Riforma assistenza territoriale. Sondaggio Smi: “Il 90% dei medici ritiene che non migliorerà la situazione”

Onotri: “Ormai è evidente che la narrazione dei medici eroi  del periodo della pandemia sia  stata  solo celebrativa, ma che, nella sostanza, il Governo e la politica  non hanno cambiato il proprio  atteggiamento verso i medici, a cui non sono riconosciute tutele, né sono destinate risorse sufficienti, al pari degli altri paesi europei”   Leggi L'articolo completo e il sondaggio al LINK

https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=105962&fr=n

Vaiolo delle scimmie: una fotografia aggiornata dei pazienti e della malattia

(da Univadis)    Secondo una ricerca condotta nel Regno Unito, le caratteristiche cliniche di presentazione dell’attuale ondata di vaiolo delle scimmie sembrano diverse da quelle delle precedenti ondate.   I dati relativi all’attuale ondata nel Regno Unito suggeriscono che nella sottopopolazione degli uomini che fanno sesso con uomini (MSM) la malattia in genere si presenta come lieve e con sintomi genitali.   Servono ulteriori studi per confermare le modalità di trasmissione virale in questa ondata di diffusione.  Sembra che l’attuale diffusione di vaiolo delle scimmie presente nel Regno Unito abbia caratteristiche cliniche diverse da quelle riportate in precedenti ondate registrate oltre-Manica o in altre aree geografiche. Lo scrivono sulla rivista Lancet Infectious Disease gli autori di un’analisi osservazionale che ha coinvolto soggetti con diagnosi confermata di vaiolo delle scimmie e presentatisi presso cliniche per la salute sessuale a Londra tra il 14 e il 25 maggio 2022.   Lo studio ha descritto in particolare le caratteristiche demografiche e cliniche di 54 uomini che hanno dichiarato di avere rapporti omosessuali (MSM) e di non avere legami epidemiologici noti con le aree geografiche dell’Africa centrale e occidentale, dove il vaiolo delle scimmie è più presente. “Questo studio descrive in modo efficace la circolazione del vaiolo delle scimmie in questa popolazione di MSM” scrivono gli autori guidati da Nicolò Girometti, del Chelsea and Westminster Hospital NHS Foundation Trust di Londra.

“In linea generale i nostri dati descrivono una patologia lieve e con meno sintomi prodromici rispetto a quanto descritto in precedenza” spiegano gli autori.   Per esempio, fatigue, astenia o letargia sono sintomi riportati solo dal 67% dei pazienti in questa analisi rispetto a percentuali superiori all’80% riportate nelle ondate in USA e Nigeria. Febbre e sintomi febbrili sono stati riportati nel 57% dei casi, abbastanza in linea con il 47% riportato nel 2022 in portogallo, ma molto inferiore rispetto alle percentuali fino al 100% osservate in altre ondate in USA e Nigeria. Presenti in tutti i pazienti le lesioni cutanee, che per il 94% dei partecipanti coinvolgevano l’area anogenitale e nell’89% interessavano più di un sito anatomico.   “Un paziente su quattro presentava anche una concomitante infezione a trasmissione sessuale (STI)” dicono gli autori, spiegando che questo dato, assieme all’elevata frequenza di sintomi ano-genitali, suggerisce una possibile trasmissibilità del virus attraverso inoculazione locale per contatto pelle a pelle o con le mucose durante l’attività sessuale.   “Ulteriori studi per chiarire le vie di trasmissione dell’infezione nell’attuale ondata aiuteranno a mettere in campo strategie efficaci di controllo della diffusione e di tracciamento dei contatti, oltre che a gestire al meglio l’infezione in popolazioni a rischio anche attraverso educazione sanitaria, vaccinazioni pre- e post-esposizione e terapia antivirale” concludono.

