Contribuzione volontaria ONAOSI anno 2020
Nota del Presidente.
FNOMCEO: attività professionale studi odontoiatrici.
Enpam, indette le elezioni per rinnovare gli organi dell’ente
Comunicazione EMA sull’uso di anti-infiammatori non steroidei per COVID-19
(da Univadis e www.aifa.go.it) L'EMA è venuta a conoscenza di segnalazioni, in particolare dai social media, che sollevano dubbi sul fatto che l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l'ibuprofene, potrebbe peggiorare la malattia da coronavirus (COVID-19). Attualmente non vi sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID-19. L'EMA sta monitorando attentamente la situazione e valuterà tutte le nuove informazioni che saranno disponibili su questo problema nel contesto della pandemia. A Maggio del 2019, il comitato per la sicurezza dell'EMA (PRAC) ha iniziato una revisione dei farmaci antinfiammatori non steroidei ibuprofene e ketoprofene, a seguito di un’indagine dell'Agenzia Nazionale Francese per la Sicurezza dei Medicinali e dei Prodotti Sanitari (ANSM) che ha suggerito che l'infezione dovuta alla varicella e alcune infezioni batteriche potrebbero essere aggravate da questi medicinali. Nelle informazioni sul prodotto di molti medicinali FANS sono presenti già delle avvertenze che gli effetti degli anti-infiammatori non steroidei possono mascherare i sintomi di un peggioramento dell'infezione. ll PRAC sta rivedendo tutti i dati disponibili per verificare se siano necessarie misure aggiuntive. All'inizio del trattamento della febbre o del dolore in corso di malattia da COVID-19 i pazienti e gli operatori sanitari devono considerare tutte le opzioni di trattamento disponibili, incluso il paracetamolo e i FANS. Ogni medicinale ha i suoi benefici e i suoi rischi come descritto nelle informazioni del prodotto e che devono essere prese in considerazione insieme alle linee guida Europee, molte delle quali raccomandano il paracetamolo come opzione di primo trattamento nella febbre e nel dolore. In accordo alle linee guida nazionali di trattamento, i pazienti e gli operatori sanitari possono continuare a utilizzare FANS (come l’ibuprofene) come riportato nelle informazioni del prodotto approvate. Le raccomandazioni attuali prevedono che questi medicinali vengano utilizzati alla dose minima efficace per il periodo più breve possibile. I pazienti che hanno qualsiasi dubbio devono rivolgersi al proprio medico o al farmacista. Attualmente non ci sono ragioni per interrompere il trattamento con ibuprofene, in base a quanto riportato sopra. Ciò è particolarmente importante per i pazienti che assumono ibuprofene o altri FANS per malattie croniche. A seguito della revisione dei dati di sicurezza dell’ibuprofene e del ketoprofene, l’EMA sottolinea la necessità di condurre tempestivamente studi epidemiologici, al fine di fornire adeguate evidenze sugli effetti dei FANS sulla prognosi della malattia da COVID-19. L'Agenzia sta contattando le sue controparti ed è pronta a supportare attivamente tali studi, che potrebbero essere utili per formulare eventuali raccomandazioni terapeutiche future. Una volta conclusa la revisione del PRAC, l'EMA fornirà ulteriori informazioni come opportuno.
Coronavirus, Fnomceo: mancano linee guida univoche per le cure a casa
Infezione da SARS-CoV-2 nei bambini: cosa insegnano le osservazioni cinesi
(da M.D. Digital) Una recente revisione di oltre 72mila casi di infezione da SarS-CoV-2, condotta dal Chinece Centre for Disease Control and Prevention, ha mostrato che meno dell’1% dei casi riguardava bambini di età inferiore a 10 anni. Al fine di determinare l’evoluzione della malattia nei bambini i ricercatori hanno valutato bambini infetti da SARS-CoV-2 e trattati presso l’ospedale pediatrico di Wuhan. Sono stati osservati e seguiti sia bambini sintomatici sia soggetti asintomatici che avevano avuti contatti noti con persone nelle quali era sospettata o confermata l’infezione da SARS-CoV-2. Sono stati effettuati tamponi nasofaringei e della gola per la ricerca dell’Rna virale. Dei 1391 bambini valutati e testati dal 28 gennaio al 28 febbraio 2020, sono risultati infetti 171 soggetti (12.3%). L’età media dei bambini infetti era 6.7 anni e la febbre era presente nel 41.5% dei casi. Altri segni e sintomi comuni comprendevano tosse ed edema faringeo. Un piccolo gruppo di bambini (n=27, pari a 15.8%) non presentava alcun sintomo di infezione né tanto meno segni radiologici di polmonite. Altri 12 bambini presentavano invece segni radiologici di polmonite ma in assenza di sintomi clinici di infezione. Durante il ricovero è stato necessario il ricorso a supporto di terapia intensiva e ventilazione meccanica in tre casi, nei quali erano presenti comorbilità (idronefrosi, leucemia, intussuscezione). Questo rapporto indica che, a differenza dei pazienti adulti, la maggior parte dei bambini infetti sembra avere un decorso clinico più lieve. Ma poiché le infezioni asintomatiche non sono rare, la determinazione del potenziale di trasmissione da questi pazienti asintomatici è di estrema importanza in un ottica di applicazione delle migliori misure per il controllo della pandemia in corso.
