Errori medici legati all’intelligenza artificiale: chi ne risponde?

(da Univadis - Adrien Renaud)   Se l’intelligenza artificiale (IA) provoca un errore medico, chi deve esserne ritenuto responsabile: il medico o lo sviluppatore? Medscape Francia ha intervistato un chirurgo, un avvocato e un medico legale su questa questione, che rischia di diventare sempre più pressante nei mesi e negli anni a venire. L'intelligenza artificiale: una rivoluzione in medicina -  L'intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando la medicina sotto molti aspetti: diagnostica, terapia, rapporto con il paziente, amministrazione… e responsabilità medica. Sebbene finora non sia stata stabilita alcuna giurisprudenza in materia, una cosa è certa: i chatbot e gli altri strumenti di supporto alle decisioni prima o poi porteranno a eventi avversi, e si tratterà quindi di stabilire se sia stata commessa una colpa e da parte di chi. Una questione che può rivelarsi piuttosto impressionante.  Ma prima di parlare di errore, occorre ricordare una cosa: l'IA rappresenta, almeno potenzialmente, un'opportunità straordinaria, anche in termini di responsabilità medica. “Uno strumento come quello sviluppato da Gleamer [azienda specializzata nell'intelligenza artificiale applicata all'imaging medico, N.d.R.], che rilegge le radiografie ed è utilizzato in tutti i Pronto soccorso dell’Assistance Publique Hôpitaux de Paris (AP-HP), ha un impatto medico concreto, ma anche un impatto giuridico, poiché ci sono meno reclami contro l'istituzione”, afferma Thomas Grégory, ortopedico, primario dell’ospedale Avicenne di Bobigny (Seine-Saint-Denis) e responsabile del progetto “Salute e digitale” presso la Maison des sciences numériques, laboratorio di ricerca dell’Università Sorbonne-Paris-Nord. Domande aperte -  Resta il fatto che, sebbene l’IA possa garantire la sicurezza dell’attività medica ed evitare contenziosi, solleva comunque numerose questioni nei casi in cui si verifichi un errore a causa sua. E in questi casi, la risposta dei giuristi è chiara. “Finché l’IA sarà considerata uno strumento, ovvero un oggetto, sarà sempre il medico a essere responsabile”, afferma Xavier Labbée, avvocato e professore emerito all’Università di Lille.   “Il medico rimane responsabile del prompt all’IA, ovvero della richiesta fatta”, conferma Cécile Manaouil, medico legale e capo dell’unità medico-legale del CHU di Amiens. “Si appropria del risultato di quella richiesta, prende una decisione, ma è l’autore giuridico del suo ragionamento: se ha utilizzato l’IA, deve poterlo giustificare”.   Da qui l’importanza, per evitare azioni legali, di utilizzare l’IA in conformità con le buone pratiche: verificare i risultati quando possibile, utilizzare solo strumenti validati. “Quando sviluppiamo uno strumento di chirurgia assistita dall’IA, passiamo attraverso una fase di apprendimento supervisionato, durante la quale prestiamo molta attenzione alla qualità dei dati”, spiega Grégory, secondo cui anche questo è un modo per limitare il rischio legale. Poi il nostro strumento deve superare l’esame del marchio CE: è fuori discussione che non sia convalidato da studi clinici che ne verifichino la pertinenza”. Ma l’ortopedico insiste: proprio come nel caso di un biologo che utilizza sistemi per automatizzare le proprie procedure, “la responsabilità finale ricade sul medico”. Tra teoria e pratica   -  Questo per quanto riguarda la teoria. Ma nella pratica, questa responsabilità finale attribuita al medico solleva questioni molto concrete. Infatti, al di là delle ovvie precauzioni (informare il paziente dell’utilizzo di uno strumento di IA, non fornire dati personali alla macchina, ecc.), alcune delle raccomandazioni classiche relative all’uso dell’IA non sono sempre applicabili, o non lo sono integralmente. È il caso della verifica finale dei risultati forniti dagli agenti conversazionali. “L'IA rimane uno strumento di cui si devono poter verificare i risultati, ma se le si chiede, ad esempio, di studiare la bibliografia su una determinata questione e poi si devono verificare tutti gli articoli, il risparmio di tempo si perde”, osserva Manaouil.   L’altra questione che si pone riguarda i sistemi totalmente autonomi, in grado di agire senza la presenza di un medico. “Per ora c’è sempre un pilota nell’aereo, ma nel prossimo futuro, se si abbinerà la chirurgia guidata dall’IA alla chirurgia robotica, come già avviene in alcuni laboratori di ricerca, entreremo in un altro mondo”, avverte Grégory. E aggiunge: “Si tratta di sistemi realizzabili, che arriveranno sul mercato”. Sarà quindi necessario trovare il modo di distinguere la responsabilità del medico da quella dell’industria, come avviene per altri processi medici già automatizzati, ritiene il chirurgo. Cosa succederebbe allora in caso di contenzioso legale? “Un medico chiamato in causa potrebbe rivalersi sul produttore del sistema, attribuendogli la responsabilità”, ipotizza Labbée. “La responsabilità per un prodotto difettoso esiste, ma occorre proprio dimostrare che il prodotto è difettoso, cosa tutt’altro che scontata in tribunale”. Inoltre, la legislazione è soggetta a evoluzione, e ciò che è giuridicamente valido oggi non lo sarà necessariamente domani. “La questione che si pone è quella della persona da citare in giudizio”, continua il giurista. “Per il momento, i progetti volti ad attribuire personalità giuridica all’IA sono stati fortunatamente abbandonati, ma nessuno sa come sarà la situazione tra dieci o vent’anni”. C’è un’unica certezza: i medici dovranno dare prova di notevole flessibilità per adattarsi alle nuove realtà. “Oggi ci si interroga sulla responsabilità del medico che utilizza l’IA”, prevede Manaouil “ma domani potrebbe essere chiamata in causa quella del medico che non l’ha utilizzata”.