Vaiolo delle scimmie: una fotografia aggiornata dei pazienti e della malattia

(da Univadis)    Secondo una ricerca condotta nel Regno Unito, le caratteristiche cliniche di presentazione dell’attuale ondata di vaiolo delle scimmie sembrano diverse da quelle delle precedenti ondate.   I dati relativi all’attuale ondata nel Regno Unito suggeriscono che nella sottopopolazione degli uomini che fanno sesso con uomini (MSM) la malattia in genere si presenta come lieve e con sintomi genitali.   Servono ulteriori studi per confermare le modalità di trasmissione virale in questa ondata di diffusione.  Sembra che l’attuale diffusione di vaiolo delle scimmie presente nel Regno Unito abbia caratteristiche cliniche diverse da quelle riportate in precedenti ondate registrate oltre-Manica o in altre aree geografiche. Lo scrivono sulla rivista Lancet Infectious Disease gli autori di un’analisi osservazionale che ha coinvolto soggetti con diagnosi confermata di vaiolo delle scimmie e presentatisi presso cliniche per la salute sessuale a Londra tra il 14 e il 25 maggio 2022.

Lo studio ha descritto in particolare le caratteristiche demografiche e cliniche di 54 uomini che hanno dichiarato di avere rapporti omosessuali (MSM) e di non avere legami epidemiologici noti con le aree geografiche dell’Africa centrale e occidentale, dove il vaiolo delle scimmie è più presente. “Questo studio descrive in modo efficace la circolazione del vaiolo delle scimmie in questa popolazione di MSM” scrivono gli autori guidati da Nicolò Girometti, del Chelsea and Westminster Hospital NHS Foundation Trust di Londra.  “In linea generale i nostri dati descrivono una patologia lieve e con meno sintomi prodromici rispetto a quanto descritto in precedenza” spiegano gli autori.  Per esempio, fatigue, astenia o letargia sono sintomi riportati solo dal 67% dei pazienti in questa analisi rispetto a percentuali superiori all’80% riportate nelle ondate in USA e Nigeria. Febbre e sintomi febbrili sono stati riportati nel 57% dei casi, abbastanza in linea con il 47% riportato nel 2022 in portogallo, ma molto inferiore rispetto alle percentuali fino al 100% osservate in altre ondate in USA e Nigeria. Presenti in tutti i pazienti le lesioni cutanee, che per il 94% dei partecipanti coinvolgevano l’area anogenitale e nell’89% interessavano più di un sito anatomico.

“Un paziente su quattro presentava anche una concomitante infezione a trasmissione sessuale (STI)” dicono gli autori, spiegando che questo dato, assieme all’elevata frequenza di sintomi ano-genitali, suggerisce una possibile trasmissibilità del virus attraverso inoculazione locale per contatto pelle a pelle o con le mucose durante l’attività sessuale.   “Ulteriori studi per chiarire le vie di trasmissione dell’infezione nell’attuale ondata aiuteranno a mettere in campo strategie efficaci di controllo della diffusione e di tracciamento dei contatti, oltre che a gestire al meglio l’infezione in popolazioni a rischio anche attraverso educazione sanitaria, vaccinazioni pre- e post-esposizione e terapia antivirale” concludono.

Consiglio di Stato boccia reparti gestiti da infermieri, plauso Cimo

(da Adnkronos Salute)  Una sentenza destinata a fare giurisprudenza, quella adottata dal Consiglio di Stato che boccia le Unità di degenza infermieristica (Udi) attivate dall’Azienda ospedaliera di Perugia. La sentenza, con cui termina una lunga azione legale avviata in Umbria dai sindacati Cimo e Aaroi, mette infatti nero su bianco che “al personale medico compete la gestione del percorso terapeutico e clinico del paziente, mentre alla struttura infermieristica spetta il compito di attuare il percorso propriamente assistenziale”, definendo “illogica e ingiustificata” la “confusione” creata dall’ospedale di Perugia tra personale medico ed infermieristico, a cui era stata affidata la gestione dei pazienti ricoverati nelle Udi (ovvero pazienti in fase post-acuta che necessitano di assistenza prima del ritorno a casa).

"Ancora una volta, richiamando il quadro normativo di riferimento, si sottolineano le peculiarità della professione medica e della professione infermieristica, che non possono essere sovrapposte, confuse o sostituite", commenta in una nota il presidente della Federazione Cimo-Fesmed Guido Quici. "La sentenza del Consiglio di Stato, quindi, ci porta a combattere con ancora maggiore fermezza le nostre battaglie contro lo sconfinamento di altre professioni nel campo dei medici, vigilando attentamente sull’istituzione di reparti e ospedali a gestione infermieristica, a partire dai neonati Ospedali di Comunità. Non si tratta della mera tutela degli interessi di una categoria, ma di un’attenzione tenace per la sicurezza delle cure e la tutela della salute dei pazienti".    Il sindacato dei medici, cui aderiscono Anpo-Ascoti, Cimo, Cimop e Fesmed, evidenzia anche un altro passaggio fondamentale della sentenza, che dichiara legittima l’azione legale delle associazioni sindacali su questioni “correlate alla tutela delle corrette modalità dell’espletamento dei servizi, incidenti sull’organizzazione del lavoro dei medici e degli infermieri”. "Un passaggio – conclude Quici – che legittima l’azione sindacale anche su questioni organizzative, che precedentemente erano state messe in discussione da più parti".

