Prevenzione, il ministero lancia numeri verdi di pubblica utilità

(da Doctor33)   "Torniamo a parlare di prevenzione", del suo ruolo cruciale, "con il lancio di Numeri verdi di utilità pubblica in occasione delle quattro giornate di salute pubblica che si celebrano in questo mese e che riguardano il 9 il rene, il 14 il cuore, il 23 l'oftalmologia e il 28 l'endometriosi". Si tratta di "strumenti importanti. Dobbiamo darne pubblicità attraverso i media, i canali social, ma anche attraverso il passaparola, sensibilizzando i familiari e gli amici". È l'invito lanciato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, a Roma nel suo intervento alla presentazione dei Numeri verdi di pubblica utilità attribuiti alle società scientifiche Sin (nefrologia), Sigo (ginecologia e ostetricia), Anmco (cardiologia ospedaliera) e Soi (oftalmologia), accreditate presso il ministero della Salute e affiliate alla Federazione delle società medico scientifiche italiane (Fism).
"Informare in modo adeguato i cittadini sui corretti stili di vita è importante - ha ribadito Schillaci - Spesso le persone non hanno una conoscenza approfondita su questi temi, a volte può esserci anche diffidenza o scarsa attenzione alla cura della propria salute. Grazie ai Numeri verdi di pubblica utilità, alla disponibilità del sistema delle società scientifiche, i cittadini potranno avvalersi di un ulteriore strumento per avere risposte e supporto sui temi legati alla nefrologia, alla cardiologia, all'oftalmologia e all'endometriosi. Ed è importante che se ne parli e che se ne dia pubblicità".
"A volte basta poco - ha sottolineato il ministro - anche un esame di routine come la rilevazione della pressione arteriosa, un esame delle urine, per ricevere un alert e intercettare per tempo eventuali patologie. Non rinunciamo ad avere cura del nostro stato di salute e di benessere psicofisico".

Obesità. “Attività fisica diventi un Lea e sia promossa anche attraverso la prescrizione del medico”. Schillaci al lavoro su un Piano ad hoc

Obesità. “Attività fisica diventi un Lea e sia promossa anche attraverso la prescrizione del medico”. Schillaci al lavoro su un Piano ad hoc

Il Ministro della Salute annuncia: “Si sta lavorando alla definizione di un Programma Nazionale di Promozione dell'attività fisica che comprende anche la definizione delle modalità di prescrizione dell'esercizio fisico e di erogazione sul territorio nazionale. Ci troviamo di fronte ad una sfida importante, da affrontare insieme  e la chiave di volta è la prevenzione incoraggiando l'adozione di stili di vita salutari a partire da una corretta e sana alimentazione e dal contrasto alla sedentarietà”.   Leggi L'articolo completo al LINK.

Covid-19, Fadoi: tsunami imprevedibile. Assurdo indagare chi sapeva di agire in scienza e coscienza

