Microplastiche nelle gomme da masticare: rischi per la salute umana

(da DottNet)    Le microplastiche, particelle di plastica di dimensioni inferiori a 5 mm, sono ormai riconosciute come una minaccia per la salute umana. Sebbene siano state rilevate in diversi tessuti umani—dai polmoni al sangue, fino alla placenta—le microplastiche rappresentano ancora un rischio per la salute, la cui portata resta ampiamente da esplorare.

L’esposizione a queste particelle avviene principalmente tramite l’aria inquinata, l’acqua contaminata e alcuni alimenti, ma anche attraverso prodotti di uso comune, tra cui la gomma da masticare. Quest’ultima,utilizzata globalmente per migliorare l’alito, favorire la salute orale e, talvolta, per somministrare farmaci, è un prodotto che genera un’enorme produzione globale, con miliardi di pezzi venduti ogni anno. Tuttavia, gran parte di questo materiale viene smaltito impropriamente, contribuendo all’inquinamento ambientale. La base polimerica delle gomme da masticare, composta da elastomeri, plastificanti ed emulsionanti, è essenziale per garantire la masticabilità e la durata del sapore. Tuttavia, questi componenti polimerici, in particolare nelle gomme sintetiche, sono responsabili del rilascio di microplastiche durante la masticazione.

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Ecm, verifica crediti e copertura assicurativa: cosa controllare

(da Doctor33)   Con la chiusura del triennio di formazione continua 2023-2025, i medici sono chiamati a verificare la propria posizione in materia di crediti ECM e le conseguenze sulla validità delle polizze di responsabilità civile professionale, a illustrarlo un approfondimento del Sole 24 Ore.

Il termine per il raggiungimento dei 150 crediti ECM previsti per il triennio è scaduto il 31 dicembre 2025. Per controllare il rispetto dell’obbligo formativo individuale, i professionisti possono accedere alla propria area riservata sul portale Co.Ge.A.P.S., (https://application.cogeaps.it/login) tramite identità digitale.

Nel triennio 2023-2025 ogni medico e odontoiatra deve aver maturato, in qualità di discente, almeno il 40% del proprio fabbisogno formativo triennale, che può essere inferiore ai 150 crediti in presenza di bonus o riduzioni. La quota residua del 60% può essere acquisita anche attraverso attività di docenza, tutoraggio, moderazione, responsabilità scientifica negli eventi ECM o tramite formazione individuale.

Un aspetto rilevante riguarda il collegamento tra formazione e copertura assicurativa. Dal triennio appena concluso, è necessario aver conseguito almeno il 70% dei crediti ECM, pari a circa 105 crediti, affinché le polizze di responsabilità civile professionale risultino efficaci. Il mancato raggiungimento di questa soglia comporta l’inefficacia della copertura assicurativa, trasformando l’ECM da requisito deontologico a condizione operativa per la tutela professionale.

In Italia l’educazione continua in medicina costituisce un obbligo legale e deontologico per tutta la durata dell’attività professionale, a partire dall’anno successivo all’iscrizione all’Albo. L’obbligo formativo è previsto anche in altri Paesi europei, ma solo in Italia e in Francia sono contemplate sanzioni in caso di inadempienza, anche se, secondo quanto riportato dal quotidiano economico, tali sanzioni non risultano ad oggi applicate in modo sistematico.

Il mancato conseguimento dei crediti può inoltre esporre il professionista a provvedimenti disciplinari da parte dell’Ordine di appartenenza, inclusa la sospensione. Per questo motivo viene raccomandata la verifica puntuale della propria posizione formativa e l’eventuale attivazione delle procedure necessarie per l’aggiornamento dei dati registrati.

Intelligenza artificiale in sanità, al via la sperimentazione nazionale con Agenas

(da DottNet)   L’intelligenza artificiale in sanità entra in una nuova fase operativa. È stato infatti approvato l’accordo con Agenas che avvia la sperimentazione nazionale di piattaforme di IA a supporto delle attività di diagnosi, cura e prevenzione nell’assistenza primaria. Il progetto coinvolgerà almeno 1.500 medici di medicina generale su scala nazionale e rientra nel PNRR, Missione 6 Salute, sub-investimento 1.2.2.4.  L’obiettivo non è quello di introdurre singoli strumenti tecnologici, ma accompagnare una trasformazione dell’ecosistema sanitario, sempre più orientato al digitale, attraverso l’integrazione dei dati e perseguendo il fine di giungere quanto più prossimi alla medicina personalizzata.

Intelligenza artificiale sanità: dalla tecnologia al sistema

La sperimentazione punta a utilizzare l’IA come strumento di supporto decisionale e non sostitutivo del ruolo clinico del medico. Le piattaforme saranno impiegate per rafforzare la capacità di presa in carico, migliorare l’appropriatezza dei percorsi di cura e rendere più tempestivi gli interventi, soprattutto nella gestione delle cronicità.  Il progetto si articola in tre fasi: analisi e progettazione della piattaforma, sperimentazione sul campo e successiva gestione e manutenzione. L’avvio è previsto per gennaio 2026, con una durata iniziale di un anno.