SaluteMia, aperte le adesioni per la copertura semestrale 2026 e iscrizione gratuita a FondoSanità

SaluteMia, la mutua sanitaria dei medici e degli odontoiatri, ha aperto le iscrizioni per la copertura semestrale 2026. La società di mutuo soccorso, voluta da Enpam e dai principali sindacati medici, permette agli iscritti di costruire una tutela socio-sanitaria su misura, per se stessi e per i propri familiari.

 

I nuovi soci possono ora sottoscrivere, a un costo ridotto, i Piani sanitari della durata semestrale, che decorrono dal 1° luglio e garantiscono copertura fino alla fine dell’anno.

 

Come novità del 2026, chi sceglie SaluteMia ha un biglietto di ingresso gratuito per costruire la propria rendita aggiuntiva con FondoSanità. L’intesa stretta tra i due organismi prevede infatti un accordo di interscambio e, allo stesso modo, gli iscritti a FondoSanità accedono a SaluteMia senza pagare la quota di iscrizione.

 

"Rete di protezione" per tutta la famiglia

Aderire allassociazione di mutuo soccorso permette di integrare lofferta del Ssn e avere una sicurezza in più sui tempi e sulle prestazioni sanitarie.

 

SaluteMia permette attraverso 6 Piani sanitari, pensati per le diverse esigenze dei professionisti in camice, di costruire una rete di protezione” per se stessi e per i familiari del proprio nucleo (coniugi o conviventi, figli a carico fino a 26 anni o con disabilità), ma anche per i familiari non conviventi e le loro famiglie (fratelli e sorelle, genitori, figli oltre i 26 anni). Per garantire a tutti una serie di tutele aggiuntive in caso di visite specialistiche, esami diagnostici, ricoveri, prestazioni ospedaliere o extra ospedaliere e molto altro.

 

Aderire a SaluteMia è anche un'opportunità per garantirsi e garantire ai propri cari assistenza e supporto nei momenti lieti e significativi della vita, come durante la gravidanza e quando si diventa genitori.

 

Inoltre, la mutua fatta dai medici per i medici” offre, senza costi aggiuntivi, una copertura infortuni a tutti gli iscritti.

 

 

Tutte le tutele di SaluteMia

SaluteMia non è una semplice assicurazione, ma una mutua integrativa di categoria, senza scopi commerciali o di lucro, che offre attraverso i Piani sanitari una copertura ad ampio raggio, in Italia e allestero. Non prevede barriere di età per entrare e i soci possono restare iscritti anche in caso di eventi gravi.