(da Doctor33)  «Ma ci siamo dimenticati che la pandemia ha colpito tutto il mondo e che l'Italia è stato il primo paese ad essere travolto? Se è così allora è inutile nascondersi dietro ad un dito: siamo tutti colpevoli». I medici internisti ospedalieri di Fadoi in una nota prendono posizione di fronte agli esiti dell'indagine della Procura di Bergamo sulla mancata chiusura della Val Seriana a marzo 2020 nella prima fase di pandemia, indagine che ha portato ad avvisi di garanzia non solo per l'ex premer Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza, il governatore lombardo Attilio Fontana e i presidenti di Istituto superiore di sanità e Consiglio superiore di sanità.
Per il presidente della società scientifica Francesco Dentali ed il Presidente della Fondazione Fadoi Dario Manfellotto, le risultanze a chiusura indagini -dove si evocano reati come omicidio colposo ed epidemia colposa -appaiono "incredibili", coinvolgendo «alcuni tra i massimi esperti e clinici della sanità italiana la cui professionalità è riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo ed ai quali va la nostra totale solidarietà». Ci sono filoni di indagine che investono anche chiusure e riaperture degli ospedali, criteri di ricovero dei pazienti Covid-19, situazioni che, come ha evidenziato parte della dottrina, rappresentano responsabilità diverse a seconda se la conoscenza di determinati sviluppi del virus si era consolidata o meno.
«Ma allora siamo tutti colpevoli, incapaci e negligenti perché noi tutti, non solo i decisori, abbiamo agito in base a quel che scienza, coscienza e conoscenza fornivano in quei momenti drammatici", si chiedono Dentali e Manfellotto, che nei loro reparti hanno preso in carico il 70% dei pazienti Covid nel corso della pandemia. «In tre anni e ancora di più nel 2020, in quelle prime settimane in cui scoppiò la pandemia in Italia - affermano Dentali e Manfellotto - navigando al buio di fronte a una emergenza sconosciuta abbiamo dedicato tutta la nostra attività senza limiti d'orario, con un impegno totalizzante e con centinaia di morti tra medici e operatori sanitari». I due internisti sottolineano come solo in Italia ci sia un'iniziativa giudiziaria di questo tipo, quando lo tsunami-Covid ci ha travolti per p. Siamo allora noi più intelligenti, più puri, più corretti? La magistratura italiana è la migliore al mondo perché è l'unica che ha scoperto degli errori? Gli internisti italiani sono colpevoli di aver lavorato 24 ore al giorno per affrontare la pandemia con le armi che avevamo a disposizione".

Prorogati i termini di trasmissione al sistema tessera sanitaria: ecco le nuove scadenze

da DottNet)    Sulla Gazzetta Ufficiale n. 46 del 23 febbraio scorso è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 16 febbraio 2023 che proroga i termini di trasmissione al Sistema tessera sanitaria dei dati delle spese sanitarie per l’anno 2022. Prima della modifica introdotta dal DM 27 dicembre 2022 era previsto il passaggio, a decorrere dal 1° gennaio 2023, alla periodicità mensile di trasmissione delle comunicazioni al sistema TS. L’art. 1 del suddetto DM, modificando l’art. 7 del decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze 19 ottobre 2020, ha però differito di un altro anno la decorrenza dell’applicazione della periodicità mensile, stabilendo che la trasmissione dei dati relativi al 2023 sia effettuata:

-    entro il 30 settembre 2023, per le spese sostenute nel primo semestre (gennaio-giugno) 2023;

-    entro il 31 gennaio 2024, per le spese sostenute nel secondo semestre (luglio-dicembre) 2023.

L’invio dei dati avverrà entro la fine del mese successivo alla data del documento fiscale a decorrere dalle spese sostenute dal 1° gennaio 2024. Giova ricordare che con il provvedimento del 15 febbraio 2023, l'Agenzia delle Entrate aveva disposto inoltre la proroga al 22 febbraio 2023 del termine per la trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria delle spese relative all’anno 2022.

Pertanto, la scadenza per la trasmissione dei dati è stata rinviata - dal 31 gennaio al 22 febbraio 2023 - anche per quanto riguarda le spese sanitarie sostenute nel secondo semestre 2022. Con il provvedimento in commento è stato anche spostato dal 9 marzo 2023 al 31 marzo 2023, il termine a partire dal quale il Sistema Tessera Sanitaria mette a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati delle spese sanitarie 2022 e dei relativi rimborsi. Si ricorda che in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati si applica la sanzione di 100 euro per ogni comunicazione, con un massimo di 50.000 euro. Nei casi di errata comunicazione dei dati, la sanzione non si applica se la trasmissione dei dati corretti è effettuata entro 5 giorni successivi alla scadenza.