Facebook sta bombardando i pazienti oncologici con pubblicità di cure non testate

(da WIRED)   Se Meta ha determinato che potreste essere interessati a cure per il cancro, è possibile che siate incappati in alcuni annunci pubblicitari su Facebook di trattamenti sensazionali contro la malattia, sponsorizzati da cliniche internazionali. Con ogni probabilità si tratta di terapie non testate, la cui efficacia contro i tumori non ha alcuna base scientifica.  Uno degli ospedali in questione è il Chipsa (acronimo di Centro Hospitalario Internacional del Pacifico, S.A), con sede in Messico. Ha una ventina di inserzioni attualmente attive su Facebook. Il messaggio principale degli annunci è che il centro offre trattamenti non disponibili nel resto del mondo. Molte delle terapie del centro si basano sul protocollo Gerson, un metodo nato negli anni Venti del Novecento, incentrato su un dieta organica e vegetariana che, scientificamente, non ha alcuna efficacia contro il cancro. Offre anche trattamenti a base di vitamina C, nella forma di una soluzione iniettabile conosciuta come Apatone IV. David Gorski, un oncologo della Wayne State University in Michigan ha spiegato alla MIT Technology Review “La vitamina C ha ovviamente un sacco di benefici per la salute. Semplicemente, non cura il cancro.”

Un’altra clinica le cui terapie sono state sponsorizzate su Facebook è Verita Life, con base a Bangkok, in Tailandia. Anche questa, nelle sue pubblicità, promette effetti miracolosi contro il cancro grazie a terapie olistiche alternative.  Le linee guida di community di Meta proibiscono la diffusione di “contenuti che promuovono o sostengono cure miracolose per problemi di salute nocivi”. Tuttavia resta molto spazio per l’interpretazione. Ad esempio, è innegabile che una dieta a base di frutta o vitamina C possa aiutare a condurre uno stile di vita sano e a prevenire molti problemi di salute - molto diverso però è utilizzare queste informazioni nell’ambito della cura dei tumori, in delle campagne mirate ai pazienti o ai sopravvissuti al cancro. Dal 2019, Facebook ha iniziato a trattare le pubblicità false in ambito medico come spam. Anche, specialmente durante la pandemia, gli sforzi per contrastare la disinformazione (specialmente quella legata ai vaccini) non sono sempre andati a buon fine. Uno studio del 2021 redatto dal think tank Institute for Strategic Dialogue ha mostrato come Facebook abbia fallito nell’implementare le sue stesse policy per contenere le informazioni false riguardo ai vaccini.   La MIT Technology Review ha allertato Meta riguardo a cinque pubblicità del Chipsa e tre di Verita Life. Due sono state rimosse dopo la segnalazione, altre tre dopo la pubblicazione dell’articolo. Tra queste, anche quella riguardante il trattamento con Apatone IV.   Da uno studio del 2019, firmato dall’oncologo Skyler Johnson, è emerso come i contenuti medici contenenti informazioni false o fuorvianti avessero più engagement su Facebook rispetto a quelli contenenti elementi fattuali e verificati. Il rischio non è soltanto che alcune cure “alternative” interferiscano con i protocolli standard per la cura contro il cancro, ma anche che i pazienti ritardino l’inizio di terapie efficaci in favore di quelle “miracolose”, la cui utilità è semplicemente millantata