 

I Piani sanitari garantiscono copertura dalle spese mediche per un ampio ventaglio di prestazioni e, oltre alle molte tutele di base, agli iscritti vengono offerte una serie di garanzie mutualistiche aggiuntive. Come misure e indennità a sostegno della genitorialità, la copertura critical illness”, che dà un supporto economico dai 4.000 ai 9.000 euro in caso di patologie gravi, la possibilità di monitoraggio delle patologie croniche insorte durante il periodo di iscrizione e ladesione diretta per gli studenti universitari iscritti a Medicina oppure a Odontoiatria, attraverso tre Piani dedicati, offerti a un costo ridotto.

 

Aderire a SaluteMia permette inoltre di abbassare le tasse, dal momento che il contributo associativo versato è detraibile dalle imposte al 19%, fino a circa 1.300 euro

 

Salute e una pensione bis che puoi usare anche oggi

Grazie all’accordo stretto tra SaluteMia e FondoSanità (il fondo di previdenza complementare dedicato agli esercenti le professioni sanitarie), i soci di SaluteMia hanno accesso gratuito a FondoSanità. Senza pagare la quota di ingresso, possono infatti iniziare da subito a costruire una propria rendita pensionistica aggiuntiva (che vale anche come capitale utile nei momenti di necessità).

Lo stesso vale per gli iscritti a FondoSanità, che entrano gratuitamente in SaluteMia, con la qualifica di soci beneficiari. Questi possono sottoscrivere una copertura ‘Critical Illness’ loro dedicata, che assicura un supporto economico dai 4.000 ai 13.500 euro in caso di patologie gravi. I soci beneficiari (quindi tutti gli iscritti a FondoSanità) possono aderire anche agli altri Piani Sanitari offerti da SaluteMia, previa iscrizione come soci ordinari.

 

 

Come aderire

Per aderire a SaluteMia e per avere informazioni su costi e prestazioni è possibile consultare il sito web della Mutua oppure telefonare al numero 06.21011350.

 

La copertura semestrale è attiva dal mese successivo al pagamento del contributo associativo. E quindi per essere tutelati dal 1° luglio bisogna versare il contributo associativo entro giugno.

I rischi per la salute cambiano col tipo di alcol consumato

(da M.D.Digital)  Alcuni tipi di alcol sono collegati a più problemi di salute rispetto ad altri. A rilevarlo un nuovo studio, presentato all'American College of Cardiology (Acc) Scientific Session 2026, che ha mostrato come il tipo di alcol consumato, oltre che la quantità, possono avere effetti diversi sulla salute cardiovascolare e generale.  Il vino rosso, ad esempio, contiene antiossidanti come i polifenoli, che possono avere benefici cardiovascolari e antinfiammatori. La birra, d'altra parte, contiene purine, che potrebbero aumentare i livelli di acido urico e contribuire a effetti negativi sulla salute. I superalcolici hanno concentrazioni di etanolo più elevate e sono privi di composti protettivi.  Le diverse bevande alcoliche sembrano avere un impatto variabile sulla salute: superalcolici, birra e sidro aumentano il rischio di mortalità anche a bassi livelli di consumo, mentre un consumo moderato di vino può ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. La ricerca Gli autori hanno utilizzato la Uk Biobank per analizzare le abitudini di consumo di alcol e gli esiti di mortalità in oltre 340.000 adulti. I partecipanti sono stati suddivisi in quattro categorie in base al loro consumo di alcol, misurato in grammi di alcol puro al giorno e alla settimana.  Coloro che consumavano meno di 20 g/settimana (circa 1,5 unità alcoliche standard) sono stati classificati come non bevitori o bevitori occasionali. Un basso consumo era compreso tra 20 g/settimana e 20 g/giorno per gli uomini e tra 20 g/settimana e 10 g/giorno per le donne. Un consumo giornaliero di 20-40 g per gli uomini e 10-20 g per le donne è stato considerato moderato. Un consumo giornaliero superiore a 40 g per gli uomini e a 20 g per le donne è stato considerato elevato.   Le persone con un elevato consumo di alcol avevano il 24% di probabilità in più di morire per qualsiasi causa, il 36% di probabilità in più di morire di cancro e il 14% di probabilità in più di morire per malattie cardiache rispetto ai bevitori occasionali. Anche il consumo di alcol prima dei pasti aumentava i rischi per la salute. A livelli di consumo inferiori, i risultati erano più sfumati. Il consumo di superalcolici, birra o sidro era associato a un rischio di morte significativamente più elevato, mentre lo stesso livello di consumo di vino era associato a un rischio di morte significativamente inferiore. I bevitori moderati di vino avevano un rischio inferiore del 21% di morire per malattie cardiovascolari rispetto ai bevitori occasionali. Ma anche un basso consumo di superalcolici, birra o sidro era associato a un rischio di morte per malattie cardiovascolari superiore del 9%. I limiti Quindi la dose, il tipo e la tempistica del consumo di alcol sembrano influenzare il rischio, e considerare l'età, il rischio cardiovascolare e oncologico, i farmaci assunti e lo stile di vita di ciascun paziente possono essere una guida per formulare consigli sul suo consumo.    