Le deroghe ai termini individuati dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n.115304 del 6 maggio 2019, consentono agli assistiti di esercitare la propria opposizione all’utilizzo delle spese sanitarie per l’elaborazione della dichiarazione precompilata 2023

Congedo mestruale, a che punto siamo e cosa pensano i ginecologi

(da sanitainformazione.it - riproduzione parziale)  Circa una donna su quattro soffre di dismenorrea, ovvero un ciclo mestruale particolarmente doloroso tanto da diventare invalidante. Una condizione patologica tipicamente “di genere”, che però, in ambito lavorativo, non viene riconosciuta tra le cause di assenza retribuita, come invece accade in caso di malattia. A meno di non vivere in uno di quei (pochissimi) Stati in cui il congedo mestruale è riconosciuto dalla legge.

Il dibattito sul congedo mestruale

Il tema del congedo mestruale è ritornato recentemente alla ribalta a causa di una concomitanza di fattori. Da un lato la promulgazione in Spagna di una legge che per la prima volta nel mondo occidentale lo istituisce. Dall’altro, alcune iniziative intraprese in Italia da parte di scuole ed aziende che, autoregolamentandosi in materia di congedo mestruale per studentesse e dipendenti, sulla scorta della legge spagnola, lanciano un segnale forte al governo italiano e al ministro Schillaci: l’assenza di una regolamentazione sul congedo mestruale è un vulnus da colmare, nel rispetto di un’istanza sociale sempre più sentita. Un appello a cui, in verità, il mondo politico sta iniziando a rispondere: è di ieri la notizia di un disegno di legge in materia presentato da Alleanza Verdi e Sinistra.

Il caso di Ravenna e dell’azienda veneta

A Ravenna, gli studenti e le studentesse del Liceo artistico Nervi Severini hanno ottenuto una modifica del regolamento scolastico 2023, che permetterà alle studentesse affette da dismenorrea di avvalersi di due giorni al mese di assenze giustificate, in deroga al vincolo di frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale previsto dalla legge. Queste assenze, in sostanza, saranno assimilate alle assenze per malattia, e non incideranno quindi sul monte ore massimo di quelle consentite ai fini di validità dell’anno scolastico e dell’ammissione agli scrutini. Per avvalersi del congedo mestruale, le studentesse dovranno presentare all’inizio dell’anno un certificato medico che attesti la presenza di dismenorrea. Si tratta di un grande risultato portato a casa grazie all’impegno della rappresentanza studentesca dell’istituto, che ha presentato ai docenti e alla presidenza la testimonianza di 16 compagne affette da dismenorrea, i cui dolori invalidanti rendono gravosa la partecipazione alle normali attività scolastiche determinando, di fatto, una discriminazione. Il caso di Ravenna non è l’unico in Italia in cui si è cercato di sopperire con regolamenti interni alla lacuna dell’ordinamento. Da settembre 2022, anche l’azienda veneta Ormesani riconosce il congedo mestruale alle sue oltre cinquanta dipendenti, consentendo loro di beneficiare di un giorno di riposo al mese retribuito e senza bisogno di certificato medico.

Il congedo mestruale nel mondo

A livello mondiale, è lampante come il diritto al congedo mestruale abbia trovato, almeno a livello istituzionale, terreno fertile esclusivamente nel continente asiatico. Il primo Stato a introdurlo è stato, nel lontano 1947, il Giappone, dove una donna lavoratrice può chiedere ogni mese i giorni che le servono, senza un limite esplicito. L’anno successivo, nel 1948 quindi, anche l’Indonesia introduce il congedo mestruale prevedendo la possibilità di beneficiare di due giorni retribuiti di astensione dal lavoro. Nel 2001 la Corea del Sud sancisce la possibilità per le lavoratrici affette da forti dolori mestruali di avvalersi di un giorno di permesso al mese. Mentre nel 2013 anche Taiwan istituisce il congedo mestruale, ma solo per tre giorni (giustificati) all’anno.

