 'Sindrome di Hikikomori', che, in giapponese, significa 'stare in disparte' e colpisce soprattutto gli adolescenti, che rifiutano di uscire e di intrattenere rapporti sociali, rimanendo nella propria stanza a scrivere, ascoltare musica, navigare su internet. Se ne è parlato a proposito del recente fatto di cronaca che avrebbe visto, in provincia di Bari, un' intera famiglia vivere reclusa per più di due anni. Ma se la sindrome di Hikikomori - si legge in una nota della Fnomceo - è un fenomeno già conosciuto nella società dei paesi orientali anche prima dell' avvento del web, la dipendenza crescente, nelle società occidentali, dalle nuove tecnologie, e in particolare da internet e dai social network, ha fatto sì che il ritiro sociale sia diventato un problema globale. Al centro dei lavori del Convegno Triveneto ci saranno, quest' anno, 'Privacy e tutela dei dati in sanità, innovazioni in medicina, intelligenza artificiale, robotica'. Tra gli argomenti trattati, anche il cyberbullismo.
Modalità di pagamento quota Ordine 2019 per chi non ha addebito diretto in conto corrente
- Presso le agenzie della tua banca
- Utilizzando l'home banking del tuo PSP (cerca i loghi CBILL o pagoPA)
- Presso gli sportelli ATM della tua banca (se abilitati)
- Presso i punti vendita di SISAL, Lottomatica e Banca 5
Studio Usa, una prescrizione su 4 di antibiotici è inutile
(da DottNet) In tempo di malanni influenzali e allarme super-bug, occhio alle ricette facili di antibiotici. Quasi un quarto delle prescrizioni di questi farmaci per bambini e adulti potrebbe essere inutile. Almeno secondo uno studio americano dell' Università del Michigan. Un bimbo su 10 e un adulto su sei hanno ricevuto antibiotici di cui non avevano bisogno almeno una volta nel 2016, suggerisce infatti la ricerca. Complessivamente, secondo i ricercatori, il problema ha riguardato quasi un quarto delle ricette, e circa 1 paziente su 7. Il team ha esaminato le prescrizioni di antibiotici per 19,2 milioni di bambini e adulti americani (con assicurazione privata) tra 18 e 64 anni, relative al 2016: il 23% delle ricette non era clinicamente giustificato, il 36% era potenzialmente appropriato e il 28% non era associato a nessuna diagnosi documentata. La ricerca è stata pubblicata sul 'British Medical Journal'. "L' uso eccessivo di antibiotici è ancora dilagante e tocca un enorme numero di pazienti", dice l' autore principale dello studio Kao-Ping Chua, ricercatore e pediatra presso l' Università del Michigan. "Nonostante decenni di miglioramenti e iniziative educative, si stanno ancora compilando ricette di antibiotici per malattie che potrebbero migliorare da sole". Circa 7,6 milioni (40%) dei 19,2 milioni di soggetti monitorati hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici nel 2016 e 2,7 milioni (14%) sono incappati in almeno una prescrizione inappropriata. Non solo, nei bambini, gli antibiotici sono la principale causa di visite al pronto soccorso per eventi avversi legati all' assunzione dei farmaci, secondo un recente studio dei Centers for Disease Control and Prevention. I potenziali effetti collaterali di questi medicinali includono reazioni allergiche, infezioni fungine e diarrea. A lungo termine però, sottolinea Chua, la più grande preoccupazione è che l' uso eccessivo di antibiotici contribuisca allo sviluppo di batteri resistenti, rendendo così malattie che una volta erano facilmente curabili con questi farmaci incurabili e pericolose. E aprendo la strada a un' apocalisse antibiotica paventata dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità.