Dalla diagnosi alla prevenzione: i casi d’uso

Nel concreto, l’intelligenza artificiale in sanità sarà applicata a tre ambiti chiave dell’assistenza primaria. Il primo riguarda l’inquadramento diagnostico di base, con un supporto al medico nella valutazione iniziale e nell’individuazione del percorso di cura più appropriato. Il secondo ambito è la gestione della cronicità, attraverso strumenti di monitoraggio e rivalutazione dei pazienti con patologie croniche note. Il terzo riguarda la prevenzione e la promozione della salute, con il supporto alle attività informative e di counselling rivolte ai cittadini.

Formazione e adesione volontaria dei medici

I medici di medicina generale saranno coinvolti su base volontaria, secondo criteri di inclusione definiti da Agenas. È prevista un’attività strutturata di formazione iniziale e continua, un elemento essenziale per garantire un utilizzo consapevole e appropriato delle tecnologie.   L’accordo rappresenta un passaggio rilevante non solo sul piano tecnologico, ma anche su quello culturale e organizzativo: l’intelligenza artificiale in sanità viene quindi sperimentata all’interno di un percorso governato a livello nazionale, con l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione dell’assistenza primaria verso il modello digitale, destinato a diventare lo standard per l’assistenza ai bisogni dei cittadini.

RENTRI, la Manovra esclude l’obbligo per i medici e gli odontoiatri liberi professionisti e i medici convenzionati

(da Odontoiatria33)     Saranno esclusi dall’obbligo di iscrizione al RENTRI, il Registro elettronico nazionale di tracciabilità dei rifiuti, i Medici e gli Odontoiatri liberi professionisti e i Medici convenzionati, tra cui i Medici di famiglia.A prevederlo, il testo bollinato della Manovra 2026, così come emendato per intervento del Gruppo Autonomie, testo su cui il Governo ha posto la questione di fiducia al Senato.

(vedi anche https://www.ordinemedicifc.it/2026/01/08/comunicazione-n-01-disposizioni-concernenti-lobbligo-di-iscrizione-al-rentri-registro-elettronico-nazionale-per-la-tracciabilita-dei-rifiuti-a-seguito-della-legge-di-bilancio-2026-studi-medi/)

Soddisfazione” viene espressa dal Presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, e dal Presidente nazionale della Commissione Albo odontoiatri, Andrea Senna.

Il provvedimento – spiega Senna – va nella direzione auspicata dalla FNOMCeO e dalla CAO nazionale, e allinea finalmente gli obblighi di iscrizione alla piattaforma digitale con le deroghe già previste dal Testo Unico Ambientali, risolvendo un disallineamento normativo che era in atto da anni e prevedendo, per le attività professionali non organizzate in forma di impresa, come gli studi dentistici monoprofessionali, la conservazione dei formulari o dei documenti di conferimento per almeno tre anni”.

Alla mole di burocrazia – conclude Anelli – cui sono sottoposti i medici e gli odontoiatri liberi professionisti e i medici di medicina generale non si aggiunge questa nuova incombenza. La tutela della salute e dell’ambiente restano garantite in quanto l’iscrizione è in capo ai gestori della raccolta e smaltimento dei rifiuti”.

Il Covid resta il 76% più letale dell’influenza

Il Covid resta il 76% più letale dell’influenza

(da DottNet)   Il Covid-19, nonostante le varianti meno dannose degli ultimi anni, i vaccini e le terapie, continua ad essere un virus pericoloso che comporta un rischio di morte di almeno il 76% più alto rispetto all’influenza stagionale. Questo è quanto rilevato dalle conclusioni di uno studio eseguito da ricercatori del Korea University College of Medicine, di Ansan, in Corea del Sud e pubblicato sull”International Journal of Infectious Diseases’.

Confronto tra Covid-19 e influenza stagionale     Lo scopo dei ricercatori era quello di mettere a confronto l’influenza e Covid-19 per capire se la presenza di quest’ultimo in fase endemica, ne avesse rallentato la letalità. Dalle ricerche sono stati evidenziati circa 13 milioni di casi Covid tra l’estate 2022 e la fine del 2023 e circa 3 milioni di casi di influenza stagionale.  Nel complesso i pazienti con Covid presentavano una mortalità a 30 giorni dello 0,20% rispetto allo 0,016% di quelli affetti da influenza: una differenza di 12,5 volte. A giustificare una differenza così elevata sono state soprattutto le diverse caratteristiche dei malati, con i pazienti Covid che avevano un’età media di 20 anni più alta rispetto a quelli affetti da influenza.