La legge spagnola e il ddl italiano (con un precedente)

Nel mondo occidentale è la Spagna ad essere pioniera del congedo mestruale: il 16 febbraio 2023 il Parlamento spagnolo ha infatti approvato in via definitiva la ‘Legge organica per la tutela dei diritti sessuali e riproduttivi e la garanzia dell’interruzione volontaria della gravidanza’, in cui, tra le altre cose, viene introdotto il congedo mestruale sovvenzionato dallo Stato, previo certificato medico, per le donne che soffrono di mestruazioni dolorose. E in Italia? Qualcosa si muove. Già nel 2016 quattro deputate del PD presentarono alla Camera il primo disegno di legge per introdurre il congedo mestruale, che prevedeva la possibilità per le donne affette da dismenorrea di assentarsi dal lavoro per tre giorni al mese senza usufruire dei giorni di ferie o di malattia, previo certificato medico da rinnovare annualmente. L’iter di approvazione del disegno di legge, però, si arenò ben presto per il carattere di “non urgenza” della norma. Oggi, a ritornare alla carica in Parlamento, è Alleanza di Verdi e Sinistra, che ha appena presentato un nuovo disegno di legge per introdurre il congedo mestruale in ambito scolastico e lavorativo, prevedendo rispettivamente fino a due giorni di assenza al mese giustificate previa presentazione di certificato medico, e due assenze al mese retribuite al 100% non equiparabili ad altre cause di assenza dal lavoro.

Il parere dei ginecologi sul congedo mestruale

Il mondo della ginecologia, tuttavia, accoglie con riserva l’eventuale istituzione del congedo mestruale in Italia. «È vero che ci sono donne per cui è problematico anche solo uscire di casa nei giorni di picco delle mestruazioni – commenta ai nostri microfoni la ginecologa Manuela Farris, consigliere della SIC (Società Italiana per la Contraccezione) -. Ma è anche vero che oggi abbiamo molti strumenti terapeutici per ridurre gli effetti negativi di un ciclo non fisiologico, motivo per cui non ravviso l’effettiva necessità di introdurre il congedo mestruale». «È sicuramente giusto – osserva ai microfoni di Sanità Informazione il prof. Nicola Colacurci, presidente della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) – che le donne, in presenza di una reale e certificata patologia, come l'endometriosi responsabile di cicli mestruali dolorosamente invalidanti, possano beneficiare di questa agevolazione. Il punto è che deve esserci certezza e competenza nella diagnosi, per accertare che la mestruazione dolorosa sia realmente l’epifenomeno di una patologia. E se le certificazioni necessarie per il congedo mestruale serviranno ad indirizzare le donne verso percorsi diagnostico-terapeutici ben precisi, non può che essere un vantaggio».

8° CONCORSO LETTERARIO 2023

Il Consiglio Direttivo del nostro Ordine, riunitosi il 21 Febbraio 2023, ha confermato il regolamento del  Concorso  Letterario,  giunto quest'anno alla sua ottava edizione.  Anche quest'anno possono partecipare gli iscritti agli Ordini di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.  Il regolamento ed il modulo di partecipazione sono consultabili QUI SOTTO.

L’elaborato ed il modulo di partecipazione dovranno essere inviati attraverso un’unica PEC, al
seguente indirizzo PEC: segreteria.fc@pec.omceo.it entro il 23 giugno 2023 ore 24.00.

Pedagogia e Odontoiatria – sinergie all’avanguardia nel trattamento del paziente autistico in età evolutiva

(da Dental Tribune)   I disturbi dello spettro autistico (DSA) sono un sottogruppo dei disturbi pervasivi dello sviluppo. In Italia, gli osservatori indicano una prevalenza minima di 4,5 casi per 10000, mentre per la fascia corrispondente alla scuola elementare il dato sale sopra il 7 su 10000. Inoltre le statistiche mostrano che i tassi di incidenza sono aumentati dal 10 al 17% ogni anno e sono caratterizzati in larga misura da deficit nelle abilità sociali e comunicative, quali l’imitazione, la pragmatica della comunicazione, la teoria della mente e l’empatia, così come dalla presenza di modalità di comportamento, interessi e attività ristrette, ripetitive e stereotipate.