Online nuova campagna Fnomceo “Medici e pace”

"Ogni atto medico è un atto di pace". È questa la headline dello spot che, insieme a manifesti da affiggere in tutte le città, costituisce la nuova campagna 'Medici e Pace' della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri. La campagna, on line da oggi, sarà presentata ufficialmente domani sera a Bari, durante la cerimonia di presentazione del Manifesto 'Medici e Pace', per essere poi pubblicata sui social della Federazione e degli Ordini territoriali. La campagna stampa sarà declinata, invece, in cartelloni sei metri per tre in affissione nei punti di maggior passaggio, in banner social e in pubblicità dinamica su autobus e vaporetti. Lo spot si apre con un primo piano sugli occhi di un chirurgo. Sulle note di 'Nessun dorma', una voce fuori campo comincia a narrare: "Ogni ferita ha la stessa voce- dice- chiede di essere guarita, non giudicata". L'inquadratura si allarga e si vede che il medico sta suturando, appunto, una ferita. E, sulla pelle del paziente, è tatuata una cartina geografica. "Perché ogni ferita ricucita è un conflitto in meno- continua la voce narrante- perché ogni medico difende il diritto alla vita". Gli occhi del medico incontrano quelli, profondi, della paziente, che ha in volto i segni mimetici dei soldati. Il campo si allarga ancora, mostrando la schiena completamente tatuata con i diversi continenti. La voce incalza: "Perché non c'è pace dove regna la sofferenza, né democrazia senza diritto alla salute". Il medico e la paziente 'speciale', che si capisce essere la nostra Terra, martoriata dai conflitti, si guardano intensamente e si stringono la mano: l'intervento è riuscito. "Ogni atto medico è un atto di pace", commenta la voce, che conclude con il claim: "Dove c'è cura, c'è pace". Sulla stessa linea i manifesti, che riportano anche, sotto il logo Fnomceo, il payoff "Con i medici, dalla parte di chi soffre". "La campagna- spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli- riprende e anima i principi del Manifesto 'Medici e Pace', siglato il 12 marzo tra Perugia e Assisi e in viaggio ora nei vari Ordini territoriali. Domani sera sarà presentato a Bari, con una cerimonia aperta alla popolazione, che si concluderà con un concerto dell'Orchestra sinfonica della Città Metropolitana". "Ogni atto medico è un atto di pace- continua- perché i medici ogni giorno incontrano la sofferenza, incontrano le persone più fragili, combattono le disuguaglianze, leniscono il dolore. Per questo sono costruttori di pace". "I medici- conclude Anelli- sono contro la guerra, contro ogni forma di violenza, anche nei confronti degli operatori sanitari presenti negli scenari di conflitto, che vengono colpiti e uccisi. Sono tanti gli operatori sanitari che sono morti o che sono stati colpiti, a Gaza, in Libano, in Iran, in tutti i conflitti, in violazione delle convenzioni di Ginevra. Siamo convinti che ripristinare il diritto, ma soprattutto tutelare la dignità della persona, sia un impegno talmente forte da costituire oggi il presupposto per ogni società che vuole vivere in pace".  