Recupero Crediti ECM triennio 2014-2016
Ricordiamo ancora a tutti gli iscritti che la Commissione Nazionale per la Formazione Continua, nel corso della riunione del 27 settembre u.s., ha adottato una delibera con la quale sono state approvate alcune modifiche che prevedono la possibilità, per tutti i professionisti sanitari che nel triennio 2014/2016 non abbiano soddisfatto l’obbligo formativo triennale, di completare il conseguimento dei crediti con la formazione ECM svolta nel triennio 2017/2019 (al netto di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni). Nello specifico, i crediti maturati entro il 31 dicembre 2019 possono essere trasferiti al triennio precedente agendo direttamente al sito CoGeAPS (Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie) raggiungibile sempre al link http://www.cogeaps.it
Ovviamente, i crediti destinati al "recupero" del debito formativo e trasferiti per competenza al triennio 2014/2016, non saranno poi considerati ai fini del soddisfacimento dell’obbligo del triennio 2017/2019. Gli iscritti in condizione di "carenza formativa" devono quindi conseguire un numero maggiore di crediti per ogni anno solare, per riuscire a trasferirne una parte nel triennio precedente senza incorrere in una nuova situazione di carenza.
ISS: i medici in Italia sono troppi? Falso
(da AdnKronos Salute) La maggior parte dei medici che lavora per il nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn) «andrà in pensione nei prossimi 10 anni (62% dei camici di medicina generale, 58% dei pediatri di libera scelta); per questo, nel prossimo futuro potremmo non averne abbastanza per sopperire alle necessità di salute della popolazione residente nel nostro Paese». Così gli esperti dell'Istituto superiore di sanità (Issalute.it), che, in partnership con l'AdnKronos Salute, smontano le fake news che circolano sul numero dei camici bianchi in Italia. «In molti ancora pensano che in Italia i medici siano troppi, a scapito di altre figure professionali sanitarie - proseguono gli esperti - Da molti anni lo Stato italiano, in considerazione dell'età media dei mediciattualmente in servizio, si è dotato di un sistema di programmazione con il fine di garantire un numero appropriato di medici da formare per gli anni a venire. Dal 1999, in Italia, l'ammissione al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia è riservata ai vincitori di un apposito concorso pubblico». Il ministero della Salute e il Miur stabiliscono, congiuntamente, il numero di accessi alle Facoltà di Medicina e alle Scuole di specializzazione in base ai fabbisogni espressi da regioni e province autonome. «Questo sistema dovrebbe garantire che il numero dei medici formati nel nostro Paese sia quello necessario a sopperire alle richieste della popolazione - ricorda l'Iss - È evidente che una programmazione del genere non è semplice ed è in continua evoluzione; nonostante le difficoltà, però, le istituzioni stanno avviando anche un processo di riforma del percorso di formazione medica, proprio per rispondere meglio alle necessità di salute dei cittadini».
Tar Lazio: i ministeri informino sui rischi dall’uso di telefonini
(da Doctor33) I ministeri dell'Ambiente, della Salute e dell'Istruzione, entro sei mesi, ciascuno per il proprio ambito di competenza provvedano ad adottare una campagna informativa, rivolta all'intera popolazione, sulle corrette modalità d'uso di telefoni cellulari e cordless e sui rischi per la salute e per l'ambiente connessi a un uso improprio di questi apparecchi. È quanto ha deciso il Tar del Lazio accogliendo sul punto il ricorso dell'Associazione per la prevenzione e la lotta all'elettrosmog. "Dagli atti depositati in giudizio - scrivono i giudici - risulta che già, con nota prot. n. 0001080 -P del 16 gennaio 2012, il ministero della Salute, in riscontro ad una precedente richiesta di uno dei procuratori della Associazione ricorrente, evidenziava: ''.... il tema dei possibili rischi per la salute conseguenti all'uso del cellulare è alla costante attenzione del ministero della Salute, in particolare a seguito della classificazione stabilita dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro nel 2011, di agente possibilmente cancerogeno per l'uomo (categoria 2B) per i campi elettromagnetici in radiofrequenza". Nella medesima nota, il Ministero della Salute, ''ha evidenziato che il Consiglio Superiore di Sanità, nel parere del 15 novembre 2011, tenuto conto della posizione formalmente assunta dall'Istituto Superiore di Sanità",... ha rilevato che allo stato delle conoscenze scientifiche non è dimostrato alcun nesso di causalità tra esposizione a radiofrequenze e patologie tumorali, rimarcando tuttavia come l'ipotesi di un rapporto causale non possa essere del tutto esclusa in relazione ad un uso molto intenso del telefono cellulare...'' e che lo stesso Consiglio Superiore di Sanità''... ha quindi raccomandato di mantenere vivo l'interesse della ricerca e della sorveglianza sul tema, in attesa che le nuove conoscenze risolvano le attuali aree di incertezza, suggerendo nel contempo l'avvio di una campagna d'informazione al pubblico al fine di promuovere e incoraggiare un uso responsabile del telefono, soprattutto in relazione ai bambini che tendono ad essere avvicinati all'uso del telefono cellulare in età sempre più precoce'', precisando infine: ''La campagna di informazione è in fase di preparazione e sarà basata sul quadro delle conoscenze desumibili dalle più autorevoli fonti e organismi nazionali e internazionali''. Nonostante il ragguardevole lasso di tempo intercorso, la preannunciata campagna informativa - sottolineano i giudici amministrativi - non risulta essere stata ancora attuata.