Fornire cure orali a persone con disabilità intellettiva richiede un adattamento delle competenze di uso quotidiano, ma in realtà molte persone con lieve o moderata disabilità intellettiva possono essere trattati con successo nella pratica grazie ad una impostazione generale. Le persone con disabilità intellettiva imparano lentamente e spesso con difficoltà. Attività ordinarie della vita quotidiana, come lavarsi i denti e vestirsi e la comprensione del comportamento degli altri come pure i loro, può rappresentare una vera e propria sfida per se stessi e soprattutto per i loro parenti. Mentre la maggior parte delle persone con disabilità intellettiva non pongono problemi di comportamento significativi che complicano trattamenti odontoiatrici, l’ansia per il trattamento di questi soggetti si verifica spesso.

Chi non conosce uno studio dentistico le sue attrezzature e strumenti, potrebbe mostrare paura. Alcuni reagiscono con un comportamento non cooperativo, come il pianto, calci, linguaggio aggressivo, o qualsiasi cosa che li aiuta ad evitare i trattamenti, nei bambini con autismo è più difficile interpretare i segni di paura e quindi intercettarli prima di perdere la collaborazione. È possibile effettuare le cure orali in una migliore esperienza di comforting per i pazienti sapendo riconoscere la loro ansia. In generale, le persone con disabilità intellettuale presentano una scarsa salute orale ed igiene orale rispetto a quelli senza questa condizione. I dati indicano che hanno più carie non trattate e una maggiore prevalenza di malattie parodontali e gengiviti rispetto alla popolazione generale.

Il primo caso giunto all’osservazione nella U.O.C. di Odontoiatria Pediatrica del Policlinico Umberto I, nel 2008, è stato un paziente autistico di 12 anni, che presentava una lesione cariosa destruente del 3.6. Per lui il ricorso alla sala operatoria è stato inevitabile, in quanto la terapia canalare richiede tempi di esecuzione e di gestione alla poltrona troppo lunghi per un soggetto autistico. Il dato rilevante però è che l’utilizzo del metodo educativo sensoriale ha permesso di effettuare una prima medicazione e, dopo l’intervento in sala operatoria, il paziente ha mantenuto una buon livello di collaborazione durante le visite successive, fino ad oggi, ad 8 anni dopo il primo intervento.

Questo primo risultato positivo ha motivato l’équipe pedagogica-odontoiatrica a stendere un Protocollo di ricerca che non fosse un “diktat” metodologico, ma una linea guida nel rispetto della disabilità e delle sue diverse manifestazioni. Si è visto che nonostante una diagnosi di autismo, comune ad ogni singolo soggetto esaminato esistono molteplici sfaccettature nel modo di manifestarsi della patologia. Infatti non si parla più di autismo al singolare, ma di autismi o di casi che rientrano nello spettro autistico. Questo passaggio è fondamentale in quanto l’odontoiatra, realizzando che l’autismo non è che un’etichetta sotto cui si può uniformare una categoria di pazienti, deve adottare modalità di approccio diversificate, flessibili e adattabili ad ogni singolo caso.

Nel 2008, presso l’Unità Operativa Complessa (UOC) di Pedodonzia del Policlinico Umberto I di Roma, si è costituita un’équipe pedagogica-odontoiatrica, composta da un educatore-pedagogista, due igienisti e tre odontoiatri, con l’obiettivo di realizzare un modello innovativo di approccio per migliorare le condizioni in poltrona dei pazienti autistici e in genere di tutti quelli che rientrano nella categoria dei “non collaboranti”. Pazienti in età dello sviluppo con deficit “seri” di tipo cognitivo-comportamentale, con modalità relazionali problematiche e difficoltà verbali.