Terme di Sant’Agnese: richiesta medici per collaborazione

Le Terme di Santagnese a Bagno di Romagna cercano medici (anche medici di medicina generale) che svolgano attività di valutazione pre-termale in libera professione con un impegno di una o due mezze giornate settimanali. Cerchiamo inoltre specialisti Urologi, Dermatologi, Ginecologi e Neurologi per attività ambulatoriale convenzionata e di libera professione da svolgersi presso il Poliambulatorio sito all'interno dell'Ospedale di San Piero. Per informazioni e adesioni telefonare al numero  0543 911018 centralino delle Terme di Santagnese chiedendo di Alessandra  

Studio del MMG, quando la segreteria rischia di diventare triage

(da DottNet)  Nello studio del medico di medicina generale, molte criticità non nascono da scelte clamorosamente scorrette, ma da abitudini consolidate. La segreteria risponde al telefono, raccoglie richieste, organizza appuntamenti, riceve referti, gestisce accessi e richiama pazienti per esigenze pratiche. Tutte attività necessarie, soprattutto in una fase in cui la pressione sulla medicina territoriale è sempre più alta.  Il problema nasce quando questa funzione di supporto comincia a trasformarsi, anche senza una decisione esplicita, in una valutazione sanitaria preliminare.  Stabilire se un sintomo meriti una visita in giornata, se un referto debba essere visto subito dal medico, se una richiesta possa attendere o se il paziente debba essere indirizzato verso il pronto soccorso non è più semplice organizzazione dello studio. È una forma di apprezzamento clinico. Ed è proprio qui che si apre una delle aree più delicate della gestione quotidiana del MMG. Il consenso informato non è delegabile Il Codice di deontologia medica offre un riferimento netto. L’articolo 35 stabilisce che l’acquisizione del consenso o del dissenso informato è un atto di specifica ed esclusiva competenza del medico, non delegabile. Lo stesso articolo prevede che il medico non intraprenda né prosegua procedure diagnostiche o terapeutiche senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato.   Il punto non riguarda soltanto il consenso in senso stretto. Richiama un principio più generale: quando entrano in gioco informazione sanitaria qualificata, valutazione clinica e decisione sul percorso di cura, la responsabilità resta in capo al medico.  Una segreteria può organizzare. Può raccogliere documenti. Può applicare criteri pratici definiti dal medico. Non può però trasformarsi nel luogo in cui si decide se un problema sia urgente, differibile o clinicamente irrilevante. Il rischio del triage informale Nella medicina generale questo rischio è particolarmente insidioso perché nasce dentro una relazione di prossimità. Lo studio conosce i pazienti, le loro abitudini, le loro richieste ricorrenti, i familiari che chiamano, i casi considerati più ansiosi o più insistenti.  Proprio questa familiarità, che rappresenta uno dei punti di forza della medicina territoriale, può diventare un fattore di rischio se porta a sottostimare una richiesta o a classificare troppo rapidamente un sintomo.  Il problema non è la presenza dei collaboratori. Al contrario, uno studio ben organizzato ha bisogno di figure di supporto. Il punto è definire con precisione che cosa può essere filtrato sul piano amministrativo e che cosa deve invece arrivare al medico, perché contiene già un elemento di possibile valutazione sanitaria. Procedure chiare per proteggere medico e paziente La soluzione non è eliminare il filtro organizzativo, ma renderlo più consapevole del proprio ruolo e dei limiti connaturati al medesimo. Uno studio può stabilire criteri interni per la gestione delle richieste, distinguere i canali per appuntamenti ordinari, urgenze, referti e richieste amministrative, e prevedere che determinate situazioni vengano sempre sottoposte al medico.   In questo modo la segreteria resta una funzione di supporto e non diventa, di fatto, un punto di decisione clinica.    La trasformazione della medicina territoriale prevista dal DM77 e lo sviluppo delle Case di Comunità renderanno questo tema ancora più importante. Ma il problema esiste già oggi, dentro gli studi, nelle telefonate del mattino, nelle richieste ricevute dalla segreteria e nelle decisioni apparentemente piccole con cui si stabilisce se un paziente debba essere visto subito o possa aspettare. Ed è proprio lì che l’organizzazione dello studio può diventare tutela. Oppure rischio.      