10 secondi su una gamba sola per conoscere il rischio di morte

(da Univadis)   Gli adulti di mezza età e gli anziani che non riescono a restare in equilibrio su una gamba sola per 10 secondi hanno un rischio più alto di morte.    L’introduzione di questo test nell’esame fisico di routine potrebbe essere utile per la valutazione del rischio di mortalità.   L’incapacità delle persone di mezza età o anziane di completare un test che prevede di restare in equilibrio su una sola gamba per 10 secondi si collega a un rischio più alto di mortalità per tutte le cause e quindi a un’aspettativa di vita più breve. È la conclusione di uno studio apparso su British Journal of Sports Medicine, dal quale emerge come la capacità di portare a termine il test (il 10-s OLS, da 10 second one-legged stance) dia informazioni prognostiche rilevanti in aggiunta a quelle fornite da età, sesso e altre variabili antropometriche e cliniche. Per gli autori, il test da un feedback rapido e obiettivo sull’equilibrio statico e potrebbe essere introdotto nel corso delle visite mediche. “L’applicazione di routine di un test dell’equilibrio statico semplice e sicuro - il 10-s OLS - aggiunge informazioni utili sul rischio di mortalità negli uomini e nelle donne di mezza età e anziani” scrivono.

L’equilibrio, contrariamente alla capacità aerobica, alla forza muscolare e alla flessibilità, si conserva abbastanza bene fino alla sesta decade di vita, quando inizia a diminuire rapidamente. “Tuttavia, la valutazione dell’equilibrio non è integrata regolarmente nell’esame clinico delle persone di mezza età e anziane” si legge.   I ricercatori hanno analizzato i dati di 1.702 persone, per la maggior parte uomini, che avevano preso parte allo studio di coorte CLINIMEX Exercise e che alla prima visita (2008-2020) avevano tra i 51 e 75 anni (età media di circa 61 anni). Per misurare il loro equilibrio statico si è fatto ricorso a un test durante il quale i partecipanti dovevano restare per 10 secondi su una gamba sola (dando loro tre possibilità in tutto per superarlo). In particolare, bisognava tenere la parte dorsale del piede rialzato appoggiata al polpaccio dell'altra gamba, le mani dritte lungo il corpo e lo sguardo fisso davanti a sé.

Il 20,4% dei partecipanti (348) non ha passato il test. L’incapacità di completare il test aumenta con l’età e quasi raddoppia ogni cinque anni: non ha completato il test il 4,7%, l’8,1%, il 17,8% e il 36,8% delle persone rispettivamente di 51–55, 56–60, 61–65 e 66–70 anni. Oltre la metà (53,6%) di quelle tra i 71 e i 75 anni non è stata proprio in grado di effettuarlo. La probabilità dei più anziani di non completarlo era superiore di 11 volte di quella degli individui di 20 anni più giovani.   In un follow-up mediano di 7 anni, sono morti 123 partecipanti (7,2%), soprattutto per cancro (32%), cause cardiovascolari (30%), malattie del sistema respiratorio (9%) e complicazioni dovute al COVID-19 (7%). La percentuale di decessi è più alta tra coloro che non hanno completato il test (17,5%) che nelle persone che sono riuscite a effettuarlo (4,6%), con una differenza assoluta del 12,9%. Non è stata osservata alcuna differenza nelle cause della morte.   Ciò che invece cambia tra i due gruppi è lo stato di salute, peggiore in linea generale tra le persone incapaci di finire il test. Tra di esse c’era una maggiore percentuale di obesi, di individui con malattia coronarica, ipertensione o dislipidemia e, soprattutto, con il diabete (37,9% contro 12,6%).    “È interessante indagare se valutazioni dell’equilibrio statico più dettagliate o sofisticate, come una misurazione dello spostamento del centro di pressione, il numero di prove richieste, le diverse posizioni di braccia o del piedi e/o il fatto di avere gli occhi chiusi mentre si è in equilibrio su una gamba, possano contribuire ad analisi di sopravvivenza ancora più potenti” affermano gli autori.

(Araujo CG et al. Successful 10-second one-legged stance performance predicts survival in middle-aged and older individuals FREE. Br J Sports Med 2022. Doi: 10.1136/bjsports-2021-105360.)