Differenze di mortalità e ruolo della vaccinazione    Nonostante la parità di caratteristiche però, la differenza era notevole: i pazienti Covid presentavano una mortalità media del 76% più alta, che era più che doppia in alcune categorie come i pazienti più giovani, quelli ricoverati o con pregresso infarto.   La forbice, invece, si è dimostrata più stretta tra gli anziani. I ricercatori hanno evidenziato che: “Una possibile spiegazione di queste differenze specifiche per età è la strategia vaccinale implementata in Corea.  Dalla stagione invernale 2022-2023, nella vaccinazione contro il Covid-19 è stata data priorità agli anziani e ad altri gruppi ad alto rischio. Ciò potrebbe aver attenuato l’eccesso di mortalità, portando a una differenza minore in questa fascia d’età rispetto a quella tra i giovani adulti”.

Telemedicina. In GU il decreto per l’avvio della sperimentazione sui ‘grandi anziani’

(da MSD Salute e Quotidiano Sanità)    È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 il decreto che individua le prestazioni di telemedicina per gli anziani affetti da patologie croniche e avvia la sperimentazione in tre aree geografiche del Paese. Il focus è chiaro: identificare le prestazioni sanitarie erogabili in telemedicina destinate in via prioritaria alle persone “grandi anziane” con almeno una patologia cronica, perseguendo l’obiettivo PNRR M6C1-9 di assistere almeno 300.000 cittadini entro la fine del 2025.

Titolo I – Le prestazioni di telemedicina erogabili

Articolo 1 (Ambito di applicazione)   Il decreto stabilisce che le prestazioni dovranno appartenere ai campi della teleassistenza e del telemonitoraggio, rivolte specificamente agli anziani cronici. I riferimenti normativi sono le linee guida del 2022, che definiscono requisiti funzionali e livelli minimi di servizio. Le prestazioni dovranno quindi garantire un supporto continuativo al domicilio, puntando sulla prevenzione del deterioramento cognitivo, sull’aderenza terapeutica e sulla riduzione dell’isolamento sociale. Le prestazioni di telemedicina saranno definite con un decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delegato per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Titolo II – Sperimentazione dei servizi

Articolo 2 (Delimitazione del territorio nazionale in tre grandi aree geografiche)    Il territorio nazionale viene suddiviso in tre macroaree (Nord, Centro, Sud) per garantire una copertura omogenea. Ogni area dovrà attivare almeno un progetto sperimentale, con coinvolgimento diretto delle Regioni.
Articolo 3 (Processo per l’individuazione delle prestazioni di telemedicina)    Agenas è l’ente attuatore incaricato di selezionare progetti sperimentali della durata massima di 18 mesi, rivolti ad almeno 50.000 fino a un massimo di 60.000 persone grandi anziane. I progetti dovranno garantire continuità operativa, flessibilità e raccordo con le Aziende sanitarie locali e i medici di medicina generale. I proponenti autorizzati sono quelli previsti dal DLgs 29/2024, art. 9, comma 4, con l’obbligo di presentare progetti con specifiche misure di coordinamento con le Asl.  Gli infermieri di famiglia o comunità potranno presentare i progetti unicamente per il tramite delle Aziende sanitarie di afferenza.
Articolo 4 (Costituzione e competenze della Commissione di valutazione)    Agenas costituirà una Commissione preposta alla valutazione dei progetti presentati, composta da cinque membri con diritto di voto. I componenti della commissione saranno nominati da Agenas, che nomina anche il presidente, dal Ministro della Salute, dal Ministro della Disabilità e dal Ministro dell’economia e delle finanze. La Commissione svolgerà la sua attività a titolo gratuito.

Articolo 5 (Monitoraggio dei servizi)   Agenas avrà anche il compito di monitorare qualità ed efficacia delle prestazioni erogate, riferendo con cadenza semestrale al CIPA.
Articolo 6 (Assegnazione delle risorse finanziarie)    Il decreto destina 150 milioni di euro all’investimento M6C2I1.2.3. Il finanziamento sarà calcolato su base di un costo unitario standard stabilito da Agenas. Parte dei fondi è destinata anche alle Asl coinvolte e alle attività di coordinamento.
Titolo III – Disposizioni finali
Articoli 7e 8 (Nessun onere aggiuntivo per la finanza pubblica)
L’attuazione del decreto non comporterà oneri aggiuntivi, sfruttando le risorse esistenti. Il provvedimento sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore 15 giorni dopo.

 

 

ECM 2026: cosa cambia dal 1° gennaio per la formazione sanitaria

(da DottNet)  A partire dal 1° gennaio 2026 entra in vigore una revisione sostanziale del sistema ECM. La Commissione Nazionale per la Formazione Continua ha infatti approvato la delibera che ridefinisce i criteri per la costruzione del dossier formativo, introducendo nel contempo nuove possibilità – e nuovi obblighi – per tutti i professionisti che operano nel settore sanitario. L’obiettivo è quello di spostare la formazione da un modello frammentario, svolto spesso più per obbligo di legge che per reale esigenza di aggiornamento, a un percorso pianificato con maggiore coerenza rispetto ai fabbisogni clinici e professionali. Un passaggio particolarmente rilevante in un contesto che sta vivendo una trasformazione profonda e che richiede un’evoluzione rapida ed efficace delle competenze.

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