(Lu X, et al. NEJM 2020; doi:10.1056/NEJMc2005073)
Covid 19, Enpam paga la quarantena. Ecco le differenze nelle tutele tra dipendenti e convenzionati
Ricetta medica via mail o telefono: via libera all’ordinanza
8da DottNet) "Ho firmato un'ordinanza per la dematerializzazione delle ricette mediche, con l'attribuzione di un codice; i cittadini non dovranno più andare da un medico di base, ma avranno un codice in farmacia per ritirare i farmaci". Lo ha detto il commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione civile.Ricetta medica via email o con messaggio sul telefono, dunque, senza più la necessità di ritirare fisicamente, e portare in farmacia, il promemoria cartaceo. "Dobbiamo fare di tutto per limitare gli spostamenti e ridurre la diffusione del virus Covid-19. Puntiamo con forza sulla ricetta medica via email o con messaggio sul telefono. Un passo avanti tecnologico che rende più efficiente tutto il Sistema sanitario nazionale", dice Speranza commentando la firma, in queste ore, da parte del Capo Dipartimento della Protezione Civile dell'ordinanza. Al momento della generazione della ricetta elettronica da parte del medico prescrittore - si legge nell'ordinanza - l'assistito può chiedere al medico il rilascio del promemoria dematerializzato ovvero l'acquisizione del Numero di Ricetta Elettronica tramite:
- a)trasmissione del promemoria in allegato a messaggio di posta elettronica, laddove l'assistito indichi al medico prescrittore la casella di posta elettronica certificata (PEC) o quella di posta elettronica ordinaria (PEO);
- b)comunicazione del Numero di Ricetta Elettronica con SMS o con applicazione per telefonia mobile che consente lo scambio di messaggi e immagini, laddove l'assistito indichi al medico prescrittore il numero di telefono mobile;
- c)comunicazione telefonica da parte del medico prescrittore del Numero di Ricetta Elettronica laddove l'assistito indichi al medesimo medico il numero telefonico".
Nella stessa ordinanza, disposta di concerto con il ministero dell'Economia e delle Finanze e con l'intesa del presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, vengono disciplinate anche tutte le modalità operative per farmacie e Asl per i farmaci distribuiti in modalità diverse dal regime convenzionale e per i medicinali che richiedono un controllo ricorrente dei pazienti.
Coronavirus. Anaao a Bonaccini: “Tamponi subito ai medici e a tutto il personale sanitario in prima linea”
Il sindacato chiede al presidente della Regione di garantire da subito il controllo dei medici e del personale sanitario. “Abbiamo assistito in questi giorni a troppi indugi ed incertezze che non possono più essere tollerati”. Depositato un esposto all’Ispettorato del lavoro e di Procura della Repubblica affinché le autorità vigilino sulla tutela della salute degli operatori sanitari. Leggi la notizia completa al LINK
http://www.quotidianosanita.it/emilia_romagna/articolo.php?articolo_id=82649
Ancora su Certificazioni malattia INPS
Mascherine, sale la protesta. Con linee guida Iss la salute dei medici non è preservata
Anaao, 10mila medici in più con laurea abilitante? ‘Non esiste’
Coronavirus, in vigore il decreto Cura-Italia. Gli interventi economici lasciano indietro i medici
(da Doctor33) Il decreto Cura-Italia, fatto per salvare l'economia in tempi di coronavirus, rischia di andare di traverso a chi l'Italia la cura davvero e cioè ai medici. Sia agli autonomi sia ai dipendenti. Ai primi, se liberi professionisti iscritti Enpam, nega di appoggiarsi al Fondo di garanzia al quale attingono tutte le categorie iscritte Inps ma contribuiscono tutte le casse previdenziali, inclusa la Fondazione. Ai secondi, iscritti Inps, se pubblici dipendenti aumenta l'importo degli straordinari, che però di rado sono fruibili e se fruiti sono stangati fiscalmente. Liberi professionisti - In base al DL 9 del 2 marzo scorso, ai lavoratori autonomi iscritti Inps spetta un assegno di inattività già