Bonus bebè ENPAM: via alle nuove domande

(da enpam.it)   Molto atteso da medici e odontoiatri, anche quest’anno è arrivato il momento del sussidio per la neonatalità dell’Enpam, molto spesso indicato come Bonus Bebè. Attenzione: il sussidio è qualcosa di diverso dall’indennità di maternità vera e propria, che copre il periodo immediatamente precedente e immediatamente successivo alla nascita o all’ingresso in famiglia del bambino adottato, e che segue procedure anch’esse diverse. Qui si tratta di un sussidio che si aggiunge all’indennità vera e propria, e per sua natura è anche esente da tassazione.   Il sussidio “bonus bebè” ha per l’appunto lo scopo di agevolare la fruizione di servizi di baby-sitting e della rete pubblica o privata accreditata dei servizi per l’infanzia, entro i primi dodici mesi di vita del bambino o di ingresso del minore in famiglia. Per l’anno 2026 il sussidio per tutti gli iscritti alla Quota A dell’Enpam (compresi gli studenti del quinto e sesto anno di corso di Medicina e Odontoiatria che hanno scelto di iscriversi alla Fondazione) è pari a € 2.000.  A questo proposito va detto che le studentesse del V e VI anno della Facoltà di medicina e chirurgia e di odontoiatria, iscritte all’ENPAM, in caso di maternità, adozione o affidamento, interruzione della gravidanza spontanea o volontaria, non essendo lavoratrici vere e proprie non hanno diritto all’indennità di maternità propriamente detta. Ma la Fondazione la corrisponde loro ugualmente sotto forma di sussidio, per un importo pari all’indennità minima prevista per ciascuna fattispecie. Per il 2026, l’indennità minima lorda è pari ad € 6.045,10 per 5 mensilità. Il bando a sostegno della neonatalità prevede un ulteriore sussidio una tantum, cumulabile con il sussidio relativo alla gestione di Quota A pari, per l’anno 2026 a € 3.000 per gli iscritti che versano anche alla Gestione Quota B.  Non potrà essere richiesto un conguaglio (per i 1.000 euro di differenza) da parte di coloro che lo hanno già percepito nel 2025, quando il sussidio Quota B era di 2.000 euro. Il bonus viene dato per ogni figlio. Ad esempio, con l’arrivo di tre gemelli si ha diritto ad un assegno triplo. Il sussidio può essere richiesto dal genitore iscritto di qualsiasi genere. Qualora entrambi i genitori siano iscritti e presentino la domanda il sussidio spetta ad entrambi. Questo significa ad esempio che i genitori di due gemelli, entrambi medici ed entrambi iscritti attivi alla Quota B, arrivano ad incassare 20.000 euro di bonus bebè.  La domanda deve essere compilata online direttamente dall’area riservata del sito Enpam e va inviata entro i termini previsti dal bando. Una volta scaduti i termini occorre attendere il bando dell’anno successivo.  Le domande possono essere trasmesse dal 13 aprile al 10 settembre 2026. A differenza degli scorsi anni, per il 2026 i beneficiari non dovranno più attendere la chiusura del bando e i successivi adempimenti (compilazione della graduatoria, emissione del mandato di pagamento) per poter ricevere il sussidio. La chiusura delle pratiche, in assenza di problematiche (mancanza di dati o di documentazione) avverrà infatti con l’invio della comunicazione all’iscritto, comunque entro 60 giorni dalla presentazione della domanda. Per gli aventi diritto, dopo l’invio della comunicazione, si procederà immediatamente alla richiesta di mandato.