Tale studio ha visto nell’educazione la possibilità di perfezionare il trattamento odontoiatrico, sia per limitare esperienze traumatiche nel paziente autistico e consentirgli una continuità nelle cure, sia per migliorare il suo livello di collaborazione, evitando così la sala operatoria e conseguente anestesia generale per piccoli interventi (lesioni cariose minimali, sigillature e ablazioni tartaro, oltre che per il follow-up). Il progetto di ricerca ha condotto l’équipe a realizzare in anni di intenso lavoro svolto nel reparto di Odontoiatria Pediatrica, un metodo educativo-sensoriale in grado di modificare e intercettare atteggiamenti particolari e singolari di ciascun paziente, che possono ostacolare le manovre odontoiatriche e non consentire la gestione e il mantenimento di una corretta igiene orale domiciliare, il tutto attraverso il prezioso apporto delle famiglie. Per condurre tale lavoro ci si è avvalsi dell’esperienza di gruppi di ricerca che in letteratura hanno prodotto linee guida di comportamento per la gestione del paziente autistico e delle sue problematiche in ambito sanitario.

Tale ricerca si è posta due obiettivi:
1. Dimostrare la possibilità, attraverso un intervento educativo, di poter eseguire trattamenti odontoiatrici di minimal intervention, quali ablazioni tartaro, lesioni cariose minimali e nonché visite di controllo e terapie preventive, senza ricorrere alla sala operatoria in anestesia generale.
2. Valutare l’efficacia di una collaborazione sinergica tra Pedagogia, Psichiatria e Odontoiatria, per perfezionare la terapia odontoiatrica sul piccolo paziente special-need.

U.O.C. Di Odontoiatria Pediatrica, Sapienza Università di Roma.

Medici vittima del Covid-19, via libera a 15 milioni di euro: Enpam aiuta i familiari a fare domanda

da Sanitainformazione.it e enpam.it)   Via libera alle erogazioni delle quote dal fondo speciale di 15 milioni di euro messo a disposizione dallo Stato in favore dei familiari dei medici deceduti per Covid-19. A renderlo noto è l’Enpam attraverso la sua pagina web. Nella stessa sede, l’ente non manca di garantire agli aventi diritto il suo supporto nell’acquisizione della documentazione necessarie per esperire la domanda all’Inail, e ricorda che il termine ultimo di presentazione della domanda scade il 4 marzo 2023.

Requisiti e aventi diritto   Il fondo statale, si legge sul sito Enpam, è destinato ad una platea più ampia rispetto ad altri tipi di aiuti, perché riguarda non solo i coniugi superstiti e gli orfani, ma anche i coniugi da unione civile, ai figli senza limiti di età e, in mancanza di coniugi o prole, ai genitori del sanitario deceduto, senza limiti di reddito. Per aver diritto alla quota del fondo è necessario che il professionista sia deceduto dopo aver contratto il Covid-19 mentre era in attività durante il periodo di emergenza pandemica (31 gennaio 2020 – 31 marzo 2022), anche nel caso in cui la morte sia avvenuta dopo, ma comunque entro il 28 dicembre 2022.  Sarà necessario dichiarare esplicitamente che “il decesso è avvenuto per effetto diretto/concausa del contagio da Covid-19”.

L’importo del sussidio      L’importo del sussidio sarà calcolato dividendo i 15 milioni di euro del fondo per il numero delle domande accolte. Si tratterà di una somma esentasse, che non concorrerà quindi alla formazione del reddito complessivo, e che sarà cumulabile con eventuali altri sussidi o aiuti.