Ecco la dieta ideale per un Pianeta sano
Dopo tre anni di lavoro commissionato dalla rivista 'The Lancet', 37 specialisti di 16 Paesi hanno “disegnato” la dieta ideale per un Pianeta in salute. Dovranno diminuire i consumi di carne e zucchero e raddoppiare quelli di noci, frutta, verdura e legumi. Leggi l'articolo completo al LINK
Fatture elettroniche, medici esenti ma non del tutto. Ecco il quadro delle transazioni
(da Doctor33) Assediato dalle fatture dei fornitori di energia e linea telefonica, dai piccoli impegni extraclinici che lo vedono protagonista, persino dallo "zio d'America" che vuol pagargli a tutti i costi il certificato: il medico di famiglia è esente dalla fattura elettronica per modo di dire. O meglio, solo quest'anno e per una parte delle transazioni. Dunque, farà bene a familiarizzare con termini come Sdi, xml, codice destinatario e soprattutto, una volta capito cos'è quest'ultimo, a girarlo, lui o tramite commercialista, all'Agenzia delle entrate.
Elettroniche e no- Nel 2019 non devono fare e-fattura medici, dentisti, farmacisti sia per le prestazioni ai pazienti inviate al sistema Tessera sanitaria sia per quelle che il paziente ha chiesto di non spedire al sistema Ts. Non c'è però esonero per le fatture a pazienti stranieri o italiani residenti all'estero: queste vanno già ora fatte con il nuovo formato di file .xml e spedite al sistema di interscambio dell'agenzia delle Entrate Sdi e richiedono bollo elettronico per onorari sopra euro 77,47. Il medico deve inoltre fatturare elettronicamente, oltre che se fornitore di una Pubblica Amministrazione (dal 2015 qui c'è l'obbligo, ad esempio per prestazioni effettuate per l'Ordine), a enti terzi, come nelle docenze o relazioni a convegni o per una clinica ove lavora da libero professionista. In quest'ultimo caso, si presenta la modalità della riscossione accentrata: la società fattura su carta al paziente la prestazione e il medico emette a sua volta fattura elettronica verso la società. Questo iter non riguarda i cedolini dei medici convenzionati, esonerati dalla e-fattura dalla risoluzione 98/2015 dell'Agenzia delle Entrate. Il medico inoltre può ricevere fatture elettroniche dal sostituto. Che deve farle, ma non in tutti i casi: è esonerato se contribuente minimo, sotto i 30 mila euro di fatturato annuo, e in tal caso farà fattura cartacea.
Numerazione- Il medico dunque dovrà familiarizzare con più tipi di fattura. Un accorgimento consigliabile, anche se macchinoso: numerarle diversamente a seconda se sono: cartacee ma "riassunte" elettronicamente e inviate al sistema Ts; elettroniche inviate al sistema Sdi; cartacee pure. L'alternativa di numerare tutto insieme, in ordine temporale per data, si presta a "grane" ove si inviasse una fattura nel canale sbagliato. Bene inoltre, nell'aver cura di consegnare tutto al commercialista, sapere prima quale spesa non è deducibile e non chiedere fattura per quella.
Il nodo-ferie- Il sistema Sdi ci mette per ora fino a 5 giorni per rigettare una e-fattura se c'è un errore, e la si deve rifare. Ma se il "rigetto" capita a cavallo della scadenza del tempo utile per fatturare, è un problema. Il termine per far fattura elettronica corrisponde al giorno di pagamento. Fino al 30 giugno non ci sono sanzioni se si inviano le fatture entro il termine del versamento Iva trimestrale (o con sanzione ridotta al 20% entro il secondo versamento Iva), ma da luglio si accorcerà il periodo a 10 giorni dal pagamento. Se quest'estate si va in ferie senza pc il giorno dopo aver emesso fattura e l'Agenzia rimanda indietro il documento c'è il rischio di rimediare a tempo scaduto. Una mini-proroga delle sanzioni non guasterebbe.