Il lavoro dei medici al tempo della crisi

Finito il tranquillizzante contratto a tempo indeterminato, per riempire corsie vuote quanto le culle, si ricorre a medici in affitto come un bilocale, medici pensionati portati alla fonte della giovinezza, medici a gettone, medici reclutati a Timisoara come fosse Harvard, medici e basta, dissolto il capitale formativo costituito dalla specializzazione.    Leggi L'articolo completo al LINK

La comunicazione in medicina: come i medici non devono parlare

(da DottNet)    "No", le donne incinte del primo figlio dopo una certa età, dai 35 in su, "non chiamatele 'primipare attempate'". E "a quel paziente che siede davanti alla vostra scrivania non proponete 'check-up', ma un controllo generale. Niente casi 'borderline', semmai al limite. E il 'booster' in Italia è un richiamo vaccinale. Mentre le pastiglie, la nonnina malata cronica le trova meglio nel portacompresse che nel 'blister'". Persino il jet lag avrebbe un 'alter ego' in versione tricolore: "E' la fusopatia". Il messaggio è uno: "In medicina non esistono parole inglesi non traducibili. La comunicazione del medico con il paziente va migliorata" e per farlo occorre chiudere in soffitta "tecnicismi, acronimi, forestierismi, parole ansiogene e con sfumature molto negative". E' l'invito che Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria, rivolge ai colleghi camici bianchi.   L'occasione è stata una giornata di studio sul tema 'La comunicazione in medicina', promossa dall'Ispettorato nazionale del Corpo militare volontario della Croce rossa italiana. La prima riflessione di Farnetani, professore dell'università Ludes-United Campus of Malta, riguarda proprio l'inglese che è la 'lingua universale' della scienza: è diventata "il codice di comunicazione internazionale a livello scientifico e tecnico, come in antichità era il latino e greco. Quando ci si muove dunque in un ambito internazionale si deve senz'altro usare l'inglese - puntualizza all'Adnkronos Salute - ma quando ci si rivolge ai pazienti è indispensabile parlare italiano. L'uso dei forestierismi rende più incomprensibile il discorso, perciò la comunicazione con i pazienti".     Ma non basta far piazza pulita degli 'imbucati' inglesi nel vocabolario tricolore per rendere il 'medichese' più digeribile per tutti. "Ci sono anche parole di questo mondo che spaventano e vengono utilizzare con troppa disinvoltura dai camici", osserva Farnetani che suggerisce "più cautela nell'usare termini ansiogeni, come 'focolaio'", mantra quotidiano in questi anni di pandemia. "Bandite anche le sigle. Ancora, abbiamo visto sui media esperti illustri citare le evidenze disponibili. Forse - precisa - parlare di prove o dati sarebbe stato un modo più semplice e diretto per arrivare alle persone che ascoltano".    Il pediatra non ama neanche il termine 'hub vaccinale', protagonista assoluto in era Covid. L'uso preferenziale dell'italiano può fare una drammatica differenza quando si deve dare la posologia di un farmaco. "Tre 'puff' al dì? Meglio 3 spruzzate al giorno", sorride l'esperto che si chiede anche: "Cosa toglie il rivolgersi a un paziente con molti chilogrammi di troppo definendolo sovrappeso, piuttosto che obeso?". Insomma, conclude Farnetani, "i medici e tutto il personale sanitario hanno la responsabilità di perfezionare l'uso della lingua, perché la lingua non è un organismo naturale", che vive di vita propria. "Dipende da chi la parla".

Nuove schede di segnalazione delle reazioni avverse a farmaci e vaccini

(da Univadis)   Con l’avvio della nuova Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF), il prossimo 20 giugno 2022 entrano in vigore le nuove schede di segnalazione di sospette reazioni avverse a farmaci e vaccini da parte degli operatori sanitari e dei pazienti/cittadini.   Per le segnalazioni on-line sarà disponibile sul portale AIFA una nuova piattaforma che sostituisce il sistema Vigifarmaco, non più operativo dal 9 giugno 2022 (Vedi "Come segnalare una reazione avversa").  Per le segnalazioni tramite compilazione e invio delle schede al responsabile di farmacovigilanza (o al titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale), AIFA mette a disposizione le schede aggiornate secondo il nuovo formato standard internazionale ISO Individual Case Safety Report (ICSR) ICH E2B(R3), previsto dall’art.26(2)(a) del Regolamento di esecuzione (UE) n. 520/2012.
A partire dal 30 giugno 2022, tale formato sarà obbligatorio in tutti i Paesi dell’UE per inviare e ricevere segnalazioni di sospette reazioni avverse da e verso EudraVigilance, la banca dati europea delle sospette reazioni avverse ai medicinali autorizzati o in fase di studio nell'Area Economica Europea (EEA), con cui la RNF è direttamente collegata.   Le schede sono state migliorate dal punto di vista grafico per una maggiore fruibilità e comprensione da parte dei compilatori. Sono stati, inoltre, introdotti ulteriori campi previsti dal nuovo standard per l’acquisizione di un numero maggiore di informazioni relative alle reazioni avverse, ai farmaci sospetti e agli esami di laboratorio e/o strumentali che consentiranno una sempre più accurata valutazione del profilo di sicurezza dei medicinali.  I dati raccolti all'interno delle schede di segnalazione saranno trattati in conformità alle norme sulla protezione dei dati previste dal Regolamento (UE) N 679/2016.   Le nuove schede sostituiscono quelle attualmente in uso e, al fine di agevolare la loro compilazione, ogni scheda è pubblicata insieme ad una relativa guida alla compilazione.