da marzo di 600 euro al mese per 3 mesi. Come ha scritto il presidente Enpam Alberto Oliveti al premier Conte, l'assegno doveva andare anche agli iscritti Enpam perché sia Inps sia Enpam contribuiscono al Fondo sociale per l'occupazione e la formazione da cui sono tratte le risorse per l'assegno. Ci si aspettava una correzione. Invece, annuncia ora Oliveti, non c'è stata. I soldi arriveranno agli iscritti Inps, «per tutti gli altri iscritti a Ordini e collegi (compresi medici, odontoiatri e sanitari liberi professionisti e convenzionati), è stato istituito un "Fondo per il reddito di ultima istanza", con una dotazione pro-capite molto inferiore e con tempi, criteri e modalità di attribuzione lasciati all'incertezza». Commento di Oliveti, che è anche presidente dell'associazione delle casse dei professionisti (Adepp): «E' uno schiaffo a chi sta mettendo a rischio la propria vita per arginare la pandemia. Non solo ci vengono negati gli stessi diritti riconosciuti a tutti gli altri contribuenti, ma addirittura agli Enti previdenziali dei professionisti viene impedito di utilizzare risorse proprie per fronteggiare l'emergenza. Sembra che lo Stato consideri il patrimonio delle Casse intoccabile solo dai legittimi proprietari, mentre è toccabilissimo quando si tratta di sottoporlo a tassazione. Solo l'Enpam l'anno scorso ha pagato 180 milioni di euro di imposte sul proprio patrimonio. E ci vengono a dire che ai sanitari in prima linea non possiamo dare nemmeno una frazione di questi importi?». Dipendenti - Il decreto Cura-Italia all'articolo 1 per i dipendenti del Servizio sanitario incrementa i fondi contrattuali per le condizioni di lavoro della dirigenza medica e sanitaria e per il personale del comparto. Non dice quanto prenderà ogni medico o infermiere in più all'ora: si tratta di 750 milioni e li suddivide tra le regioni secondo criteri preesistenti: 124 milioni alla Lombardia, 72 al Lazio, 70 alla Campania e poi a scendere. Le richieste dei medici in corsia erano un po' diverse. Le ha riassunte in una lettera Giuseppina Fera della segreteria nazionale Cisl Medici: «Ricominciamo con una detassazione immediata delle retribuzioni e continuiamo, se e quando finirà l'epidemia, con un immediato rinnovo contrattuale adeguato, dando il giusto riconoscimento a chi lo merita». «La detassazione - dice Fera - dovrebbe avvenire su tutto il reddito, o almeno su quella parte di quota variabile rappresentata dagli incentivi, come l'indennità di risultato che ci viene versata annualmente e che però, nell'Irpef, cumulandosi con il reddito è tagliata di oltre il 50%. La risposta giunta dal Cura-Italia persiste nell'errore di premiare la produttività con incrementi su ore di lavoro straordinario. Ma per lo più gli straordinari non vengono pagati e se lo sono vengono supertassati a differenza che nel privato; giusto qualcosa si vede per gli straordinari in guardia, alimentati dal Fondo di disagio. A differenza degli infermieri, che se li vedono riconosciuti (a fronte di un lavoro spesso ancor più massacrante del nostro) noi medici in genere non ne fruiamo. Le ore, passato un po' di tempo, ci vengono azzerate. In alcune aziende abbiamo ottenuto di recuperarle al momento di pensionarci. Darci soldi che poi non vediamo non serve a niente». Meno critica Cosmed; la confederazione guidata da Giorgio Cavallero che raggruppa Anaao-Assomed, Aaroi-Emac, Fvm, Fedirets, Anmi Assomed-Sivemp Fpm, Aiic comunica: « È un primo limitato intervento ma non dobbiamo accontentarci: il Paese deve ripartire dai servizi pubblici. Tutti gli straordinari vanno retribuiti, inclusi quelli dei dirigenti; il 23 comma 2 del D.lgs. 75 (tetto al trattamento accessorio ndr) va abolito per tutte le categorie perché contiene penalizzazioni assurde su disagio, produttività e merito; sono necessari più medici specialisti e più dirigenti; vanno sospese le penalizzazioni dei dipendenti pubblici in caso di malattia. E va perseguita l'evasione».