Le utenze- Il medico è tenuto a conservare le fatture elettroniche ricevute. Nell'arco dell'anno ce ne saranno. Restano su carta le fatture di persone fisiche che affittano lo studio, ma se si tratta di società di servizi e c'è l'Iva saranno elettroniche. Sono cartacei i MAV come quello per le spese condominiali o per la tassa d'iscrizione all'ordine. Per le utenze, le fatture "business" deducibili dello studio sono elettroniche: ai fornitori può mancare il codice destinatario, e perciò è buona cosa comunicarlo personalmente o tramite commercialista all'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate.
La benzina- Da quest'anno scatta l'obbligo di fattura elettronica pure per i benzinai e qui i medici presenti testimoniano che è un po' un caos. Qualcuno (pochi) si rifiuta di farla, la maggioranza o è dotata. Spesso si chiede di scaricare l'applicazione o si rinvia il cliente ad aspettarsi il documento su smartphone a fine mese consegnando intanto una ricevuta di pagamento.
La dieta a basso contenuto di glutine è utile anche ai non intolleranti?
(da Fimmg.org) Un numero crescente di persone sceglie una dieta a basso contenuto di glutine, anche se non intolleranti. Questa tendenza ha scatenato il dibattito se le diete a basso contenuto di glutine siano raccomandabili per tutte le persone senza intolleranza. I ricercatori dell'Università di Copenaghen hanno condotto uno studio su adulti danesi sani e hanno dimostrato che una dieta povera di glutine ma ricca di fibre cambia l’ambiente batterico intestinale e diminuisce il senso di gonfiore addominale, con associata una modesta perdita di peso. "In confronto a una dieta ad alto contenuto di glutine - spiega Oluf Pedersen, dell'Università di Copenaghen-, una dieta povera di glutine con alto contenuto di fibre, induce cambiamenti nella struttura e nella funzione del complesso ecosistema batterico intestinale, riduce la produzione di idrogeno e porta a miglioramenti soggettivi del gonfiore addominale. È stata osservata, inoltre, una modesta perdita di peso, probabilmente per un aumento della combustione interna". I ricercatori hanno condotto uno studio randomizzato, controllato, cross-over che ha coinvolto 60 adulti danesi sani di mezza età per otto settimane, in due gruppi di 30, che hanno assunto una dieta a basso contenuto di glutine (2 g al giorno) e una dieta ad alto contenuto di glutine (18 g al giorno), separati da un periodo di washout di sei settimane con una dieta abituale (12 g di glutine al giorno). Le due diete erano bilanciate in numero di calorie e nutrienti, inclusa la quantità di fibre alimentari. Sulla base delle osservazioni sui modelli di fermentazione alimentare prodotta dai diversi batteri intestinali, gli effetti della dieta a basso contenuto di glutine nelle persone sane potrebbero non essere dovuti alla riduzione del consumo del glutine stesso, ma a un cambiamento nella composizione delle fibre alimentari, riducendo le fibre a base di frumento e segale e sostituendole con fibre vegetali, riso integrale, mais, avena e quinoa. In ogni caso, per i ricercatori, non c’è alcuna base scientifica per raccomandare una dieta priva di glutine in generale. Una dieta a basso contenuto di glutine è stata in precedenza proposta per diminuire i sintomi gastrointestinali in pazienti con malattie infiammatorie intestinali e sindrome dell'intestino irritabile, disturbi che si verificano in circa il 20% della popolazione occidentale. "Sono necessari sicuramente altri studi a lungo termine –conclude Pedersen- prima di consigliare alla popolazione di seguire una dieta gluten-free, soprattutto perché le fibre alimentari e non l'assenza di glutine da sola, sono la causa principale dei cambiamenti del discomfort intestinale e del peso corporeo”. Tra l’altro, la dieta gluten-free potrebbe non essere necessariamente una scelta salutare, come molti pensano. Diversi cibi senza glutine, disponibili sul mercato oggi, sono privi di fibre e di ingredienti nutrizionali naturali, per cui è evidente la necessità di disporre di alimenti senza glutine ma ricchi di fibre e di alta qualità nutrizionale, freschi o minimamente lavorati.