INPS cambia idea sulla Nuova Invalidità Civile: parziale dietro front dal 1 Giugno 2026

(notizia a cura del Dott. G,G, Pascucci)   Con il messaggio numero 1377 del 23-04-2026 INPS ha reso noto che la valutazione multidimensionale unificata nei confronti delle persone anziane individuate ai sensi del comma 2 dell'articolo 27 e del comma 1 dell’articolo 40 del decreto legislativo n. 29/2024, dovrà, all'atto della redazione del certificato introduttivo, tenere in considerazione i seguenti requisiti: a - abbiano le persone compiuto i 70 anni di età;    b - siano affette da almeno una patologia cronica;    c - si trovino in condizioni cliniche caratterizzate, anche in funzione dell'età anagrafica, dalla progressiva riduzione delle normali funzioni fisiologiche, suscettibili di aggravarsi con l'invecchiamento e di determinare il rischio di perdita dell'autonomia nelle attività fondamentali della vita quotidiana, anche tenendo conto delle specifiche condizioni sociali, ambientali e familiari. NEL caso che sussista l'ipotesi "c" la valutazione del soggetto andrà effettuata non già in INPS ma dalle sedi di valutazione predisposte nelle Ausl e successivamente nelle strutture territoriali identificate come Case di Comunità. Questo comporta che al momento della compilazione del certificato introduttivo il sistema guiderà il medico certificatore verso il Nuovo Certificato Introduttivo (con la necessità di firma elettronica e allegazione documentale) se il soggetto è minore di 70 anni, oppure maggiore di 70 ma senza presenza di patologia cronica, mentre si andrà verso la vecchia maschera di compilazione (senza necessità di firma elettronica e allegazione documentale) se il soggetto ha compiuto i 70 anni e si trova affetto da patologie croniche che possono comportare rischio di perdita di autonomia e delle capacità vitali (requisiti indicato al punto "c". E tutto questo a partire dal 01/01/2027 in tutta Italia, ma nella nostra Provincia, ancora una volta sperimentatrice, a partire dal 01/06/2026 Si riattiva quindi, per una parte dei nostri pazienti, il vecchio percorso, con la compilazione del certificato e la necessità del successivo accesso in Patronato per la presentazione della domanda amministrativa, esattamente come era prima del 01/01/2025  quando furono attivate le procedure della Nuova Invalidità Civile. Le motivazioni di tutto questo sono difficilmente comprensibili in un territorio in cui si era già completata con successo la transizione di tutte le procedure a INPS, nelle due sedi di Forlì e Cesena, grazie alla enorme disponibilità e collaborazione di tutti gli attori coinvolti. Siamo a conoscenza, peraltro, di pressioni politiche e rappresentative e anche di difficoltà da parte di molte sedi INPS regionali che probabilmente hanno pilotato questa "controriforma" che a conti fatti non farà altro che confondere tutti i protagonisti del processo e sicuramente allungherà i tempi di accertamento per le persone più fragili, che sono, appunto, i più anziani e coloro che soffrono di patologie croniche e di handicap fisici. Qui sotto è consultabile una Flow Chart del nuovo percorso Il messsaggio INPS completo è consultabile a questo LINK https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/atti/circolari-messaggi-e-normativa/dettaglio.circolari-e-messaggi.2026.04.messaggio-numero-1377-del-23-04-2026_15247.html   Visualizza la Flow chart

RICERCA MEDICO da inserire nel servizio Medicina Penitenziaria nelle carceri della Romagna (Forlì- Rimini – Ravenna)

Si chiede disponibilità per svolgere attività come medico penitenziario nel servizio Medicina Penitenziaria nelle carceri della Romagna (Forlì- Rimini - Ravenna). I turni possono essere di 6 o 12 ore . I contratti: 12 ore, o 24, o 36 ore a settimana. Il carcere di Forlì ha una assistenza medica h 24 e i carceri di Ravenna e Rimini h 12 (8-20), 7 giorni su 7. Retribuzione: 40 euro l'ora. Contratto in convenzione ausl (all'interno del cedolino c'è anche l'ENPAM). Contatti: Dott.ssa Dalmonte Elisabetta --> elisabetta.dalmonte@auslromagna.it  cell: 3382764594   Dott.ssa Dalmonte Elisabetta Responsabile Medicina Penitenziaria Romagna 0543733350