Consegna di farmaci e dispositivi medici al domicilio per ridurre i rischi di contagio Covid 19 legati agli spostamenti
| Ambito territoriale | Num. Telefono Distribuzione Diretta Farmaci |
| Cesena | 0547 352687 |
| Forlì | 0543/731100 |
| Ravenna | 0544/287248 / 285200 |
| Rimini | 0541/705628 / 705565 |
Offesi, delusi e stanchi
(da M.D.Digital) Con un comunicato congiunto che da voce a tutte le organizzazioni di categoria, i sindacati hanno espresso la loro ‘rabbia' e delusione per le affermazioni del dottor Fortunato Paolo D’Ancona, ricercatore dell’Iss secondo cui non si sa se il personale sanitario sia stato contagiato “professionalmente oppure al di fuori del luogo di lavoro”. “Siamo offesi, delusi e stanchi - scrivono i sindacati - dopo aver sentito, in conferenza stampa, le parole del dottor Fortunato Paolo D’Ancona, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, arrivare ad affermare che non si sa se il personale sanitario sia stato contagiato “professionalmente oppure al di fuori del luogo di lavoro”, parole non immediatamente smentite dal Capo della Protezione Civile, Borrelli, che sa benissimo quanti, di che tipo e a chi ha consegnato i DPI. Sono giorni in cui medici, infermieri e gli operatori sanitari sono in prima linea nella battaglia contro il Covid 19 e per giunta senza o con inadeguati dispositivi di protezione individuale, considerati necessari, per non rischiare la loro vita e quella dei loro pazienti, ed in alcuni casi purtroppo perdendola la vita, senza per questo tirarsi mai indietro nonostante le palesi negligenze e mancanze organizzativo-gestionali, visibili sia a livello nazionale, regionale e aziendale, che stanno dimostrando una filiera di comando piena di vulnerabilità e di iniquità scaricata solo sul Servizio Sanitario Nazionale. A questo punto non si può che invitare - da un lato - il dottor D’Ancona a dimettersi e ritornare a fare il medico vero, quello che gli ammalati li cura non li conta con il pallottoliere, e quindi invitarlo presso gli studi dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, presso i poliambulatori delle Asl e presso gli Ospedali pieni di pazienti Covid-19, o sospetti tali, ad aiutarci a visitare e curare i cittadini malati con i Dpi ‘invisibili’ forniti sinora e a mani nude. Noi medici, però, siamo contagiati oggi, almeno positivamente, dalla ‘gratitudine ‘dei cittadini che ringraziamo per il Flash Mob di sabato, che ci da la forza di continuare in questa battaglia non facile, così facendo ci hanno fatto capire che sono loro la ‘Repubblica’ di cui parla l’art. 32 della nostra Costituzione, non certo quelli come il dr. D’Ancona e quelli come lui, su cui non contiamo più, ne vogliamo più che contino per noi e per i nostri assistiti. Solo garantendo la salute agli operatori sanitari tutti, con i fatti e non con le parole, avremo la speranza di poter salvare la popolazione e ricordiamo infine che questa era la prima raccomandazione fatta dall’Oms ed è stata, ad oggi, proprio nelle azioni di questi soggetti completamente disattesa”.
Le scuse dell’Istituto superiore di Sanità - In una lettera, inviata alla FNOMCeO, l’epidemiologo dell’Iss Fortunato D’Ancona pone le sue scuse per l’accaduto e precisa: “Mi rendo conto che alcune mie parole sugli operatori sanitari contagiati dal coronavirus, sono state fraintese e hanno suscitato reazioni negative tra il personale sanitario e le associazioni di volontariato. Con mio dispiacere, infatti, ancora poco sappiamo di questi operatori che hanno contratto la malattia per la quasi totalità dei casi nell’ambito dell’attività lavorativa. Il tempo limitato, della conferenza stampa, non ci ha permesso di dare un quadro esaustivo, ma ha fatto prevalere nella comunicazione un dettaglio tecnico su alcune incertezze epidemiologiche rispetto alla sostanziale evidenza che la preminenza della fonte è di natura professionale”. In un’altra missiva, inviata alla FNOMCeO dal presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, l’Istituto Superiore di Sanità esprime un profondo rammarico per quanto accaduto. “A nome dell'Istituto Superiore di Sanità - scrive Brusaferro - e mio personale esprimo il profondo rammarico per alcune espressioni di un nostro ricercatore durante la conferenza stampa, presso la protezione civile, che, in modo del tutto involontario, hanno potuto dare l'impressione di una sottovalutazione del rischio di contrarre l'infezione in ambito lavorativo per i medici e per tutti i professionisti ed operatori sanitari, rischio che rimane in assoluto quello su cui focalizzare prevenzione e protezione particolarmente laddove la situazione epidemiologica ed assistenziale è più critica”.