Come fare domanda      La domanda, che deve essere corredata di documentazione che attesti il titolo professionale, lo svolgimento dell’attività durante il periodo di emergenza sopra citato, e il contagio da Covid-19, deve essere effettuata entro il 4 marzo 2023 dal sito Inail attraverso il servizio online denominato ““Speciali elargizioni familiari vittime Covid-19”.  Al servizio, spiega Enpam, è possibile accedere solo con Spid, Carta d’identità elettronica o Cns (Carta nazionale dei servizi), ma la domanda può essere fatta anche da un delegato. Per ricevere assistenza da Enpam in merito alla documentazione necessaria è possibile scrivere a info.iscritti@enpam.it.

Il sostegno di Enpam     «Questa misura è un atto di giustizia per tutti i colleghi deceduti combattendo il Covid a mani nude – afferma il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti -. Lo Stato si era fatto carico solo di una parte dei caduti sul lavoro e oggi pone rimedio, almeno simbolicamente, includendo non solo i familiari dei dipendenti scomparsi ma anche dei liberi professionisti e dei convenzionati. Resta fermo il nostro sostegno a ulteriori iniziative per riconoscere un giusto ristoro anche a tutti i medici che pur sopravvissuti al Covid hanno subito conseguenze di lungo periodo – conclude Oliveti – e per risarcire in modo più adeguato diversi familiari superstiti ancora poco aiutati».

Due o tre caffè al giorno per abbassare la pressione

Due o tre caffè al giorno per abbassare la pressione

(da Nutrienti e Supplementi)  Bere due o tre caffè al giorno aiuta a mantenere bassa la pressione, sia a livello periferico che dell’aorta centrale, prossima al cuore. Questi i risultati di uno studio pubblicato di recente su 'Nutrients', realizzato da ricercatori dell’Università di Bologna e dell’Irccs Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna - Policlinico di Sant'Orsola.   L’indagine ha preso in considerazione un campione di 720 uomini e 783 donne a partire da una sub-coorte del Brisighella heart study, uno studio osservazionale coordinato da Claudio Borghi, del dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università di Bologna.  Per ognuna delle persone individuate, sono stati confrontati i livelli della pressione sanguigna e le abitudini di consumo del caffè, insieme a una serie di altri dati clinici.

“I risultati sono molto chiari: la pressione arteriosa periferica è risultata decisamente più bassa nei soggetti che consumano da una fino a tre tazze di caffè al giorno rispetto ai non consumatori di caffè”, spiega Arrigo Cicero, professore al dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna e primo autore dello studio. “Per la prima volta, inoltre, abbiamo potuto confermare questi effetti anche rispetto alla pressione aortica centrale, quella vicina al cuore, dove si osserva un fenomeno quasi identico, con valori del tutto simili per chi beve abitualmente caffè rispetto ai non consumatori”.

Il caffè è una delle bevande più diffuse in Italia e al mondo: si stima che tra il 2020 e il 2021 ne siano stati consumati quasi 10 milioni di tonnellate a livello globale. Nonostante si sia temuto a lungo che potesse avere conseguenze negative per la salute, sono emersi invece da tempo diversi effetti benefici: tra chi ne beve abitualmente è stato osservato un minor rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete e alcune malattie neurodegenerative e del fegato. Non è ancora chiaro però a che cosa siano dovuti questi effetti, e non sembra siano legati direttamente al ruolo della caffeina. 

“La caffeina è solo uno dei diversi componenti del caffè e certamente non è l’unico che ha un ruolo attivo: effetti positivi per la salute umana sono stati registrati infatti anche tra chi consuma caffè decaffeinato”, prosegue Cicero. “Sappiamo che la caffeina può contribuire ad aumentare la pressione sanguigna, ma altri componenti bioattivi nel caffè sembrano controbilanciare questo effetto, con un risultato finale positivo rispetto ai livelli della pressione”.  Per Claudio Borghi, responsabile della ricerca, “si tratta del primo studio a osservare questa associazione sulla popolazione italiana e i dati confermano l’effetto positivo del consumo di caffè rispetto al rischio cardiovascolare”.