Italia: primato di longevità, ma…

(da M.D.Digital)   L’Italia si conferma uno dei Paesi più longevi dell’Unione europea, con un’aspettativa di vita che nel 2024 ha raggiunto gli 84,1 anni, superando di sei mesi i livelli pre-pandemia. Questo successo è frutto di un sistema che eccelle nella prevenzione delle morti premature e che vanta i tassi di ricovero ospedaliero per malattie croniche più bassi dell’Ue, grazie proprio alla forza storica della sua assistenza primaria. Tuttavia, i dati Ocse 2025 mettono in guardia: il pilastro della Medicina generale (Mg) sta vacillando sotto il peso di una crisi strutturale senza precedenti. Fotografia della Medicina generale: numeri e criticità L'attuale scenario della Mg in Italia mostra una contrazione preoccupante: mentre la densità totale dei medici è cresciuta, quella dei Medici di medicina generale (Mmg) è diminuita del 13% nell'ultimo decennio. Questa riduzione ha generato una pressione assistenziale critica, con il 52% dei Mmg che nel 2023 assisteva oltre 1.500 pazienti, superando il limite massimo previsto dal contratto collettivo. La carenza non è uniforme sul territorio, ma colpisce con estrema durezza il Nord: nella sola Lombardia, per rientrare nei parametri di un rapporto sostenibile (1.350 pazienti per medico), servirebbe un incremento del 20% del personale. A livello nazionale, il deficit stimato oscilla tra i 2.910 e i 5.897 medici di base. A peggiorare il quadro è il profilo anagrafico della categoria: il 68% dei Mmg in attività si è laureato più di 27 anni fa, una quota che sale al 75% nelle regioni meridionali, prefigurando un'ondata di pensionamenti che colpirà duramente soprattutto Campania, Puglia e Sicilia nei prossimi cinque anni. Le sfide per il futuro dei Mmg Il documento Ocse individua chiaramente le sfide che la professione deve affrontare per non soccombere: Disincentivi formativi e professionali. La formazione dei Mmg, storicamente gestita a livello regionale ed extra-universitario, offre borse di studio inferiori del 50% rispetto alle specializzazioni universitarie. Questo ha creato un "effetto sostituzione", spingendo i giovani laureati verso altre carriere. Carico amministrativo e mancanza di integrazione. L'alto carico di pratiche burocratiche limita drasticamente il tempo dedicato alla clinica. Inoltre, la carenza di personale infermieristico (inferiore del 20% alla media Ue) impedisce la transizione verso modelli di assistenza integrata più efficaci. Equivalenza formale. Una sfida cruciale è il riconoscimento del diploma di Mmg come scuola di specializzazione universitaria. Le riforme legislative in corso mirano a risolvere questa lacuna, garantendo una retribuzione adeguata ai tirocinanti e una maggiore integrazione nei servizi locali. Digitalizzazione e competenze. Nonostante gli investimenti del Pnrr per strumenti come il Fascicolo sanitario elettronico (Fse 2.0), la telemedicina rimane frammentata e condizionata da un persistente divario regionale e da una scarsa alfabetizzazione digitale sia dei pazienti che di parte del personale. Un sistema a due velocità Se da un lato l'Italia brilla per l'efficacia delle cure ospedaliere (finanziate al 96% dallo Stato), dall'altro il cittadino è costretto a una spesa privata (out-of-pocket) elevata per la specialistica ambulatoriale e l'odontoiatria, spesso a causa delle lunghe liste d'attesa. Nel 2023, oltre il 7% della popolazione ha rinunciato a cure necessarie principalmente per i tempi di attesa. In conclusione, la sfida per i Mmg e per il decisore politico è garantire che la Medicina generale torni a essere una scelta attrattiva per i giovani medici. Senza un intervento deciso su organici e modelli organizzativi, il primato di longevità dell'Italia rischia di essere messo a repentaglio da un'assistenza territoriale sempre più sguarnita e affaticata.  

Pillon: «L’AI non va acquistata e messa lì, ma usata per ripensare i processi»

Pillon: «L’AI non va acquistata e messa lì, ma usata per ripensare i processi» Governance, competenze manageriali, redesign dei processi e nuove responsabilità organizzative: secondo Sergio Pillon, vicepresidente di Associazione Italiana Sanità Digitale e Telemedicina (Aisdet), sono questi i fattori chiave per rendere l’intelligenza artificiale una leva concreta di trasformazione, oltre la logica dei progetti pilota.   Leggi L'articolo completo al LINK  
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