Per maggiori informazioni:https://www.aifa.gov.it/-/nuove-schede-segnalazione-adr

Questionario per favorire i finanziamenti ai professionisti iscritti agli ordini professionali-RER

Bologna, lì 21 Giugno 2022

Gentili  Presidentesse e Presidenti,

Il Comitato CUP ER da anni presente nei tavoli della nostra Regione, ha condiviso con la Regione Emilia-Romagna un questionario che ha l'obiettivo di pianificare il sostegno della Regione ai professionisti iscritti agli ordini professionali, in base alle loro reali esigenze.

Pertanto, chiediamo agli Ordini Professionali aderenti al CP ER, di inviare ai loro iscritti il link, che troverete sotto, per poter compilare il questionario anonimo entro due settimane dal nostro invio (preferibilmente entro lunedì 4 luglio) per favorire l'analisi, da parte della Regione, relativa ai bandi di finanziamento per i professionisti iscritti agli ordini.

 Qui il solito link al questionario.

Sperando in una fattiva collaborazione, vi ringrazio anticipatamente, cordiali saluti

Il Presidente

 Alberto Talamo

Ex Specializzandi. “Promuoveremo ogni utile iniziativa per porre rimedio al mancato rimborso”. Il question time di Messa

Ex Specializzandi. “Promuoveremo ogni utile iniziativa per porre rimedio al mancato rimborso”. Il question time di Messa

"Dalla sentenza della Corte di giustizia del 3 marzo 2022 si desume che il diritto attribuito dalla direttiva 82/76/CEE spetta sì a tutti coloro che abbiano frequentato un corso di specializzazione medica, anche se iscritti prima del 29 gennaio 1982, ma questa remunerazione riguarda il periodo che inizia dal 1° gennaio 1983 fino alla fine". Così il ministro dell'Università e ricerca rispondendo in aula al Senato al question time   Leggi L'articolo completo al LINK

Malattie professionali, Cimo: da Inail in arrivo 55 milioni per medici Pronto soccorso

(da Doctor33)    Dopo anni di attesa, sembrerebbe finalmente sbloccata la partita delle risorse per i medici che si occupano delle certificazioni Inail per infortuni sul lavoro e malattie professionali. Parliamo, per il triennio 2019-2021, di circa 75 milioni di euro già versati alle Regioni che adesso potranno arrivare ai medici, grazie all'intesa della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 25 maggio relativa alla suddivisione delle risorse tra medici dipendenti (cui spetta circa il 75% della quota) e medici di medicina generale. Lo riferisce il sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed, sottolineando che "i 55 milioni di euro circa proveniente dall'Inail, destinati ai medici che lavorano in Pronto soccorso che si sono occupati delle certificazioni, tuttavia, non finiranno direttamente nella busta paga di chi ne ha diritto".
"Speriamo che non occorra attendere altri tre anni per concludere l'iter", commenta Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed. "I segretari aziendali Cimo-Fesmed vigileranno con attenzione affinché le risorse vengano rapidamente trasferite dalle Regioni alle Aziende e, quindi, ai colleghi che dal 2019 al 2021 hanno redatto certificati Inail senza percepire alcun compenso. Si tratta di un riconoscimento dovuto ai colleghi di Pronto soccorso - conclude - costretti a turni massacranti e a lavorare in condizioni drammatiche a causa della carenza di medici".

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