(Oluf Pedersen Nature Communications, 2018; 9 (1).)
Ddl Antiviolenza. Fnomceo: “Sia trasformato in decreto e si riconosca a personale sanitario la qualifica di pubblico ufficiale”
Audizione della Federazione degli ordini dei medici in commissione Igiene e Sanità sul disegno di legge per contrastare le aggressioni ai sanitari. Emersa anche la possibilità di inserire, sempre nei pronto soccorso, una figura di ‘mediatore’, che, per formazione, sia in grado di disinnescare i conflitti, e la necessità di mettere in sicurezza i presidi di guardia medica e gli ambulatori, non lasciando i colleghi a fare i turni da soli in zone isolate. Leggi l'articolo completo al LINK
Batteri resistenti: le verdure crude e l’insalata possono rappresentare un rischio per la salute?
(da Fimmg.org) L'insalata è popolare tra le persone che vogliono mantenere una dieta equilibrata e sana. Le varietà di insalate vengono spesso vendute confezionate o imballate in pellicola, ma non sono scevre da possibili contaminazioni batteriche. Uno studio condotto Kornelia Smalla, professore del Julius Kühn Institute (JKI) di Quedlinburg, Germania, ha dimostrato tra questi batteri si possono trovare anche quelli resistenti agli antibiotici che provengono notoriamente da letame, fanghi di depurazione, suolo e condotte idriche. Il gruppo di lavoro guidato da Smalla ha acquistato insalate miste, rucola e coriandolo nei supermercati tedeschi. I campioni alimentari sono stati quindi analizzati per determinare la quantità totale di geni con potenziale resistenza antimicrobica (i ricercatori usano il termine "resistoma trasferibile"). Nelle loro analisi, gli esperti si sono concentrati sulla parte dei batteri di Escherichia coli resistenti alla tetraciclina. Questo perché gli antibiotici a base di tetraciclina sono utilizzati negli allevamenti di bestiame e possono promuovere lo sviluppo e la propagazione di batteri resistenti, ad esempio intestinali. Batteri e parte degli antibiotici sono eliminati dagli animali sul suolo agricolo per formare fertilizzanti organici come il letame. I risultati dei test mostrano un'ampia varietà di plasmidi trasferibili con geni resistenti, propri dell'E. Coli, da prodotti freschi a più classi di antibiotici. Se questi batteri sono presenti sui vegetali edibili, possono entrare nell'intestino umano come verdure crude. Una volta ingeriti, i batteri possono trasmettere i loro plasmidi a qualsiasi batterio patogeno presente nell'intestino, fenomeno noto come “trasferimento genico orizzontale”. In natura, il trasferimento genico orizzontale consente ai batteri di adattarsi rapidamente alle mutevoli condizioni ambientali. Se un paziente viene trattato con antibiotici, i batteri che hanno incorporato questo tipo di geni di resistenza si moltiplicano di più rispetto ai loro concorrenti meno equipaggiati. C'è comunque poca conoscenza sul fatto se e in quale misura batteri resistenti causino malattia. I consumatori, in ogni caso, devono sempre lavare accuratamente le verdure crude e l'insalata in foglie con acqua potabile prima di mangiarle per ridurre al minimo il rischio d’ingestione di agenti patogeni o di batteri resistenti agli antimicrobici. Le donne in gravidanza e le persone con sistemi immunitari compromessi per età avanzata, condizioni preesistenti o che assumono farmaci, dovrebbero inoltre astenersi dal mangiare insalate confezionate, come precauzione contro le infezioni alimentari e dovrebbero invece preparare le insalate stesse dopo averle lavate accuratamente prima del consumo. Tuttavia, il lavaggio da solo non è sufficiente per rimuovere in modo completo i patogeni o i batteri resistenti agli antimicrobici presenti negli alimenti vegetali. Pertanto, in rari casi è necessario che le persone con diminuzione delle difese immunitarie riscaldino verdure ed erbe fresche (almeno due minuti a 70° C) prima del consumo.
(Kornelia Smalla et al.. mBio, 2018; 9 (6).)