Medici di famiglia in pensione a 72 anni: quando conviene e a chi interessa

(da DottNet)   E' arrivato il definitivo via libera della Camera al cosiddetto Decreto Milleproroghe, che contiene una norma molto attesa da medici e pazienti: il mantenimento in servizio dei medici di base fino al settantaduesimo anno di età. E’ il caso di fare subito qualche riflessione in materia, in attesa di completarle dopo la pubblicazione del testo di legge in Gazzetta Ufficiale e dopo che il Ministero della Salute avrà diramato le proprie istruzioni applicative.  Questo il testo della norma in questione:  

Articolo 4, comma 9-octiesdecies. Al fine di far fronte alle esigenze del Servizio sanitario nazionale e di garantire i livelli essenziali di assistenza, in assenza di offerta di personale medico convenzionato collocabile, le aziende del Servizio sanitario nazionale, sino al 31 dicembre 2026, possono trattenere in servizio, a richiesta degli interessati, il personale medico in regime di convenzionamento col Servizio sanitario nazionale di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502, in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti per il collocamento in quiescenza, fino al compimento del settantaduesimo anno di età comunque entro la predetta data. 

Innanzitutto: chi è interessato dalla proroga? Non è una domanda banale, perché in molti articoli pubblicati su diversi organi di stampa si parla delle categorie dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta. Ma in realtà il testo di legge parla di personale medico in regime di convenzionamento con il Servizio sanitario nazionale, quindi in realtà dovrebbero essere coinvolti anche gli addetti ai servizi di continuità assistenziale, emergenza territoriale e medicina dei servizi, oltre agli specialisti ambulatoriali convenzionati. Dovrebbero invece essere esclusi gli specialisti già convenzionati e transitati a rapporto d’impiego, anche se alcuni di essi fanno notare che molte regioni hanno deliberato una totale parificazione giuridico-amministrativa fra le due categorie. 

Altra domanda: la permanenza in servizio è un diritto oppure può essere negata? Anche qui soccorre il testo della norma, che parla, come presupposto, dell’assenza di offerta di personale medico convenzionato collocabile, e dice che, su questa base, le Asl possono trattenere in servizio i richiedenti. L’esperienza dice, in concreto, che nel Lazio, dove una deroga simile è già in vigore, alcune Asl hanno negato la prosecuzione ai richiedenti, giovandosi della presenza di altri medici in graduatoria. 

Infine, la domanda delle domande: conviene chiedere il mantenimento in servizio? Generalmente, dopo le riforme Enpam ingenerate dalla riforma Fornero è difficile vedere pensioni elevatissime, più alte dello stipendio percepito, salvo forse per qualche specialista ambulatoriale. Quindi, se si gode di buona salute e di una discreta voglia di rendersi ancora utili, il vantaggio economico dovrebbe essere concreto. Sul versante pensionistico, dopo la bocciatura attuariale della proposta Enpam di incentivi calcolati sull’intero trattamento, restano comunque delle maggiorazioni percentuali sugli anni di servizio successivi al pensionamento, e soprattutto si aggiungono anni di contributi al calcolo dell’assegno: per un generico massimalista ad occhio e croce ogni anno di lavoro in più dovrebbe mediamente tradursi in circa un centinaio di euro netti mensili di incremento pensionistico. 

Per quanti vogliono allontanarsi dolcemente dall’attività, c’è poi sempre il recente istituto dell’APP (Anticipo Prestazione Pensionistica), con cui, sempre su base volontaria, il generico o il pediatra possono farsi affiancare da un giovane, percependo metà stipendio e metà pensione. Ma un dubbio rimane: se c’è un giovane pronto a rilevare metà dei pazienti (e quindi teoricamente anche l’intero pacchetto di mutuati), le Asl sono in condizione di autorizzare la prosecuzione della convenzione del medico anziano? Dubbi, questi, che saranno presto sciolti dagli effetti pratici del provvedimento

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